Sopra le torri di rame e di bronzo
Fluttua eterno lo spirito di d-o
La nebbia esce dall’acqua,
I gelsi sono svegli
E Ronit si avvia sola
Verso la pianura.
Poi si distende per terra
Come se prendesse il sole.
Io la guardo e le chiedo:
“Cosa fai qui?”
E lei mi dice: “Aiutami, Sigal, ti prego!
La morte vuol seppellirmi viva”.
Le case sono tristi e sognanti
Lo yarkon geme
E i prati recitano
Una melodia cosi’ grave
Che le rose e i cipressi
Nervosamente tremano.
Ronit vuol gridare.
Sul suo viso
Due lacrime d’argento
Io mi chino a baciarle
E quello che sento
E’ terrore puro,
Terrore di un sogno.
È scomodo stare qui distesa
Con un solo ricordo
A farmi compagnia
Sopra le torri di rame e di bronzo
Fluttua eterno lo spirito di d-o
Friday, May 18, 2007
Thursday, May 17, 2007
Oggi ho cercato il silenzio
Oggi ho cercato il silenzio
Sul mio guanciale.
Ho accarezzato la sponda del letto
E dietro ai vetri della finestra
Ho provato lo stupore
Della bellezza definitiva
E selvaggia
Che fluttua
Fra contrari equilibri.
Il vento rifiuta di uscire
Da un gruppo di eucalipti,
Poi si incammina indolente
Verso un paesaggio di
Agguati
Spargendo nell’aria
Un sapore di missili.
Nell’angolo più buio del cielo
Le nubi spaventate
Dal rumore dei tuoni
Cominciano a piangere
E gli alberi di gelso
Come presi dal panico
Gesticolano in preda al terrore.
I corvi sul palo elettrico
Danno l’allarme
E il cielo urla
A grande voce
invitando i ragazzi
Ad abbandonare subito il wadi
Oggi ho cercato il silenzio
Sul mio guanciale.
Ho accarezzato la sponda del letto
E dietro ai vetri della finestra
Ho provato lo stupore
Della bellezza definitiva
E selvaggia
Che fluttua
Fra contrari equilibri
Sul mio guanciale.
Ho accarezzato la sponda del letto
E dietro ai vetri della finestra
Ho provato lo stupore
Della bellezza definitiva
E selvaggia
Che fluttua
Fra contrari equilibri.
Il vento rifiuta di uscire
Da un gruppo di eucalipti,
Poi si incammina indolente
Verso un paesaggio di
Agguati
Spargendo nell’aria
Un sapore di missili.
Nell’angolo più buio del cielo
Le nubi spaventate
Dal rumore dei tuoni
Cominciano a piangere
E gli alberi di gelso
Come presi dal panico
Gesticolano in preda al terrore.
I corvi sul palo elettrico
Danno l’allarme
E il cielo urla
A grande voce
invitando i ragazzi
Ad abbandonare subito il wadi
Oggi ho cercato il silenzio
Sul mio guanciale.
Ho accarezzato la sponda del letto
E dietro ai vetri della finestra
Ho provato lo stupore
Della bellezza definitiva
E selvaggia
Che fluttua
Fra contrari equilibri
Friday, May 11, 2007
Scorre la tristezza dai monti
Scorre la tristezza dai monti
Scorre la tristezza sui pini
E le parole vagano
Come sugheri
Sull’acqua del fiume.
Antichi rumori di nostalgia
Eco di voci amiche
Di corse sudate nei prati
Armonie di risa
Che giungono da lontano
Come correnti di ombre.
Ricordi imbevuti di pianto
Di torte alla fragola
E briciole di baci
Che cadevano sulla pelle
Come la pioggia fresca
Danza di astri
E sogni infantili
Ricoperti di muffa.
Scorre la tristezza dai monti
Scorre la tristezza sui pini
E le parole vagano
Come sugheri
Sull’acqua del fiume
Suoni sereni
Che definivano il tempo
E tanti ragazzi vivi
In un gruppo di cedri e limoni
Scorre la tristezza dai monti
Scorre la tristezza sui pini
E le parole vagano
Come sugheri
Sull’acqua del fiume.
Scorre la tristezza sui pini
E le parole vagano
Come sugheri
Sull’acqua del fiume.
Antichi rumori di nostalgia
Eco di voci amiche
Di corse sudate nei prati
Armonie di risa
Che giungono da lontano
Come correnti di ombre.
Ricordi imbevuti di pianto
Di torte alla fragola
E briciole di baci
Che cadevano sulla pelle
Come la pioggia fresca
Danza di astri
E sogni infantili
Ricoperti di muffa.
Scorre la tristezza dai monti
Scorre la tristezza sui pini
E le parole vagano
Come sugheri
Sull’acqua del fiume
Suoni sereni
Che definivano il tempo
E tanti ragazzi vivi
In un gruppo di cedri e limoni
Scorre la tristezza dai monti
Scorre la tristezza sui pini
E le parole vagano
Come sugheri
Sull’acqua del fiume.
Tuesday, May 08, 2007
Sulla strada che porta a Zion
Sulla strada che porta a Zion
In un piccolo spazio nudo
Camminano due ragazzi
E sotterrano sotto le nubi
Due ali di usignolo.
Lui indossa un mantello bianco
Lei abito a fiori,
Lui odora di pesca e limone
Lei di spezie orientali e di mirra.
Il vento svolta nudo
L’angolo della via
E un volo di grida lunghe
S’alza sui tetti di luce.
Nelle strade in penombra
Il male affila i coltelli
Mentre nell’aria risuonano
Bestemmie di jene e sciacalli.
I due ragazzi fuggono
Inseguiti lei dalle trecce
Lui dal suo bianco mantello.
“Quanti anni avete?” io chiesi.
Lei mi rispose: “Ne ho sedici”
Lui disse: “Diciotto”.
Quando giungerà il messia
Il loro sangue versato
Non piangerà per le strade
E gli angeli di zaka
Non attaccheranno con saliva di stelle
Le ali agli usignoli.
In un piccolo spazio nudo
Camminano due ragazzi
E sotterrano sotto le nubi
Due ali di usignolo.
Lui indossa un mantello bianco
Lei abito a fiori,
Lui odora di pesca e limone
Lei di spezie orientali e di mirra.
Il vento svolta nudo
L’angolo della via
E un volo di grida lunghe
S’alza sui tetti di luce.
Nelle strade in penombra
Il male affila i coltelli
Mentre nell’aria risuonano
Bestemmie di jene e sciacalli.
I due ragazzi fuggono
Inseguiti lei dalle trecce
Lui dal suo bianco mantello.
“Quanti anni avete?” io chiesi.
Lei mi rispose: “Ne ho sedici”
Lui disse: “Diciotto”.
Quando giungerà il messia
Il loro sangue versato
Non piangerà per le strade
E gli angeli di zaka
Non attaccheranno con saliva di stelle
Le ali agli usignoli.
Thursday, May 03, 2007
Il tuo nome e' il mio segreto
La notte è appesa al cielo
Un po’ stupita.
L’orizzonte incenerito
Assume forme strane
Per stupire
La ragazza delicata,
Amica mia
Muta e lasciva,
Rosa pura e concentrata
Ma il suo nome è il mio segreto.
Un delirio di nardi
Inceneriti
Di viole
Decapitate
Invade il campo
E il cielo esulta
Nel vedere la sua carne
Trasformarsi in stelle.
Solo ora arriva l’eco di quel giorno
Non lontano del passato
Un passato inabitabile
Io la guardo
E canto l’ansia e la paura.
Oh ragazza delicata
Amica mia
Muta e lasciva
Rosa pura e concentrata
Il tuo nome è il mio segreto
Un po’ stupita.
L’orizzonte incenerito
Assume forme strane
Per stupire
La ragazza delicata,
Amica mia
Muta e lasciva,
Rosa pura e concentrata
Ma il suo nome è il mio segreto.
Un delirio di nardi
Inceneriti
Di viole
Decapitate
Invade il campo
E il cielo esulta
Nel vedere la sua carne
Trasformarsi in stelle.
Solo ora arriva l’eco di quel giorno
Non lontano del passato
Un passato inabitabile
Io la guardo
E canto l’ansia e la paura.
Oh ragazza delicata
Amica mia
Muta e lasciva
Rosa pura e concentrata
Il tuo nome è il mio segreto
Wednesday, May 02, 2007
Dove vai? Dove sei andata?
C’era un caldo hamsin
Il giorno in cui te ne andasti.
Ora un dolore bianco
Mi copre di raggi la nuca.
“Mi hai chiamato?” mi chiese mio padre,
Socchiudendo gli occhi.
Poi aggiunse, accarezzandomi il viso:
“Hai bisogno di me?”
Io dissi: “No, non ho bisogno di te”.
C’era un caldo hamsin
Il giorno in cui te ne andasti.
“Dove vai
Dove sei andata?” ti chiesi.
“Vado dove mi chiamano.
Lasciami sulla montagna
Piena di nubi e rugiada”.
“Non parlare cosi, ragazza
Sangue puro
E colore profondo.
Mio usignolo grigio
Tu non puoi più cantare
Sui rami dell’aria
Sulle arpe di pioggia”.
Ora un dolore bianco
Mi copre di raggi la nuca.
Il giorno in cui te ne andasti.
Ora un dolore bianco
Mi copre di raggi la nuca.
“Mi hai chiamato?” mi chiese mio padre,
Socchiudendo gli occhi.
Poi aggiunse, accarezzandomi il viso:
“Hai bisogno di me?”
Io dissi: “No, non ho bisogno di te”.
C’era un caldo hamsin
Il giorno in cui te ne andasti.
“Dove vai
Dove sei andata?” ti chiesi.
“Vado dove mi chiamano.
Lasciami sulla montagna
Piena di nubi e rugiada”.
“Non parlare cosi, ragazza
Sangue puro
E colore profondo.
Mio usignolo grigio
Tu non puoi più cantare
Sui rami dell’aria
Sulle arpe di pioggia”.
Ora un dolore bianco
Mi copre di raggi la nuca.
Tuesday, May 01, 2007
io guardo il bambino morto
La morte entra ed esce
Dai bar e dai negozi.
E nelle strade deserte
C’è odore di sale e di sangue
Dietro la mia finestra
Io guardo il bambino morto
Vedo gli alberi gialli
Trasformarsi in gabbiane.
Il silenzio è morso
Dall’abbaiar dei cani
E assomiglia
Ad una tela dipinta
A circoli concentrici
E grandi ellissi azzurre.
Lungo la via cavalcano
Strani personaggi
Da quale campo arrivano?
Sembrano maghi
Ma guardandoli da vicino
Son cavalieri in lutto
Coronati con rose di carta
Che cavalcano sonnolenti
In un labirinto di tombe.
Il violino a distanza
Strappa lacrime ai sogni,
Singhiozzi all’anima
E sotto le torri di bronzo
Trema la mia poesia
E canta
Canta
Canta.
Dietro la mia finestra
Io guardo il bambino morto
Mi vesto di freddo
E canto
Canto
Canto
Dai bar e dai negozi.
E nelle strade deserte
C’è odore di sale e di sangue
Dietro la mia finestra
Io guardo il bambino morto
Vedo gli alberi gialli
Trasformarsi in gabbiane.
Il silenzio è morso
Dall’abbaiar dei cani
E assomiglia
Ad una tela dipinta
A circoli concentrici
E grandi ellissi azzurre.
Lungo la via cavalcano
Strani personaggi
Da quale campo arrivano?
Sembrano maghi
Ma guardandoli da vicino
Son cavalieri in lutto
Coronati con rose di carta
Che cavalcano sonnolenti
In un labirinto di tombe.
Il violino a distanza
Strappa lacrime ai sogni,
Singhiozzi all’anima
E sotto le torri di bronzo
Trema la mia poesia
E canta
Canta
Canta.
Dietro la mia finestra
Io guardo il bambino morto
Mi vesto di freddo
E canto
Canto
Canto
Saturday, March 31, 2007
Soldati dal cuore d’argento
Soldati dal cuore d’argento
Cadono sulla sabbia
Sanguinando da mille ferite
Mentre la morte sfoglia
Con un sorriso
L’albero della vita.
Il loro sangue trema
Come un albero di coralli
E dita di muschio e di viole
Accarezzano il loro capo.
Soldati dal cuore d’argento
Cadono in campi di grano
Inciampano sul selciato
E grandi nubi si alzano
Sopra le torri d’oro.
Con l’aiuto della luna
Il vento muove il mare
Ma fra il rumore dell’onde
Suonano acuti i fucili.
Soldati dal cuore d’argento
So che andate a morire
E che fra pochi istanti
La morte verrà a cercarvi.
Oh soldati dal cuore d’argento
Dovete cospirare per vivere
Combattere per amare
Ma cosa sarebbe il mondo
Senza la luce armoniosa
Che profuma la nostra terra?
Cosa sarebbe l’uomo
Senza la sua libertà?
Cadono sulla sabbia
Sanguinando da mille ferite
Mentre la morte sfoglia
Con un sorriso
L’albero della vita.
Il loro sangue trema
Come un albero di coralli
E dita di muschio e di viole
Accarezzano il loro capo.
Soldati dal cuore d’argento
Cadono in campi di grano
Inciampano sul selciato
E grandi nubi si alzano
Sopra le torri d’oro.
Con l’aiuto della luna
Il vento muove il mare
Ma fra il rumore dell’onde
Suonano acuti i fucili.
Soldati dal cuore d’argento
So che andate a morire
E che fra pochi istanti
La morte verrà a cercarvi.
Oh soldati dal cuore d’argento
Dovete cospirare per vivere
Combattere per amare
Ma cosa sarebbe il mondo
Senza la luce armoniosa
Che profuma la nostra terra?
Cosa sarebbe l’uomo
Senza la sua libertà?
Wednesday, March 07, 2007
Introduzione
Il ricordo di chi è svanito nella follia della guerra fa dischiudere petali di inchiostro sulle sponde aride del silenzio e vuoti mal celati dai rovi consolanti delle ragioni. L’eco struggente delle passate dolcezze e dei volti di chi si è amato e di chi non c’è più ,si imprime nel mosaico degli istanti e dirotta i pensieri :“Oh, se tu fossi con me, Mia triste amica! Ho dimenticato di dirti Che i giovani del vicinato Ti attendono ancora Pieni di risa bianche. Per te ogni shabbat Indossano Camicie color di pesca E pantaloni di seta Ricamati d’argento”. Frasi , sorrisi ,carezze si adagiano come una volta sulla tela consunta degli occhi destando il dolore dal suo breve letargo:” Oh, mia triste amica Se tu fossi con me! Quante frecce lancerei Per fermare il tuo volo Per chiuderti le ali E tenerti per sempre Prigioniera nella mia gola”.Gerusalemme vive e vive il popolo di Israele tra gli splendori della propria ritrovata e mai tradita terra ,e questa consapevolezza di essere foglia tra le foglie di un unico immenso albero dalle profonde radici che ha vinto le insidie del tempo, è balsamo sulle cicatrici del cuore e svela orizzonti di speranza dando dignità nell’infinitezza della sabbia dell’essere alla finitezza delle proprie orme, all’appassire di ogni singola umana vicenda, agli istanti di sé dati al mondo, agli istanti di sé nel mondo:” La luce ti avvolge Oggi, Israele, Nel giorno della tua festa. E la tua bocca sorride Col sorriso del mare. Israele, Israele, Pura erede Della mia terra promessa La mia terra di sempre La terra che d-o mi ha dato. Le tue grandi radici Penetrano nella mia anima Mentre io pallida e azzurra Mi nutro di te”.Malgrado l’odio incombente del nemico, ogni giorno è occasione imperdibile per stupirsi e per saziarsi delle meraviglie del creato e così si rinnova intensa la commozione nell’osservare la sinfonia del divenire, il volo saggio e stanco di un gabbiano ,”i fiumi d’argento”, le “brune colline di maggio” .Ed è totale l’immergersi tra le onde dell’amore pur nella consapevolezza che non vi è rosa che possa essere colta senza sfiorarne le spine: “Amore mio solenne, Tu sei il kodesh ha kodashim Dell’eterno desiderio In cui vita e morte Si guardano E si abbracciano amiche, Dove regna grandioso Il tuo amore snervante. Portami il tuo calice vuoto Amore mio stupendo, Perché io possa versarvi La mia ansia arrogante”. L’autrice si abbandona fiduciosa ai galoppi indecifrabili dell’anima nelle praterie del sogno traducendone in versi il fascino ed al contempo la vertigine che ne discendono e guidando i sensi del lettore nelle sue scoperte tra i sentieri sempreverdi della fantasia, tra le note incantevoli dell’eros e delle sue intime verità.
Pietro Luigi Longo
A fronte del mare di odio in cui è immerso il piccolo stato di Israele, esiste un fiume altrettanto grande di dolcezza, di rispetto e di amore quasi “incondizionato”, che travolge in maniera irresistibile una parte sempre più numerosa dell’umanità, spingendola verso Sion. O meglio, verso le numerose differenti concezioni che di Sion ciascuno ha, ebreo e non ebreo (come chi scrive), laico, religioso, ateo, fedele o distaccato che sia.
Non è soltanto la fede, quindi, che spinge a credere che in qualche modo Israele sia il coronamento di un piano, di un pensiero, e sicuramente una realtà.
Israele avvolge tutto nella vita di molte persone, tutto abbraccia, trasporta, accoglie, spesso per cammini difficili e nuovi, che tendono spesso ad un ideale. Le fedi misurate di altre terre, oppure il fanatismo e la rabbia causate dalla perdita di grandezze d’un tempo, non sono per Israele; ma le sue grandezze – scienza, tecnica, medicina, cultura –, fedi e ampiezze di vedute, che assorbono e comprendono tutto, tutte ammissibili a tutto, fanno della risorta Sion il faro del Possibile a cui guardano in tanti nel mondo.
E Sigal Harari è una profetessa di questo sguardo d’amore che, come luce, tutto avvolge silente. Dammi il tuo petto squarciato Dalla solitudine invadente Concedimi le tue braccia di pace Illuminate dal sole invernale. Riempi di materia trasparente Il mio cuore che in te si è fuso. Come sei trasparente Oggi, o mia Gerusalemme! Oggi l’anima mia ti abita Con i suoi sogni
Israele migliora la natura, fa fiorire i deserti, li fa fruttificare; le sue scoperte scientifiche fanno piovere benedizioni e benessere su tutti coloro che non sono impegnati a boicottarne i prodotti e, talvolta, pure su questi. Ma questo il mondo non lo sa, o finge di ignorarlo.
Sigal canta quel pensiero originario, animata di una inestinguibile fede nell’Insieme. Quando tutto ci viene negato, terra, casa, parola, giustizia, pace e tranquillità, ci resta la fede in questo piano, racchiuso in Tempo e Spazio. Un piano che riecheggia nelle poesie di Sigal, nella loro freschezza, genuinità, passione, nelle immagini vertiginose. Un piano la cui mancanza porterebbe forse la sapienza e la ricchezza della vita a perdere di significato agli occhi di tanti. Qualcuno mi ha detto Che il Giordano grida la notte Perché non riesce a scordare L’azzurro Mediterraneo. Nel suo percorso d’amore Il Giordano scende Scivolando nella valle Verso il mare del Sale.
