Friday, June 03, 2005

No, non ti ho chiamata

Sono due anni
Che ti sto aspettando
Per chiederti perdono
Di una morte
Che non ho meritato
Ma tu dove sei andata?
“Canto la morte
Che ho meritato
Per averti seguito”
Mi hai detto
“Canto il mio dolore inutile
Con pianto di lacrime scure”.
Non ho nessuna colpa
Se tu ora sei nuda
Svenuta sulla collina
Trentasei gridi di musica
Ti cercano stanotte
Lascia che io ti parli
Ascolta
Guarda
Aspetta, ti prego
Aspetta.
La notte vola sui sogni
Senti come canta la notte
Sui rami del mio gelso
“No, non ti ho chiamata”
Mi hai detto.
Ed io sono due anni
Che ti sto aspettando
Per chiederti perdono
Di una morte
Che non ho meritato
Ma tu dove sei andata?

La gabbiana

Gabbiana
Bellezza circolare sul mare
Alba splendente di vita
Non fuggire da me
Non annegare i miei baci,
I morsi e le mie carezze
Vorrei entrarti nel petto
Nel tuo petto di piume
E volare.
Lasciami entrare,
Gabbiana
Nel tuo petto vibrante,
Fammi sentire
Il rumore del mare
Che spegne le grida
Del cuore,
Raccogli i miei gemiti,
Gabbiana
Per sotterrarli nel mare.
Non permettere alla morte
Di spezzare il mio collo ferito
Queste mie braccia le vedi, gabbiana?
Le vedi le mie cosce d’avorio?
Sorella, amica e madre
Lascia che io mi stenda
Dentro di te
Mia gabbiana
Non mettere
Un muro di pietra
Fra le tue ali
Ti voglio seguire nell’aria
Come la brezza sul mare
Non lasciarmi sola,
Difendimi tu dalla morte
Proteggimi tu dai miei sogni.
Ti guardo, gabbiana
E la tua bellezza mi brucia
Con te, con te voglio stare
E quando gli amori
Saranno sepolti
Dormire fra le tue ali

Wednesday, June 01, 2005

Oh grande maestro

Oh grande maestro
Mio incurabile poeta,
Fonte palpitante
Della mia poesia,
Ti ho scritto
E non hai risposto.
Ancora non hai capito
E non sai
Che la poesia
È solo una variante
Della passione
Fatta di ondulazioni
Sonore
Di toni minori
Non contenuti
Nel pentagramma rigido
Delle convenzioni.
La poesia
E' la pietra preziosa
Che scaturisce
Dai singhiozzi.
La poesia è un fiore
Ermetico
Come il canto
Delle gabbiane
Come la musica
Dei boschi.
Oh grande maestro
Fonte palpitante
Della mia poesia
Mio incurabile poeta
Ti ho scritto
E non hai risposto

Monday, May 30, 2005

Vieni con me nel mio eden

Se vuoi respirare d-o
Vieni con me
Nel mio eden,
Te lo voglio narrare
Se mi dai la tua mano.
Troverai fiumi pieni
Di latte e miele
Alberi che danno ombra
A bianchi sepolcri vuoti,
Toni minori,
Sinfonie lontane,
Accordi magnifici
Monotoni e azzurri
Come archi di
Violoncelli.
Calma silenziosa
Ed esitante
Assenza totale del male.
Colonne ingenue
E cavalieri buoni
Che danno alle ragazze
Rosse bionde e brune
Quello che hanno perduto,
Porte chiuse,
Piene d’ombra
Dove si consuma l’amore
Inzuppato di appassionata lussuria,
Odore d’incenso e di mirra
Torri d’argento che elevano
Voci solitarie
Cosi angustianti
Da riempire il cuore di
Dolce amarezza
Colline dorate
E fiumi d’argento
E gabbiane che volano
Sotto la luna.

Saturday, May 28, 2005

Non voglio che tu mi senta

(Non voglio che tu mi senta.
Non è a te che lo dico).
Sullo spessore del tempo
Affondata nei suoi capelli
Canta la notte
Abbracciata ai sogni.
Canta su corde lunghissime
Il canto fremente e profondo
Di tutti gli amanti,
Dei cavalieri azzurri,
Dei cavalieri grigi
Che fremono
Ed hanno premura
Di entrare come coltelli
In corpi puliti di seta.
Lei vibra come un giunco
Sotto le nubi nere
Addormentate in cielo
(non voglio che tu mi senta
Non è a te che lo dico)
Non vedi che sta piangendo?
Hai preso l’ascia coperta
Di piccole gocce di sangue
E l’hai trasformata in ombra.
Perchè le hai tagliato le gambe?
Oggi al suo risveglio
Taglierà i fiori
Del suo giardino
Taglierà le ali ai corvi
E non guarderà le gabbiane
Che volano lente sul mare.
Perchè le hai spezzato le ali?
Non vedi che sta piangendo?
Non vedi che tutto il suo sangue
Si è accumulato nel cuore
Ed ha abbandonato i bordi ?
(non voglio che tu mi senta
Non è a te che lo dico.
E poi è solo un gioco
Non l’hai indovinato?)

Friday, May 27, 2005

Il giardino dell'eden

La gabbiana volando
Si è posata stanotte
Sulla valle dell’eden,
Accarezzata
Dal sorriso di d-o.
Ha spalancato gli occhi
E visto giardini aperti
Torri d’oro e di rame
Baciate dalla luna,
Nebbia che sale
Lentamente
Nel blu selvaggio
Del cielo,
Trentasei cavalieri azzurri
E trentasei ragazze con ali
Foderate di sogni d’amore,
Alberi svegli
Che muovono
Languidi i rami
E laghi a forma di violino
Dai suoni vaghi e ridenti.
In quella valle di sogno
Il vento spira dolce
E il bosco canta melodie
Così soavi che i fiori
Aprono appassionati
I petali all’amore,
I corvi fermano il volo
E i melograni
Lasciano cadere
I frutti della lussuria
Con grandi bocche
Di porpora.
In questa valle di sogno
Fluttua
Lo spirito eccelso
Puro ed esatto
Di d-o
Circolare e perfetto
E la gabbiana felice
Canta melodie rotonde
Che si perdono
Dove
L’anima umana
Non potrà
Mai sbarcare.

Thursday, May 26, 2005

ho conosciuto una ragazza rossa

Ho conosciuto
Una ragazza rossa
Inzuppata d’amore
Che guardava dalla finestra
E bagnava la strada
Con l’acqua della tristezza.
Ho conosciuto
Una ragazza bruna
Che aveva dimenticato
Le gambe
Nel negozio di fronte
Ma acquistava felice
Ogni giorno
Sofisticate scarpe italiane
E poi le disponeva
In base ai colori
Una vicina all’altra.
Ho conosciuto
Una ragazza bionda
Che credeva che il mondo
Fosse popolato
Solo dal bene
E si narrava
Ogni giorno
Interminabili storie d’amore
Nel loro piccolo mondo
Non c’erano scorpioni
E neppure serpenti
Ma indisturbati correvano
Cammelli un po’ infuriati,
Gattine rosse con ali,
Pacifici leoni.
Le tre ragazze avevano
Voglia di libertà,.
Volevano volare
Come fa il corvo
Sull'albero di gelso
E la gabbiana in riva al mare.
Nel mondo che sognavano
Non c’erano draghi
E neppure prodigi
Non c’erano creature cattive
Ma solo fiumi
Di latte e di miele.
La ragazza bionda
Apriva gli occhi ogni giorno
Per vedere i colori
La ragazza rossa
Tendeva le orecchie
Per ascoltare i suoni
E la ragazza bruna
Viveva solitaria
Sotto il tetto di un ospedale

Wednesday, May 25, 2005

La gattina sul prato verde
Sognava di arrivare un giorno
In un posto con tante luci,
Profumi di cedro
E un po’ di poesia.
Non voleva il migliore dei mondi
Si accontentava di poco.
Quello che veramente voleva
Era sospirare
Dentro i suoi sogni,A
vere le ali,
Un po d’aria fresca
E tanto dolcissimo miele.
Voleva un mondo
Con tanti suoni
Ellittici e circolari
A questo non rinunziava.
La gattina rossa di pelo
Non poteva più correre,
Poverina,
Ma non le importava poi tanto
Visto che d-o le aveva dato
Due grandi bellissime ali,
Le aveva dato i pensieri
Le aveva dato i fremiti d’amore
Che la percorrevano tutta
E soprattutto le aveva insegnato
A non far male a nessuno.
Ogni mattina sapeva elevare
La sua preghiera bianca
E sospirando diceva:
“Grazie, o mio d-o,
Di avermi dato
I pensieri ,
I fremiti d’amore,
Di avermi dato le ali
Grazie di avermi insegnato
A non far male a nessuno.
Grazie di avermi aiutato
A capire
L’armonia dei suoni,
Grazie degli occhi
E delle mani
Ma soprattuto grazie delle
Bellissime ali”.
Se vi capita un giorno o l’altro
Di passare per il mio prato
Potrete vedere una gattina,
Rossa di pelo
Che ogni giorno
Guarda d-o
E d-o la guarda
Tremendamente,
Ma lei non lo teme
Perchè sa
Di non aver mai fatto
Male a nessuno

Tuesday, May 24, 2005

La porta trema
Spari e colpi di mortaio
E scoppi.
L’ombra del male
Si rovescia sui tetti
E lacera furente
Bandiere bianche e blu.
Il Male
Invade il mondo
Che vacilla,
Guidato da una mano
Infame.
Io riconosco il suono
Che fende l’aria
Come un ululo di iena
Mentre la notte ringhia
E digrigna i denti
Con gli sciacalli.
Il giorno scivola lento
Verso la vita che cresce
Negli abissi del mio ventre.
E' il canto del Bambino
Che riempie l’universo
E’ il Bambino che domanda
E D-o che non risponde.
Oh bontà ignorata dei corvi
Arroganza dei leoni,
Velluto enigmatico
Di gattine orgogliose
Condannate a morte
Dal comitato solenne
Di cinquecento iene
Gabbiane immaginate
Appese al muro
Volano senza volare
Con inutile insistenza
In un silenzio senza ali
Trentasei gabbiane,
Nate,
Vissute e morte
Che da quando
Esiste il mondo
Sanno tutto della vita
E che nessuno ascolta.

Non voglio respirare i tuoi segreti


Non voglio respirare
I tuoi segreti
Voglio musica quando dormo
E musica quanto mi desto.
Non voglio veder fiumi
Dove sguazzano invadenti
Personaggi strani
Affetti da indomabili usanze
Uomini sigillati dalla morte
Nelle putride stanze
Dove si consuma
La loro solitudine.
Bocche inumidite
Da baci indegni
Mentre lenti scivolano
Verso camere mortuarie
Nella terra del silenzio
Contratti stipulati,
Voli aerei in prima classe
Posizioni invidiabili
Sperma inutile
Sillabe sussurrate
Senza tregua
“Amami senza amore”
Stritola le mie spoglie
Entra nel mio cratere spento”.
Taci ti prego,
Non voglio respirare
I tuoi segreti
Voglio musica quando dormo

E musica quanto mi desto

Monday, May 23, 2005

E' maggio

E' maggio
E le colline sono brune.
Rivedo le fiamme
Che lambiscono la strada
E il fumo nero
Che oscura il cielo.
Una Femmina si alza
Nuda,
La vedo nel mio specchio,
Tragico,
Di cristallo.
Una Femmina si alza,
Nuda,
E ricade sul selciato.
Poi protende verso il cielo
Le sue braccia illese
E prega:
Ascolta Israele,
Signore nostro d-o
Il signore è uno
Ma la Femminasenza il Maschio
Non è una
E' solo la metà del corpo.
Ascolta Israele,
Signore nostro d-o
Il signore è uno.
Non addormentare
La speranza dell'uomo
Oh mio d-o
Ascolta il frastuono lirico
Della nostre preghiere

Federico

Federico, Federico
Parlami delle gabbiane!
Un giorno tu mi hai detto,
Ed era primavera,
Mi hai detto:
"Oh, fiore della Giudea
I gigli non valgono nulla"
Poi dalla tua bocca andalusa
E' uscito come un sussurro:
"Ma valgono le braccia
Che nella notte ti stringono".
Sulla mia fronte bianca
Hai disegnato
Un circuito magico
Incatenandomi per sempre
Alle tue parole di miele.
Come piangevi,
Federico,
Montato sul tuo cavallo
Di fuoco
Spargendomi nell'anima
I tuoi larghi ritmi,
Il tuo canto circolare,
Perfetto
E profumato d'aranci,
Di cedri e di limoni.
Federico, Federico,
Poeta del mio primo amore
Perchè mi ripetevi nell'ombra
"I fiori non valgono nulla"?
Ma dimmi, Federico.
Se non valgono i fiori
Credi che sia possibile
Che valgano le gabbiane?

Sunday, May 22, 2005

La notte si sgretola

La notte si sgretola
Scostumata
E non vuole dialogare con la morte.
La notte si scioglie
Sull’acqua
Sorvegliata dalle stelle,
Protetta dal silenzio
Popolato di canti,
Di angeli senza gola
E di gabbiane
Incatenate ai sogni.
La notte appoggia
I suoi brividi d’amore
Sulle bocche
Degli uomini
Prigionieri della vita
E respira tremando
Di dolore inutile.
Ebbra di miele
Intrisa di latte furioso
La notte si sgretola
Scostumata
E non vuole dialogare con la morte.
Confusa e senza risposta
La notte fugge,
Denudata,
Dopo aver dialogato
Coi i miei sogni

Saturday, May 21, 2005

Come e' possibile che tu non sappia

Non sotterrarmi oggi,
Voglio vedere la luce
Fra i giunchi dell’acqua,
Voglio vedere
Il vento che sospira
E le nubi che si alzano.
Non legarmi le mani
Non sotterrarmi oggi
Voglio vedere l’alba
Voglio vedere il mio fiume.
Come è possibile
Che tu non creda ai miracoli?
Come è possibile
Che tu non sappia
Che non voglio
Essere lasciata
Morta sulla riva.
Non ferirmi
Lasciami ricamare fiori
Sulla bandiera della libertà
Della vita e dell’amore
Non sotterrarmi oggi ,
Lascia che mi svegli
Soavemente
Credendo di essere
Una sorgente,
Sognando di essere amata
E se devo morire
Voglio morire all’alba.
Come è possibile
Che tu non sappia
Che i miracoli sono possibili
E i sogni sono realtà?

Thursday, May 19, 2005

Il cielo manda ombre

Il cielo manda ombre
Sfumate, ingenue e pure
E un velo scuro
Copre la terra.
La gabbiana bianca
Traccia con le sue ali
Un solco nell’acqua
Che subito svanisce.
La gabbiana canta
Sogni di speranza
E una voce strana
Le risponde
E così dice:
“Mi è giunto il tuo lamento,
Gabbiana dei miei sogni
E mi ha ferito il cuore.
Vieni, gabbianella,
Perchè per te
Io palpito
d’amore.
Ho sete di te
Fonte della mia vita.
Vieni con me
A scoprire
Gli abissi del nulla.
Per te ho preparato un trono
Fatto di coralli
D'oro e di cristalli".
E la gabbiana incerta
Socchiudendo gli occhi
Volle seguirlo ignara
Non sapendo
che era la morte.
E quando giunse l’alba
Lungo le rive inquiete
La gente vide sull’acqua
Le sue piume bianche,
Errare
Abbandonate al vento

Wednesday, May 18, 2005

un sogno migliore

Nessuno avrebbe potuto
Prevedere quel che successe
Alla gabbiana bianca,
Che amava l’aria fresca
E respirava sicura
Fra le onde del mare.
Ogni mattina ringraziava d-o
Che gli aveva dato la sorte
Di abitare nell’eden.
Non leggeva i giornali
E non sapeva nulla del mondo
Un giorno aveva persino
Composto una poesia.
Non era la migliore,
Ma le gabbiane bianche
Si accontentano di poco
Perche' sono intelligenti.
Sospirava la notte
Ma solo dentro i suoi sogni
E i sogni come sapete
Non vanno presi sul serio.
Non vorrei spaventarvi
Raccontandovi tutto
Scrivo per divertirvi
E non certo per mettervi
di cattivo umore.
Che peccato, perchè
Tutto avrebbe potuto
Andare diversamente.
Ma adesso è troppo tardi.
Quale fu il destino
Della gabbiana bianca?
Nessuno deve saperlo,
Posso solo dirvi
Che la gabbiana triste
Si trovò un posto segreto
E decise di rifugiarsi
In un’altra storia,
In un sogno migliore,
Dove gli amori
Non si nascondono
E non sono bravissimi
A fuggire dalle gabbiane buone.

Le ali le fremono in testa

La gabbiana volando
Guarda la gattina nel prato,
La guarda alquanto stupita.
La gattina si sente onorata
E scuote felice la coda.
E ogni tanto si nasconde nell’erba
Un po ’intimidita
Da tanta presenza.
La gabbiana scuotendo le piume
Si tuffa nell’acqua
Poi per consolarla le dice:
“Per volare non ci vuole talento
Ma cosa pensi che sia?
In fondo io sono stanca
Di volare a destra e a sinistra
Da onda in onda sul mare.
Cara la mia gattina,
Rimani al tuo posto”.
La gattina l’ascolta
Poi dice testarda:
“Domani voglio provarci
Forse mi riesce”.
La gabbiana un po’ preoccupata
Pensa che la gattina
Si trovi in un guaio grosso.
“Non farne una mania,
Lo dico per il tuo bene”.
Ma la gattina,
E’ come impazzita
Le ali le fremono in testa
Cerca di inseguirla in volo
E cade stremata al suolo

Tuesday, May 17, 2005

Io credo in un tempo di pace

Nel cimitero
Dove sei sepolta
Ho letto il tuo nome
E la data della tua morte.
Ventisei i tuoi anni
E ventisei i cherubini
Che suonano per te
Con toni minori
Strumenti a fiato
E corde,
Accompagnati
Dal mio desiderio
Che l'anima tua si raduni
Nel raduno della vita.
Un segno col nome,
Il tuo nome,
Il nome di tuo padre
E la data della tua morte.
Ventisei i tuoi anni
E ventisei i cherubini
Che suonano per te
Musica gioiosa.
Io credo in un tempo di pace
Dove non ci saranno più guerre
E le ragazze buone
Non avranno sulla tomba
Un albero tagliato corto
Ma una brocca d'acqua sorgiva
E un candelabro a sei bracci,
Come sta scritto nell'esodo,
Due mani incrociate
E la pace che vince.
Allora sapremo,
Solo allora sapremo
Che è giunto il messia.
Ventisei i tuoi anni
E ventisei i cherubini
Che suonano per te
Fantasie cromatiche
Su ventisei violini

Se imparassi a volare

E’ piccola l’eroina della mia storia
E’ una gattina solitaria
Un po’ triste e spesso stanca
Che racconta della sua vita.
Ha tanta voglia di libertà
E a volte di compagnia
Tutto sommato è
Molto simpatica.
Prova tu se ci riesci
A trovare
Una gattina così,
Ma sappi che ci sono.
Prova a pensare cosa passa
Per la testa di una gattina
Che ha perso in un incidente
Una zampina e che sebbene
Sappia benissimo
Arrampicarsi sugli alberi
Come se ne avesse quattro,
È diventata strana.
Dovete sapere che dal giorno
Dell’incidente
La gattina è molto cambiata
Si è stufata
Di sentire sempre
I soliti discorsi,
I sermoni di suo padre
E così via
E tutto il giorno
Era intenta
A stirarsi sul letto
Ma, cosa strana,
Si sentiva esausta
Piuttosto sconsolata.
E’ cosi’ che un giorno decise
Di ribellarsi
“Se una gattina ha tre zampine”
Si disse
“Invece di quattro
Non è poi tanto tragico.
Se imparassi a volare
Il problema sarebbe risolto.
Se volano le gabbiane
Che abitano qui di fronte
Che oltre a tutto sono
Più stupide di me,
Perchè non potrei volare anch’io?”
Non ridete della gattina!
Una storia del genere
Potrebbe capitare a voi
In fondo è stato meglio per lei
Che sia andata cosi,
Altrimenti non avrebbe
Voluto mai
Imparare a volare

Monday, May 16, 2005

Il corpo e' pieno di buchi

Il corpo
È pieno di buchi
Bocca
Naso
E orecchie
Cuore ed intestino,
Che sono le parti molli
Che si aprono all’urto,
Per lasciare uscire
Tutta l’acqua dal corpo.
Quella sera
Nella piazza
Nuda e violenta
I buchi si sono aperti
E da essi scorse
Tutta l’acqua
Che contenevo,
Senza che potessi
Ringraziarti, oh mio d-o,
Per avermi creata
Tutta piena di buchi.
Il corpo non vale nulla
Non valgono i suoni
Non valgono gli aromi
Neppure i fiori valgono
E non valgono le tue braccia,
Altrimenti quella sera
Non si sarebbero aperti
I buchi del mio corpo
Senza che io potessi
Ringraziarti, oh mio d-o
Per avermi creata
Tutta piena di buchi.

La gabbiana canta nuda

La gabbiana canta nuda
Innamorata di un suono
China la testa
Sul petto di cristallo
Poi apre le sue ali
In cerca di uno spazio
In cui inginocchiarsi
Invocando il tuo nome.
Ora la gabbiana tragica
Sta morendo d’amore.
Per questo vuole forzare
Le porte della morte.
Non chiederle nulla,
Lei vuole solo un suono,
Lei vuole solo uno spazio
Lo vuole per capire.
Non cercarle nel corpo
L’impronta dei tuoi baci
I baci non glieli hai dati.
Perciò non chiederle nulla
Lei vuole solo un suono
Lei vuole solo uno spazio
Per scoprire il tuo enigma.

Portami il tuo calice vuoto

Nel mio cuore oggi
Un sogno strano canta
Canta la passione occulta
Di tenere mani
Sul viso
Depositate come raggi di luce
In questo vuoto silenzio.
Cosa sarebbe la vita
Senza il tuo aroma perenne?
Un abisso muto
Di vite spente
Di anime senza ali.
Benedetto sia tu,
Amore mio solenne,
Tu sei il kodesh ha kodashim
Dell’eterno desiderio
In cui vita e morte
Si guardano
E si abbracciano amiche,
Dove regna grandioso
Il tuo amore snervante.
Portami il tuo calice vuoto
Amore mio stupendo,
Perchè io possa versarvi
La mia ansia arrogante

Sunday, May 15, 2005

Lascia che io sorrida serena

In questa acuta passione
Di orizzonti e silenzi
Israele sotterra
La più bella ragazza
Del mondo.
Ho cercato di salvarla
Con le braccia
Col cuore
E coi denti
E avrei voluto
Che il suolo
Per lei si riempisse
Di fiori,
Di libertà profumata.
Grandi nubi si elevano
Lente
Sopra la terra
E il vento muove
Tranquillo
Le onde del mare.
Tu sei rimasta morta
Sulla strada
Sanguinando da sette ferite,
Ragazza coraggiosa,
Mentre noi
Sopra i cedri e gli ulivi
Ti piangevamo.
Ora è tempo
Di pensare a chimere,
Di dimenticarti
E' giunta l'ora
Di aprire il cuore
Alle belle realtà vicine,
In cui la gente sorride
Serena
Mentre abbraccia gli amori,
Apre i balconi al sole
E li riempie di fiori.
Ho ricamato per te
Con le mie mani
La nostra bandiera
Bianco-azzurra
E trentasei ragazzi
Forti
La innalzeranno
Sulla tua tomba.
Non piangere,
Gabbiana bianca,
Non temere
L'aria e la pioggia,
Un angelo di diamanti
Fingerà
Sotto il cielo scuro
Di essere il sole.
Ma ora lascia
Che io sorrida
Serena,
Sognando l'amore

Saturday, May 14, 2005

Oh, se tu fossi con me!

Oh, se tu fossi con me,
Mia triste amica!
Ho dimenticato di dirti
Che i giovani del vicinato
Ti attendono ancora
Pieni di risa bianche.
Per te ogni shabbat
Indossano
Camicie color di pesca
E pantaloni di seta
Ricamati d’argento.
Se solo aveste visto
Con che grazia
Muoveva le gambe!
Sembrava una regina
Con ali rosso fuoco.
La piazza quella sera
Vibrò forte e violenta
E fra l’odore del sangue
Si mescolava
L’odore della cannella,
L'odore di fiori spezzati.
Oh, mia triste amica
Se tu fossi con me!
Quante frecce lancerei
Per fermare il tuo volo
Per chiuderti le ali
E tenerti per sempre
Prigioniera nella mia gola.
E’ troppo, amici.
E’ troppo.
Lei se n’è andata,
Come un fantasma è fuggita
Ma ogni sera ritorna
Per rivedere il posto
In cui zampilla ancora
Il suo sangue
Caldo di morte.
Oh gabbiana della mia vita
Io stessa mi meraviglio
Di amarti ancora tanto.