Ma cos’è Israele in Israele? E che cos’è Israele fuori di Israele?
Come si potrebbe rispondere a simili domande?
Chiunque o qualunque cosa sia Israele, non teme nei canti di Sigal di perseguire i sentieri dei sogni; non teme che questa pretesa realtà svanisca di sotto i piedi e le mani.
Il vero volto di Israele non è quello dipinto da numerosi prezzolati mass-media, opinion-makers e politicanti. In ogni momento il suo aspetto, le gioie, la parola, le case, i mestieri, i modi, gli affanni, i dolori, le follie, gli abiti, sono sotto gli occhi di tutti, senza mura ma solo cristallo. Basta aprire gli occhi e appare la vera anima di Israele, il suo corpo vero: lavoro, affari, botteghe, fattorie, industrie, centri di ricerca, moda, università, divertimento, voglia di vivere... e tanta sofferenza, ancora.
Chiunque sia e qualunque cosa sia Israele, è per Sigal la poesia, un sussurro accostato dalle sue labbra ai nostri orecchi, e diretto al cuore. Una volta aperti gli occhi sulla realtà di Israele, non si può amare nessuno di più. Oh, Occidente negligente e sciocco, da lungo tempo avresti dovuto accostarti a questa società libera e creativa, senza ciarlare d’altro se non di cosa fare insieme di buono per il mondo e per l’umanità!
I canti di Sigal possono essere, in qualche passo laceranti di tristezza, una tristezza che viene solo dal male che la sua amata terra è lasciata da sola ad affrontare. Ma quel dolore si fa luce dorata altrove, gioia, esplosioni di risa davanti alle promesse di un nuovo giorno. Non voglio vedere bambini Che eternamente cercano Le loro biglie di vetro Sotto l’ombra scura del male. Lasciatemi in questo campo Nel mio paese perduto Non voglio vedere pugnali Che ti trafiggono il cuore. Voglio vedere Orizzonti di luce Piangere ed amare
Molte cose avvolgono Sigal in una specie di mistero: il silenzio, la scrivania, l’espressione vivace e quella dolcissima, il grido tagliente e la carezza, e ancora la notte, la quotidianità, lo sguardo vivo, pieno ad un tempo di richieste e di timori che esse vengano esaudite; uno sguardo fiero e dolce, da imputata e giudice. Ma sono certo che davanti a Sigal si sta aprendo un cammino.
Carmine Monaco
Il ricordo di chi è svanito nella follia della guerra fa dischiudere petali di inchiostro sulle sponde aride del silenzio e vuoti mal celati dai rovi consolanti delle ragioni. L’eco struggente delle passate dolcezze e dei volti di chi si è amato e di chi non c’è più ,si imprime nel mosaico degli istanti e dirotta i pensieri :“Oh, se tu fossi con me, Mia triste amica! Ho dimenticato di dirti Che i giovani del vicinato Ti attendono ancora Pieni di risa bianche. Per te ogni shabbat Indossano Camicie color di pesca E pantaloni di seta Ricamati d’argento”. Frasi , sorrisi ,carezze si adagiano come una volta sulla tela consunta degli occhi destando il dolore dal suo breve letargo:” Oh, mia triste amica Se tu fossi con me! Quante frecce lancerei Per fermare il tuo volo Per chiuderti le ali E tenerti per sempre Prigioniera nella mia gola”.Gerusalemme vive e vive il popolo di Israele tra gli splendori della propria ritrovata e mai tradita terra ,e questa consapevolezza di essere foglia tra le foglie di un unico immenso albero dalle profonde radici che ha vinto le insidie del tempo, è balsamo sulle cicatrici del cuore e svela orizzonti di speranza dando dignità nell’infinitezza della sabbia dell’essere alla finitezza delle proprie orme, all’appassire di ogni singola umana vicenda, agli istanti di sé dati al mondo, agli istanti di sé nel mondo:” La luce ti avvolge Oggi, Israele, Nel giorno della tua festa. E la tua bocca sorride Col sorriso del mare. Israele, Israele, Pura erede Della mia terra promessa La mia terra di sempre La terra che d-o mi ha dato. Le tue grandi radici Penetrano nella mia anima Mentre io pallida e azzurra Mi nutro di te”.Malgrado l’odio incombente del nemico, ogni giorno è occasione imperdibile per stupirsi e per saziarsi delle meraviglie del creato e così si rinnova intensa la commozione nell’osservare la sinfonia del divenire, il volo saggio e stanco di un gabbiano ,”i fiumi d’argento”, le “brune colline di maggio” .Ed è totale l’immergersi tra le onde dell’amore pur nella consapevolezza che non vi è rosa che possa essere colta senza sfiorarne le spine: “Amore mio solenne, Tu sei il kodesh ha kodashim Dell’eterno desiderio In cui vita e morte Si guardano E si abbracciano amiche, Dove regna grandioso Il tuo amore snervante. Portami il tuo calice vuoto Amore mio stupendo, Perché io possa versarvi La mia ansia arrogante”. L’autrice si abbandona fiduciosa ai galoppi indecifrabili dell’anima nelle praterie del sogno traducendone in versi il fascino ed al contempo la vertigine che ne discendono e guidando i sensi del lettore nelle sue scoperte tra i sentieri sempreverdi della fantasia, tra le note incantevoli dell’eros e delle sue intime verità.
Pietro Luigi Longo
A fronte del mare di odio in cui è immerso il piccolo stato di Israele, esiste un fiume altrettanto grande di dolcezza, di rispetto e di amore quasi “incondizionato”, che travolge in maniera irresistibile una parte sempre più numerosa dell’umanità, spingendola verso Sion. O meglio, verso le numerose differenti concezioni che di Sion ciascuno ha, ebreo e non ebreo (come chi scrive), laico, religioso, ateo, fedele o distaccato che sia.
Non è soltanto la fede, quindi, che spinge a credere che in qualche modo Israele sia il coronamento di un piano, di un pensiero, e sicuramente una realtà.
Israele avvolge tutto nella vita di molte persone, tutto abbraccia, trasporta, accoglie, spesso per cammini difficili e nuovi, che tendono spesso ad un ideale. Le fedi misurate di altre terre, oppure il fanatismo e la rabbia causate dalla perdita di grandezze d’un tempo, non sono per Israele; ma le sue grandezze – scienza, tecnica, medicina, cultura –, fedi e ampiezze di vedute, che assorbono e comprendono tutto, tutte ammissibili a tutto, fanno della risorta Sion il faro del Possibile a cui guardano in tanti nel mondo.
E Sigal Harari è una profetessa di questo sguardo d’amore che, come luce, tutto avvolge silente. Dammi il tuo petto squarciato Dalla solitudine invadente Concedimi le tue braccia di pace Illuminate dal sole invernale. Riempi di materia trasparente Il mio cuore che in te si è fuso. Come sei trasparente Oggi, o mia Gerusalemme! Oggi l’anima mia ti abita Con i suoi sogni
Israele migliora la natura, fa fiorire i deserti, li fa fruttificare; le sue scoperte scientifiche fanno piovere benedizioni e benessere su tutti coloro che non sono impegnati a boicottarne i prodotti e, talvolta, pure su questi. Ma questo il mondo non lo sa, o finge di ignorarlo.
Sigal canta quel pensiero originario, animata di una inestinguibile fede nell’Insieme. Quando tutto ci viene negato, terra, casa, parola, giustizia, pace e tranquillità, ci resta la fede in questo piano, racchiuso in Tempo e Spazio. Un piano che riecheggia nelle poesie di Sigal, nella loro freschezza, genuinità, passione, nelle immagini vertiginose. Un piano la cui mancanza porterebbe forse la sapienza e la ricchezza della vita a perdere di significato agli occhi di tanti. Qualcuno mi ha detto Che il Giordano grida la notte Perché non riesce a scordare L’azzurro Mediterraneo. Nel suo percorso d’amore Il Giordano scende Scivolando nella valle Verso il mare del Sale.
Ma cos’è Israele in Israele? E che cos’è Israele fuori di Israele?
Come si potrebbe rispondere a simili domande?
Chiunque o qualunque cosa sia Israele, non teme nei canti di Sigal di perseguire i sentieri dei sogni; non teme che questa pretesa realtà svanisca di sotto i piedi e le mani.
Il vero volto di Israele non è quello dipinto da numerosi prezzolati mass-media, opinion-makers e politicanti. In ogni momento il suo aspetto, le gioie, la parola, le case, i mestieri, i modi, gli affanni, i dolori, le follie, gli abiti, sono sotto gli occhi di tutti, senza mura ma solo cristallo. Basta aprire gli occhi e appare la vera anima di Israele, il suo corpo vero: lavoro, affari, botteghe, fattorie, industrie, centri di ricerca, moda, università, divertimento, voglia di vivere... e tanta sofferenza, ancora.
Chiunque sia e qualunque cosa sia Israele, è per Sigal la poesia, un sussurro accostato dalle sue labbra ai nostri orecchi, e diretto al cuore. Una volta aperti gli occhi sulla realtà di Israele, non si può amare nessuno di più. Oh, Occidente negligente e sciocco, da lungo tempo avresti dovuto accostarti a questa società libera e creativa, senza ciarlare d’altro se non di cosa fare insieme di buono per il mondo e per l’umanità!
I canti di Sigal possono essere, in qualche passo laceranti di tristezza, una tristezza che viene solo dal male che la sua amata terra è lasciata da sola ad affrontare. Ma quel dolore si fa luce dorata altrove, gioia, esplosioni di risa davanti alle promesse di un nuovo giorno. Non voglio vedere bambini Che eternamente cercano Le loro biglie di vetro Sotto l’ombra scura del male. Lasciatemi in questo campo Nel mio paese perduto Non voglio vedere pugnali Che ti trafiggono il cuore. Voglio vedere Orizzonti di luce Piangere ed amare
Molte cose avvolgono Sigal in una specie di mistero: il silenzio, la scrivania, l’espressione vivace e quella dolcissima, il grido tagliente e la carezza, e ancora la notte, la quotidianità, lo sguardo vivo, pieno ad un tempo di richieste e di timori che esse vengano esaudite; uno sguardo fiero e dolce, da imputata e giudice. Ma sono certo che davanti a Sigal si sta aprendo un cammino.
Carmine Monaco
Friday, February 09, 2007
La notte perde ogni pudore
La notte perde ogni pudore
E arriva per strade occulte.
Dietro ogni notte, si dice
Si nasconde una stella
E nidi di silenzio
Un’immensa gabbiana
Fa da stella alla luna
E il mare suona
Il suo tamburo d’argento.
Strada mortale
E sangue che scorre lento
Cielo di erbe e di fiori
Fucili e spade lucenti.
Umida nostalgia e sogni
Splendore adolescente
Che si oppone al male.
Piaghe di viole nei campi,
Dolore di antichi olivi
Che gemono tristemente
Nel silenzio della valle.
Luce di lirio e alberi
Che tessono il vento
Prati che cantano
L’angustia mortale
Di tante pupille
Senza orizzonti.
La notte perde ogni pudore
E arriva per strade occulte.
Dietro ogni notte, si dice
Si nasconde una stella
E nidi di silenzio
Un’immensa gabbiana
Fa da stella alla luna
E il mare suona
Il suo tamburo d’argento
Strada mortale
E sangue che scorre lento
Strada mortale
E sangue che scorre lento
Strada mortale
Strada mortale
E arriva per strade occulte.
Dietro ogni notte, si dice
Si nasconde una stella
E nidi di silenzio
Un’immensa gabbiana
Fa da stella alla luna
E il mare suona
Il suo tamburo d’argento.
Strada mortale
E sangue che scorre lento
Cielo di erbe e di fiori
Fucili e spade lucenti.
Umida nostalgia e sogni
Splendore adolescente
Che si oppone al male.
Piaghe di viole nei campi,
Dolore di antichi olivi
Che gemono tristemente
Nel silenzio della valle.
Luce di lirio e alberi
Che tessono il vento
Prati che cantano
L’angustia mortale
Di tante pupille
Senza orizzonti.
La notte perde ogni pudore
E arriva per strade occulte.
Dietro ogni notte, si dice
Si nasconde una stella
E nidi di silenzio
Un’immensa gabbiana
Fa da stella alla luna
E il mare suona
Il suo tamburo d’argento
Strada mortale
E sangue che scorre lento
Strada mortale
E sangue che scorre lento
Strada mortale
Strada mortale
Wednesday, February 07, 2007
Solevi baciare il vento
Solevi baciare il vento
Quasi senza sfiorarlo
E lungo le strade bianche
L’anima tua giocava
Sotto l’arco del cielo.
Quando sorgeva la luna
Agitavi nell’aria
I tuoi riccioli biondi
E il tuo seno si apriva
Come un immenso giglio.
Io mi affacciai ai tuoi occhi
Sbarrati nell’aria secca
E volli appoggiare la mano
Sulla bianca tua fronte
Ci furono scoppi
E piccoli pezzi di ferro
Come saette lanciati
Dal centenario odio
Di maghi dal volto coperto.
Lungo le strade urlanti
Come frecce salivano
I tuoi strazianti lamenti.
Io ti chiamai per nome
Ma non riuscii a svegliarti
Io non riuscii a svegliarti
Non riuscii a svegliarti
Ora sessanta fiori
Bianchi azzurri e rosa
Avvolgono le tue membra
E l’aria scura ricopre
I monti e le valli
Solevi baciare il vento
Quasi senza sfiorarlo
E lungo le strade bianche
L’anima tua giocava
Sotto l’arco del cielo.
Quando sorgeva la luna
Agitavi nell’aria
I tuoi riccioli biondi
E il tuo seno si apriva
Come un immenso giglio
Come un immenso giglio.
Quasi senza sfiorarlo
E lungo le strade bianche
L’anima tua giocava
Sotto l’arco del cielo.
Quando sorgeva la luna
Agitavi nell’aria
I tuoi riccioli biondi
E il tuo seno si apriva
Come un immenso giglio.
Io mi affacciai ai tuoi occhi
Sbarrati nell’aria secca
E volli appoggiare la mano
Sulla bianca tua fronte
Ci furono scoppi
E piccoli pezzi di ferro
Come saette lanciati
Dal centenario odio
Di maghi dal volto coperto.
Lungo le strade urlanti
Come frecce salivano
I tuoi strazianti lamenti.
Io ti chiamai per nome
Ma non riuscii a svegliarti
Io non riuscii a svegliarti
Non riuscii a svegliarti
Ora sessanta fiori
Bianchi azzurri e rosa
Avvolgono le tue membra
E l’aria scura ricopre
I monti e le valli
Solevi baciare il vento
Quasi senza sfiorarlo
E lungo le strade bianche
L’anima tua giocava
Sotto l’arco del cielo.
Quando sorgeva la luna
Agitavi nell’aria
I tuoi riccioli biondi
E il tuo seno si apriva
Come un immenso giglio
Come un immenso giglio.
Tuesday, January 30, 2007
Come vorrei tornare ai miei giorni piu' belli
Come vorrei tornare
Ai miei giorni più belli
Quando correvo scalza
Nei campi di Beit Alfa.
Tutto fluiva lento allora
Nessuno aveva fretta
“Shalom shalom, amici”
Dicevo
“Domani pioverà
Avete visto la luna?”
Tutto fluiva lento allora
Nessuno aveva fretta
“Shalom shalom, amici”
Dicevo
“A casa mia la mamma
Sta preparando per noi
Una torta di fragole”.
Cosa è successo alla bimba
Che parlava con le stelle,
Che raccontava segreti
Alle gabbiane più belle,
si addormentava sicura
Nel giardino di casa
Stringendo fra le dita
Un sassolino bianco?
Come vorrei tornare
ai miei giorni più belli
quando correvo scalza
ai piedi del Gilboa
Tutto fluiva lento allora
Nessuno aveva fretta
Ai miei giorni più belli
Quando correvo scalza
Nei campi di Beit Alfa.
Tutto fluiva lento allora
Nessuno aveva fretta
“Shalom shalom, amici”
Dicevo
“Domani pioverà
Avete visto la luna?”
Tutto fluiva lento allora
Nessuno aveva fretta
“Shalom shalom, amici”
Dicevo
“A casa mia la mamma
Sta preparando per noi
Una torta di fragole”.
Cosa è successo alla bimba
Che parlava con le stelle,
Che raccontava segreti
Alle gabbiane più belle,
si addormentava sicura
Nel giardino di casa
Stringendo fra le dita
Un sassolino bianco?
Come vorrei tornare
ai miei giorni più belli
quando correvo scalza
ai piedi del Gilboa
Tutto fluiva lento allora
Nessuno aveva fretta
Saturday, January 20, 2007
Iris del Gilboa
In cima al monte Gilboa
La luna sta morendo
Morendo
Morendo d’amore
Per lui,
Il piccolo fiore che cresce
Che cresce soltanto
In cima al monte Gilboa
E’ un fiore indeciso e schivo,
Di giorno si veste di sole
Di notte indossa la luna
E quando la luna lo vede
Solleva con mano tremante
Il bordo della sua gonna
Per riflettere il fiore
Il suo fiore
Sulle sue curve e cosce
Di puro e chiaro cristallo.
E mentre la luna lo guarda
Languidamente piange
Versando su di lui
Piccole gocce e perle
Di tenera fresca rugiada.
In cima al monte Gilboa
La luna sospira sempre
Perchè sta morendo
Morendo
Morendo d’amore
Per l’Iris del Gilboa
La luna sta morendo
Morendo
Morendo d’amore
Per lui,
Il piccolo fiore che cresce
Che cresce soltanto
In cima al monte Gilboa
E’ un fiore indeciso e schivo,
Di giorno si veste di sole
Di notte indossa la luna
E quando la luna lo vede
Solleva con mano tremante
Il bordo della sua gonna
Per riflettere il fiore
Il suo fiore
Sulle sue curve e cosce
Di puro e chiaro cristallo.
E mentre la luna lo guarda
Languidamente piange
Versando su di lui
Piccole gocce e perle
Di tenera fresca rugiada.
In cima al monte Gilboa
La luna sospira sempre
Perchè sta morendo
Morendo
Morendo d’amore
Per l’Iris del Gilboa
Saturday, January 13, 2007
sete di miele e di aurore
Avvolto in un verde mantello
Punteggiato di stelle e diamanti,
Di perle finissime il corpo,
Giunse ieri un angelo bianco,
Che coperto di luce e di sole
Decorava con risa le valli.
Mi guardò sorridendo
E spargendo nell’aria l’incenso,
Una stella lucente mi diede.
Passando lasciò sul sentiero
Un profumo di rose e limoni
Poi si perse
Si perse per sempre
Si perse per quelle montagne.
Ed io che lo vidi sparire
Ebbi sete di luce,
Sete di aromi e di risa,
Sete di nuove canzoni,
Di gelsomini e di viole,
Sete di miele e di aurore
Punteggiato di stelle e diamanti,
Di perle finissime il corpo,
Giunse ieri un angelo bianco,
Che coperto di luce e di sole
Decorava con risa le valli.
Mi guardò sorridendo
E spargendo nell’aria l’incenso,
Una stella lucente mi diede.