Un giorno voleremo io e te

Un giorno voleremo io e te
Verso mondi impossibili
E tu sarai al mio fianco;
Insieme cercheremo
Quello che non ci e' dato
Avere
Nel nostro mondo possibile.
Tu mi chiederai:
“Ma dimmi, Gabbiana bianca,
Cosa fai in questo
Leggendario luogo?”
“Le porte si apriranno”
Ti dirò
“E in queste strade
noi saremo intenti
Solo a guardarci.
Gli alberi taceranno
Taceranno i fiori
Taceranno anche i fiumi
Taceranno i mari
Solo allora saprò
Di aver trovato
L’ombra
In cui respirare
Benedetto sia il mio corpo
E le braccia che ti stringono”

Friday, May 13, 2005

Seagull

Io sono molto stupida,
Forse l’avete capito,
Non ho imparato ancora
Come mio padre a dire
“Andrà tutto bene, vedrai”.
Tanti pensieri
Mi girano per la testa
E i pensieri
Sono una cosa strana
Dovreste ormai saperlo.
Ora guardo la mia gabbiana
La guardo
Nei suoi occhi strani
E gli occhi strani
Mi guardano.
Occhi marroni
E occhi strani
I miei occhi e i suoi.
La gabbiana
Ha le ali impigliate
Sulla spalliera del letto
Sembra morta, poverina.
Tendo le mie mani
Verso di lei
E cerco di liberarla
E mentre cosi faccio
La gabbiana,
Che sembrava morta,
Comincia a respirare
Muove la testa
Verso la finestra chiusa
Per dirmi cosa vuole.
Io la apro e lei
Dispiega le sue grandi ali.
Eccola sugli alberi
Eccola nel cielo
In volo vero il mare.
Ma prima di sparire
La gabbiana
Rivolge verso di me
Ancora una volta
I suoi occhi
E mi guarda.
Io vado pazza per le gabbiane,
Perchè loro sono speciali,
Loro sanno volare
Mentre il mio destino è quello
Di scappare a perdifiato
Dai pensieri
E i pensieri sono una cosa strana,
Dovreste ormai saperlo.
Il mio destino è quello
Di essere poeta del nulla.
Meglio dormire
Fra le conchiglie del mare
Come fanno le gabbiane
Fuggire sopra gli alberi
In volo verso il mare.

e' facile camminare sull'erba

Oggi ho finalmente
Appreso i sentieri
Della tristezza.
Sono i cedri
Che me l’hanno svelato,
Ma i miei sogni
Li ho conosciuti
Per bocca
Delle gabbiane bianche.
Con loro ho cantato
Canzoni serene
E monocordi
Tessendo sui rami
Delle querce
Leggende
Scomparse dal mondo.
Dal loro canto
Ho appreso
L’occulto sentiero
Della vita.
E’ facile guardare il cielo
Nella muta tristezza
Della sera.
E’ facile ascoltare
Il canto
Cromatico
Delle gabbiane
Che movendo
Pensierose il capo
Ti dicono che
La morte non esiste

e il leone non volle rispondere

La gattina, (chiamiamola cosi
Anche se ha un nome)
Era stanca di stare sola
Sapeva che la cosa
Che conta di più al mondo
E’ l’amicizia
E si sentiva triste.
Che fece?
Decise di rivolgersi
Agli animali suoi simili,
Ma a quelli più affidabili
(Quelli irascibili e cattivi
Proprio non li voleva).
Una leone della foresta
Udì il suo richiamo:
Sembrava un grido d’aiuto.
In fondo il leone
Non era affatto contrario
Ad un po’ di compagnia
E la gattina gli piaceva molto.
Non aveva nulla in contrario
A starsene un po’ con lei
Anche se non sapeva
Minimamente chi fosse.
“Magari morde,
Forse anche graffia”
Si disse preoccupato.
Finalmente
Pensandoci sopra
Decise che l’impresa
Era pericolosa
Per non dire rischiosa.
Senza contare che la gattina
Era sicuramente
Una gattina semplice
Un po’ volgare,
Altrimenti
Se la sarebbe cavata
Senza chiedere aiuto.
Chi è così stupido
Da voler scegliere
Come amica
Una gattina
Che oltre ad altri difetti
Neppure sapeva volare?
E poi quella gattina
Era troppo dolce
E il leone di dolcezza
Ne aveva fin troppa.
Le grida della gattina
Si fecero sempre più alte
Ma il leone
Non volle rispondere
“Ognuno ha i suoi problemi
Ed io non sono costretto
A risolvere tutti i guai del mondo”
Si disse il leone
E corse via.

Thursday, May 12, 2005

I fiori non valgono nulla

Due gabbiane camminano
Nell’aria della sera
Sotto la luce obliqua
Di spade
Di rumori
Di libertà
E di sicurezza finta.
Una è la principessa del nulla.
La luce di gelsomino
Le illumina il viso
Mentre lei dice:
“I fiori non valgono nulla”.
L’altra è la morte,
Bianca di luna.
Con voce senza gola
Le fa eco e risponde:
“Non valgono nulla i fiori”.
Cinquecento cherubini
Travestiti da ombre
Giocano sulla riva del mare,
Guardano incuriositi
Le due gabbiane tranquille
E dicono con voci di cristallo
“I fiori non valgono nulla,
Ma valgono le sue braccia
Che nella notte ti stringono”.

La luce ti avvolge oggi, Israele

La luce ti avvolge
Oggi, Israele,
Nel giorno della tua festa.
E la tua bocca sorride
Col sorriso del mare
Israele, Israele,
Pura erede
Della mia terra promessa
La mia terra di sempre
La terra che d-o mi ha dato.
Le tue grandi radici
Penetrano nella mia anima
Mentre io pallida e azzurra
Mi nutro di te,
Creazione viva,
Colma di tristezza,
Vestita di abeti
Di eucalipti e di pini.
In te cantano i fiumi
Mormorano le montagne
In te l’anima mia si perde
Ed è nelle tue braccia
Di cristallo puro
Che i miei baci si perdono.
Bianca terra
Ebbra di latte e di miele
Sulle cui spiagge
L’acqua cammina
Con sandali biblici.
Mi piaci cosi, Israele
E la tua voce mi tocca
Assomigli all’anima mia
E i tuoi sospiri d’amore
Sono i miei sospiri stessi .
Tu giochi coi fiumi
Giochi con i ruscelli
E il mio cuore ti cerca,
Terra mia dolce e definitiva
Definitiva come le viole,
Come i gabbiani e le rondini,
Come le valli
E il sole
E l’acqua
Mi piaci cosi, Israele
E la tua voce mi tocca.
Assomigli all’anima mia
E i tuoi palpiti
Sono i miei palpiti stessi

Monday, May 09, 2005

In quella notte chiara

Mi sono persa
Per quelle montagne.
Mi sono persa
Nelle acque del fiume
E sopra l’anima mia
Sete di vita,
Sete di risa,
Di canzoni
E di baci.
Mi sono persa
Per quelle pianure
Piene di rose
E di gelsomini.
Mi sono persa
Portando in cuore
La passione affamata
Di baci di fuoco.
Mi sono persa
Portando in bocca
La purezza morta
Della malinconia.
Mi sono persa
Tenendo in mano
La matassa bianca
Delle mie illusioni.
Mi sono persa
Per sempre
In quella notte chiara
Portandomi nelle orecchie
L’eco di quelle grida
Che risuonavano
Disperate
Con armonia di morte.

Saturday, May 07, 2005

e il mare ha suoni vaghi

Quando io sembro
Così triste e sognante
È perchè il vento
Ha trasformato in violino
La mia città
Servendosi delle strade
Come di grandi corde
E il mare
Ha suoni vaghi
E sembra avvolto
In un soave sortilegio
Di luce scura.
È perchè le case attorno
Mi narrano
Qualcosa di terribile
Che hanno visto.
E il fiume geme
Nel suo percorso assurdo
Che lo porta ad unirsi
Al suo amato mare.
È perchè il mio spirito
Fluttua
Sulle torri di rame
E e d'oro
E il vento piange
Lacrime di castità
È perche penso
A qualcuno
Che se ne è andato
Per sempre,
Mentre l nebbia
Sale dalle acque
E gli alberi già svegli
Muovono languidi
I rami.
È perchè vedo
Le oscillazioni
Di luce dorata
E l’aria intona
Arpeggi
Di vibrazioni elettriche
Appassionate e tragiche
È perchè i peschi
Del mio giardino
Hanno lasciato cadere
I loro frutti di seta
E gli alberi del mio bosco
Si sono fermati.
È perchè tu te ne sei andata
Riempendo l’atmosfera
Di incenso.

Friday, May 06, 2005

ritmi sognanti di tristezza

Che misteriosi pensieri
Commuovono le gabbiane?
Che ritmi sognanti di tristezza
Agitano le rondini in cielo?
Che mormorii di aurora
Compongono i miei versi?
Prigioniera della mia solitudine
Con voce bruciata
E ricordi vuoti
Io guardo il mio cuore nudo
Cuore con abeti e pini
Con viole e fiumi sacri
Che protesta sordamente
Contro chi ha voluto
Spezzare
L’armonia del mondo.
Gabbiana muta
Seduta in solitudine
Sulla montagna scura
Eppure mi avevi promesso,
Mio d-o onnipotente,
Fiumi di gioia e di luce.
L’orologio batte stanotte
Con la stessa cadenza
Di sempre
E le notti hanno ancora
Le stesse stelle di allora.
Eppure quella notte
Tu mi hai lasciato sola
E se non fosse stato
Per il nudo di mia madre
Io ora sarei morta.
Eppure, mio d-o eterno
Tu mi avevi promesso
Fiumi di latte
E miele

La leggenda della gattina (continuing)

Le iene aspettavano
Pazienti
La morte della gattina,
Sognando di tenere in bocca
Pezzi rosa del suo cuore.
La gattina mite
Piangeva a voce alta,
Tanto alta
Da spezzare il cuore
Dei corvi e dei leoni.
Le iene le urlavano
Attorno
Nomi oscuri e parole
Mentre la loro saliva
Si riempiva di fiele.
In quella impari
Lotta
La gattina agitava
Nel vomito
Delicatamente il petto
Chiedendo pietà alla luna
Graffiando con le sue mani
Il seno di sua madre.
Quando le infilarono
In cuore
L’ultimo chiodo di ferro
La gattina li guardò
Serena
Con il suo sguardo nudo
Perchè sapeva benissimo
Che nel mondo
Non esiste iena
Che possa
trasformarla in gelo
Un giorno succederà
Che le jene vivranno sole
In caverne oscure,
Noi vedremo brillare
Solo stelle e comete
E lunghi baci d’amore
Legheranno le nostre bocche
In un intreccio di luce

Thursday, May 05, 2005

Vorrei destarmi in te

Sinagoga frantumata
In mille pezzi
Dalla castità
E dalla purezza ,
Frazionata in triangoli
Di cristallo,
In arpe di luce
Sussurrata
E protetta
Da leoni
Che solo io conosco
Energia che scivola
E si trasforma
In morte
Come quel la putrida sera
Quando la pace
Sguazzò per trenta volte
Nella melma
E io volli tornare
Nell’utero
Di mia madre,
Lontana
Da un mondo
Orfano di rugiada
Che si trasforma
In cenere
Vorrei destarmi
In te, amore antico,
E nella tua essenza,
Folle di vita
Scivolare.

Wednesday, May 04, 2005

Fiumi di speranza

Tristezza immensa
Che fluttua dolcemente
Nel triste funerale
Dei fratelli,
Fatti ricordo,
Trasformati in memoria.
Il mio corpo
Andrà alla tomba
Ma la mia tristezza
Salirà fino alle stelle.
Voglio solo ascoltare
Gli accenti dell’aria
Che rendono sonori
I boschi nel verde
Del loro ritmo lieve.
La vita andrà alla tomba
Ma l’amore
Se ne andrà alle stelle.
In un geniale riassunto
Di malinconia
L’anima e la materia
Oggi si sono unite
In perfetto equilibrio
Dando alla luce
Fiumi di speranza
Epopee d ’amore
Molto al di là
Del nettare
Molto al di là
Del miele.
Armonia del mondo
Fatta dolcezza
Trasformata in amore.
Il mio corpo
Andrà alla tomba
Ma la mia tristezza
Salirà fino alle stelle.

Una ragazza può essere bruna

Una ragazza può essere bruna
Una ragazza può essere rossa
Ma mai deve essere morta.
La brezza ondulata è svenuta
Scontrandosi con la montagna
Quando tu sei morta.
Ora tu guardi la valle
Con gocce di rugiada
Negli occhi
Baciati dalla luna
E bocca di malinconia.
Quella sera
I lampioni tremarono
E tremò anche la strada
E mentre tu morivi
Gli eucalipti
Agitarono
Nervosamente
I rami.
Avvolta nella luce scura
Te ne sei andata
Per le strade d’argento
Di bronzo
E di rame
In un silenzio
Di castità
E di fiori,
Nell’ultimo tuo tramonto
Una ragazza può essere bruna
Una ragazza può essere rossa
Ma mai deve essere morta.