Passando lasciò sul sentiero
Un profumo di rose e limoni
Poi si perse
Si perse per sempre
Si perse per quelle montagne.
Ed io che lo vidi sparire
Ebbi sete di luce,
Sete di aromi e di risa,
Sete di nuove canzoni,
Di gelsomini e di viole,
Sete di miele e di aurore
Tuesday, January 09, 2007
Quando moriro'
Quando morirò, vi prego,
Aprite le mie finestre
Non lasciate che l’ombra
Invada crudele il mio letto.
Seppellite il mio corpo nell’aria
Perchè io veda la luna
E le gabbiane e gli scogli.
Quando morirò mettetemi
Il mio abito in seta profonda
Decorato di gigli e di rose.
Quando morirò lasciate
Che mi specchi nell’acqua
Che io possa vagare
Fra le braccia del vento,
Possa volare sui monti
Che io possa vedere
Le torri d’oro e di bronzo
E le barche sul mare.
Quando morirò lasciate
Che io insegua i miei sogni,
Che senta il rumore dell’acqua
I flauti azzurri e le arpe,
Lasciate che il mio cavaliere
Mi trovi allegra e serena
Sotto la luna bianca
E mi percorra tutta
Con le sue dita celesti.
Aprite le mie finestre
Non lasciate che l’ombra
Invada crudele il mio letto.
Seppellite il mio corpo nell’aria
Perchè io veda la luna
E le gabbiane e gli scogli.
Quando morirò mettetemi
Il mio abito in seta profonda
Decorato di gigli e di rose.
Quando morirò lasciate
Che mi specchi nell’acqua
Che io possa vagare
Fra le braccia del vento,
Possa volare sui monti
Che io possa vedere
Le torri d’oro e di bronzo
E le barche sul mare.
Quando morirò lasciate
Che io insegua i miei sogni,
Che senta il rumore dell’acqua
I flauti azzurri e le arpe,
Lasciate che il mio cavaliere
Mi trovi allegra e serena
Sotto la luna bianca
E mi percorra tutta
Con le sue dita celesti.
Tuesday, January 02, 2007
Dove vanno a quest’ora?
Verso le sette di sera
Quando il cielo
Si copre di ombre
E il vento ricama tranquillo
La verde cresta dei monti,
Mollemente camminano
Due piccole donne innocenti,
Una vestita di luna
L’altra di verde e di viole
Dove vanno a quest’ora?
Dove vanno
Le due ragazze innocenti?
Due cavalieri le attendono
Con cesti pieni di baci
Dove si nasconde l’amore.
La notte giunge tranquilla
Carica di colli e di luna
Ma sotto le torri antiche
Si è nascosta la morte
Il sangue corre corre
Pià veloce dell’aria e del vento
Dove vanno a quest’ora?
Dove vanno?
Quelle piccole inutili stelle
Che non danno più luce?
Che non danno più luce?
Quando il cielo
Si copre di ombre
E il vento ricama tranquillo
La verde cresta dei monti,
Mollemente camminano
Due piccole donne innocenti,
Una vestita di luna
L’altra di verde e di viole
Dove vanno a quest’ora?
Dove vanno
Le due ragazze innocenti?
Due cavalieri le attendono
Con cesti pieni di baci
Dove si nasconde l’amore.
La notte giunge tranquilla
Carica di colli e di luna
Ma sotto le torri antiche
Si è nascosta la morte
Il sangue corre corre
Pià veloce dell’aria e del vento
Dove vanno a quest’ora?
Dove vanno?
Quelle piccole inutili stelle
Che non danno più luce?
Che non danno più luce?
Monday, December 18, 2006
mille anni fa'
mille anni fa' dai lidi italiani giunse sul mio Giordano un cavaliere fiorentino che volle vendermi vetri colorati. Io non avevo nulla da dargli in cambio e gli detti il mio cuore.
Baci macchiati di gigli
Versi di pura passione
Io vado alla ricerca
Del mio cavaliere stanco.
I monti si sono spenti
E un usignolo
Canta
Malinconico canta
In un gruppo di abeti lontani
Il mio cuore di seta
Di ruscelli e pini
Si è riempito di fiori
Gattini rossi e libellule
Di cavalieri e di sogni
E vuole fuggire lontano
Al di là dei monti
Al di là del mari
Molto vicino alle stelle
Per chiedere a d-o di
Ridarmi
La mia anima antica
Matura di leggende,
Di pogrom e di storia
E vetri colorati.
Baci macchiati di gigli
Versi di pura passione
Io vado alla ricerca
Del mio cavaliere stanco.
I monti si sono spenti
E un usignolo
Canta
Malinconico canta
In un gruppo di abeti lontani
Il mio cuore di seta
Di ruscelli e pini
Si è riempito di fiori
Gattini rossi e libellule
Di cavalieri e di sogni
E vuole fuggire lontano
Al di là dei monti
Al di là del mari
Molto vicino alle stelle
Per chiedere a d-o di
Ridarmi
La mia anima antica
Matura di leggende,
Di pogrom e di storia
E vetri colorati.
Sunday, December 17, 2006
Tanti morti giocano a dama
Echi di voci bruciate
Ricordi vuoti di pianto
Spettri di armonia
Circolare ed ellittica,
Fumo di grida e di canti
E un dolore sovrumano.
La luna chiude le palpebre
E si arrende supina al mio canto
Il diamante di stelle lontane
Fugge rapido dall’universo.
Prigionieri di nubi e di sfingi
Sul verde monte lontano
Tanti morti giocano a dama
Con turbanti di nebbia e di luce
E sorrisi impregnati di risa
Di parole e di chiari singhiozzi
Ed antiche innocenze perdute
Le gabbiane sul mare
Fanno l’acqua sonora con flauti
E gli alberi sembrano statue
Che piangono sotto la luna.
Echi di voci bruciate
Ricordi vuoti di pianto,
Spettri di armonia
Circolare ed ellittica,
Fumo di grida e di canti
E un dolore sovrumano
Ricordi vuoti di pianto
Spettri di armonia
Circolare ed ellittica,
Fumo di grida e di canti
E un dolore sovrumano.
La luna chiude le palpebre
E si arrende supina al mio canto
Il diamante di stelle lontane
Fugge rapido dall’universo.
Prigionieri di nubi e di sfingi
Sul verde monte lontano
Tanti morti giocano a dama
Con turbanti di nebbia e di luce
E sorrisi impregnati di risa
Di parole e di chiari singhiozzi
Ed antiche innocenze perdute
Le gabbiane sul mare
Fanno l’acqua sonora con flauti
E gli alberi sembrano statue
Che piangono sotto la luna.
Echi di voci bruciate
Ricordi vuoti di pianto,
Spettri di armonia
Circolare ed ellittica,
Fumo di grida e di canti
E un dolore sovrumano
Tuesday, December 12, 2006
e quei camini
Gli arabi con in testa Ahmadinejad bramano una nuova Shoà e invocano l’annientamento dello stato degli ebrei. Ecco il messaggio che si percepisce dal convegno negazionista di Teheran che si conferma un’operazione di pura propaganda di odio anti-ebraico
Finestre aperte
Su campi inesistenti
E quei camini
Quei camini
Senza gente,
Quei bambini
Quei bambini
Quei bambini che son morti
Senza luce del ricordo.
Che dolore
Che dolore
Come è grande la mia pena
Nella notte della terra
Nel preludio della fine.
Tanti morti inesistenti
Senza luce del ricordo
Che dolore
Che dolore
Come è grande la mia pena
Come tante lune bianche
Son scomparsi i vostri nomi
E la morte si è fermata
Si è nascosta dietro ai monti
Che dolore
Che dolore
Come è grande la mia pena
Finestre aperte
Su campi inesistenti
E quei camini
Quei camini
Senza gente,
Quei bambini
Quei bambini
Quei bambini che son morti
Senza luce del ricordo.
Che dolore
Che dolore
Come è grande la mia pena
Nella notte della terra
Nel preludio della fine.
Tanti morti inesistenti
Senza luce del ricordo
Che dolore
Che dolore
Come è grande la mia pena
Come tante lune bianche
Son scomparsi i vostri nomi
E la morte si è fermata
Si è nascosta dietro ai monti
Che dolore
Che dolore
Come è grande la mia pena
O domatore di colombe
Cantico dei Cantici 1:7
Dimmi, o amore dell'anima mia,
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.
O domatore di gabbiane,
Nemico delle iene,
O amore dell'anima mia
Stanotte ti ho aspettato
Su un letto di garofani
E il suono di mille cembali
Feriva l'aria attorno.
In un silenzio di mirti
Ho dimenticato la pace
Ho dimenticato la guerra
Abbandonandole sole
In lontananze deserte.
Stanotte ti ho aspettato
O amore dell'anima mia
Per tessere con te
Le delusioni del mondo
Inventare con te un domani
E chiamare a convegno
Tutte le onde del mare.
O domatore di gabbiane
Nemico delle iene,
Io ti cerco la notte
Per appoggiare il capo
Sul tuo petto di piume
Spegnere le voci
E accendere solo i suoni
Dimmi, o amore dell'anima mia,
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.
O domatore di gabbiane,
Nemico delle iene,
O amore dell'anima mia
Stanotte ti ho aspettato
Su un letto di garofani
E il suono di mille cembali
Feriva l'aria attorno.
In un silenzio di mirti
Ho dimenticato la pace
Ho dimenticato la guerra
Abbandonandole sole
In lontananze deserte.
Stanotte ti ho aspettato
O amore dell'anima mia
Per tessere con te
Le delusioni del mondo
Inventare con te un domani
E chiamare a convegno
Tutte le onde del mare.
O domatore di gabbiane
Nemico delle iene,
Io ti cerco la notte
Per appoggiare il capo
Sul tuo petto di piume
Spegnere le voci
E accendere solo i suoni
Saturday, December 02, 2006
La nebbia sta scendendo
La nebbia sta scendendo
Su torri d’oro e di bronzo.
Baciati dalla luna
Gli olivi sono stanchi
Di antiche profezie.
In questa notte chiara
Qualcosa li spaventa.
La nebbia scende lenta
Sul monte di Sion
Regalando alla morte
Molecole d’incenso.
La nebbia scende lenta
Sul giardino di gelsi
E graffia un po’ confusa
Il lontano orizzonte
Ma in questa notte
Gravida
Di miriadi di stelle
Fluttua
Eterno
Lo spirito di d-o
Su torri d’oro e di bronzo.
Baciati dalla luna
Gli olivi sono stanchi
Di antiche profezie.
In questa notte chiara
Qualcosa li spaventa.
La nebbia scende lenta
Sul monte di Sion
Regalando alla morte
Molecole d’incenso.
La nebbia scende lenta
Sul giardino di gelsi
E graffia un po’ confusa
Il lontano orizzonte
Ma in questa notte
Gravida
Di miriadi di stelle
Fluttua
Eterno
Lo spirito di d-o
Thursday, November 30, 2006
Brezza allegra sui gelsi
Brezza allegra sui gelsi
E una grande luce
Che esce ridendo dagli occhi
Mirti di sale
E viole di bellezza
Con tanta vita dentro.
Due uomini pazzi
Con appetito di morte
Danzano urlando
Su un mucchio giallo
Di spenti scorpioni
E bocche piene di pietre.
Trascinano con grida acute
I teneri belati
Degli agnelli di d-o.
La luna
Bianchissima
E molto pallida
A ritmo lento raccoglie
Il rosso sangue svenuto.
E un angelo un po’ sudato
Che aveva imparato il mestiere
Nella città emiliana di Budrio
Lava con acqua ed unguenti
Le bruciature alle gambe.
La notte è lunga
Non vuole morire
E il sole scuro di tanti singhiozzi
Chiude le porte del cielo.
Brezza allegra sui gelsi
E una grande luce
Che esce ridendo dagli occhi
Mirti di sale
E viole di bellezza
Con tanta vita dentro
E una grande luce
Che esce ridendo dagli occhi
Mirti di sale
E viole di bellezza
Con tanta vita dentro.
Due uomini pazzi
Con appetito di morte
Danzano urlando
Su un mucchio giallo
Di spenti scorpioni
E bocche piene di pietre.
Trascinano con grida acute
I teneri belati
Degli agnelli di d-o.
La luna
Bianchissima
E molto pallida
A ritmo lento raccoglie
Il rosso sangue svenuto.
E un angelo un po’ sudato
Che aveva imparato il mestiere
Nella città emiliana di Budrio
Lava con acqua ed unguenti
Le bruciature alle gambe.
La notte è lunga
Non vuole morire
E il sole scuro di tanti singhiozzi
Chiude le porte del cielo.
Brezza allegra sui gelsi
E una grande luce
Che esce ridendo dagli occhi
Mirti di sale
E viole di bellezza
Con tanta vita dentro
Wednesday, November 29, 2006
Sentiamoci amici
Sentiamoci amici
Per un momento,
Intimi,
Dimentichiamo
Le distanze
E fingiamo di essere
Io e te
Soli
In una piccola stanza
Fra quattro pareti bianche,
Dove le immagini
Come acqua di tormenta
Salgono polverizzate
Nell’aria
In tutte le direzioni
Come passeri spaventati
Dal tiro del cacciatore.
Io e te soli
In una piccola stanza
Fra quattro pareti bianche
Dove io con modestia
E semplicità ti dia
Quanto di più profondo
Mi vibra nel petto.
Io e te stretti,
In armonia
Nel silenzio sonoro
In cui geme la poesia
Che il vento commenta
Piangendo
In un profondo pentagramma
Senza chiave.
Io e te soli in una piccola stanza
Fra quattro pareti bianche
Per un momento,
Intimi,
Dimentichiamo
Le distanze
E fingiamo di essere
Io e te
Soli
In una piccola stanza
Fra quattro pareti bianche,
Dove le immagini
Come acqua di tormenta
Salgono polverizzate
Nell’aria
In tutte le direzioni
Come passeri spaventati
Dal tiro del cacciatore.
Io e te soli
In una piccola stanza
Fra quattro pareti bianche
Dove io con modestia
E semplicità ti dia
Quanto di più profondo
Mi vibra nel petto.
Io e te stretti,
In armonia
Nel silenzio sonoro
In cui geme la poesia
Che il vento commenta
Piangendo
In un profondo pentagramma
Senza chiave.
Io e te soli in una piccola stanza
Fra quattro pareti bianche
Monday, November 27, 2006
Aprite i tetti, spalancate le porte
Chi si nasconde
Chi singhiozza
Nel fondo della valle?
Aprite i tetti
Spalancate le porte
E lasciatela entrare
Quella ragazza
Quella ragazza
Perchè possa scaldarsi.
Per i monti e per le valli
Va cercando
Le gambe di marmo
Abbandonate nell’aria
Quella notte il suo petto
E le spalle
Erano rosse di sangue.
Chi si nasconde
Chi singhiozza
Nel fondo della valle?
Il rumore del fiume
Si spegne
Al rumore di guerra
Svegliati brezza
Svegliati luna
E raccogli sotto il tuo manto
I gemiti di una ragazza
Quella ragazza
Quella ragazza
Che va cercando
Le gambe di marmo
Abbandonate nell’aria
Chi singhiozza
Nel fondo della valle?
Aprite i tetti
Spalancate le porte
E lasciatela entrare
Quella ragazza
Quella ragazza
Perchè possa scaldarsi.
Per i monti e per le valli
Va cercando
Le gambe di marmo
Abbandonate nell’aria
Quella notte il suo petto
E le spalle
Erano rosse di sangue.
Chi si nasconde
Chi singhiozza
Nel fondo della valle?
Il rumore del fiume
Si spegne
Al rumore di guerra
Svegliati brezza
Svegliati luna
E raccogli sotto il tuo manto
I gemiti di una ragazza
Quella ragazza
Quella ragazza
Che va cercando
Le gambe di marmo
Abbandonate nell’aria
Thursday, November 23, 2006
Ho visto il suo corpo fuggire
Una ragazza dal viso dolce
Sta raccogliendo fiori,
Nella pianura.
Il vento molto galante
La prende per la vita
E vuole portarla lontano,
Ma la ragazza non sente.
Quattro cavalieri passano
Con abiti azzurri e verdi
E la invitano con voci allegre
A fuggire con loro
Ma la ragazza non sente.
E quando viene la sera
Passa una dama verde
Con mirti di luna e viole
“Vieni con me” le dice
E la ragazza la segue.
Ed io che le stavo vicino
Ho visto il suo corpo
Fuggire
Come dissolto
Mentre portava un tesoro
Alla morte.
Sta raccogliendo fiori,
Nella pianura.
Il vento molto galante
La prende per la vita
E vuole portarla lontano,
Ma la ragazza non sente.
Quattro cavalieri passano
Con abiti azzurri e verdi
E la invitano con voci allegre
A fuggire con loro
Ma la ragazza non sente.
E quando viene la sera
Passa una dama verde
Con mirti di luna e viole
“Vieni con me” le dice
E la ragazza la segue.
Ed io che le stavo vicino
Ho visto il suo corpo
Fuggire
Come dissolto
Mentre portava un tesoro
Alla morte.
Saturday, November 18, 2006
Ho sete
Le stelle si sono spente
La notte del diluvio
Stampandomi nella carne
L’eco di quelle grida,
Lasciandomi in dono
Solo
Intricate spire
Di inutile lussuria,
Mummificata,
Vuota di profezia,
Stanca di poesia.
Ma mi è rimasta la sete
Sete di aromi e di risa
Sete di nuove poesie
Sete del canto luminoso
Tranquillo
Verginale
Sognante.
Sete di capire
L’anima del vento
L’allegria delle valli
Di prima del diluvio.
Che posso fare per
Riavere la mia perduta
Innocenza?
Che posso fare per risentire
Il calore di sguardi ridenti,
Per riportare la luce alle fonti,
Rivedere la luna
Di prima del diluvio
Giocare a nascondino
Con le stelle infantili
E le nubi?
La notte del diluvio
Stampandomi nella carne
L’eco di quelle grida,
Lasciandomi in dono
Solo
Intricate spire
Di inutile lussuria,
Mummificata,
Vuota di profezia,
Stanca di poesia.
Ma mi è rimasta la sete
Sete di aromi e di risa
Sete di nuove poesie
Sete del canto luminoso
Tranquillo
Verginale
Sognante.
Sete di capire
L’anima del vento
L’allegria delle valli
Di prima del diluvio.
Che posso fare per
Riavere la mia perduta
Innocenza?
Che posso fare per risentire
Il calore di sguardi ridenti,
Per riportare la luce alle fonti,
Rivedere la luna
Di prima del diluvio
Giocare a nascondino
Con le stelle infantili
E le nubi?
Thursday, November 16, 2006
preparate bare e sacchi di plastica
“Israele deve essere cancellato dalla faccia della terra. È una nazione di bestie senza alcun valore umano, è una disgrazia per il mondo moderno".
"Combatteremo contro il cosiddetto Israele. Lanceremo i nostri razzi e i nostri martiri sacrificheranno la loro vita molto all'interno delle nostre terre occupate: colpiranno a Giaffa, a Haifa e dentro Ashdod. La battaglia continuerà. Non abbasseremo il fucile. Tutti noi siamo martiri potenziali. Presto arriverà la nostra vendetta: preparate bare e sacchi di plastica".
“Ebrei, razza maledetta.
Preparate bare e
Sacchi di plastica”
Urlano gli scorpioni
E il figlio dell’uomo tace.
Sotto gli olivi il Giordano
Recita il suo canto
E le ragazze innamorate
Ricamano
Sentieri di seta
Che portano al cimitero.
La morte sparge
Nell’aria d’autunno
La sua eterna canzone
Piena di orbite vuote.
“Preparate bare presto sarete sepolti
Sotto i rami di gelso.
Le tombe vi guaderanno
Aprendo occhi di marmo”.
”Ebrei, nazione di bestie,
Preparate sacchi di plastica”
Sibilano i serpenti
E il figlio dell’uomo tace
Nascondendo un grottesco sorriso
Sul volto impietrito.
Escono i bimbi allegri
Dalle case
Spargendo nell’aria d’autunno
Le loro canzoni
E l’anima mia fugge
Senza soluzione
In un universo di alfabeti
Di libri e di parole
“Preparate bare esacchi di plastica”
Ripetono in coro i malvagi
E il figlio dell’uomo tace.
“Vi colpiremo con pugni chiusi
Ragazze innamorate
Bambini allegri
La tomba vi guarda
Con occhi molto aperti
“Preparate bare e sacchi di plastica”
Ripete il ritornello
E il figlio dell’uomo tace
Sigal
"Combatteremo contro il cosiddetto Israele. Lanceremo i nostri razzi e i nostri martiri sacrificheranno la loro vita molto all'interno delle nostre terre occupate: colpiranno a Giaffa, a Haifa e dentro Ashdod. La battaglia continuerà. Non abbasseremo il fucile. Tutti noi siamo martiri potenziali. Presto arriverà la nostra vendetta: preparate bare e sacchi di plastica".
“Ebrei, razza maledetta.
Preparate bare e
Sacchi di plastica”
Urlano gli scorpioni
E il figlio dell’uomo tace.
Sotto gli olivi il Giordano
Recita il suo canto
E le ragazze innamorate
Ricamano
Sentieri di seta
Che portano al cimitero.
La morte sparge
Nell’aria d’autunno
La sua eterna canzone
Piena di orbite vuote.
“Preparate bare presto sarete sepolti
Sotto i rami di gelso.
Le tombe vi guaderanno
Aprendo occhi di marmo”.
”Ebrei, nazione di bestie,
Preparate sacchi di plastica”
Sibilano i serpenti
E il figlio dell’uomo tace
Nascondendo un grottesco sorriso
Sul volto impietrito.
Escono i bimbi allegri
Dalle case
Spargendo nell’aria d’autunno
Le loro canzoni
E l’anima mia fugge
Senza soluzione
In un universo di alfabeti
Di libri e di parole
“Preparate bare esacchi di plastica”
Ripetono in coro i malvagi
E il figlio dell’uomo tace.
“Vi colpiremo con pugni chiusi
Ragazze innamorate
Bambini allegri
La tomba vi guarda
Con occhi molto aperti
“Preparate bare e sacchi di plastica”
Ripete il ritornello
E il figlio dell’uomo tace
Sigal
Tuesday, September 26, 2006
Istrice solitario
Sullo sfondo
Di vecchi olivi
Avevi gli occhi aperti
Affondati nell'ombra
E la luce
Si spegneva
Pian piano
Nei tuoi occhi
Di gazzella atterrita.
Istrice solitario
Tu mi ricordi Israele
Come Israele
Hai un cuore antico
Con valli e ruscelli
Un cuore che ride
E canta alla vita
Sullo sfondo
Di vecchi olivi.
Istrice solitario
D-o non ti lascia solo
È solo stanco delle tue grida
E si è addormentato.
Di vecchi olivi
Avevi gli occhi aperti
Affondati nell'ombra
E la luce
Si spegneva
Pian piano
Nei tuoi occhi
Di gazzella atterrita.
Istrice solitario
Tu mi ricordi Israele
Come Israele
Hai un cuore antico
Con valli e ruscelli
Un cuore che ride
E canta alla vita
Sullo sfondo
Di vecchi olivi.
Istrice solitario
D-o non ti lascia solo
È solo stanco delle tue grida
E si è addormentato.
Saturday, September 23, 2006
Seicentotredici cavalieri
Seicentotredici cavalieri
Coperti di luce verde
Corrono sulla collina
Decorando con risa
L’aria mansueta
D’autunno.
Ed io, che stavo
Dormendo
Il loro passo seguii
Per sentire l’odore d’incenso
E trasformare in parole
L’acqua della tristezza,
Per condensare con lettere
Piccole gocce di pianto.
Seicentotredici cavalieri
Coperti di luce verde
Corrono sulla collina
Trascinando con sé
Sotto bianchi mantelli
La pace
Pensosa
Umile
Mansueta
Serena
Seicentotredici cavalieri
Coperti di luce verde
Mi hanno portato stamane
Verso infiniti
Impossibili
Di pace fatta canto
Di miele di stelle.
D-o onnipotente
Perchè hai nascosto la pace?
Non vedi che sto morendo
Morendo
Morendo
D’amore per lei?
Coperti di luce verde
Corrono sulla collina
Decorando con risa
L’aria mansueta
D’autunno.
Ed io, che stavo
Dormendo
Il loro passo seguii
Per sentire l’odore d’incenso
E trasformare in parole
L’acqua della tristezza,
Per condensare con lettere
Piccole gocce di pianto.
Seicentotredici cavalieri
Coperti di luce verde
Corrono sulla collina
Trascinando con sé
Sotto bianchi mantelli
La pace
Pensosa
Umile
Mansueta
Serena
Seicentotredici cavalieri
Coperti di luce verde
Mi hanno portato stamane
Verso infiniti
Impossibili
Di pace fatta canto
Di miele di stelle.
D-o onnipotente
Perchè hai nascosto la pace?
Non vedi che sto morendo
Morendo
Morendo
D’amore per lei?
Monday, September 18, 2006
Oriana e' salita sui monti
In una citta' protetta
Dal profumo
Indicibile di d-o
Oriana, Oriana
Amara profetessa
Inascoltata e derisa
Oracolo avvilito
Ed umiliato
Dal sonno del silenzio
Dall’odore
Nauseabondo
Del male.
La prima cosa che vedesti
Quando sei nata
Furono piazze e ponti
Statue e giardini
Della tua Firenze
Ma col passare del tempo
Vedendo la libertא
Scricchiolare e gemere
Ferita
Nella fogna cittadina
Sei fuggita lontano
Superando la barriera
In cui abitava il dolore
L’angoscia le cicatrici
Gli artigli miserabili
Del male.
Poi hai voluto tornare
Per rivivere i profumi
Di allora
Per risentire gli accenti
Dei primi sorrisi d’amore.
Firenze ora attende
Che tu passi, Oriana
Con la tua voce forte
Amara profetessa
Inascoltata e derisa
Oriana e' salita sui monti
In una citta' protetta
Dal profumo
Indicibile di d-o
In una citta' protetta
Dal profumo
Indicibile di d-o
Oriana, Oriana
Amara profetessa
Inascoltata e derisa
Oracolo avvilito
Ed umiliato
Dal sonno del silenzio
Dall’odore
Nauseabondo
Del male.
La prima cosa che vedesti
Quando sei nata
Furono piazze e ponti
Statue e giardini
Della tua Firenze
Ma col passare del tempo
Vedendo la libertא
Scricchiolare e gemere
Ferita
Nella fogna cittadina
Sei fuggita lontano
Superando la barriera
In cui abitava il dolore
L’angoscia le cicatrici
Gli artigli miserabili
Del male.
Poi hai voluto tornare
Per rivivere i profumi
Di allora
Per risentire gli accenti
Dei primi sorrisi d’amore.
Firenze ora attende
Che tu passi, Oriana
Con la tua voce forte
Amara profetessa
Inascoltata e derisa
Oriana e' salita sui monti
In una citta' protetta
Dal profumo
Indicibile di d-o
Sunday, September 17, 2006
Voglio dimenticare
Voglio dimenticare
Questo piccolo
Strano mondicello
Di teorie
Manifesti
Progetti
Bandiere bruciate
Forze dell’Unifil
Falsi profeti
Gole tagliate
E mani sporche
E guardarti, Gerusalemme,
Respirare il tuo splendore
Antico
Mia eletta
Città d’oro
E di rame
Dalle tue colline
D’argento
E verde scuro
Vedere come lenta
Sale la nebbia
Sugli olivi
Per le tue strade
Voglio vedere
Come trema il hamsin
Distribuendo incenso.
Gerusalemme,
Mia predestinata
Amante antica
Rotondo universo
Assoluto,
Integrazione
Sublime di d-o
Splendore lirico
Trasparente
Della materia
E della mia vita
Voglio dimenticare
Questo piccolo
Strano mondicello
Di teorie
Manifesti
Progetti
Bandiere bruciate
Forze dell’Unifil
Falsi profeti
Gole tagliate
E mani sporche
E guardarti, Gerusalemme!
Questo piccolo
Strano mondicello
Di teorie
Manifesti
Progetti
Bandiere bruciate
Forze dell’Unifil
Falsi profeti
Gole tagliate
E mani sporche
E guardarti, Gerusalemme,
Respirare il tuo splendore
Antico
Mia eletta
Città d’oro
E di rame
Dalle tue colline
D’argento
E verde scuro
Vedere come lenta
Sale la nebbia
Sugli olivi
Per le tue strade
Voglio vedere
Come trema il hamsin
Distribuendo incenso.
Gerusalemme,
Mia predestinata
Amante antica
Rotondo universo
Assoluto,
Integrazione
Sublime di d-o
Splendore lirico
Trasparente
Della materia
E della mia vita
Voglio dimenticare
Questo piccolo
Strano mondicello
Di teorie
Manifesti
Progetti
Bandiere bruciate
Forze dell’Unifil
Falsi profeti
Gole tagliate
E mani sporche
E guardarti, Gerusalemme!
Thursday, September 14, 2006
Yerushalaim
Yerushalaim
Yerushalaim
Aprimi le tue porte
Yerushalaim
Non temere gli uomini
Che hanno serpenti
In bocca
Veleno nelle parole.
Ci sono io
Amore mio solenne.
Amore mio stupendo.
Negli angoli più bui
Del mondo
Ho conosciuto
L’orrore
Di starti lontana,
Ora sono qui
E vorrei morire
Pronunciando
Il tuo nome.
Io non domando
Io voglio
Voglio
Respirare la tua aria
Dissolta nel miele
Addormentarmi
Ogni notte
Ai suoni
Delle tue arpe
Ebraiche
Col vento fresco
Sui tetti dorati
E col tuo viso
Sulla mia bocca.
Che lo sappia la luna
Che lo sappia il sole
Che io ti amo
Mia eterna
Città della Pace
Yir hashalom
Yerushalaim
Yerushalaim
Non piangere nel buio
Hai un avvenire di diamanti
Rive di amore ti attendono
Yerushalaim
Yerushalaim
Yerushalaim
Aprimi le tue porte
Yerushalaim
Non temere gli uomini
Che hanno serpenti
In bocca
Veleno nelle parole.
Ci sono io
Amore mio solenne.
Amore mio stupendo.
Negli angoli più bui
Del mondo
Ho conosciuto
L’orrore
Di starti lontana,
Ora sono qui
E vorrei morire
Pronunciando
Il tuo nome.
Io non domando
Io voglio
Voglio
Respirare la tua aria
Dissolta nel miele
Addormentarmi
Ogni notte
Ai suoni
Delle tue arpe
Ebraiche
Col vento fresco
Sui tetti dorati
E col tuo viso
Sulla mia bocca.
Che lo sappia la luna
Che lo sappia il sole
Che io ti amo
Mia eterna
Città della Pace
Yir hashalom
Yerushalaim
Yerushalaim
Non piangere nel buio
Hai un avvenire di diamanti
Rive di amore ti attendono
Yerushalaim
Yerushalaim
Tuesday, September 12, 2006
Se solo potessi piangere
Se solo potessi piangere
La poesia uscirebbe urlando.
Stanotte sono riuscita
Ad accumulare l’oblio
E sulla riva del fiume
Li ho visti passare tutti:
Ventiquattromila
Ragazzi
Infradiciati nel buio,
Con le vene trafitte
E bocche di dolce miele
Se solo potessi piangere
La poesia uscirebbe urlando
La luce d’agosto
Distesa sull’acqua
Ha soffocato la vita
Sulle labbra di miele
Atteggiate a sorriso
Interrotto
Sommerso
Metafisico
Di ventiquattromila ragazzi.
Se solo potessi piangere
La poesia uscirebbe urlando
L’estate sta morendo
Non c’è più nessuno nei carri
Vuote sono le navi
E i campi di battaglia
Sono rimasti immersi
In sospiri ed in lacrime
La gente malinconica
E femminile
Si pone tante domande
Perchè?
Vogliono sapere
Perchè perchè.
Cellule di disperazione
Crepitano come foglie
Nelle profondità del petto
Se solo potessi piangere
La poesia uscirebbe urlando
Oh bianche gabbiane sul mare
Voglio affidarvi un compito:
Mutate il colore dell’acqua
Cambiate il sapore dei baci
Portate la simmetria
Ma soprattutto
Cacciate l’uomo
Dal mondo
Spartitevi fra di voi
Il mare e la terra
I fiumi ed i monti
Se solo potessi piangere
La poesia uscirebbe urlando
La poesia uscirebbe urlando.
Stanotte sono riuscita
Ad accumulare l’oblio
E sulla riva del fiume
Li ho visti passare tutti:
Ventiquattromila
Ragazzi
Infradiciati nel buio,
Con le vene trafitte
E bocche di dolce miele
Se solo potessi piangere
La poesia uscirebbe urlando
La luce d’agosto
Distesa sull’acqua
Ha soffocato la vita
Sulle labbra di miele
Atteggiate a sorriso
Interrotto
Sommerso
Metafisico
Di ventiquattromila ragazzi.
Se solo potessi piangere
La poesia uscirebbe urlando
L’estate sta morendo
Non c’è più nessuno nei carri
Vuote sono le navi
E i campi di battaglia
Sono rimasti immersi
In sospiri ed in lacrime
La gente malinconica
E femminile
Si pone tante domande
Perchè?
Vogliono sapere
Perchè perchè.
Cellule di disperazione
Crepitano come foglie
Nelle profondità del petto
Se solo potessi piangere
La poesia uscirebbe urlando
Oh bianche gabbiane sul mare
Voglio affidarvi un compito:
Mutate il colore dell’acqua
Cambiate il sapore dei baci
Portate la simmetria
Ma soprattutto
Cacciate l’uomo
Dal mondo
Spartitevi fra di voi
Il mare e la terra
I fiumi ed i monti
Se solo potessi piangere
La poesia uscirebbe urlando
Saturday, September 02, 2006
La violenza sorda
La violenza sorda
Nella penombra
Non conosce sonno,
Non ci dà tregua
E noi, come
Passeri
Agonizzanti
Schiacciati dal silenzio
Del mondo
Continuiamo ad amare
La vita
E la giustizia!
Anime strane
Con vacillanti
Espressioni
Di agnelli
Al mattatoio
Cantiamo ancora
L’azzurro addormentato
Della poesia.
Sotto l’ellisse della luna
Cantiamo
L’amara freschezza
Del nostro millenario
Sangue.
Non importa se la rugiada
Del mattino fugge sconfitta
E la morte nascosta
Si affaccia alle nostre case
Per raggelarci
Noi ancora
Andiamo cercando
Il volto
Femminile di d-o
La shekhinnah.
La violenza sorda
Nella penombra
Non conosce sonno,
Non ci dà tregua
Nella penombra
Non conosce sonno,
Non ci dà tregua
E noi, come
Passeri
Agonizzanti
Schiacciati dal silenzio
Del mondo
Continuiamo ad amare
La vita
E la giustizia!
Anime strane
Con vacillanti
Espressioni
Di agnelli
Al mattatoio
Cantiamo ancora
L’azzurro addormentato
Della poesia.
Sotto l’ellisse della luna
Cantiamo
L’amara freschezza
Del nostro millenario
Sangue.
Non importa se la rugiada
Del mattino fugge sconfitta
E la morte nascosta
Si affaccia alle nostre case
Per raggelarci
Noi ancora
Andiamo cercando
Il volto
Femminile di d-o
La shekhinnah.
La violenza sorda
Nella penombra
Non conosce sonno,
Non ci dà tregua
Friday, August 18, 2006
L’aurora sale e scende
L’aurora sale e scende
Per le scale
Del palazzo di vetro
Che nella nostra lingua
Si chiama
Collina senza speranza
Tel belò tikvà
L’aurora sale e scende
Ma nessuno l’accoglie
Perchè non c’è domani
Nè speranza possibile.
La tregua ha divorato
Abbandonato Israele
Che ormai ha già capito
Che non ci sarà paradiso
Ma amori senza frutti
E libertà di fango
Israele ha già capito
Di essere sprofondata
In una grande melma
Di deliberazioni e leggi
Lasciandosi alle spalle
Sangue stagnante nei campi
Luce di speranza sepolta
Con catene e rumori
In un impudico sfida
Di deliberazioni e leggi
In un naufragio di sangue
Ora giungono scorpioni
E rospi
Che cantano stonati
Alzando grandi vessilli
In segno di vittoria.
Il bimbo piange e guarda
Con la voce sgozzata
Con tanti buchi profondi
Nella sua fronte bianca
Mentre la terra esala
Solo rumori di morte
L’aurora sale e scende
Ma qui nessuno l’accoglie
Perchè non c’è domani
Nè speranza possibile.
Per le scale
Del palazzo di vetro
Che nella nostra lingua
Si chiama
Collina senza speranza
Tel belò tikvà
L’aurora sale e scende
Ma nessuno l’accoglie
Perchè non c’è domani
Nè speranza possibile.
La tregua ha divorato
Abbandonato Israele
Che ormai ha già capito
Che non ci sarà paradiso
Ma amori senza frutti
E libertà di fango
Israele ha già capito
Di essere sprofondata
In una grande melma
Di deliberazioni e leggi
Lasciandosi alle spalle
Sangue stagnante nei campi
Luce di speranza sepolta
Con catene e rumori
In un impudico sfida
Di deliberazioni e leggi
In un naufragio di sangue
Ora giungono scorpioni
E rospi
Che cantano stonati
Alzando grandi vessilli
In segno di vittoria.
Il bimbo piange e guarda
Con la voce sgozzata
Con tanti buchi profondi
Nella sua fronte bianca
Mentre la terra esala
Solo rumori di morte
L’aurora sale e scende
Ma qui nessuno l’accoglie
Perchè non c’è domani
Nè speranza possibile.
Thursday, August 17, 2006
La morte passeggia sul fiume
La morte
Passeggia sul fiume
Con un assurdo seguito
Di illusioni già spente.
La morte festeggia ora
Con la stessa cadenza
Di ieri
E guarda passare d-o
Avvolto in una nube.
Il campo si lamenta
Con tanti occhi aperti
Che guardano la solitudine
Dei loro cuori di giglio.