Tuesday, May 03, 2005

la morte a volte si traveste da amore

La tragedia che vorrei raccontarvi
E’ umile ma inquietante.
È la storia di una gabbiana
Timorata di d-o
Che un giorno si svegliò
E iniziò a graffiare
Prati e i monti.
Osò persino graffiare d-o
E si trovò alla fine
A graffiarsi il cuore.
Nella sua breve vita
Passò un giorno,
Con rumore e urla di gioia
Un amore
che per raggiungerla
Attraversava ogni giorno
Cieli nascosti
Eterni fiumi
E mari a forma
Di grandi violini.
La povera gabbiana
un tempo viveva
In un mondo
sereno e pacifico
Era felice
e si preoccupava solo
Di bere la rugiada
Nel sacro timore di d-o.
Amava senza preoccupazioni,
Quasi per abitudine.
In quel mondo scomparso
L’amore si trasmetteva
Da gabbiana a gabbiana
Come un antico gioiello
Ricevuto dalla prima gabbiana
Direttamente dalle mani di d-o
Con la stessa tranquillità
Con cui i fiori si offrono al vento
Con cui gli alberi guardano il cielo
E il sacro fiume si affida al suo mare.
La gabbiana viveva d’amore
Ma un giorno quell’infelice,
Eretica e ribelle,
Volle molto più dell’amore
E si innamorò di un miraggio.
Rincorse una visione
Che si trovava
Molto al di là della vita.
Lesse un libro in cui si narrava
La storia di un gabbiano
Che sussurrava parole d’amore
E si avvelenò .
Vi supplico non leggete
I libri di versi
Se non volete finire
Come quella gabbiana
Che morì proprio
Perchè non sapeva
Che la morte a volte
Si traveste da amore

Sunday, May 01, 2005

la leggenda della gattina (continuing)

La gattina pacifica
Rossa di pelo
Che già conoscete
Contempla muta il cielo
E nel vedere
Il paesaggio sereno
Dimentica le sue pene
Ed inizia a cantare.
Due rispettabili iene
Che da quelle parti
Giravano
La sentono per caso.
“Questa canzone è troppo
Ardita” mormorano
Inorridite
“Anzi diremmo che
È scandalosa.
Noi non cantiamo mai”.
La gattina
Un po’ spaventata
Vuole gridare
Ma non riesce.
“Che strano essere sei?”
Dicono rabbiose
“Hai baffi e pelo rosso
Imbevuto di miele.
Sicuramente sei una straniera”.
“No” dice la gattina“
Io vengo da casa mia
E voglio tornarci presto
Col vostro permesso,
Mie nobili signore.
Ho tanta nostalgia
Della mia mamma”
“Ma tu” chiede la iena più anziana
Perchè canti?
Credi nella vita eterna?”
“Si, ci credo.
So che mi attende l’eden
In una terra fiorita,
Piena di fresche sorgenti”
“Sei un eretica,
La verità la conosciamo noi
E l’eden non esiste
”Dissero le iene
Guardandola come sfingi.
“Devi morire”.
“Perchè la trattate male”
Chiede timidamente
Una tartarughina
Ma cosa ha fatto, ditemi
Per meritare la morte?”
“La gattina afferma
Di credere nell’eden
E nei momenti liberi
Osa cantare
Guardando le stelle.
Le stelle non esistono
E non esiste l’eden
Noi lo sappiamo
E non l’abbiamo mai visto
E’ un eretica e deve morire”
E su di lei si gettano
Inferocite.
La gattina sospira
Con la mente annebbiata
Poi guarda verso il cielo
E canta.

Saturday, April 30, 2005

non ho censurato il mio canto

Mille gabbiane mi guardano
Con occhi di dolore antico
Hanno grandi pupille
E i loro canti rompono
L’armonia del mondo
Io le guardo e vedo
Tante piccole vite in sordina
Vite sotto il mio cielo sacro.
Vite di una terra ferita
Che si espandono lente
Negli infiniti sentieri del cielo,
Mentre gocce di secoli
Le guardano impietosite.
Pensavo che d-o sentisse
I canti delle gabbiane miti
Che avesse pietà
E le lasciasse vivere
In questa terra fiorita.
Mia madre mi diceva
Che quando moriremo
La nostra anima inquieta
Andrà a posarsi
Sulle ali spezzate
Delle gabbiane miti.
Mi ha assicurato che
Nelle pianure del cielo
Tante gabbiane volano
In cerca di stelle
Ed io quasi stordita,
Inquieta e un po’ confusa
Ascolto il loro canto e dico:
“Dimenticate le stelle,
E’ meglio non pensarci
Tenetevi il vostro cuore,
Tenetevi il cielo azzurro,
Tenetevi i ruscelli,
E tenetevi i pini
E tenetevi anche
La vostra lussuria
Fatta ogni sera mistero.
Aprite gli occhi, gabbiane,
Riempite coi vostri sogni
I sentieri del cielo
E accontentatevi
Solo
Di un centimetro
Della più piccola stella

Thursday, April 28, 2005

preghiera

D-o onnipotente
Prendi l’anima
del piccolo ebreo dormente,
Negli abissi di sua madre
Del Bimbo dai riccioli
color rame
E trasformala in luce.
Posa sulle sue piccole ali
Gocce di rugiada
Macchiate di lirica
E di poesia.
Fa che non pianga mai
Per strade
Grottesche
E senza soluzioni
Elimina ogni tristezza
Dai suoi occhi
Color del miele
E colmalo di infiniti
Possibili e impossibili.
E ti prego, d-o onnipotente
Di non dimenticare di
Offrigli anche
Tanti chili di pace,
Quintali di carezze,
Giardini,
E gatti
Gabbiani,
Rondini
E leoni
Fa che il mio bambino
Apra gli occhi
Su giardini fioriti
Su nebbie azzurre
Fa che gridi solo di gioia
Che la sua bocca
Sia fatta solo per
Sprigionare
Profumo di rose,
Per ammirare la luna
Sul Giordano,
Per vivere
Negli eterni giardini dell’eden

I corvi non hanno padroni

La morte sale e scende
Lungo i rami di gelso
Due corvi un po’ sinistri
Pietrificati fissano
I vetri della mia finestra
Con occhi di cedri antichi.
Sembrano sognare
Nella luce fissa,
Uno pieno di sole,
L’altro inzuppato di luna.
Sembrano sospirare
In cerca di pezzi di cielo,
Indossano un abito nero
E cantano con voci
Di fragili cristalli rotti.
Negli alti corridoi del cielo
Le loro voci si perdono
Mentre disegnano grafici,
Ellissi ed ampi cerchi
Nell’aria di primavera.
Inseguono frecce nell’aria,
Riposano sopra i rami
E vogliono odorare
i rossi fiori di gelso.
I corvi non hanno padroni,
Vanno sempre in cerca
Di eterni pali elettrici
E quando moriranno
Li voglio seppellire
Sotto l’albero
Del mio gelso.

Tuesday, April 26, 2005

Il cigno bianco vi dice addio

Nella curva del fiume immortale
La luce di ieri si è spenta
E i castelli di cenere cadono
Trascinando con sé
Piccoli morti e uomini soli.
Il cigno bianco sorpreso
E vuoto di una presenza
Vuol salutarvi e dice
“Dimenticate le follie,
Dimenticate il cuore di nulla
Dimenticate i fiori mortali,
Non ascoltate i lamenti
Accompagnati dai timpani.
Non ascoltate l’arpa e gli urli
Prigionieri di corde metalliche
Lasciate che il cigno bianco
Canti
Ancora una volta
La sua voglia di eterno.
Mentre pietosamente
Avvolge con bende bianche
La luce ferita e repressa
Nella curva del fiume immortale
Il cigno bianco vi dice addio

Monday, April 25, 2005

La leggenda della gattina e del leone (continuing)

Non avendo poi trovato
Alcun riparo
Sulla schiena del leone
La gattina molto stanca
Decise di nascondersi
Dietro un albero di pino.
Il profumo era meraviglioso,
E’ vero,
Ma la notte
Esposta al vento
La gattina si ammalò
La mattina dopo dunque
Se ne andò via disperata.
“Oggi hai un aria molto stanca”
miagolò un po' falsamente
la sua amica impietosita.
“Sono mesi
Che sto cercando
Un posto per dormire
Ma neppure il rosso leone
Che di solito è generoso
mi ha voluta”.
“Vieni con me,
Nel nostra terra naturale.
Lì c’è posto per tutti “.
La gattina che dopo quel passo falso
col leone infastidito
Era diventata diffidente, chiese:
“E che sarebbe questo posto?”
“Come che cosa sarebbe?”
Le chiese meravigliata
E piuttosto infastidita
“E’ la terra che d-o ci ha dato.
Una specie di albergo
Ma con tutte le comodità”.
“Cosa si fa in questo albergo?”.
L’altra rispose:
“La notte si dorme poco
E il mattino si va alla guerra”.
“La vostra regola di combattere
per tutta la vita per una terra
Proprio non fa per me.
Meglio dormire sotto il pino.
E cosi dicendo corse via.
Se vi capita di incontrare
Una gattina solitaria
Intenta a cantare
Sgangherate canzoni
Non ditelo al leone
E neppure alla sua amica.

Sulle rive di un mare strano e violento

Una tranquilla gabbiana
Volando
Approdò un giorno
Sulle rive di un mare
Strano e violento,
Tutto di colore azzurro.
Grida di amore e di passione
Echeggiavano nell’aria.
E nel sentirle
La gabbiana si aprì
come un fiore.
Erano
Misteriose parole,
Parole sublimi,
Parole di amore
“Chi sei tu per parlare
Con tanta passione?”
Chiese le gabbiana
E si nascose
Per non sentire
Quelle parole di spada
Quelle parole di fuoco.
Tanto meravigliosa
Era l’evocazione
Tanto esatta
La sensazione,
Tanto vera la visione
Che la tranquilla gabbiana
Non trovò mai più pace

Israele dorme

Israele dorme
Accarezzata
Dal mare
Dal colore d’argento
E verde scuro.
La nebbia sale dalle acque
E ingigantisce il paesaggio.
Gli abeti già svegli
Riempiono di languido
Incenso l’atmosfera.
E il vento trasforma la città
In un enorme violoncello
Dai suoni vaghi
E appassionati.
Donne triste e sognanti
Alle finestre
E il fiume che geme
Inabissandosi
Nel mare del sale.
Il vento trema
E boschi piangono
Lacrime di castità
Palpiti e sogni
Desolati
E malinconici.
Linguaggio di sostantivi
Condensazione
Del valore supremo
Di d-o
Qualcosa
Di radicale
In tutto lo splendore
Dell’essere.

Sunday, April 24, 2005

notte di sorrisi inchiodati

Dovremo costruire
Abiti di marmo
Per proteggere i nostri bambini
Chiudere le porte
E vigilare in cima alle torri.
Sette ragazze sono state sgozzate
Con tutte le garanzie,
Naturalmente
Sigalit, Rona, Yael
Yamit, Lilach, Tamar
E Ronit la piu’ bella
Hanno bisogno di sangue
Per vincere la morte
Nella luce untuosa
Dell’ospedale.
E io vi dico che è meglio
Fluttuare nel mare,
Essere una medusa
Che essere uomo.
Che sgozzamento allegro!
Venite venite a vederlo
Il pianista pazzo
Che raccoglie
Piccole dita rosa
Per suonare il suo piano.
E necessario avere duecento figlie
Per consegnarle allo sgozzamento
Solo cosi sarà possibile
L’autonomia palestinese
E’ necessario avere figlie
Dal collo facile, voi mi credete?
Vi ricordate la gabbiana
Che trascinava
La sua ala spezzata
Nella fredda arena?
Venite venite a vederla!
Sono rimaste ancora
Altre ragazze da sgozzare!
Mai ci sarà al mondo
Una notte simile a quella notte
Notte di vetri e di piccole mani gelate
Notte di sorrisi inchiodati
Alle radici impazzite degli alberi.
Gli alberi
Gli alberi
E il fiume
Il fiume
La vita
La vita
E i sogni d’amore.

Saturday, April 23, 2005

ho visto due gabbiane con stampelle

Ho visto due gabbiane
Con stampelle
Che trascinavano nella sabbia
La loro ala spezzata.
Le ho viste
Vacillare
Inseguite da mille scorpioni.
Ho visto un cammello
Esalare rumori di deserto
E inseguire adirato gli sguardi.
Ho visto la terra trapassata
Piangere.
Ho visto una cicogna
In riva al lago
Palpitare di agonia,
Una viola
Che qualcuno ha zittito
Chinare la testa,
Una rondine
Disperata d’amore
Emettere parole
Che gemono.
Ho visto i limoni
cadere senz’anima
Sull’arena grigia.
Ho visto due ragazze
Danzare
In segno di lutto.
Ho visto il sole
Seppellire la luna.
Potreste aiutarmi
A trovare
Un mondo
Con gabbiane
Senza stampelle
Con cammelli allegri
E viole che cantano
Con rondini sorridenti
E cicogne che corrono
In cristalli di luce?

Thursday, April 21, 2005

Voli di caprioli

La mia infanzia e’ una favola
Che riempie il cielo:
Dolcezza schiva di mia madre
Silenzio sapiente di mio padre
E il mare e i pensieri e i sogni
Brevi, dimenticati all’alba
Con leoni e cavalli azzurri
E l’amore di sempre.
Spighe nei campi,
Voli di caprioli,
Ombre di cicogne nel cielo
Erboso azzurro di sorrisi,
Azzurri senza storia,
Senza timori,
Cammelli sonnambuli,
Mucchi di cannella
E gli amici dell’isolato
Che giocavano
Sulle scale e
Nel vicino cortile.
Avevo le cicogne
Avevo il fiume
Avevo un lago
A forma di violino
Che io chiamavo mare
Mai i morti sono stati
Piu forti
E hanno divorato
I miei pezzi di cielo
Appeso sugli scogli,
I miei pezzi di mare
Attraccato alle sabbie
E i miei gabbiani folli che
Cantavano senza fermarsi
Le piccole storie
Di un’ebrea senz’angoscia
Con nettari sotterranei
Frementi sotto la pelle

Wednesday, April 20, 2005

Tutta penetra in me
L’energia del tuo linguaggio,
Trasparente
Pieno di te.
Forse dormi.
Il tuo corpo
Come una conchiglia
Mi protegge
Alle spalle.
Turgida torre
Immoto amore
Vita
Ciò che tu sei.
Mi hai detto ieri che
Le gabbiane devono
Sparire dalla terra,
Che devono morire le viole.
Volevo offriti
Sapori di cannella
Volevo darti
Soltanto
Il mio malinconico
Amore femminile.
Ora non resta
Che la curva del silenzio
Crateri
Cicatrici
Voci sommerse
Arpe sussurrate
Solo il mio malinconico
Amore femminile

Monday, April 18, 2005

Il tuo silenzio mi rende furiosa

Stanotte ho imparato
la speranza,
Ho sentito
Vibrare nell’aria
Il magnetico cerchio
Delle tue parole
E ti ho ricamato
Sottili creazioni
Di nuda tristezza.
Ho udito le tue parole lievi,
Definitive come la vita
Mi hai messo la bocca
Sul cuore
Ed hai sentito,
Pallido e ansioso,
Il rumore opaco
Di umide foglie
Che bruciano.
Hai udito
Il tenero coro di voci
Che ti invocavano ansiose.
Ti ho mostrato
I miei sogni
Le mie pianure
E i monti
Le eccitazioni
E gli incendi
E liquidi senza nome
Caduti a gocce lente
Che hanno turbato
La simmetria del mondo
Che hanno sporcato il silenzio.