Gli scorpioni del campo
Si sono mangiati la vita
Mentre la morte tesse
Con rapide mani
Le tele del mistero,
Per coprire i ragazzi
Dormenti
E poi riempire di muffa
I loro sogni infantili.
Ragazzi chiudete gli occhi
È ora di andarsene
Lasciate il vostro sentiero!
Troverete, ve lo assicuro,
Un luogo con tanta luce
In cui vedrete le stelle.
Ma tu mio d-o
Onnipotente
Sei sordo?
O grande mio d-o
Assonnato
Sei cieco?
Passeggia sul fiume
Con un assurdo seguito
Di illusioni già spente.
La morte festeggia ora
Con la stessa cadenza
Di ieri
E guarda passare d-o
Avvolto in una nube.
Il campo si lamenta
Con tanti occhi aperti
Che guardano la solitudine
Dei loro cuori di giglio.
Gli scorpioni del campo
Si sono mangiati la vita
Mentre la morte tesse
Con rapide mani
Le tele del mistero,
Per coprire i ragazzi
Dormenti
E poi riempire di muffa
I loro sogni infantili.
Ragazzi chiudete gli occhi
È ora di andarsene
Lasciate il vostro sentiero!
Troverete, ve lo assicuro,
Un luogo con tanta luce
In cui vedrete le stelle.
Ma tu mio d-o
Onnipotente
Sei sordo?
O grande mio d-o
Assonnato
Sei cieco?
Monday, August 14, 2006
Il mondo si e' rassegnato
In questo putrido giorno
Il mondo ha firmato una tregua
Abbandonando nel campo
Tanti soldati morti
Caduti lenti al suolo
Come foglie d’autunno.
Grandi uccelli neri
Guardano dall’alto
Immobili
Increduli
Un mondo rassegnato
Assediato dalla paura.
Contro tutta la vita
Il mondo si è rassegnato
Ed ha firmato una tregua
Il mondo ha firmato una tregua
Abbandonando nel campo
Tanti soldati morti
Caduti lenti al suolo
Come foglie d’autunno.
Grandi uccelli neri
Guardano dall’alto
Immobili
Increduli
Un mondo rassegnato
Assediato dalla paura.
Contro tutta la vita
Il mondo si è rassegnato
Ed ha firmato una tregua
Saturday, August 12, 2006
Oggi è il 12 agosto
Oggi è il 12 agosto
Domani sarai seppellito.
Ricordi quella sera
Mentre camminavamo
Ridendo
Braccio sotto braccio?
Fu allora che tu mi mostrasti
Le stelle dell’orsa
Costellazione errante
Di sette piccole luci.
Fu allora che tu mi portasti
Nel tuo sogno di stelle
E mi conducesti verso
Primavere segrete.
Oggi è il 12 agosto
Ma l’odio
Miserabile
Vile
Non si è voluto fermare
Trascinandoti giù
Nel profondo infinito
Della miseria dell’uomo.
Ora la vita è fuggita
Dai calici del tuo petto
E corre ansiosamente
Verso mari puliti
Pieni di piccole lune
Che accarezzano il vento.
Verso praterie ridenti
Dove tremano i sogni
Dove c’è solo vita
Che arde scostumata,
Dove il pericolo cupo
Non scivola dai tetti
E la pace dilaga
Come un petalo
Nauseabondo
Oggi è il 12 agosto
Domani sarai seppellito.
Sei fuggito solo
Verso colline e fiumi
In un posto segreto
Dove i fiori
Non rovesciano lenti
Profumi di morte
Oggi è il 12 agosto
Domani sarai seppellito.
Domani sarai seppellito.
Ricordi quella sera
Mentre camminavamo
Ridendo
Braccio sotto braccio?
Fu allora che tu mi mostrasti
Le stelle dell’orsa
Costellazione errante
Di sette piccole luci.
Fu allora che tu mi portasti
Nel tuo sogno di stelle
E mi conducesti verso
Primavere segrete.
Oggi è il 12 agosto
Ma l’odio
Miserabile
Vile
Non si è voluto fermare
Trascinandoti giù
Nel profondo infinito
Della miseria dell’uomo.
Ora la vita è fuggita
Dai calici del tuo petto
E corre ansiosamente
Verso mari puliti
Pieni di piccole lune
Che accarezzano il vento.
Verso praterie ridenti
Dove tremano i sogni
Dove c’è solo vita
Che arde scostumata,
Dove il pericolo cupo
Non scivola dai tetti
E la pace dilaga
Come un petalo
Nauseabondo
Oggi è il 12 agosto
Domani sarai seppellito.
Sei fuggito solo
Verso colline e fiumi
In un posto segreto
Dove i fiori
Non rovesciano lenti
Profumi di morte
Oggi è il 12 agosto
Domani sarai seppellito.
Thursday, August 10, 2006
Dolce ragazza schiva
Dolce ragazza schiva
Creazione viva,
Parola senz’eco
E senza risposta,
Nella mia vita tu vivi
Come il vento sul mare
Che incurva le ali
Delle gabbiane erranti.
Da quando tu sei andata
Gemono le foglie degli alberi
E il vento lieve avvolge
In spirali lentissime
I frutti del gelso antico.
D-o che creò le onde del mare
Le acque del Kinneret
Il monte del Gilboa
Creò la tua bocca di fragola
Che sorrideva allegra
Come un’ultima rosa.
Il mio cuore ti cerca
Cerca
Con nostalgia
La tua voce lieve.
Dolce ragazza schiva,
Definitiva come le viole,
Come il Giordano lento
E come il mare verde
Nel mio deserto tu vivi
Come l’ultimo fiore
Decapitato sull’acqua.
Dolce ragazza schiva
Insegnami la strada
Sull’arco della speranza
Creazione viva,
Parola senz’eco
E senza risposta,
Nella mia vita tu vivi
Come il vento sul mare
Che incurva le ali
Delle gabbiane erranti.
Da quando tu sei andata
Gemono le foglie degli alberi
E il vento lieve avvolge
In spirali lentissime
I frutti del gelso antico.
D-o che creò le onde del mare
Le acque del Kinneret
Il monte del Gilboa
Creò la tua bocca di fragola
Che sorrideva allegra
Come un’ultima rosa.
Il mio cuore ti cerca
Cerca
Con nostalgia
La tua voce lieve.
Dolce ragazza schiva,
Definitiva come le viole,
Come il Giordano lento
E come il mare verde
Nel mio deserto tu vivi
Come l’ultimo fiore
Decapitato sull’acqua.
Dolce ragazza schiva
Insegnami la strada
Sull’arco della speranza
Wednesday, August 09, 2006
Da Teheran risuona
Da Teheran
Risuona
Il passo degli invasori .
Risuona, risuona
Attraversando fiumi
Sotto il vessillo pauroso
Del metafisico male.
Il passo dei mostri risuona
Da Teheran risuona
Risuona
Risuona nei fiumi
Ed al passaggio calpesta
Le viole,
La rugiada,
Le palme
Ed i cedri.
Non sarà amore il mio amore,
Non sarà sogno il mio sogno
Non sarà aria l’aria
Non sarà mare il mio mare
Finchè non sarà fermato
Il mostro di Teheran.
Colpo su colpo
Strato su strato
Le foglie della paura
Ricopriranno la terra
Siamo assediati da giorni,
Da mesi,
Da anni
Da mostri che io conosco
E gli ospedali
Le case
Le scuole
E gli uffici postali
Hanno finestre corrose dal pianto
A che servono i versi
Se spade amare ti esplorano
Da Teheran ti esplorano
E un rapace
Giunge ogni notte
A mordere i letti?
A che servono i versi se
I passi del mostro
Risuonano
Nelle valli
Nei fiumi
E nelle montagne?
Risuona
Il passo degli invasori .
Risuona, risuona
Attraversando fiumi
Sotto il vessillo pauroso
Del metafisico male.
Il passo dei mostri risuona
Da Teheran risuona
Risuona
Risuona nei fiumi
Ed al passaggio calpesta
Le viole,
La rugiada,
Le palme
Ed i cedri.
Non sarà amore il mio amore,
Non sarà sogno il mio sogno
Non sarà aria l’aria
Non sarà mare il mio mare
Finchè non sarà fermato
Il mostro di Teheran.
Colpo su colpo
Strato su strato
Le foglie della paura
Ricopriranno la terra
Siamo assediati da giorni,
Da mesi,
Da anni
Da mostri che io conosco
E gli ospedali
Le case
Le scuole
E gli uffici postali
Hanno finestre corrose dal pianto
A che servono i versi
Se spade amare ti esplorano
Da Teheran ti esplorano
E un rapace
Giunge ogni notte
A mordere i letti?
A che servono i versi se
I passi del mostro
Risuonano
Nelle valli
Nei fiumi
E nelle montagne?
Tuesday, August 01, 2006
Che motivo avrei di disprezzare la guerra?
Con la stessa tranquillita'
Con cui il polline dei fiori
Si affida al vento
Oggi mi affido alla guerra.
Che motivo avrei di disprezzarla
Che motivo avrei di disprezzare
Una guerra che mi permettera'
Domani
Di bere tranquilla
Le gocce di rugiada?
Se tu sapessi
Come mi sento infelice
Vedendo coi miei occhi
Le strane ferite dei
Bambini raccolti
Come inutile mercanzia
Sotto cumuli di calcinacci!
Ma la morte accerchia la mia casa
E a nulla vale chiedersi
Cos’e' la guerra.
Domani la guerra, non temere,
Si perdera' nella dimenticanza
Della pace
E se la vinceremo
Troveremo un filo
Che portera' ad un bosco
Dove si vede la vita.
Per me oggi la guerra
e' la speranza di un bacio
Nella tranquillita' del mio nido,
Che motivo avrei, amico,
Di disprezzare la guerra?
Con cui il polline dei fiori
Si affida al vento
Oggi mi affido alla guerra.
Che motivo avrei di disprezzarla
Che motivo avrei di disprezzare
Una guerra che mi permettera'
Domani
Di bere tranquilla
Le gocce di rugiada?
Se tu sapessi
Come mi sento infelice
Vedendo coi miei occhi
Le strane ferite dei
Bambini raccolti
Come inutile mercanzia
Sotto cumuli di calcinacci!
Ma la morte accerchia la mia casa
E a nulla vale chiedersi
Cos’e' la guerra.
Domani la guerra, non temere,
Si perdera' nella dimenticanza
Della pace
E se la vinceremo
Troveremo un filo
Che portera' ad un bosco
Dove si vede la vita.
Per me oggi la guerra
e' la speranza di un bacio
Nella tranquillita' del mio nido,
Che motivo avrei, amico,
Di disprezzare la guerra?
Saturday, July 22, 2006
Non voglio vedere
Non voglio vedere
Il tuo sangue
Non voglio vederlo
Sparso
Con un lamento
Di agnello.
Stanotte, amor mio,
Ti ho sognato,
Ti ho sognato,
Mio bene
E nel mio sogno gemevo
Senz’acqua
E senza gabbiane.
Il tuo sangue
Bussava
Cantando
Ai vetri della finestra,
Il tuo sangue
Tingeva la strada
E il negozio di fronte,
Il tuo sangue
Scendeva dal monte
Lento
Lento
Lento
E due cherubini
Specialisti nei morti
Tingevano
Di bianco e di azzurro
Le tue labbra e i tuoi occhi.
Stanotte ti ho sognato
Ti ho visto vomitare
In una grande
Pozzanghera
Di secca agonia
E la luna lavava con acqua
Il tuo corpo bruciato.
Ma era solo un sogno
E i sogni non sono reali.
Ora vieni, mio bene
Io voglio lavarti
La polvere e il sudore
Voglio toccare con dita lievi
Le tue labbra vive.
Il tuo sangue
Non voglio vederlo
Sparso
Con un lamento
Di agnello.
Stanotte, amor mio,
Ti ho sognato,
Ti ho sognato,
Mio bene
E nel mio sogno gemevo
Senz’acqua
E senza gabbiane.
Il tuo sangue
Bussava
Cantando
Ai vetri della finestra,
Il tuo sangue
Tingeva la strada
E il negozio di fronte,
Il tuo sangue
Scendeva dal monte
Lento
Lento
Lento
E due cherubini
Specialisti nei morti
Tingevano
Di bianco e di azzurro
Le tue labbra e i tuoi occhi.
Stanotte ti ho sognato
Ti ho visto vomitare
In una grande
Pozzanghera
Di secca agonia
E la luna lavava con acqua
Il tuo corpo bruciato.
Ma era solo un sogno
E i sogni non sono reali.
Ora vieni, mio bene
Io voglio lavarti
La polvere e il sudore
Voglio toccare con dita lievi
Le tue labbra vive.
Tuesday, July 18, 2006
in questa nuova aurora
Vento d’oriente
Caldo ed ardente
Imbevuto
Di fiori d’arancio
Portami semi
Di sguardi lontani
Tremanti
Di desiderio
E di muschio
Di baci prigionieri,
Che singhiozzano
Umili e teneri
Nella terra dei cedri.
E’ il 19 luglio
Ventitreesimo giorno
Del mese di tammuz
E una nuova aurora
Disegna con ali leggere
Carezze agli amanti.
Non vale lamentarsi
Meglio guardare la fonte
Che recita canti sull’erba
Dimenticando le pene
E come i rami di gelso
Alzare le braccia
Mendicando la luce
Invocando
Le aurore
E i crepuscoli
I baci e carezze
Dei teneri amanti.
Babele si sveglia
In questa nuova aurora
Del 19 luglio
Ventitreesimo giorno
Del mese di tammuz
Ma le viole rimangono viole
Le rose rose
L’amore amore
E la luce di d-o
Illuminerà
In eterno
Le vie della terra
Caldo ed ardente
Imbevuto
Di fiori d’arancio
Portami semi
Di sguardi lontani
Tremanti
Di desiderio
E di muschio
Di baci prigionieri,
Che singhiozzano
Umili e teneri
Nella terra dei cedri.
E’ il 19 luglio
Ventitreesimo giorno
Del mese di tammuz
E una nuova aurora
Disegna con ali leggere
Carezze agli amanti.
Non vale lamentarsi
Meglio guardare la fonte
Che recita canti sull’erba
Dimenticando le pene
E come i rami di gelso
Alzare le braccia
Mendicando la luce
Invocando
Le aurore
E i crepuscoli
I baci e carezze
Dei teneri amanti.
Babele si sveglia
In questa nuova aurora
Del 19 luglio
Ventitreesimo giorno
Del mese di tammuz
Ma le viole rimangono viole
Le rose rose
L’amore amore
E la luce di d-o
Illuminerà
In eterno
Le vie della terra
Dalla terra dei cedri
Luce di oggi e di ieri
E luce di domani.
Prati mortali di luna,
Gelsi e sicomori,
Pura pazzia d’estate,
Splendore innocente
Di brezza
Di foglie
E di rugiada
E sangue sotto terra.
In questa calda estate
Del mese di tammuz
Dalla terra dei cedri
Arcieri incappucciati
Lanciano sfide alla morte.
Le lacrime sgorgano lente
Lente lente lente
Come un balsamo azzurro
E l’erba geme,
Geme geme geme
Nel prato del mio giardino
E luce di domani.
Prati mortali di luna,
Gelsi e sicomori,
Pura pazzia d’estate,
Splendore innocente
Di brezza
Di foglie
E di rugiada
E sangue sotto terra.
In questa calda estate
Del mese di tammuz
Dalla terra dei cedri
Arcieri incappucciati
Lanciano sfide alla morte.
Le lacrime sgorgano lente
Lente lente lente
Come un balsamo azzurro
E l’erba geme,
Geme geme geme
Nel prato del mio giardino
Thursday, July 13, 2006
ho dimenticato di dirti
Sopra le acque verdi
Passa una barca bianca
Come un fantasma
Passa
Al ritmo lento dei remi.
E’ la morte che avanza
Voluttuosamente
Avanza
In spaventosi contrasti
Trascinando con sè
Misticismo e lussuria
E labbra lontane
Fuggi, ragazzo, fuggi!
E’ la morte che avanza
Come un fantasma avanza
Al ritmo lento dei remi
Misticismo e lussuria
E labbra lontane
E io che non voglio
Non voglio
Non voglio seppellirti domani
Passa una barca bianca
Come un fantasma
Passa
Al ritmo lento dei remi.
E’ la morte che avanza
Voluttuosamente
Avanza
In spaventosi contrasti
Trascinando con sè
Misticismo e lussuria
E labbra lontane
Fuggi, ragazzo, fuggi!
E’ la morte che avanza
Come un fantasma avanza
Al ritmo lento dei remi
Misticismo e lussuria
E labbra lontane
E io che non voglio
Non voglio
Non voglio seppellirti domani
Saturday, July 08, 2006
Erigero' un muro
Terra allegrissima,
Imperturbabile
Dove si bruciano
Le creature innocenti.
Prati amore
Luce e sabbia
E il Giordano ai miei piedi
Che scorre grave ed eterno.
Forma pura di bellezza
Luce obliqua
Senza sogni
E senza nostalgia.
Sicurezza finta
Immaginata
E singhiozzi d’argento
Che cercano d-o volando.
Un coro di ulivi
Chiede eternità al vento.
Dalla spiaggia di Eilath
Fino agli scogli del Libano
Erigerò un muro perpetuo
Fatto di acqua alta
E sotto il cielo infinito
Dimenticherò la vita.
Prati amore
Luce e sabbia
E il Giordano ai miei piedi
Che scorre grave ed eterno.
Imperturbabile
Dove si bruciano
Le creature innocenti.
Prati amore
Luce e sabbia
E il Giordano ai miei piedi
Che scorre grave ed eterno.
Forma pura di bellezza
Luce obliqua
Senza sogni
E senza nostalgia.
Sicurezza finta
Immaginata
E singhiozzi d’argento
Che cercano d-o volando.
Un coro di ulivi
Chiede eternità al vento.
Dalla spiaggia di Eilath
Fino agli scogli del Libano
Erigerò un muro perpetuo
Fatto di acqua alta
E sotto il cielo infinito
Dimenticherò la vita.
Prati amore
Luce e sabbia
E il Giordano ai miei piedi
Che scorre grave ed eterno.
Friday, May 12, 2006
sul mare del sale
Nella luce obliqua del mattino
Nelle acque del mare del sale
Si bagna la ragazza
E un cherubino scende
Sulla superficie dell’acqua.
L’aria del mattino
Da' tremore alle spalle e ai fianchi
E Il desiderio sale sale
Fino alla radice del collo.
La ragazza si toglie il velo
E come un giunco si china
Come un fiore si apre.
Ma il maschio,
Che sempre comanda
Non vuole toccarla
Per non vederla svenire
Fra le viole del mare
Per non ferire
I suoi petali
Con i suoi baci d’amore.
Nella luce obliqua del mattino
Nelle acque del mare del sale
Si bagna la ragazza,
Come un giunco si china
Come un fiore si apre
E un cherubino scende
Sulla superficie dell’acqua
Nelle acque del mare del sale
Si bagna la ragazza
E un cherubino scende
Sulla superficie dell’acqua.
L’aria del mattino
Da' tremore alle spalle e ai fianchi
E Il desiderio sale sale
Fino alla radice del collo.