Saturday, April 16, 2005

C’era una volta una gabbiana

C’era una volta una gabbiana
Che volava nel cielo.
Nulla da meravigliarsi
Che volasse lenta
In fondo dovete sapere
Che aveva solo un’ala.
Di solito preferiva star sola
Ma non le dispiaceva affatto
Un po’ di compagnia.
Ogni mattina si alzava
Facendosi scivolare addosso
Piccole gocce di rugiada
Che la inzuppavano d’amore,
Spesso aveva voglia di
Buttarsi dalla finestra
Ma sapeva ovviamente
Che la vita
E’ la cosa che al mondo
Conta di più
E che senza la vita
Neppure i pensieri esistono.
Nessuno riuscì a capire
Come una gabbiana
Morbida e così gentile
Fece quella triste fine.
Il fatto è che un giorno
La trovarono morta
Fra cumuli di calcinacci
Quel giorno triste
La gabbiana
Mandò un richiamo
Ma nessuno fece caso
Al suo grido d’aiuto.
Qualche passante distratto
Fece finta di non udire
O meglio si tappò le orecchie
E riprese il cammino.
In fondo tutti odiano
Essere disturbati
Il mondo è tanto grande
È nessuno è cosi stupido
Da voler perdere tempo
Con una gabbiana inutile.

Friday, April 15, 2005

Mio padre mi ha detto ieri

Mio padre mi ha detto ieri
Che vivere è un precetto
Che il nostro d-o ci impone
Anche se è a volte ingiusto.
I crateri si sono aperti
Fra gabbiane e simmetrie
Ma ora è tutto finito
E’ finito l’errore
Che ci ha dissanguati
Ora dobbiamo iniziare
A moltiplicare il giusto.
Non ci saranno minacce
Anche mio padre mi ha detto
Che non ci sarà rancore
E’ tutto finito, lo so
Ma nell’andare almeno
Hai saputo donarmi
Il profumo delle tue parole
Lasciando cadere per terra
La tua pace solitaria
L’umidità che palpita
Ai margini del fiume
Io sono andata a cercarti
Non so neppure come
Le tue parole
Mi hanno chiamato.
Pura sciocchezza
Di chi non capisce la vita
Di chi non sa nulla.
Ora sei salito sul treno
E non vuoi più tornare
Non sono risentita
Anche se vedo il mio mondo
Annegare pian piano
Ho visto la tua bontà
La luce della tua mente
La timida freschezza
Di un amore impetuoso
Per qualche ora ancora
Lascia che io mi senta
Sperduta e tremante
Fra le profonde fibre
Della mia terra
Oh tristezza!
Raggio sottile di miele,
Luce sorridente sui prati
Vorrei le tue parole spezzate
Per riempire di luce
Un giorno lento a morire

Ora il mio urlo bianco si eleva nel cielo

Incredibili creature
Mordono le donne sognanti
Ma non voglio lamentarmi
Voglio soltanto
Dimenticare il tuo nome.
Ora il mio urlo bianco
Si eleva nel cielo.
Ci sono i bambini,
I pini e le rose
Per dire la mia verità
E se non ti ho trovato
Andrò dalle viole
Uccidendo in me
La suggestione
Delle tue parole vuote.
Ora il mio urlo bianco
Si eleva nel cielo.
L'aria ha dissolto ormai
Le tue carezze di miele
E io provo quasi stupore
Lo stupore delle cose sbagliate.
Ora il mio urlo bianco
Si eleva nel cielo.
Col dolore che sanguina
Con il casto desiderio
Che si arrampica sulle pareti
Del mio delirio inutile.
Ora il mio urlo bianco
Si eleva nel cielo.
Tu mi hai donato
Fiumi di latte e miele
E oceani di amarezza
Hai voluto gettare
I gabbiani alle fogne
Spruzzando di fango
La loro agonia
Terrorizzata
Dal tumulto del male
Ora il mio urlo bianco
Si eleva nel cielo

Thursday, April 14, 2005

Ti ho visto scomparire ridendo

Ti ho visto scomparire ridendo
Quasi cantando di gioia
Fra gli applausi di tutti.
La tua allegria assomiglia
A ruote dentate e a chiodi
Hai messo una pietra
Sopra le margherite vive
Hai colpito i gabbiani
Chiudendo loro la bocca.
Anche nel silenzio
Ci sono delle norme
Che l’Uomo deve rispettare.
Mai piu cercherò negli angoli
La tua tiepida anima.
Leone azzurro della mia fantasia
Mi hai oscurato
Le tempie
Ti sei infilato
Fra i miei sogni indecisi
Per poi beffeggiarmi
Non ti lascerò pascolare
Sulla mia bocca
Non voglio più cercarti
Amore mio di mai
Anima del mio vuoto di sempre

Wednesday, April 13, 2005

A EHUD MANOR ז"ל

Ferma il tuo pianto, Israele
Soffoca la tua pena
Dovresti ormai sapere che
I miei sospiri teneri
Volano verso di te.
Le tue montagne mi guardano
Mi guardano le tue aurore
Mi guarda la tua pena
Mi guardano i tuoi verdi mantelli
Mi guarda il tuo cuore immenso.
Sei la mia unica terra
Non ne ho altra al mondo.
Oh terra dai deserti ondulati
Tu contieni il mio cielo,
Contieni il mio mare,
Contieni il Giordano
E il Kinneret
Contieni gli olivi e gli aranci
Contieni la Città della Pace.
Fra i tuoi sentieri, Israele
Vola la mia voce,
Vanno i miei occhi.
D-o onnipotente
Portami fiori d’arancio
Portami olivi, giunchie sicomori
Non portarmi i tuoi morti.
Israele, Israele
Sei la mia unica terra
Non ne ho altra al mondo
Sigal

Monday, April 11, 2005

Piccole sono piccole

Piccole sono piccole
Le creature che abitano
Nei miei sogni:
Gabbiani solitari
Corvi chiassosi,
Cavallette affamate,
Cammelli infuriati,
Aquile appese nel cielo,
Gattini nascosti
Fra zampe di leoni
Le creature che abitano
Nei miei sogni
Raccontano la vita,
Hanno biosgno di miele
E quando non glielo danno
Vanno a prenderselo da sole.
E’ ovvio che poi sono stanche
Che sceme che sono
Le mie piccole creature
Fanno sempre passi falsi
E non trovando riparo
Diventano diffidenti
Vogliono sempre nascondersi
Dietro le porte dei fiori
Volano spiegando
Ali di cera
Fantastiche
Per fortuna
Non le hanno buttate
Nella spazzatura
Sarebbe stato un peccato
Io non l’avrei sopportato

Sunday, April 10, 2005

Il tuo volto di carta

Un pezzo di carta
Dove geme il passato
Una spalla per portare il ricordo
Oggi ho visto
La tua anima bianca
Guardarmi negli occhi.
Nel tuo sguardo
Distanze infinite
Eri solo un nome
Ora sei carta.
Volevo vederti
E ti ho visto
Ho contemplato
Il tuo volto
Che il vento impazzito
Ha scavato.
Ora sei qui
Mio prigioniero.
Mio padre racconta
Che non hai dominato
I tuoi sogni
E con bocca piena di sole
Sei andato in terra lontana.
Era tanto che volevo vederti
Oggi ho visto
Il tuo volto di carta
La tua anima
In una fotografia
Col passato
Che sgorga dagli occhi.
Sognavi di essere un fiume
Sognavi di cambiare il mondo,
Uomo solo di carta
Esposto in biblioteca
Anche tu, anche tu
Mi offri oggi il tuo volto
Il tuo volto di carta
Il tuo volto

Saturday, April 09, 2005

in alto oltre gli abeti

Cento innamorati
Seguono una ragazza
Ma lei vuole solo cantare
E comporre poesie d’argento.
L’acqua del Giordano scorre
E sotto gli aranci in fiore
Tremano le sue cosce di marmo.
Il suo canto è terribile
Vivo come il mercurio
Sembra il dolore stesso
Che canta evocando l’amore.
Le tornano alla memoria
I suoi sogni lontani:
Voleva solo arrivare
Dove arrivano le creature buone.
Ora la minaccia il vento
E dal ventre dei monti
Cinghie di cenere grigia
La tengono avvinghiata
Al suo dolore inesplicabile
Gli alberi impallidiscono
Nel vederla così innamorata
Nella penombra liscia.
La ragazza ha paura
E interroga i monti
Interroga l’aria
E il suo grido si leva
In lunghe spirali
Di desiderio svanito
Di svanite illusioni
Di baci svaniti nel nulla.
Ha creduto al suo amore
Lasciandosi fuggire dal petto
Stormi di rondini vive.
Ma lui se n’è andato
Se n’è andato nell’aria
Senza agitare nel buio
Il cenno di un saluto.
Ora lei canta
Canta come l’acqua
Canta come il vento
E incatenata da un fremito
Piega la fronte.
In alto oltre gli abeti
Tre angeli l’aspettano
Per offrirle un bicchiere
Di tiepido latte e miele.

Dal mio orizzonte lontano

Dal mio orizzonte lontano
Io ti guardo
Interrogando i monti
Interrogando l’aria
Il mio grido si leva
In lunghe spirali
Di desiderio svanito
Di svanite illusioni
Di baci svaniti nel nulla.
Entrasti nella mia vita
Come un raggio di sole
Poi te ne sei andato
Lasciandomi qui sola
Sotto l’arco del cielo.
Folle di passione viva
Ora mescolo nel mio vino
L’amarezza che mi hai lasciato.
Tremando nella penombra
Ho creduto al tuo amore
Lasciandomi fuggire dal petto
Stormi di rondini vive.
Ma tu te ne sei andato
Te ne sei andato nell’aria
Senza agitare nel buio
Il cenno di un saluto.
Ora io piango
Piango come l’acqua
Piango come il vento
E piego la fronte
Incatenata da un fremito.

Thursday, April 07, 2005

Ho visto che tutto e' finito

Nella gialla arena deserta
Ho visto la tua testa tagliata.
Ma era solo un incubo
Ed al mio risveglio
Ho ritrovato
Il fremito delle tue braccia.
Ho visto che tutto è finito
Ho visto il tuo manto vuoto
E la tua voce fuggire
Lasciandomi disorientata
Ed ancorata ai morti.
Ma era solo un incubo
Ed al mio risveglio
Ho ritrovato
Il fremito delle tue braccia.
Nell’incubo tu mi guardavi
Spiegandomi che tutto è finito
Lasciandomi imprigionata
Nel mio dolore di polvere.
Ma era solo un incubo
Ed al mio risveglio
Ho ritrovato
Il fremito delle tue braccia.
Esistono le montagne, lo so
Esistono le valli e il mare
Ma tu volevi lasciarmi
Solo il profumo
Di fiori fuggiti
Di melograni feriti
Di valli lacerate
Volevi lasciarmi in un mondo
In cui gli uomini
Ignorano il mistero
Ignorano la luce stupenda
E vogliono solo erigere
Frontiere alla memoria.
Ma era solo un incubo
Ed al mio risveglio
Ho ritrovato
Il fremito delle tue braccia.
Tu mi dicevi
E’ giusto evitare il piacere
E’ giusto evitare la vita
E i nostri amori domani
Saranno coralli induriti
Ma era solo un incubo
E al mio risveglio
Ho ritrovato
Il fremito delle tue braccia.

Tuesday, April 05, 2005

parliamoci come sempre

Parliamoci come sempre,
Come quella sera, ricordi?
Con semplicità
Ho un segreto da confidarti:
Oggi sono andata per le vie
Senza brividi di paura
Pensavo e bevevo l'aria
Con calma
Con occhi
Con gioia.
Attraversavo i negozi,
Guardavo cortili
Un pulsare di gambe
E di cuori
Gremiva le strade.
Ovunque
Vedevo
Bicchieri di miele
Che denso e lento
Scorreva.
Vedevo gabbiani
Case
Eccitazioni
Sogni silenziosi
Fantasie cromatiche
Ascensori
Gambe che si allacciavano
In un fuoco di baci
La poesia a volte
Esce come un urlo
Perciò, ti prego
Parliamoci come sempre
Come quella sera, ricordi?
Sigal

Monday, April 04, 2005

Il cavaliere rosso

Il cavaliere rosso
Ha sguainato la spada
Risplende come un angelo
Con grandi ali di fuoco.
Mille sciacalli infuriati
Vogliono dargli la caccia
Saltando sulle pareti untuose
Della menzogna.
Il cavaliere rosso
Cavalca senza paura
Verso le strade del vero.
Occhi di argento vivo
Il cavaliere intrepido
Sguaina coltelli di fuoco
E il mostro che viene dall'est
digrigna
Lontano i denti
Vorrebbe ricamare
Menzogne lacerate
Serpenti di lamieraS
corpioni di pece nera.

quando veniva la notte

Quando veniva la notte
Mia madre mi raccontava storie.
Nelle sue storie
Non c'erano draghi
Non c'erano fantasmi
E neppure prodigi
Ed io nel sentirleS
granavo gli occhi
Per lo stupore.
Storie di gabbiani feriti
Che bussano alla tua porta,
Nella notte d'argento,
Di lune che sognano in estasi
città senza paura
Avvolte in tranquilla penombra
Storie di uomini che non seminano incendi
Ma sanno solo bruciare
La tua immaginazione,
Storie di fiumi
Che attendono l'alba
Per raggiungere il mare
Storie di rose
Incoronate di luce,
Di gattini che ridono
Mentre rubano il miele
Di tartarughe assetate
Di libertà perduta
Di camaleonti indifesi
In cerca di aiuto
Storie di angeli buoni
Che si avventurano
In imprese rischiose
Per salvare i bambini.

Sunday, April 03, 2005

L'uomo, solo il figlio dell'uomo

Da oltre due anni
Nessuno dorme al mondo
Da oltre due anni la vede
Con il muschio alle tempie
E il corpo invaso
Dall’ultimo acquazzone.
Se chiude gli occhi la vede.
“Ma come è successo? Raccontaci”, le chiedo.
“Nulla di straordinario
Solo una ferita
Arrampicatasi
Fino alle radici del cuore
Tutto qui”.
“Raccontaci cosa hai visto”
“Nulla di straordinario.
La luce smisurata della luna
Gli angeli di zaka
Le sirene delle ambulanze
L’odore di bruciato
E i gemiti
Gente che fugge ed inciampa
Spinta dalle onde dell’urto
Bocche che si aprono
Angosciate
Dall’eterna presenza del male
Donne che cercano scarpe e borsette
Camerieri che fuggono,
Abbandonando i banchetti
E uomini che ordinano al bar
Lacrime d’uomo.
Tutto qui. Nulla di straordinario”.
“La tua storia è strana!”, le dissi.
“Minuscole bocche si aprono”
Continuò lei
“Angosciate dalla presenza del male
Cielo terso e puro
Identico e indifferente
Sopra l’impero primitivo di satana
Ignoranza frenetica e impetuosa
Tutto qui. Nulla di straordinario”.
“E chi ha fatto questo?” chiesi spaventata.
“L’uomo, solo il figlio dell’uomo”, mi rispose.

Saturday, April 02, 2005

Notte untuosa di clinica

Luce untuosa di clinica
Yodio e cloroformio
Fuori neppure una voce
Solo un uomo si affaccia
Sulla corsia
Per calmare le madri
Dai seni pieni di
Inutile latte.
Mai ci sarà al mondo
Una notte uguale a questa.
Notte di vetri
Di piedi staccati
Notte di sangue
Cristallizzato
Notte di mani
Gelate
Notte di sangue
Cieco
Che sbocca nel mare.
Mai ci sarà al mondo
Una notte uguale a questa.
Un orchestra lontana lotta
Drammaticamente
Con violinisti impazziti
Con pianisti che uniscono
I pezzi del pianoforte
Smembrato.
Sulla costa del mare
Cantano gli assassini
Delle gabbiane bianche
E coloro che rubano
Le gambe alle ragazze.
E ora taci, ti prego, taci
E assisti in silenzio
Alla più grande opera
Di misericordia
Dell’uomo

Thursday, March 31, 2005

Bayushky bayu'

Brezza nei viali
E il vento sul Carmelo
Grandi farfalle notturne
Dal cuore d’argento,
Stormi di uccelli nel cielo
In lontananza
Il latrato dei cani
E tu che cantavi
Por farmi addormentare
Bayushky bayu'
Bayushky bayu'

Sotto le stelle tremule
Del cielo distribuivi
Con la tua voce azzurra
Frammenti di luce
Alla penombra viva
Della mia culla
Ricordo ancora ogni nota
Della tua ninna nanna
E le parole monotone
Che ripetevi
Bayushky bayu'
Bayushky bayu'

Sembravi eseguire un ordine
Come se tu ascoltassi
Le voci imperiose
Che scivolavano
Dal tuo sangue
Penetrando in me
Come spade di luce
Bayushky bayu'
Bayushky bayu'

Triste e monotona
Vibrava nell’aria
La tua ninna nanna
E malinconica
Come il respiro dell’acqua,
Soave
Come il tremore delle foglie,
Semplice e patetica
Con quel suo ritmo slavo,
Un po’ obliquo,
Filtrato attraverso
Paesaggi lontani
Diaspore antiche
E recenti
E bruciate
E ardenti
Bayushky bayu'
Bayushky bayu'
Tristezza di culla
Nella mia terra tragica
Con il ritmo lento
Pieno di acuto mistero
Bayushky bayu'
Bayushky bayu'

I fiori non valgono nulla

I fiori non valgono nulla
Non valgono le valli e i monti
Le pianure non valgono
Quello che valeva
Se n'è andato per sempre.
Oh, gabbiana atterrita,
Vigilia senza domani,
Piccola principessa bianca,
Fiore spezzato del nulla.
Io ti avevo pregato
Di stare molto attenta
Ai cacciatori che sparano
Nascosti sotto le ali
Di un drago cattivo.
Anche tu lo sapevi
Che i fiori non valgono nulla
Se non riesci a vederli
Non valgono le valli e i monti
Se non hai gambe per correre
Che la luna non esiste
Se i tuoi occhi non la guardano.

Tuesday, March 29, 2005

la leggenda della gattina e del leone

C'era una volta una gattina
Tutta rossa di pelo
Con graziose lentiggini
Sparse qua e là.
Non andava pazza
per gli altri gattini
perchè era molto snob,
Ma il miele le piaceva moltissimo.
Tutto il giorno correva sui campi
E nel vederla così veloce
Sua madre diventava
Letteralmente matta.
Annusava l'odore dei fiori
Accarezzava con gli occhi
I mandorli
Ma soprattutto
Le piaceva moltissimoIl miele.
Lo beveva avidamente
E poi si leccava le labbra.
Un giorno, quella sfacciata,
Andò da un leone
Anche lui tutto rosso di pelo
E gli chiese"Signor leone, avrebbe un posto
Piccolo, piccolo
Nel suo cuore per me?"
E il leone le disse
"Ma tu cosa sai fare?"
Rispose la gattina:
"Io so fare molte cose:
So graffiare,
Innervosire,
Irritare
Ma soprattutto mi piace il miele
"Il leone rispose:
"Vattene, gattina!
Ho abbastanza guai
Anche senza di te.
E poi tu sei piena di miele
Che mi si appiccica al pelo,
Trovati un altro cuore".
"La prego"
Lo adulo' la gattina
"Mio magnifico signore,
Mi lasci solo dormire
Un po' sulla sua schiena".
E il leone, gonfiando il petto
Le rispose seccato:
"Io sono un leone
E tu chi ti credi di essere?"

non invocate la pace

Nel mio paese perduto
Abbiamo gettato
I candelieri al vento
E il dolore cammina
In un mondo spezzato.
Grigi manichini
Sfilano in lunga schiera
E le loro ombre affilate
Si allungano verso il cielo.
Ventiquattromila ragazzi
Che riempivano
Di luce le strade
Ora tristi manichini
Scortati dall'amore in lutto.
Il grido quella sera
Era un grido terribile
E nel ricordarlo i capelli
Mi si rizzano in capo.
Gettate i candelieri al vento
Io a voi chiedo soltanto
Di spezzare il silenzio
Di non invocare la pace
Una pace che semina
Solo tracce di sangue

Monday, March 28, 2005

la morte l'ha sdegnata

La morte l’ha sdegnata
Lasciandola sulla strada
Sotto l’abside del cielo
Come molle mercanzia.
Prima si è chinata
Cercando di riconoscerla
Ha respirato i segreti
Di purezza e lussuria
E dal suo cuore ha sentito
Salire come un aroma
Poi l’ha guardata negli occhi
Ed in essi ha visto
Spaventosi contrasti
Di misticismo e sperma.
Ha posato le labbra
Sulla sua fronte
Con angustia infinita
Cercando di tentarla
Con delicate dita
La morte l’ha sdegnata
E dicendo oscenità
Non volle portarla con sè
Lasciandola smarrita
In uno spazio aperto
Come molle mercanzia

se quella notte...

Se quella notte
Fosse stata un sogno.
Se l’orologio di Tel Aviv
Si fosse fermato
La tua piccola morte
Non sarebbe avvenuta.
Ora, mia triste amica
Sei prigioniera
Nella grande pianura
E la tua luce
Si e impigliata fra i rami.
Se quella notte
Fosse stata un sogno
E l’aria avesse fermato
Il suo corso,
Ora tu saliresti le scale
Mostrandomi il tuo vestito nuovo.
Luce di oggi e di ieri
Cielo mortale triste
Gole senza voce
Giorni amari
Che bussano alle finestre
Gabbiane dipinte
Sul muro.
Se aveste visto
Con che grazia
Muoveva le gambe
Quale grande equilibrio era il suo
Sembrava una libellula d’oro
Con ali color di mela.
“Hai visto le mie scarpe nuove?
Le trovi belle anche tu?”
Luce di ieri e di oggi
Piccola morte
Cielo mortale
E l’odore del mare
“Hai visto il mio vestito nuovo
Lo trovi bello anche tu?”

Sunday, March 27, 2005

un giorno una gabbiana si vesti' da guerriera

Un giorno una gabbiana
Si vestì da guerriera,
Poi stanca dei comandi
Si mise a provare gonne
Scarpe di stile italiano
Collane di perle rosa.
Sebbene nella mano destra
Tenesse un bomba
In fondo lei voleva
Realizzare un sogno.
Voleva generali
Vestiti da cavalieri
Ufficiali sognanti
Che corressero verso il mare
Tenendola per mano
La gabbiana voleva
Confondere le ali
Fra i petali di rosa
Fra gelsomini azzurri
E non fra le ortiche
del nemico crudele.
Guardatela, se potete
Come se fosse
Una gabbiana pacifica,
Come se il male
Non si scontrasse col bene
E come se la terra
Fosse un eden azzurro
Pieno di irresistibile pace
E di indomita purezza.
Una gabbiana si vestì da guerriera
Ma sotto la fronte
Nascondeva un sorriso
Pieno di palpiti segreti
E di luce furiosa
La gabbiana si vestì da guerriera
Ma sotto il suo scudo
Tremava un palpito
In attesa che il bacio
Le arrivasse alla bocca
Qual è il mio cammino d-o, io non lo vedo.
E che succederà all'innocenza?

Il male gigantesco
Mi respira alla nuca
Pieno di orbite vuote.
Il bene si è nascosto
E mi insegue supino
Soffiando sulla fiamma sessuale
Con ritmo di acqua stagnante,
Intatto di emozioni.

Qual è il mio cammino d-o, io non lo vedo.
E che succederà all'innocenza?

Il mio canto primitivo
Narra piangendo
La storia di eventi,
Di tante vite perse.
Storie sonore
Fatte di gridi
Di amori non fecondati
Di nostalgie terribili
Amori nei quali fluttua
Una immensa tristezza

Qual è il mio cammino d-o, io non lo vedo.
E che succederà all'innocenza?

Mentre ascolto gli accenti dell'aria
Ho come un presentimento
Che il mio grido d'amore
Si scontri con tanti echi
Nelle tenebre del tempo
E che il miele di d-o
Anneghi in un silenzio
Ferito da mistici sguardi

Qual è il mio cammino d-o, io non lo vedo.
E che succederà all'innocenza?

Friday, March 25, 2005

e d-o rimase silente

Camminavano due
Umili viole sognando
Una quercia virile.
Due bianche gabbiane volavano,
Due caste speranze tremavano
In quella notte lontana,
Piena di spasimi,
Di paesaggi umili
E casti,
Di aromi sereni,
Di ritmi emozionanti,
Da piccole perle
Di spuma d'amore.
E d-o che le guardava
si fece sangue
E depose sulla loro fronte
Parole di senso compiuto
E disse:
"Questa è la vostra strada".
Ma le gabbiane,
Troppo intente
A tessere ghirlande
Di allegria triste
Corone di tristezza
Bellissima,
Rimasero sorde al richiamo.
Poi giunsero gli arcieri
Con il capo coperto di nero,
Venuti da vicini villaggi
E attraversarono con spade
Il loro corpo di cristalli,
Di lune addormentate.
Sembravano astronomi antichi
Dal lungo manto nero
E un cappuccio a forma di cono
Intessuto di piccole stelle.
"Dove vanno gli arcieri?"
Chiesero a d-o le gabbiane.
"Perchè fanno piangere i sogni?
Perchè dalle loro bocche
Rotonde
E' uscito quel grido
Il grido di Allah akhbar?"

E d-o rimase silente.