La ragazza si toglie il velo
E come un giunco si china
Come un fiore si apre.
Ma il maschio,
Che sempre comanda
Non vuole toccarla
Per non vederla svenire
Fra le viole del mare
Per non ferire
I suoi petali
Con i suoi baci d’amore.
Nella luce obliqua del mattino
Nelle acque del mare del sale
Si bagna la ragazza,
Come un giunco si china
Come un fiore si apre
E un cherubino scende
Sulla superficie dell’acqua
Saturday, April 22, 2006
Il dogma della pace
Quando la mia gabbiana
Fu assassinata la gente
Mise sigilli ai balconi
Per non turbare il dogma,
Il dogma della pace
Tanto lo sanno tutti
Che le gabbiane
Hanno il collo facile
Che si presta al bisturi
E a poco vale elevare proteste.
Il capo degli ebrei
Alle sette di sera
Attraversò la strada
Per soffocare i gridi
Per spegnere i sussulti.
Fu irremovibile
“Non ci sarà risposta” disse
“Dovete rispettare
Il dogma della pace”.
L’orchestra lontana
Drammaticamente lottava
Coi violini e le arpe
E sulla costa del mare
Gli assassini elevarono
Milioni di dita
In segno di vittoria.
La mattina seguente
Trovarono sulla spiaggia
Due piume bianche macchiate
Di sangue con la scritta:
“Seppellite metà del mio corpo
Nei boschi della Galilea
E l’altra metà
Sui pendii del Gilboa”
Fu assassinata la gente
Mise sigilli ai balconi
Per non turbare il dogma,
Il dogma della pace
Tanto lo sanno tutti
Che le gabbiane
Hanno il collo facile
Che si presta al bisturi
E a poco vale elevare proteste.
Il capo degli ebrei
Alle sette di sera
Attraversò la strada
Per soffocare i gridi
Per spegnere i sussulti.
Fu irremovibile
“Non ci sarà risposta” disse
“Dovete rispettare
Il dogma della pace”.
L’orchestra lontana
Drammaticamente lottava
Coi violini e le arpe
E sulla costa del mare
Gli assassini elevarono
Milioni di dita
In segno di vittoria.
La mattina seguente
Trovarono sulla spiaggia
Due piume bianche macchiate
Di sangue con la scritta:
“Seppellite metà del mio corpo
Nei boschi della Galilea
E l’altra metà
Sui pendii del Gilboa”
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
Oh città dolorosa e materna
Le tue spalle si stanno curvando
E il tuo cuore è senza speranza.
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
La nebbia sale e scende dai monti
Malinconica e vaga
Gli eucalipti sono già svegli
E gli abeti muovono
Languidamente i rami
Alzandoli verso il cielo come
Verdi braccia elevate
In una vana preghiera
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
Il vento converte in arpe
Le strade e i sentieri
E la città si sveglia
Ai suoni appassionati e vaghi
Di grandi cembali azzurri.
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
La sua melodia è così grave
Che le viole nei campi
Tremano nervosamente
E le gabbiane sul mare antico
Seminano cascate di lacrime
Oh nuova tristezza del mattino
Tristezza acuta!
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
Oh città dolorosa e materna
Le tue spalle si stanno curvando
E il tuo cuore è senza speranza.
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
La nebbia sale e scende dai monti
Malinconica e vaga
Gli eucalipti sono già svegli
E gli abeti muovono
Languidamente i rami
Alzandoli verso il cielo come
Verdi braccia elevate
In una vana preghiera
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
Il vento converte in arpe
Le strade e i sentieri
E la città si sveglia
Ai suoni appassionati e vaghi
Di grandi cembali azzurri.
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
La sua melodia è così grave
Che le viole nei campi
Tremano nervosamente
E le gabbiane sul mare antico
Seminano cascate di lacrime
Oh nuova tristezza del mattino
Tristezza acuta!
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
Wednesday, April 19, 2006
Il sei gennaio
Il sei gennaio si è chiuso,
Chiuso, si è chiuso per sempre
Il giglio del Sharon
E la brezza è fuggita
Tremando di paura.
La ragazza stupita
Ha chiesto protezione
alla luna alla luna
Cercando di difendersi
Dallo sguardo del cielo.
Le finestre si sono aperte
Per chiedere al vento al vento
Per chiedere all’aria e al mare
Il perchè del suo pianto.
Il sei gennaio ha perso
Perso, ha perso per sempre
Il suo vestito a fiori
Ha perso, perso, perso
Le sue scarpe italiane
Aiutatela a ritrovarli.
Ne ha ancora bisogno
Per ritrovare equilibrio.
“Quando morirò” mi ha detto
“Voglio che tutti lo sappiano.
Manda telegrammi azzurri
In Italia, Francia e Spagna
E uno a Zola Predosa
E nel telegramma scrivi
I miei trentasei gridi
I miei trentasei sussulti “.
Il sei gennaio si è chiuso,
Chiuso, si è chiuso per sempre
Il giglio del Sharon
Chiuso, si è chiuso per sempre
Il giglio del Sharon
E la brezza è fuggita
Tremando di paura.
La ragazza stupita
Ha chiesto protezione
alla luna alla luna
Cercando di difendersi
Dallo sguardo del cielo.
Le finestre si sono aperte
Per chiedere al vento al vento
Per chiedere all’aria e al mare
Il perchè del suo pianto.
Il sei gennaio ha perso
Perso, ha perso per sempre
Il suo vestito a fiori
Ha perso, perso, perso
Le sue scarpe italiane
Aiutatela a ritrovarli.
Ne ha ancora bisogno
Per ritrovare equilibrio.
“Quando morirò” mi ha detto
“Voglio che tutti lo sappiano.
Manda telegrammi azzurri
In Italia, Francia e Spagna
E uno a Zola Predosa
E nel telegramma scrivi
I miei trentasei gridi
I miei trentasei sussulti “.
Il sei gennaio si è chiuso,
Chiuso, si è chiuso per sempre
Il giglio del Sharon
Sunday, April 16, 2006
La principessa del nulla
Ricordo quando impaziente
Facevi a pezzi i libri di storia
E mi invitavi a correre
Ai piedi del monte Gilboa.
Volevi vivere in prima persona
Storie di principesse
Che si bagnavano il viso
Nell’acqua del ruscello
Sotto i raggi di luna.
Io ti seguivo curiosa
Indossando i miei sandali biblici
Avevo fretta di assistere
Alla lotta accanita
Di cavalieri con spade e piumaggio
Che facevano la ronda
Sulle colline brulle,
Sfidandosi collerici
Per conquistare il tuo cuore.
Tu quando li vedevi
Ti avvolgevi di brividi azzurri
Pensavi al groviglio di baci
Pensavi alla bocca di miele
Che si sarebbe unita
Dolcemente alla tua.
Alzavi scostumata la gonna
Per mostrare le cosce frementi
Al cavaliere stupito
Tremante di desiderio.
Nella valle solitaria
Ai piedi del monte Gilboa
Vivevi la tua fiaba reale,
Oh principessa scostumata,
E scoprivi il tuo seno bianco.
Alzavi senza pudore la gonna
Per mostrare al cavaliere azzurro
Le tue cosce di marmo.
O principessa del nulla
Ora la terra tocca
Il tuo pudore stupito
Di dolce ragazza ebrea
Con teneri polpastrelli
Facevi a pezzi i libri di storia
E mi invitavi a correre
Ai piedi del monte Gilboa.
Volevi vivere in prima persona
Storie di principesse
Che si bagnavano il viso
Nell’acqua del ruscello
Sotto i raggi di luna.
Io ti seguivo curiosa
Indossando i miei sandali biblici
Avevo fretta di assistere
Alla lotta accanita
Di cavalieri con spade e piumaggio
Che facevano la ronda
Sulle colline brulle,
Sfidandosi collerici
Per conquistare il tuo cuore.
Tu quando li vedevi
Ti avvolgevi di brividi azzurri
Pensavi al groviglio di baci
Pensavi alla bocca di miele
Che si sarebbe unita
Dolcemente alla tua.
Alzavi scostumata la gonna
Per mostrare le cosce frementi
Al cavaliere stupito
Tremante di desiderio.
Nella valle solitaria
Ai piedi del monte Gilboa
Vivevi la tua fiaba reale,
Oh principessa scostumata,
E scoprivi il tuo seno bianco.
Alzavi senza pudore la gonna
Per mostrare al cavaliere azzurro
Le tue cosce di marmo.
O principessa del nulla
Ora la terra tocca
Il tuo pudore stupito
Di dolce ragazza ebrea
Con teneri polpastrelli
Saturday, April 15, 2006
Fermate il pianto
La morte la guarda gelida
Nascondendo nel pugno
Una piccola lama.
E vuole testardamente
Fermare
Alla radice del collo
Il grido della ragazza.
Mentre nel giardino dell’eden
Si perpetra il delitto,
La sera si affaccia timida
Sulla strada affollata
E non osa toccarla
Per non bruciarsi il cuore.
I venti abbracciati
Dormono
Ignari
Sulla montagna
E il fiume cade svenuto
Nelle braccia del mare.
La ragazza congiunge nell’aria
Le sue piccole mani
In una vana preghiera
E chiede di riavere
Il suo mondo perduto,
Di sentire ancora una volta
Il rumore dei giunchi
Di vedere con occhi vivi
Come si aprono i fiori
Fermate il pianto, vi prego.
Ho una buona notizia:
Al suo funerale giunsero
Decine di bianche gabbiane
Che le portarono in dono
Tanti chili di ali
Per insegnarle a volare.
Nascondendo nel pugno
Una piccola lama.
E vuole testardamente
Fermare
Alla radice del collo
Il grido della ragazza.
Mentre nel giardino dell’eden
Si perpetra il delitto,
La sera si affaccia timida
Sulla strada affollata
E non osa toccarla
Per non bruciarsi il cuore.
I venti abbracciati
Dormono
Ignari
Sulla montagna
E il fiume cade svenuto
Nelle braccia del mare.
La ragazza congiunge nell’aria
Le sue piccole mani
In una vana preghiera
E chiede di riavere
Il suo mondo perduto,
Di sentire ancora una volta
Il rumore dei giunchi
Di vedere con occhi vivi
Come si aprono i fiori
Fermate il pianto, vi prego.
Ho una buona notizia:
Al suo funerale giunsero
Decine di bianche gabbiane
Che le portarono in dono
Tanti chili di ali
Per insegnarle a volare.
Thursday, April 13, 2006
un giorno vedremo brillare solo stelle e comete
Le iene aspettavano
Pazienti
La morte della gabbiana
Sognando di tenere in bocca
Pezzi rosa delle sue ali.
La gabbiana mite
Piangeva a voce alta,
Tanto alta
Da spezzare il cuore.
Le iene le urlavano
Attorno
Nomi oscuri e parole
Mentre la loro saliva
Si riempiva di fiele.
In quella impari
Lotta
La gabbiana agitava
Nel vomito
Delicatamente il petto
Chiedendo pietà alla luna
Graffiando disperata
Il seno di sua madre.
Quando le infilarono
In cuore
L’ultimo chiodo di ferro
La gabbiana li guardò
Serena
Con il suo sguardo nudo
Perchè sapeva benissimo
Che nel mondo
Non esiste iena
Che possa
trasformarla in gelo
Un giorno succederà
Che le jene vivranno sole
Sguazzeranno per trentasei volte
Nella melma buia
E giaceranno inutili
nelle caverne oscure,
Noi vedremo brillare
Solo stelle e comete
E lunghi baci d’amore
Legheranno le nostre bocche
In un intreccio di luce
Pazienti
La morte della gabbiana
Sognando di tenere in bocca
Pezzi rosa delle sue ali.
La gabbiana mite
Piangeva a voce alta,
Tanto alta
Da spezzare il cuore.
Le iene le urlavano
Attorno
Nomi oscuri e parole
Mentre la loro saliva
Si riempiva di fiele.
In quella impari
Lotta
La gabbiana agitava
Nel vomito
Delicatamente il petto
Chiedendo pietà alla luna
Graffiando disperata
Il seno di sua madre.
Quando le infilarono
In cuore
L’ultimo chiodo di ferro
La gabbiana li guardò
Serena
Con il suo sguardo nudo
Perchè sapeva benissimo
Che nel mondo
Non esiste iena
Che possa
trasformarla in gelo
Un giorno succederà
Che le jene vivranno sole
Sguazzeranno per trentasei volte
Nella melma buia
E giaceranno inutili
nelle caverne oscure,
Noi vedremo brillare
Solo stelle e comete
E lunghi baci d’amore
Legheranno le nostre bocche
In un intreccio di luce
Tuesday, March 28, 2006
oggi andiamo alle urne
La principessa è prigioniera
Ha cinque catene alle braccia
E sta contemplando sognante
Il gruppo di cavalieri
Che custodiscono il muro.
Ora la vogliono uccidere
E la stan trascinando
Per i sentieri
E i campi di olivi.
Neppure l’erba dovrebbe
Accorgersi della sua solitudine.
La principessa è prigioniera,
Ha cinque catene alle braccia
Ora la stan portando
Sulle colline dorate
Mentre nell’aria risuonano
Accordi meravigliosi
Di monotonia rosa.
Neppure l’erba dovrebbe
Accorgersi della sua solitudine.
La principessa è prigioniera
In questa terra di latte e di miele
Coronata di nidi
Mentre il vento commenta
La melodia del suo cuore
E accoglie a braccia aperte
L’alba di un sogno di pace
Ha cinque catene alle braccia
E sta contemplando sognante
Il gruppo di cavalieri
Che custodiscono il muro.
Ora la vogliono uccidere
E la stan trascinando
Per i sentieri
E i campi di olivi.
Neppure l’erba dovrebbe
Accorgersi della sua solitudine.
La principessa è prigioniera,
Ha cinque catene alle braccia
Ora la stan portando
Sulle colline dorate
Mentre nell’aria risuonano
Accordi meravigliosi
Di monotonia rosa.
Neppure l’erba dovrebbe
Accorgersi della sua solitudine.
La principessa è prigioniera
In questa terra di latte e di miele
Coronata di nidi
Mentre il vento commenta
La melodia del suo cuore
E accoglie a braccia aperte
L’alba di un sogno di pace
Saturday, March 25, 2006
Quindici viole
Quindici viole
E quindici ali,
Quindici grani d’arena,
Quindici grilli vivi
Nella mia mano.
Quindici onde,
E quindici in ghematria
Le lettere
del tuo nome.
Quindici giunchi nell’acqua
Quindici pesci nel mare
Quindici gelsi
E quindici bianche gabbiane
E quindici in ghematria
Le lettere
del tuo nome.
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Aspetta qualche minuto.
Io mi accontento di poco.
Lascia che prima io sfogli
Soavemente le viole
Che conti lentamente
I granelli d’arena,
Che dispieghi le ali
Sotto il mio cielo
Lascia che io senta
Per qualche minuto
Il canto del grillo
E veda le onde del mare.
Lascia ch’io veda il sole.
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Io mi accontento di poco:
Di quindici raggi di sole
Di quindici gocce di pioggia
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Mio è questo corpo
Mio questo sangue
Miei sono i sogni
E mie le gambe di marmo.
Lascia ch’io veda
Per qualche minuto
Il cavaliere azzurro.
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Voglio vedere la luce,
Le nubi verdi e il vento
Le valli viola e i fiumi
I girasoli di fuoco
E il mio cavallo bianco.
E quindici ali,
Quindici grani d’arena,
Quindici grilli vivi
Nella mia mano.
Quindici onde,
E quindici in ghematria
Le lettere
del tuo nome.
Quindici giunchi nell’acqua
Quindici pesci nel mare
Quindici gelsi
E quindici bianche gabbiane
E quindici in ghematria
Le lettere
del tuo nome.
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Aspetta qualche minuto.
Io mi accontento di poco.
Lascia che prima io sfogli
Soavemente le viole
Che conti lentamente
I granelli d’arena,
Che dispieghi le ali
Sotto il mio cielo
Lascia che io senta
Per qualche minuto
Il canto del grillo
E veda le onde del mare.
Lascia ch’io veda il sole.
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Io mi accontento di poco:
Di quindici raggi di sole
Di quindici gocce di pioggia
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Mio è questo corpo
Mio questo sangue
Miei sono i sogni
E mie le gambe di marmo.
Lascia ch’io veda
Per qualche minuto
Il cavaliere azzurro.
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Voglio vedere la luce,
Le nubi verdi e il vento
Le valli viola e i fiumi
I girasoli di fuoco
E il mio cavallo bianco.
Thursday, March 23, 2006
Mille ragazze danzano
Nella chiara pianura
Grandi nuvole verdi
Accarezzano il vento
E sotto il cielo terso
Scorre lentissimo il fiume.
Mille ragazze danzano
Nella città che freme
Nessuno riesce a fermarle
E gli arcieri del male
Non osano avvicinarsi.
I cavalieri azzurri
Stanno arrivando dal mare
Per portarle nell’eden
Dove tremano i canti
Dove le arpe e i cembali
Risuonano allegri nell’aria,
Dove i sogni non piangono
E i singhiozzi restano
Prigionieri in gola.
Mille ragazze danzano
E il loro cuore si apre
Come un immenso giglio.
Nella chiara pianura
Grandi nuvole verdi
Accarezzano il vento
E sotto il cielo terso
Scorre lentissimo il fiume
Grandi nuvole verdi
Accarezzano il vento
E sotto il cielo terso
Scorre lentissimo il fiume.
Mille ragazze danzano
Nella città che freme
Nessuno riesce a fermarle
E gli arcieri del male
Non osano avvicinarsi.
I cavalieri azzurri
Stanno arrivando dal mare
Per portarle nell’eden
Dove tremano i canti
Dove le arpe e i cembali
Risuonano allegri nell’aria,
Dove i sogni non piangono
E i singhiozzi restano
Prigionieri in gola.
Mille ragazze danzano
E il loro cuore si apre
Come un immenso giglio.
Nella chiara pianura
Grandi nuvole verdi
Accarezzano il vento
E sotto il cielo terso
Scorre lentissimo il fiume
Il sangue cade dai monti
Il sangue cade dai monti
E gli angeli lo inseguono
Mentre la morte
Tinge
Di verde e di azzurro
Le bocche piene di luna
Delle ragazze morte.
Oh gabbianella delle mie vene
Tu ti sei persa per sempre
Quella sera
In una strada
Invasa
Da raggi di luce
Violenta,
Inseguita da mille
Scorpioni
Sporchi
Di giallo veleno.
Ti hanno rubato per sempre
La grazia dei movimenti
La tua spavalda allegria
Il tuo appetito di baci.
Oh gabbianella delle mie vene
Tu ti sei persa per sempre
Quella sera
Fra gli alberi di eucalipto
E ora la terra si sveglia
Versando fiumi di lacrime.
L’estate si avvicina
Con i ricordi
Con le pesche
Con l’uva
In un diluvio di viole
Di cannella
E di rosmarino
Ma da quando sei morta
Qui nessuno riesce a cantare
Il sangue cade dai monti
E gli angeli lo inseguono
Mentre la morte
Tinge
Di verde e di azzurro
Le bocche piene di luna
Delle ragazze morte.