Gocce d'amore, gocce di teneri baci

Ho bevuto la rugiada
Ho sentito la valle fremere
Alla vista dei gigli
Ma non riesco a volare
Perchè non possiedo ali.
Un saggio ieri mi ha detto:
“Da oggi devi imparare
A bere serena e tranquilla
Le gocce di rugiada
Le gocce di latte e miele.
Domani, dovresti saperlo,
Ne nasceranno altre.
Non essere triste
Perchè quelle gocce chiare
Ti parlano dolcemente
Narrandoti i misteri
Dei campi infiniti
dell’eden
Ogni goccia ha un sentiero
Diverso, bambina.
E i canti che tu ascolti
Sono diramazioni
Di un solo unico canto
Il canto del tuo creatore
Il canto di d-o.
Sono gocce d’amore
Gocce di teneri baci
Gocce di pace
Lo so, bambina mia cara,
che ti hanno spezzato le ali
Ma i baci li puoi dare,
Con il tuo corpo incendiato,
Al tuo tenero amante.
Pensa che il mondo
E’ un mondo di allegria
Pieno di usignoli
E di prati fioriti
Con enormi gabbiani
Che ti sono amici
E ti porteranno in volo
Mentre con i loro baci
Ti cureranno le fresche ferite”.
Io ora a voi chiedo
Di venire con me
Anche se non posso volare
Perchè non possiedo ali

Thursday, March 24, 2005

E’ Purim e Tel Aviv non dorme

Stasera sono triste.
Piango qualcosa
Che se n’è andato per sempre.
E’ Purim e Tel Aviv non dorme
Accarezzata da mille occhi gioiosi.
Ha un color verde
Scuro ed immenso
Suoni vaghi e appassionati
Ragazzi che corrono
Travestiti da Hamman l’atroce
E dalla dolce regina ebrea.
Le case tristi e sognanti
Guardano il cielo
Come se volessero narrarci
Qualcosa che hanno visto
Qualcosa di strano e violento.
Autobus, macchine e biciclette
Alberi che stanno piangendo
Con suoni metallici e duri
Muri che piangono
Lacrime di ferro,
Di castità
E di pudore
Stasera sono triste
Piango qualcosa
Che se ne andato per sempre
In un silenzio che sviene
Vestito di raso bianco

Wednesday, March 23, 2005

Il cielo ha sedotto il pianto

Il cielo ha sedotto il pianto
E l’ha portato lontano
Verso realtà impossibili,
Verso la luce azzurra.
Nel suo letto d’ospedale
Giace la giovane donna
Nuda di fiori
E priva di gambe
Ella è fuggita ora
Verso la luce perenne
E le sue gocce di sangue
Trafiggono l’aria impaurita.
A me è rimasto il mondo
A me è rimasto un cuore
A me è rimasto un amore
Addormentato
Sulle mie labbra
Oh cielo seduci il pianto
E lascia sul mio petto
Solo realtà possibili
Dove trionfa
L’impeto dei leoni
L’allegria eterna
Delle docili gazzelle
A me è rimasto il mondo
A me è rimasta la realtà
Attraversata da spade.

il cielo ha sedotto il pianto

Il cielo ha sedotto il pianto
E l’ha portato lontano
Verso realtà impossibili,
Verso la luce azzurra.
Nel suo letto d’ospedale
Giace la giovane donna
Nuda di fiori
E priva di gambe
Ella è fuggita ora
Verso la luce perenne
E le sue gocce di sangue
Trafiggono l’aria impaurita.
A me è rimasto il mondo
A me è rimasto un cuore
A me è rimasto un amore
Addormentato
Sulle mie labbra
Oh cielo seduci il pianto
E lascia sul mio petto
Solo realtà possibili
Dove trionfa
L’impeto dei leoni
L’allegria eterna
Delle docili gazzelle
A me è rimasto il mondo
A me è rimasta la realtà
Attraversata da spade.

Di' all'uomo di essere umile

Dì all’uomo di essere umile
Dì all’uomo che l’amore nasce
Con la stessa intensità
A tutti i livelli di vita.
Dì all’uomo che
Lo stesso ritmo
Che sostiene una foglia
Appassita nell’aria
Sostiene le stelle.
Dì all’uomo di non graffiare
La luna
Dì all’uomo
Che le parole della sorgente,
Nell’ombra
Le ripete con lo stesso tono
Il mare
Tutto è uguale nella natura.
Che motivo abbiamo
Di disprezzare i gabbiani
Che si accontentano
Solo di bere tranquilli
Le gocce di rugiada?
I gabbiani si travestono da amore
Da fiore da bacio da sguardo.
Vederli è come capire
L’ansia della pioggia
Che cerca la terra.
Che motivo abbiamo di disprezzarli?
La vita è umile e inquietante
Tutto è uguale nella natura

Saturday, March 19, 2005

Il mio corpo andrà alla tomba

Tremore di cielo,
Luce che spezza le ali
E il dolore della tristezza
Affondata nell’ombra.

Il mio corpo andrà alla tomba

Sogni disfatti
Come grandi sudari
Che si inseguono
Pensierosi contemplando
L’orizzonte.

Il mio corpo andrà alla tomba

Amore dolce e pulito
Nascosto sotto il pianto
Che guarda la nostalgia
Negli eterni giardini dell’ombra

Il mio corpo andrà alla tomba

Aria bianca dorme
Coperta dal silenzio
Che si scontra con l’eco,
Che si perde nei campi.

Il mio corpo andrà alla tomba

Ho sognato che il mio amore
Fosse un albero gigantesco
Che invece di darmi fiori
Mi ha dato ombre appassite.

Il mio corpo andrà alla tomba.

Non ho mai avuto un nido
Solo la melodia
Che singhiozza lontana
e piange la tristezza

Il mio corpo andrà alla tomba

Miele di stelle fatto di sorgenti
Buone e pacifiche, serene e soavi
Miele, parola di d-o, aldilà dell’infinito
Miele fatto parola
Regina suprema
Della mia vita.

Il mio corpo andrà alla tomba

Ascolto gli accenti dell’aria
E vedo la tristezza
Fuggire sopra le stelle
Che riempiono il Giordano
Di sottile cenere verde.

Il mio corpo andrà alla tomba

Thursday, March 17, 2005

spostati, stai oscurando il sole

La tua ombra priva
Le rane e i sassi
Delle stelle.
La tua ombra
Invia riflessi
Di buio
Alla luce nascente.
La tua ombra
Ci priva
Della nostra fantasia,
Ci priva della luce.
La tua ombra ferisce l'aria
Mentre il mattino, vedendoti,
Si veste di ghiaccio e di gelo.
I tuoi occhi immobili
Non sopportano i sogni
Nel petto degli uomini.
Che d-o ti salvi, amico.
Per te lo invocheremo
Affinchè la tua ombra
Non oscuri mai più il cielo.
E noi porremo ai tuoi fianchi
Piccoli sacchi di plastica
Per tenerti a galla
Sul mare salato.

Ragazze che spargono lussuria vergine

L’altra sera al tramonto
Sono andata ad esplorare
Le carezze del cielo
Solitario.
Il mio cuore di seta
Si è riempito di luci
Di gigli e di miele.
I pini e gli abeti,
Chini sull’acqua,
Cantavano canti lontani
Seminando il seme terribile
E osceno
Del mio amore innocente.
L’altra sera al tramonto
Le ho viste volare
E ora scrivo la loro elegia.
Che misteriosi pensieri
Commuovono le cicogne!
Che ritmo di tristezza
Sognante agita le loro ali!
Le cicogne non sentono
Il terrore dell’ombra
Le ho sentite parlare
Il loro era un fluire
Pieno di musica.
D-o strappami dalla terra
D-o dammi orecchie capaci
Di ascoltare il loro canto.
Guardando il cielo pensavo:
Loro vanno
Ed io non ho cammino
Il mio dolore
Trascendentale,
Esistenziale
(Weltschmertz diceva mia madre)
Non è’ lo stesso loro dolore.
Loro cantano altissime
Melodie azzurre
Ed io ho saputo solo
Svelare loro
I miei segreti di malinconia,
Nella dolcezza tenue del tramonto.
Dolce era il loro linguaggio
Al mio cuore ferito
Dai loro sguardi.
Ho visto la speranza
Aprire gli occhi
Ed ho imparato da loro
Ad affrontare la morte,
Senza terrore, senza paura
Imparando a bere, felice,
La loro pioggia di silenzio
La loro profonda leggenda.

Wednesday, March 16, 2005

Sono Ronit, figlia di ebrei

“Sono Ronit
Figlia di ebrei
E quando sono nata
Sul mio petto brillava
Una bella rosa.
Mia madre ha aperto
Per me
Porte di allegria
E il fiume ai miei piedi
Scorreva grave
E profondo”.
“Non piangere”, disse il cavaliere,
“ perchè noi qui
Tesseremo per te
Ghirlande di malinconia “.
La fece sedere sull’erba
E le mise sul seno
Una fiore di fuoco rosso.
“E lui ti diede un bacio?”
Le chiesi curiosa
E lei mi rispose
“Mi diede mille baci”.
Poi aggiunse:
“Ora io muoio, amica
Io sto spirando”.
Ed io per calmarla
Le narrai la mia storia
Quando sul pino verde
Io vidi tante cicogne.
“Se le incontri” le dissi
“Nel mezzo del cammino
Di’ loro di stare attente
All’uomo molto cattivo.
Lascia che il cavaliere
Trascini l’ombra
Del tuo abito a fiori
E se ti chiede chi sei
Rispondi
Sono Ronit
Figlia di ebrei”

Tuesday, March 15, 2005

Amo il deserto azzurro

Le rose sono fuggite
Ma i cammelli pietosi
Raccolgono a ritmo di danza
La mia infanzia perduta.
Lascerò crescere
I miei capelli
Lascerò crescere
Due gambe di marmo
Rannicchiate fra le piante
Nascoste in un campo di fiori.
Gambe lunghe e capelli strani
Di un’anima sparsa nel vuoto
Rabbrividita e confusa
Sotto il rigido cielo
Della mia terra riavuta.
Io bevo acqua alle fonti
Amo il deserto azzurro
Grondante di storia antica
E bacio con passione
Cavalieri curvi sull’acqua
Fingendo di non vedere
Il nero venditore di morte
Che ingoia coi pugni chiusi
Pezzi di cuore ebreo.

Monday, March 14, 2005

Lui ora mi guarda da lontananze infinite

Uno stormo di gridi
Si agita nell’aria
È la città che piange.
Fatela tacere!
Voglio sentire il silenzio
Dove scivolano i fiori
Fatela tacere!
Non fate piangere i sogni
Lasciate che l’amore canti
Con un sapore di mare,
Con un profumo di cedro
Lasciatemi salire
Agli ultimi piani
Dove la notte è intima
Dove rimbomba il cielo
In cerca dell’aurora.
Lui ora mi guarda
Da lontananze infinite
E finge una collera dolce
Una collera amica
Vieni, mi dice,
Ti voglio regalare
Il bambino più bello.
La notte tesa risplende
Sui vetri colorati
Angeli con grandi ali
Mi cullano a ritmo uguale
Facendo invidia alla luna
Facendo invidia al fiume
Facendo invidia al mare.

Sunday, March 13, 2005

Non sapevo che dire

Non sapevo che dire
Quando mi hai lasciato
Senza una parola
Il tempo si è fermato
La gioia è scomparsa
dall’universo.
Mi hai lasciato
Il tuo grido
La tua voce di miele
Il delirio
Ma non hai raggiunto il bacio
E sulla mia pelle
Non ho sentito
Il tocco della tua mano.
Non mi hai dato il tuo volto
Con tutti i suoi segreti
E mi hai incatenato
Solo con l’energia
del tuo linguaggio,
In un uragano di spuma
Mentre tu precipitavi
Con un grido
Dentro di me.
Ora so tutto della vita
Ma non so che dire
Perchè mi hai lasciato
Senza dirmi
Una sola parola

Saturday, March 12, 2005

Tutto attorno fischiava la guerra

Alla mia nascita
La prima cosa che vidi
Fu il nudo di mia madre,
Pieno di selvaggia bellezza
Umida e calda
Su cui appoggiai
Le mia infanzia.
Sullo sfondo
La barba morbida
E sicura di mio padre

Tutto attorno fischiava la guerra.

Fu cosi che iniziai la vita
E mentre respiravo
di estate in estate
Mi sembrava di salire
Su colline
Verniciate di blu
Di rosso e di giallo
E la gioia mi scoppiava
Nel petto.

Tutto attorno fischiava la guerra.

Poi esplorai ignara
L’adolescenza
Fatta di fremiti
E di desideri
Di Dostojevsky
Nascosti sotto il cuscino
Esposta al profumo
Indicibile
Di un amore sognato,
Intriso di valli e di mare
Bagnato di teneri baci.

Tutto attorno fischiava la guerra.

Più tardi, mentre correvo
Curiosa verso la vita
Ho amato l’odore della luce
Sognando ogni notte
Bianchi cavalieri
Nei loro mantelli dorati

Tutto attorno fischiava la guerra.

Poi giunsero le angosce
E gli arcieri sudati
Figli del male assoluto
Che sparavano
Nascosti nell’ombra.
E mi trascinarono
Giù nel profondo infuriato
Degli artigli acuminati
Della miseria dell’uomo.

Tutto attorno fischiava la guerra.

Ora desidero correre
Verso primavere segrete
Figlie del vento
Piene di mare
Che conoscono ogni
Sfumatura
Dei miei sospiri d’amore.

Tutto attorno fischia la guerra.