E gli angeli lo inseguono
Mentre la morte
Tinge
Di verde e di azzurro
Le bocche piene di luna
Delle ragazze morte.
Oh gabbianella delle mie vene
Tu ti sei persa per sempre
Quella sera
In una strada
Invasa
Da raggi di luce
Violenta,
Inseguita da mille
Scorpioni
Sporchi
Di giallo veleno.
Ti hanno rubato per sempre
La grazia dei movimenti
La tua spavalda allegria
Il tuo appetito di baci.
Oh gabbianella delle mie vene
Tu ti sei persa per sempre
Quella sera
Fra gli alberi di eucalipto
E ora la terra si sveglia
Versando fiumi di lacrime.
L’estate si avvicina
Con i ricordi
Con le pesche
Con l’uva
In un diluvio di viole
Di cannella
E di rosmarino
Ma da quando sei morta
Qui nessuno riesce a cantare
Il sangue cade dai monti
E gli angeli lo inseguono
Mentre la morte
Tinge
Di verde e di azzurro
Le bocche piene di luna
Delle ragazze morte.
Tuesday, March 07, 2006
Ho visto l'uomo e voglio cambiare pianeta
Venne un giorno dal mare
Una gabbiana bianca
Che seminava all’alba
Fresca esistenza
Sul dorso delle onde.
Cercando la vita
Volava verso i raggi
Di luce convertiti in fiori
Ma quando vide l’uomo
Volle dire addio
Ai fiori d’arancio e di mandorlo
Ai mirti ed alle viole,
Alle colline e ai fiumi.
“Ho visto l’uomo” mi disse
Bagnando le rive
Di lacrime tempestose
“E voglio cambiare pianeta”.
La gabbiana bianca,
Palpitante d’amore
Volle volare lontano
In cerca dell’eterno
Sorriso dei limoni.
Non voleva vedere
Sulle acque infuocate
Del tenero Giordano
Ragazze rosse e brune,
Fabbricate nel cielo
E ora trascinate
Sulla sabbia
Senza la vita dentro.
Una gabbiana bianca
Esasperata dal male,
Mi disse:
“Ho visto l’uomo
E voglio cambiare pianeta”.
Una gabbiana bianca
Che seminava all’alba
Fresca esistenza
Sul dorso delle onde.
Cercando la vita
Volava verso i raggi
Di luce convertiti in fiori
Ma quando vide l’uomo
Volle dire addio
Ai fiori d’arancio e di mandorlo
Ai mirti ed alle viole,
Alle colline e ai fiumi.
“Ho visto l’uomo” mi disse
Bagnando le rive
Di lacrime tempestose
“E voglio cambiare pianeta”.
La gabbiana bianca,
Palpitante d’amore
Volle volare lontano
In cerca dell’eterno
Sorriso dei limoni.
Non voleva vedere
Sulle acque infuocate
Del tenero Giordano
Ragazze rosse e brune,
Fabbricate nel cielo
E ora trascinate
Sulla sabbia
Senza la vita dentro.
Una gabbiana bianca
Esasperata dal male,
Mi disse:
“Ho visto l’uomo
E voglio cambiare pianeta”.
Saturday, March 04, 2006
il sangue scorre lento
Il sangue scorre lento
Dissolvendo la vita
Nel totale silenzio
Del mondo
Siamo rimasti soli
Sotto l’attacco violento
Di scorpioni gelati
E nuvole di sangue
Graffiano
Le porte azzurre del cielo.
La primavera semina
Sulla cima dei tetti
Rumori di cicatrici,
Fremiti di cosce spezzate
Seppellite nei pozzi.
Lo scorpione trascina veleno
Sull’arena gialla
E l’acqua del Giordano
Fa germogliare brividi.
Dalle terrazze e dai muri
Feroci arcieri
Tagliano
Con grandi forbici
Le corde dell’arpa,
Spezzano i suoni acuti
Di violini e di cembali
E tentano
Con pugni chiusi
Di cancellare
L’infinita bellezza
Della vita che freme.
Rabbrividite e angosciate
Ragazze rosse e brune
Svengono per la paura
Con i bambini nel ventre
E cercano fessure
Per fuggire lontano.
Il sangue scorre lento
Dissolvendo la vita
Nel totale silenzio
Del mondo.
Dissolvendo la vita
Nel totale silenzio
Del mondo
Siamo rimasti soli
Sotto l’attacco violento
Di scorpioni gelati
E nuvole di sangue
Graffiano
Le porte azzurre del cielo.
La primavera semina
Sulla cima dei tetti
Rumori di cicatrici,
Fremiti di cosce spezzate
Seppellite nei pozzi.
Lo scorpione trascina veleno
Sull’arena gialla
E l’acqua del Giordano
Fa germogliare brividi.
Dalle terrazze e dai muri
Feroci arcieri
Tagliano
Con grandi forbici
Le corde dell’arpa,
Spezzano i suoni acuti
Di violini e di cembali
E tentano
Con pugni chiusi
Di cancellare
L’infinita bellezza
Della vita che freme.
Rabbrividite e angosciate
Ragazze rosse e brune
Svengono per la paura
Con i bambini nel ventre
E cercano fessure
Per fuggire lontano.
Il sangue scorre lento
Dissolvendo la vita
Nel totale silenzio
Del mondo.
Thursday, March 02, 2006
Presto torneranno gli alberi
Lo scorpione è in agguato
E lo scorpione, sapete,
È’ nemico del sole
Nemico dei pianoforti,
Attente, ragazze, attente!
Lo scorpione e’ distratto
E senza impallidire
Strappa le cosce di marmo
Dalla radice del corpo.
Ogni giorno trascina la morte
Sotto le finestre di casa
Fra archi e negozi
E liberamente corre
Al bar più vicino
Per farsi servire un bicchiere
Di lacrime in cerca di luce.
Ma presto, ne sono sicura,
Presto torneranno gli alberi,
Le gabbiane sul mare
Ritroveranno la luce
E timidamente il Giordano
Scorrerà fra gli ulivi
Sotto il cielo nitido e puro.
E lo scorpione, sapete,
È’ nemico del sole
Nemico dei pianoforti,
Attente, ragazze, attente!
Lo scorpione e’ distratto
E senza impallidire
Strappa le cosce di marmo
Dalla radice del corpo.
Ogni giorno trascina la morte
Sotto le finestre di casa
Fra archi e negozi
E liberamente corre
Al bar più vicino
Per farsi servire un bicchiere
Di lacrime in cerca di luce.
Ma presto, ne sono sicura,
Presto torneranno gli alberi,
Le gabbiane sul mare
Ritroveranno la luce
E timidamente il Giordano
Scorrerà fra gli ulivi
Sotto il cielo nitido e puro.
Wednesday, March 01, 2006
Le presi il bambino
Stanotte l’ho vista.
Nel suo abito a fiori,
E sui capelli biondi
Una pallida corona
Di aculei di luce purissima.
Fra le sue braccia
Stringeva un bambino.
“Dove vai?” le chiesi sconcertata.
“In un giardino”, mi disse “un giardino”.
Il vento scuoteva i rami
Del nostro gelso antico
Come fosse una mano.
“Un giardino?” le chiesi turbata.
Non riuscivo ad afferrare il senso.
Io, lì, sola con lei.
Con espressione vuota, stordita
Sollevò al petto il bambino
Che singhiozzava
E se lo strinse contro.
Io mi asciugai le lacrime
Per scacciare il ricordo.
Al di sopra dei tetti
Un fumo chiaro, diluito dal sole
Svaniva nei cunei del cielo.
Le presi il bambino
E lo chetai sussurrando
Parole d’amore.
“Vieni” gli dissi “ti porterò io
Negli eterni giardini dell’eden”
Nel suo abito a fiori,
E sui capelli biondi
Una pallida corona
Di aculei di luce purissima.
Fra le sue braccia
Stringeva un bambino.
“Dove vai?” le chiesi sconcertata.
“In un giardino”, mi disse “un giardino”.
Il vento scuoteva i rami
Del nostro gelso antico
Come fosse una mano.
“Un giardino?” le chiesi turbata.
Non riuscivo ad afferrare il senso.
Io, lì, sola con lei.
Con espressione vuota, stordita
Sollevò al petto il bambino
Che singhiozzava
E se lo strinse contro.
Io mi asciugai le lacrime
Per scacciare il ricordo.
Al di sopra dei tetti
Un fumo chiaro, diluito dal sole
Svaniva nei cunei del cielo.
Le presi il bambino
E lo chetai sussurrando
Parole d’amore.
“Vieni” gli dissi “ti porterò io
Negli eterni giardini dell’eden”
Friday, February 17, 2006
La sirena mugge
La sirena mugge
E il vento dal mare
Rastrella rabbioso
I bordi delle finestre
Corriamo in fretta
Nella stanza blindata.
E’ primavera sulla collina.
Mio padre mi guarda.
Ha un aspetto insolito
Il suo viso è avvolto
Da un pallore sedentario,
E un sorriso troppo ampio
Che non gli conoscevo.
Mia madre
Nel suo vestito chiaro
Lo guarda con occhi
Pieni di stupore.
Nella stanza blindata
La radio annuncia:
“Siamo sotto attacco
Di missili dall’Irak”.
Ventinove missili in tutto.
Io stretta a mia madre
La guardo
Con occhi spaventati
E toccando timidamente
Il braccio a mio padre
Gli chiedo:
“Che cos’è questa? È la guerra?”
“No, bambina, è un gioco,
Mettiti la maschera”
E il vento dal mare
Rastrella rabbioso
I bordi delle finestre
Corriamo in fretta
Nella stanza blindata.
E’ primavera sulla collina.
Mio padre mi guarda.
Ha un aspetto insolito
Il suo viso è avvolto
Da un pallore sedentario,
E un sorriso troppo ampio
Che non gli conoscevo.
Mia madre
Nel suo vestito chiaro
Lo guarda con occhi
Pieni di stupore.
Nella stanza blindata
La radio annuncia:
“Siamo sotto attacco
Di missili dall’Irak”.
Ventinove missili in tutto.
Io stretta a mia madre
La guardo
Con occhi spaventati
E toccando timidamente
Il braccio a mio padre
Gli chiedo:
“Che cos’è questa? È la guerra?”
“No, bambina, è un gioco,
Mettiti la maschera”
Sulla riva del fiume ballavamo la hora
Volevo guardarla,
Con avidità,
Perchè non si sciogliesse il ricordo,
Ma non potevo vederla:
L’avevano coperta
Con un bianco lenzuolo
Per non turbare
L’eterno suo isolamento,
La sua intimità col creatore.
Cercai di immaginarla viva
In una giornata di sole,
Quando il mare verde danzava
Ebbro sulla nostra spiaggia,
O in quelle sere di sogno
Quando sulla riva del fiume
Ballavamo la hora
E i suoi lunghi ricci biondi
Si dondolavano lenti
Sotto i rami d’ulivo.
Al suo funerale
Vidi alti cavalieri
Che seminavano lacrime
E profumi di mirto
Volevo guardarla,
Con avidità,
Perchè non si sciogliesse il ricordo.
La pioggia fuori della finestra
Sigillava con raffiche brevi
I bordi della mia finestra
E l’ultima luce del giorno
Si sfaceva nel crepuscolo.
Il suo viso sotto il lenzuolo
Sembrava tremare
Come se fosse sotto il mare
E macchie confuse indistinte
Turbinavano nel buio.
Cercai di immaginarla viva
In una giornata di sole
Quando il mare verde danzava
Ebbro sulla nostra spiaggia,
O in quelle sere di sogno
Quando sulla riva del fiume
Ballavamo la hora
E i suoi lunghi ricci biondi
Si dondolavano lenti
Sotto i rami d’ulivo
Volevo guardarla,
Con avidità,
Perchè non si sciogliesse il ricordo
Con avidità,
Perchè non si sciogliesse il ricordo,
Ma non potevo vederla:
L’avevano coperta
Con un bianco lenzuolo
Per non turbare
L’eterno suo isolamento,
La sua intimità col creatore.
Cercai di immaginarla viva
In una giornata di sole,
Quando il mare verde danzava
Ebbro sulla nostra spiaggia,
O in quelle sere di sogno
Quando sulla riva del fiume
Ballavamo la hora
E i suoi lunghi ricci biondi
Si dondolavano lenti
Sotto i rami d’ulivo.
Al suo funerale
Vidi alti cavalieri
Che seminavano lacrime
E profumi di mirto
Volevo guardarla,
Con avidità,
Perchè non si sciogliesse il ricordo.
La pioggia fuori della finestra
Sigillava con raffiche brevi
I bordi della mia finestra
E l’ultima luce del giorno
Si sfaceva nel crepuscolo.
Il suo viso sotto il lenzuolo
Sembrava tremare
Come se fosse sotto il mare
E macchie confuse indistinte
Turbinavano nel buio.
Cercai di immaginarla viva
In una giornata di sole
Quando il mare verde danzava
Ebbro sulla nostra spiaggia,
O in quelle sere di sogno
Quando sulla riva del fiume
Ballavamo la hora
E i suoi lunghi ricci biondi
Si dondolavano lenti
Sotto i rami d’ulivo
Volevo guardarla,
Con avidità,
Perchè non si sciogliesse il ricordo
Monday, February 13, 2006
Domani si sveglieranno in un mondo migliore
Conosco
Una ragazza bruna,
Una ragazza bionda
E una ragazza rossa.
Sono ragazze miti
Che sognano turbate
Incendi e desideri
Eccitazioni e baci.
Per loro hanno dipinto
Tre stanze di ospedale:
Un ospedale pieno di gridi
Di garza inzuppata di liquido
E gambe di marmo bianco
Servite in un vassoio.
Ragazze senza nome
Che guardano
Inquietamente
La strada
E lasciano cadere
Inutili piccole lacrime,
Pregne di nostalgie
E di angoscia.
In questo piccolo spazio
Al primo e al secondo piano
Le tre ragazze vivono
E guardano passare
Attraverso la grande finestra
La gente indaffarata.
Guardano la strada,
I negozi.
Le macchine,
I grattacieli di vetro
E si stringono una all'altra
Disorientate e sole.
Presto sarà tutto finito.
Domani si sveglieranno
In un mondo migliore.
Una ragazza bruna,
Una ragazza bionda
E una ragazza rossa.
Sono ragazze miti
Che sognano turbate
Incendi e desideri
Eccitazioni e baci.
Per loro hanno dipinto
Tre stanze di ospedale:
Un ospedale pieno di gridi
Di garza inzuppata di liquido
E gambe di marmo bianco
Servite in un vassoio.
Ragazze senza nome
Che guardano
Inquietamente
La strada
E lasciano cadere
Inutili piccole lacrime,
Pregne di nostalgie
E di angoscia.
In questo piccolo spazio
Al primo e al secondo piano
Le tre ragazze vivono
E guardano passare
Attraverso la grande finestra
La gente indaffarata.
Guardano la strada,
I negozi.
Le macchine,
I grattacieli di vetro
E si stringono una all'altra
Disorientate e sole.
Presto sarà tutto finito.
Domani si sveglieranno
In un mondo migliore.
Quando arriverà il maschiach?
Quando arriverà il maschiach?
Quando finiranno guerre,
Le sofferenze e le distruzioni?
Ci provarono gli Ittiti
Gli Assiri e i Filistei
Ci provarono gli Egiziani
E Mosé, arrabiatissimo,
Decise di portarci tutti
In una terra chiamata Canaan
Quarant’anni ci mise
Per superare pochi chilometri!
In quarant’anni avrebbe potuto
Approdare sui lidi d’Italia
Io l’avrei preferito.
Poi venne Roma e Tito,
Suo ineffabile figliolo
Che ci vestì da romani
Facendoci correre come pazzi
Sull’arena del Colosseo.
Ma la sfortuna più grande
Fu l’arrivo di quel rabbino
Che andava dicendo
A destra ed a sinistra
Di essere figlio di d-o
E trovò chi gli credeva.
Poi giunsero le crociate
Che dovevano liberare
I luoghi santi dagli arabi
Ma prima che riuscissimo
A pronunziare verbo
Iniziarono a giocare football
Con le nostre teste mozzate.
Poi l’ineffabile Torquemada,
Uomo molto brillante
Che si servì di noi Per illuminare
Le strade di Spagna.
Poi ci chiusero in quei posti
Che si chiamano ghetti
Ma anche qui
Quando nulla di meglio
Avevano da fare
Entravano per scannarci.
Poi gli zar che
Inventarono la parola pogrom
E con tipica fantasia slava
"I protocolli dei savi di Sion",
Infine, non tanto tempo fa’,
Nacque in Germania
Un imbianchino
Che sei milioni del popolo eletto
Fece passare per stretti camini.
Ora finalmente abbiamo una patria
E sono gli arabi che ci danno la caccia,
Assassinii, sequestri, accuse, attentati,
Bombe e tante altre specialità .
Ebbene, d-o onnipotente,
La mia pazienza è finita.
Non è ingratitudine la mia
Ma non ne posso più.
Mi avevi promesso il messia
L uomo che dovevi scegliere
Per redimere Israele
Per portare la pace.
Quando arriverà il maschiach?
Quando finiranno guerre
Le sofferenze e le distruzioni?
Quando finiranno guerre,
Le sofferenze e le distruzioni?
Ci provarono gli Ittiti
Gli Assiri e i Filistei
Ci provarono gli Egiziani
E Mosé, arrabiatissimo,
Decise di portarci tutti
In una terra chiamata Canaan
Quarant’anni ci mise
Per superare pochi chilometri!
In quarant’anni avrebbe potuto
Approdare sui lidi d’Italia
Io l’avrei preferito.
Poi venne Roma e Tito,
Suo ineffabile figliolo
Che ci vestì da romani
Facendoci correre come pazzi
Sull’arena del Colosseo.
Ma la sfortuna più grande
Fu l’arrivo di quel rabbino
Che andava dicendo
A destra ed a sinistra
Di essere figlio di d-o
E trovò chi gli credeva.
Poi giunsero le crociate
Che dovevano liberare
I luoghi santi dagli arabi
Ma prima che riuscissimo
A pronunziare verbo
Iniziarono a giocare football
Con le nostre teste mozzate.
Poi l’ineffabile Torquemada,
Uomo molto brillante
Che si servì di noi Per illuminare
Le strade di Spagna.
Poi ci chiusero in quei posti
Che si chiamano ghetti
Ma anche qui
Quando nulla di meglio
Avevano da fare
Entravano per scannarci.
Poi gli zar che
Inventarono la parola pogrom
E con tipica fantasia slava
"I protocolli dei savi di Sion",
Infine, non tanto tempo fa’,
Nacque in Germania
Un imbianchino
Che sei milioni del popolo eletto
Fece passare per stretti camini.
Ora finalmente abbiamo una patria
E sono gli arabi che ci danno la caccia,
Assassinii, sequestri, accuse, attentati,
Bombe e tante altre specialità .
Ebbene, d-o onnipotente,
La mia pazienza è finita.
Non è ingratitudine la mia
Ma non ne posso più.
Mi avevi promesso il messia
L uomo che dovevi scegliere
Per redimere Israele
Per portare la pace.
Quando arriverà il maschiach?
Quando finiranno guerre
Le sofferenze e le distruzioni?