La ragazza e il cavaliere bianco

Un improvviso silenzio
Un silenzio acuto
Fatto di cristalli spezzati.
Sotto il suo abito a fiori
Freme il suo corpo pieno
di ruscelli di vita
Dalle sue cosce di marmo
S’innalza un inno
Poi di nuovo il silenzio
Che scopre il suo nudo bianco.
A cavallo della sua vespa
Arriva il cavaliere
E’ un cavaliere grigio
Con una lunga barba
Che le rammenta suo padre.
Il cavaliere stanco
copre il pudore impaurito
della ragazza
E lei vedendolo
Sente nell’aria sospeso
Il suono di mille cembali.
Un brivido si snoda veloce
Su in alto
Dalle sue gambe bruciate
Il cavaliere la guarda
E la percorre tutta
Con teneri polpastrelli
Mentre lei appoggia, sicura,
I baci sulla sua spalla

sha-lom shalom

Giunge una vergine
Con la gola tagliata.
Giungono gli incappucciati.
Giunge la notte scura.
Giungono i fiori dell’odio.
Qualcuno è morto oggi
Nell’ascensore,
imbevuto di miele e di sperma
per far nascere la luce,
che fugge impaurita
e corrosa dal pianto.
Il giorno cade dai tetti
Per affondare nella terra.
Non so se mi capisci, amore mio,
Non so se ricordi
Ma oggi ho visto qualcosa
Forse erano lacrime
Che il tempo
Intrecciava paziente.
Non so se ricordi
Quando col volto coperto
Uscirono dall’ombra
Per divorare
Le ragazze buone
Venivano dalle strade di Ramallah
Dai vicoli di Gaza
Per uccidere bambini
E far scorrere il loro sangue
Ingenuo e stupito,
Il sangue di Israele.
Ho visto, ( te l’ho già raccontato,
perdonami, mio docile amore),
Ho visto una ragazza morta
Che l’angelo di Zaka stringeva
Fra le sue forti braccia.
E dal suo corpo usciva
Una spada con milioni di occhi
Che cercavano di scoperchiare
La lurida tana del loro cuore .
Il sangue scorre per le strade
Venite a vederlo, venite!
E’ sangue rosso
Dove sguazza
La pace,
Una pace fatta di sole due sillabe
Che scendono come rugiada
Sui cuori degli uomini
Sha-lom sha-lom

Thursday, March 10, 2005

Un delizioso miele
Si annida nella mia terra
Nella terra di Israele
Con le sue sabbie,
Il volto dei deserti,
Il profumo delle colline,
Il tepore delle valli,
Il vento vivo,
L'umidità ai margini
Del Giordano che scende
Dove si annida il nostro destino.
E ora voglio sentirmi giardino,
Voglio sentirmi rondine,
Ruotare con le stelle,
Nascere, vivere
E morire nel tuo seno profondo.
La mia bocca trema
Nel chiamarti per nome
Troppo lunga è stata l'attesa.
Ora la notte scende lenta,
Scivola sulle tue sponde
Come sta facendo
Da quando esiste il mondo.
Il cuore si sparpaglia al vento
La voce si fa schiva
Nel chiamarti Eretz,
Nel chiamarti Israele
Ti porto nel mio sangue
Dolce terra dei gigli,
Dei cardi e delle viole.
Lascia che io respir
iIl succo vivo del tuo crepuscolo.
Ora la notte scende
Lenta
E scivola
Verso il cimitero
Mi sembra di sentire
La voce di mio padre
Che mi sgrida e dice:
Ascolta la ventata di primavera
Non voltarti indietro.

A Mariano

Avrai già trovato la mia risposta
Avrai già morso con furia le labbra
Insultando la mia memoria,
Chiamandomi con brutti nomi.
Avrai già bevuto da solo
Il caffè del mattino
Maledendomi ad alta voce.
Come è grande la notte
E come è solo l'uomo.
Quanto minacciosi mi sembrano
I suoni delle tue parole!
Che ritmo di lugubre tromba
Ha la parola "tu per me non esisti".
Cerca di perdonarmi
Se in un momento di rabbia
Ho tirato fuori
Il coltello
Che avevo nascosto
Per timore che ti mi odiassi.
Ora all'improvviso
Rileggendo le tue parole
Ho capito che il tuo scritto
Era fatto di impenetrabili
Messaggi di simpatia.
Ho sentito il rumore
Di inutili parole
Stranamente vuote e perdute
Sorda al tuo vero messaggio.
Perdonami se ti ho ferito
E lascia che la mia rondine
Voli davanti ai tuoi occhi.
Ora finalmente ho capito
Che le tue parole
Erano fatte solo
Di impenetrabili
Sostanze di simpatia


Sigal

Wednesday, March 09, 2005

Eros e Thanathos

Oggi sei muto, Eros
Pensieroso, pallido
E nell’anima mia
Improvvisi si svegliano
Grandi incubi notturni.
Mi sembri avvolto
In un cerchio magnetico
Ermeticamente chiuso.
Non frenare, ti prego
L’assalto
Delle tue spade
Deliranti
E come il vento del mare
Cerca l’errante gabbiana.
Oggi, sei silenzioso, Eros
Come se tu fossi morto.
Eppure basta
Un sorriso
Basta una parola
Basta una parola
Con la tua voce lieve
La tua voce rapida
Frenetica
Ubriaca di intricate
Spire sessuali
Per sentirti affondare
Nell’abisso del mio ventre.
Basta una parola
Che sale
Lentamente
Su dalle estremità del corpo
Pregna di materiale
Sostanziale
Assetato
Per riportarmi in vita.
Non lasciare che Thanathos
Invada di nuovo il mio mondo

Tuesday, March 08, 2005

trema il negozio di fronte

Un fremito di violino teso
Un grido nell’aria
L’ombra di un cipresso
Si spezza.
Trema il negozio di fronte
Trema la luce del lampione.
E’ sera e l’aria e’ aspra
Non feci in tempo a gridare
Sulle corde del vento
Fra il rosso di fuoco
E il fumo nero
Mentre finestrelle di cristallo
Vedendoti così bella
Nel tuo vestito a fiori
Si sono aperte
Come un immenso giglio
Tu, un po’ stupita
Inizi a danzare con le stelle
Battendo il ritmo con la testa
E con le tue mani bianche
Mentre cavalieri dormenti
Ti portano nel labirinto
Incoronati dei fiori
Di perdizione dell’uomo.
Povera ragazza ebrea
Il tuo funerale
Si svolse senza di me
Un funerale fatto
Di gente triste
Che ti seguiva piangendo
Per i sentieri,
Per metterti a dormire
Sotto la terra secca.
Il mio cuore impazzito ora
Compone note di argento puro
Per ricordarti, dolce ragazza ebrea.
Per ricordare al mondo cattivo
Che tu venisti in questo mondo
Con le gambe e te ne andasti senza.
Vorrei vederti
Sotto il mandorlo in fiore
Ascoltare con te
I meravigliosi zampilli
Dell’acqua chiara
Ora la mia melodia
Dorme con tanti echi
Che trovano quiete solo
Dietro il tuo sorriso.

Sunday, March 06, 2005

Come sei brutta, ramarra

Il vuoto che ti circonda
Può essere comparato
Alle parole trite
Con cui ossequi Satana
E' inutile che fingi
Di meditare
Brutta ramarra trista
Con quel tuo collo
Di scribacchina marcia
Quegli occhi un po' appassiti
Di scrittrice frustrata,
Di femmina senza frutti.
Come sei brutta, signora ramarra
Piena di ombre cave
Sembri un fantasma indeciso
Che rompe l'orizzonte
Sotto un cielo moribondo.
Sei solo una ramarra
Immersa fino al collo
Nella grande zuppa
Del comunismo tristo
Tu ridi della morte
Malinconica degli altri
Offendi la memoria
Degli eroi italiani
Inneggi agli assassini
Inzuppati di sangue
E li ringrazi.
Abbiamo visto in TV
Le tue lacrime saline
Scendere dalle tue gote
Per chiedere pietà
Ramarra appiccicosa
Non troverai riposo
E crepiterai all'infinito.

un ascensore lento, foderato di miele

Io, sola, col mio amore sconosciuto
Senza pianti mi elevo ogni giorno
Verso il tetto impossibile dei cieli
Su un ascensore lento, foderato di miele
Un miele fratello del latte
Che si fa canto
Che si fa illusione romantica
Abelardo ed Eloisa
Che è restato dell'epopea del vostro grande amore?
Tristano e Isotta
Cosa ci resta della materialità
Del vostro amore infinito?
Romeo e Giulietta
Cosa è restato di voi
Quando la speranza si è spenta?
E se si spegne la speranza
Quale luce resta
Ad illuminare il mondo?
Se l'amore ci inganna
Se la notte ci affonda
Se il bene non esiste
E il male ci respira sul collo
Chi illuminerà
Le strade della nostra vita?
Se il cielo balbetta
E l'aria si fa muta
Come potrò narrarti
Il segreto della mia primavera?

Saturday, March 05, 2005

ben tornata, Sgrena

Vidi arrivare le galline
Erano galline che belavano
Con piccoli dentini
E tanti sorrisi buonisti.
Galline col cuore
A forma di scarpa
Galline che divorano
Erbe già masticate
Galline che si appoggiano
Sugli sporchi maiali
E cercano di essereprima guardate
Per poi riaffondare
Tranquillamente
Nella loro millenaria merda.
Hanno attorno alla testa
Un alone di male metafisico
E il loro corpo
Raccoglie il sangue
Di vittime immaginate
Sono creature che
Coprono
Assaltano
Cantano
Gridano
Spaventano
Gemono
Come vacche ferite
Fanno cortei
E sfilano
Alzando le dita
A forma di V
Insetti
Crepitanti
Tremanti
Ammucchiati nelle piazze
Ansiosi di vedere
Tante città in macerie

Friday, March 04, 2005

a Marina, al corvo, al cammello e soprattutto alla rondine

Come è grande
E come è minuscolo
Questo nostro bellissimo mondo.
Mi piace vederlo ogni giorno
Così armonico
Nella sua intelligenza
E’ il mondo,
Che mi raggiunge, Marina
E a poco serve nascondermi
Come un piccolo guscio
Che l’oceano ha scartato.
E’ il mondo che mi cerca
Bagnato di cielo e di mare
Bagnato di tenero amore.
E’ vero che a volte mi stanco
Di vederlo e guardo
Il buio, mordendolo.
No, Marina,
Non non è un ritorno alla bibbia
E solo il cielo
Un cielo che impallidisce
Di fronte a tanta bellezza,
Un cerchio perfetto che respira,
Un inizio senza mai fine,
Un mondo in cui
Le stelle cinguettano
E i cammelli volano.
Un mondo in cui
Gli angeli sono spremuti
Dal succo dalle rose,
Un mondo di luce
E di urla di gioia.
Un mondo in cui
L'acqua si alza
E la luce la prende per mano.
Un mondo in cui
Non e' difficile
Essere rondine,
Essere ape
O una fragile libellula.
Come e' grande
E come e' minuscolo
Questo nostro bellissimo mondo.

ascolto la luce

Voglio sentire lento
Il suono dell’orologio
Che definisce
Matematicamente
Il mattino al mio risveglio.
Non voglio turbare il tempo
Con parole
E lo ascolto.
Ascolto il romanzo
Dell’acqua del Giordano
Degli alberi che cantano
Delle pianure serene
E delle valli in fiore.
Ascolto la luce
Fatta di tanti amori
Che toccano la fronte
Con lenti baci bianchi.
Ascolto il giglio
Pieno di cielo
Di acqua e di fonti
Ascolto la vita
In attesa di assistere
Alla resurrezione
Delle timide viole
Dei corvi amici
E delle rondini bagnate
Di pudico amore

Tuesday, March 01, 2005

Nessuno ti conosce

Nessuno ti conosce
Io si, ti conosco
E ti canto.
Canto la tua grazia
La tua forza tenera
La tua armoniosa intelligenza
Che ci profumava l’aria.
Tarderà molto a nascere
Una figlia della Giudea
Così piena di fremiti
Così ricca di brezza allegra
Dove sei ora?
Dove nascondi la tua coraggiosa felicita',
La tua bocca sfacciata di fragola,
Il tuo appetito di vita?
Nessuno ti conosce
Io si ti conosco
E ti canto
Nessuno ti conosce
Non ti conosce il corvo
Non ti conosce la rondine
E neppure il cammello geloso
Nè la tenera gazzella.
Non ti conosce la violetta
E neppure il cardo e il giglio.
Ti sei persa nell’arena
Quella sera maledetta
Avvolta in un fumo grigio
E gelato
Ha portato via il tuo corpo
Senza voler più ascoltare
Il fruscio del vento
Negli aranceti
Ora la pioggia entra
Nella tua bocca di giglio
E il vento infuria rabbioso
sul tuo seno
Di piccola donna
E l’amore imbevuto di liquido
Non riscalda più il tuo ventre.
La pietra è la tua spalla
ed il cristallo ora ricopre
Il tuo corpo di cicogna
Mi hai lasciato disorientata
dandomi in dono solo
Il suono di voci lontane
Quando mi raccontavi
Le tue avventure d’amore.
Piccola donna giudea,
Dai fianchi stretti,
Dal piccolo seno bianco
Non hai visto come
Piangevo
quando sei caduta per terra?
Io vorrei tanto vederti
Sei passata troppo in fretta
E ora il mio ricordo di
Te svanisce
Come se tu fossi morta
D-o mio! D-o mio!
Dille che venga!
Dille che venga!