Sunday, January 22, 2006
Quella sera
Quella sera
Nel tuo abito a fiori
Mi parlavi del ragazzo italiano.
Ridevi
Fremente,
Ubriaca d'amore
Battevi il ritmo con la testa
Sognando di danzare con lui.
Poi ci fu
Un fremito
Un grido nell'aria
Tremò il negozio di fronte
Tremò la luce del lampione.
E da infinite finestre
I cuori degli ebrei
AssistetteroIncapaci
Alla tua perdizione.
Non feci in tempo a gridare,
Credevo di averti smarrita
E ti cercai
Fra i libri bruciati
Fra i brandelli di carne
Fra i pezzi di violino spezzato.
Ora voglio cercarti nelle foglie
Voglio cercarti nei fiori
Voglio cercarti
Fra le acque tranquille e lente
Del Giordano che tu amavi tanto
Nel tuo abito a fiori
Mi parlavi del ragazzo italiano.
Ridevi
Fremente,
Ubriaca d'amore
Battevi il ritmo con la testa
Sognando di danzare con lui.
Poi ci fu
Un fremito
Un grido nell'aria
Tremò il negozio di fronte
Tremò la luce del lampione.
E da infinite finestre
I cuori degli ebrei
AssistetteroIncapaci
Alla tua perdizione.
Non feci in tempo a gridare,
Credevo di averti smarrita
E ti cercai
Fra i libri bruciati
Fra i brandelli di carne
Fra i pezzi di violino spezzato.
Ora voglio cercarti nelle foglie
Voglio cercarti nei fiori
Voglio cercarti
Fra le acque tranquille e lente
Del Giordano che tu amavi tanto
Storie di aerei veloci
"Il mio compagno di banco Alberto Limentani mi faceva morire d'invidia nel 1948 (terza elementare di fronte alla cupola del Panteon) quando mi dava a bere che di notte lui correva in aereo a combattere in Israele e tornava la mattina con lo stesso aereo"
Quando veniva il mattino
Il suo giovane amico
Gli raccontava storie.
Nelle sue storie
Non c'erano draghi
Non c'erano fantasmi
Non c’erano lupi cattivi
E neppure orchi malvagi.
C’erano solo bambini
Che rischiavano la vita
Ogni notte
Per salvare Israele.
E lui, nel sentirle,
Morendo quasi d’invidia,
Sgranava gli occhi
Per lo stupore.
Erano storie di aerei veloci
Che atterravano in grande segreto
Nella valle di Armegheddon.
In quelle notti d'argento,
Il bene era portato in volo
da grandi angeliche ali
Per rinchiudere il male
In oscure caverne.
E lui, ansiosamente,
Attendeva l’alba
Per riascoltare in estasi
La storia delle notti di fuoco
Del suo eroico piccolo amico
Che si avventurava ogni notte
In imprese rischiose
Per salvare i bambini buoni.
Quando veniva il mattino
Il suo giovane amico
Gli raccontava storie.
Nelle sue storie
Non c'erano draghi
Non c'erano fantasmi
Non c’erano lupi cattivi
E neppure orchi malvagi.
C’erano solo bambini
Che rischiavano la vita
Ogni notte
Per salvare Israele.
E lui, nel sentirle,
Morendo quasi d’invidia,
Sgranava gli occhi
Per lo stupore.
Erano storie di aerei veloci
Che atterravano in grande segreto
Nella valle di Armegheddon.
In quelle notti d'argento,
Il bene era portato in volo
da grandi angeliche ali
Per rinchiudere il male
In oscure caverne.
E lui, ansiosamente,
Attendeva l’alba
Per riascoltare in estasi
La storia delle notti di fuoco
Del suo eroico piccolo amico
Che si avventurava ogni notte
In imprese rischiose
Per salvare i bambini buoni.
Wednesday, December 07, 2005
Due gabbiani innamorati
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si baciano al crepuscolo.
Contemplano l'orizzonte
Ubriachi di luce e di stelle.
Sognano l'amore
Sotto il cielo di Zion
E sentono nostalgia
Degli eterni giardini dell'eden.
Come era bello il sorriso
Che avevano sulle labbra!
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si baciano al crepuscolo
Come era triste il dolore
Che avevano nel cuore!
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si immergono alti nel cielo
Ricamando coi loro sospiri
Pini solitari e gelsi fioriti
Sigal
Lui bruno e lei rossa,
Si baciano al crepuscolo.
Contemplano l'orizzonte
Ubriachi di luce e di stelle.
Sognano l'amore
Sotto il cielo di Zion
E sentono nostalgia
Degli eterni giardini dell'eden.
Come era bello il sorriso
Che avevano sulle labbra!
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si baciano al crepuscolo
Come era triste il dolore
Che avevano nel cuore!
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si immergono alti nel cielo
Ricamando coi loro sospiri
Pini solitari e gelsi fioriti
Sigal
Saturday, November 26, 2005
Ma tu sei rimasta morta
Vestita con un abito a fiori
Pensavi che il mondo
Fosse bello
Sotto il cielo limpido e puro
Pensavi che i sospiri d’amore
Fossero eterni,
Ma sei’ rimasta morta,
Quella sera tu sei rimasta morta.
Sembravi un manichino nudo
Caduto dalla vetrina di fronte,
Avevi i capelli gelati,
Un pugnale di ferro nel cuore.
E un sorriso incredulo
Sulle tue labbra di fragola.
Cercai di affacciarmi
Ai tuoi occhi
Aperti per lo stupore
Del colore del miele
Ma tu sei rimasta morta
Con tante schegge nel petto.
Cercai di coprire
Il tuo pudore inerme
Con mani delicate
Ma tu sei rimasta morta
Lasciando nell’aria
Odore di sangue
E tanti coltelli nel cielo.
Vestita con un abito a fiori
Pensavi che il mondo
Fosse bello
Sotto il cielo limpido e puro
Pensavi che i sospiri d’amore
Fossero eterni.
Pensavi che il mondo
Fosse bello
Sotto il cielo limpido e puro
Pensavi che i sospiri d’amore
Fossero eterni,
Ma sei’ rimasta morta,
Quella sera tu sei rimasta morta.
Sembravi un manichino nudo
Caduto dalla vetrina di fronte,
Avevi i capelli gelati,
Un pugnale di ferro nel cuore.
E un sorriso incredulo
Sulle tue labbra di fragola.
Cercai di affacciarmi
Ai tuoi occhi
Aperti per lo stupore
Del colore del miele
Ma tu sei rimasta morta
Con tante schegge nel petto.
Cercai di coprire
Il tuo pudore inerme
Con mani delicate
Ma tu sei rimasta morta
Lasciando nell’aria
Odore di sangue
E tanti coltelli nel cielo.
Vestita con un abito a fiori
Pensavi che il mondo
Fosse bello
Sotto il cielo limpido e puro
Pensavi che i sospiri d’amore
Fossero eterni.
Friday, November 25, 2005
Il vento nudo geme
Il vento nudo geme
Fuggendo dalle onde
Come se fosse uscito
Da un naufragio di sangue.
Spezza la schiena
Delle gabbiane bianche
Che singhiozzano in sogno.
E quando giunge l’aurora,
Vacillando,
Sulla riva del mare,
Le strade sembrano corde
Di un immenso violino
I negozi non respirano ancora
E i manichini nelle vetrine
Aprono gli occhi
Svegliati dallo spavento.
Stendono nella penombra
Mani di gelo
Mentre le viole e le rose
Fuggono dai balconi
Il vento nudo geme
Il vento nudo geme
Fuggendo dalle onde
Come se fosse uscito
Da un naufragio di sangue.
Spezza la schiena
Delle gabbiane bianche
Che singhiozzano in sogno.
E quando giunge l’aurora,
Vacillando,
Sulla riva del mare,
Le strade sembrano corde
Di un immenso violino
I negozi non respirano ancora
E i manichini nelle vetrine
Aprono gli occhi
Svegliati dallo spavento.
Stendono nella penombra
Mani di gelo
Mentre le viole e le rose
Fuggono dai balconi
Il vento nudo geme
Il vento nudo geme
Wednesday, November 16, 2005
Se il mio petto avesse vetrate di cristallo
Se il mio petto avesse
Vetrate di cristallo
Vedreste la mia terra
Ricoperta di gelsi,
Bagnata di acute passioni,
Vedreste cavalieri grigi,
Nobili e modesti
Consumarmi le labbra,
Vedreste gabbiane bianche
Che si risvegliano all’alba
Credendosi rose,
Credendosi alberi e fiumi.
E le vedreste
Baciare il vento
Nelle notti d’incenso.
Oggi l’anima mia
Si veste di tremore
Si adorna di pianto
E i sogni della notte
Già prigionieri in gola
Si aprono a passi lenti un varco
Fuggendo come fantasmi.
Cosa farei se non avessi il giorno
Se non avessi questa luce
Armoniosa
Che mi sento dentro
La notte e fuggita
Attorcigliandosi ai miei capelli
Baciando le mie cosce bianche
Sotto un lenzuolo azzurro
Ma prima di sparire
Ha voluto colpirmi alle spalle
E io ho tanta paura
Di morire qui sola.
Se il mio petto avesse
Vetrate di cristallo
Vedreste la mia terra
Ricoperta di gelsi,
Bagnata di acute passioni,
Vedreste cavalieri grigi,
Nobili e modesti
Consumarmi le labbra,
Vedreste gabbiane bianche
Che si risvegliano all’alba
Credendosi rose,
Credendosi alberi e fiumi.
E le vedreste
Baciare il vento
Nelle notti d’incenso
Vetrate di cristallo
Vedreste la mia terra
Ricoperta di gelsi,
Bagnata di acute passioni,
Vedreste cavalieri grigi,
Nobili e modesti
Consumarmi le labbra,
Vedreste gabbiane bianche
Che si risvegliano all’alba
Credendosi rose,
Credendosi alberi e fiumi.
E le vedreste
Baciare il vento
Nelle notti d’incenso.
Oggi l’anima mia
Si veste di tremore
Si adorna di pianto
E i sogni della notte
Già prigionieri in gola
Si aprono a passi lenti un varco
Fuggendo come fantasmi.
Cosa farei se non avessi il giorno
Se non avessi questa luce
Armoniosa
Che mi sento dentro
La notte e fuggita
Attorcigliandosi ai miei capelli
Baciando le mie cosce bianche
Sotto un lenzuolo azzurro
Ma prima di sparire
Ha voluto colpirmi alle spalle
E io ho tanta paura
Di morire qui sola.
Se il mio petto avesse
Vetrate di cristallo
Vedreste la mia terra
Ricoperta di gelsi,
Bagnata di acute passioni,
Vedreste cavalieri grigi,
Nobili e modesti
Consumarmi le labbra,
Vedreste gabbiane bianche
Che si risvegliano all’alba
Credendosi rose,
Credendosi alberi e fiumi.
E le vedreste
Baciare il vento
Nelle notti d’incenso
Wednesday, November 02, 2005
la speranza cercatela
La speranza cercatela
Nella mia fronte,
Cercatela nel mio petto
Cercatela nel mio cuore,
Nel sangue sparso
Fra i rami spezzati,
Negli uliveti mossi dal vento
Negli infiniti toni grigi verdi
E azzurri della terra,
Nelle domande senza risposta.
Da questa tragica frontiera
Io percepisco il mondo
E nascondo la speranza
Nel mio giardino irreale
Di fantastica ampiezza
Un giardino immenso
Che contiene alberi e fiori
Gabbiane fatate e corvi
Esseri mai visti
Che attendono curiosi
Di assistere alla catastrofe
La speranza cercatela
Nella mia fronte
Cercatela nel mio petto
Cercatela nel mio cuore
Nella melodia di un canto
Nel ritmo monotono
Verde grigio di paesaggi
Avvolti nella nebbia.
La speranza cercatela nell’inarmonia
Nell’ossessionante ripetersi
Della stessa nota,
Nelle modulazioni tristi,
Avvolte nel mistero
Nell’enigma sempre vivo della vita
Nell’amore e nella morte
La speranza cercatela
Nella mia fronte
Cercatela nel mio petto
Cercatela nel mio cuore
Nella melodia di un canto.
Nella mia fronte,
Cercatela nel mio petto
Cercatela nel mio cuore,
Nel sangue sparso
Fra i rami spezzati,
Negli uliveti mossi dal vento
Negli infiniti toni grigi verdi
E azzurri della terra,
Nelle domande senza risposta.
Da questa tragica frontiera
Io percepisco il mondo
E nascondo la speranza
Nel mio giardino irreale
Di fantastica ampiezza
Un giardino immenso
Che contiene alberi e fiori
Gabbiane fatate e corvi
Esseri mai visti
Che attendono curiosi
Di assistere alla catastrofe
La speranza cercatela
Nella mia fronte
Cercatela nel mio petto
Cercatela nel mio cuore
Nella melodia di un canto
Nel ritmo monotono
Verde grigio di paesaggi
Avvolti nella nebbia.
La speranza cercatela nell’inarmonia
Nell’ossessionante ripetersi
Della stessa nota,
Nelle modulazioni tristi,
Avvolte nel mistero
Nell’enigma sempre vivo della vita
Nell’amore e nella morte
La speranza cercatela
Nella mia fronte
Cercatela nel mio petto
Cercatela nel mio cuore
Nella melodia di un canto.
Saturday, October 29, 2005
e noi ci arrendiamo alla vita
La nebbia sta salendo dall’acqua
E ingrandisce il paesaggio.
I gelsi già svegli,
Muovono languidi i rami
Riempendo l’atmosfera d’incenso.
Le tre ragazze
La bionda, la rossa e la bruna
Sembrano voler dirci qualcosa.
A Tel Aviv è già alba
E il loro sorriso sgomento
Si spegne lento
Nel tunnel assurdo
Di Hamman e Ahmadinejad
Di Saddam e di Hitler.
Quest’elegia
Questo giardino
Il mio giardino
Il mio mare
La mia bianca gabbiana
E noi tre
La bionda, la rossa e la bruna
Come piccoli
Direttori d’orchestra
Alterniamo le battute
Con calma
Con rassegnazione malinconica.
Questa vita
Questo dramma
Si apre il cammino
Con indomabile forza
Con chiarezza
Senza titubanze
E noi ci arrendiamo alla vita
Alla forza immediata e semplice
Dell’evidenza.
Nulla di più normale,
Di più esemplare,
Di più sano
Che questo nostro modo di essere
Questo nostro accettare
La seduzione irresistibile
Che ci riconcilia alla morte,
Alla distruzione
Di Hamman e Ahmadinejad
Di Saddam e di Hitler
La nebbia sta salendo dall’acqua
E ingrandisce il paesaggio
I gelsi già svegli
Muovono languidi i rami
Riempendo l’atmosfera d’incenso
Le tre ragazze
La bionda, la rossa e la bruna
Sembrano voler dirci qualcosa
E ingrandisce il paesaggio.
I gelsi già svegli,
Muovono languidi i rami
Riempendo l’atmosfera d’incenso.
Le tre ragazze
La bionda, la rossa e la bruna
Sembrano voler dirci qualcosa.
A Tel Aviv è già alba
E il loro sorriso sgomento
Si spegne lento
Nel tunnel assurdo
Di Hamman e Ahmadinejad
Di Saddam e di Hitler.
Quest’elegia
Questo giardino
Il mio giardino
Il mio mare
La mia bianca gabbiana
E noi tre
La bionda, la rossa e la bruna
Come piccoli
Direttori d’orchestra
Alterniamo le battute
Con calma
Con rassegnazione malinconica.
Questa vita
Questo dramma
Si apre il cammino
Con indomabile forza
Con chiarezza
Senza titubanze
E noi ci arrendiamo alla vita
Alla forza immediata e semplice
Dell’evidenza.
Nulla di più normale,
Di più esemplare,
Di più sano
Che questo nostro modo di essere
Questo nostro accettare
La seduzione irresistibile
Che ci riconcilia alla morte,
Alla distruzione
Di Hamman e Ahmadinejad
Di Saddam e di Hitler
La nebbia sta salendo dall’acqua
E ingrandisce il paesaggio
I gelsi già svegli
Muovono languidi i rami
Riempendo l’atmosfera d’incenso
Le tre ragazze
La bionda, la rossa e la bruna
Sembrano voler dirci qualcosa
Tuesday, October 25, 2005
Ebbra di miele
Oggi sono ebbra di miele
Piena di tanti echi
Che cospirano vacillando
Sotto il mio abito a fiori
Scambiandosi
Lunghi interminabili baci.
Oggi mi sento viva,
Paradossalmente allegra
Non attendo la morte,
Parte pura degli abissi,
Non attendo la pace
In un deserto di sangue,
Ma guardo estasiata
Il sole
L’acqua e le viole
La vastità dei gelsi
L’ubriachezza del cielo.
E ascolto
Con delirante speranza
La voce misteriosa della terra.
Corro scalza sulla riva del mare
E guardo con passione il vento,
Le mie erranti gabbiane
Sottili
Assenti
E silenziose.
Oggi sono ebbra di miele
Paradossalmente viva,
Non attendo la morte,
Parte pura degli abissi,
Non attendo la pace
In un deserto di sangue.
Piena di tanti echi
Che cospirano vacillando
Sotto il mio abito a fiori
Scambiandosi
Lunghi interminabili baci.
Oggi mi sento viva,
Paradossalmente allegra
Non attendo la morte,
Parte pura degli abissi,
Non attendo la pace
In un deserto di sangue,
Ma guardo estasiata
Il sole
L’acqua e le viole
La vastità dei gelsi
L’ubriachezza del cielo.
E ascolto
Con delirante speranza
La voce misteriosa della terra.
Corro scalza sulla riva del mare
E guardo con passione il vento,
Le mie erranti gabbiane
Sottili
Assenti
E silenziose.
Oggi sono ebbra di miele
Paradossalmente viva,
Non attendo la morte,
Parte pura degli abissi,
Non attendo la pace
In un deserto di sangue.
La mia terra si veste da guerriera
La mia terra solitaria
Si veste da guerriera
E con fucile in mano
Marcia orgogliosa
Per realizzare un sogno
E nella lunga attesa
Legge
Canzoni di lutto,
Lamenti per i morti.
A passo lento
Estrae dagli abissi del mare
Raggi di pace
Irresistibile,
D’indomita purezza.
A ranghi serrati
I generali,
Con mani implacabili
Emettono voci di comando
Ma ecco che per vie segrete
Fra l’odore del cielo
E il volo delle gabbiane
Arriva la pace
Con un paniere pieno
Di melograni,
Di mille primavere.
La mia terra solitaria
Si veste da guerriera
E con fucile in mano
Marcia orgogliosa
Per realizzare un sogno
E nella lunga attesa
Legge
Canzoni di lutto
Lamenti per i morti.
Si veste da guerriera
E con fucile in mano
Marcia orgogliosa
Per realizzare un sogno
E nella lunga attesa
Legge
Canzoni di lutto,
Lamenti per i morti.
A passo lento
Estrae dagli abissi del mare
Raggi di pace
Irresistibile,
D’indomita purezza.
A ranghi serrati
I generali,
Con mani implacabili
Emettono voci di comando
Ma ecco che per vie segrete
Fra l’odore del cielo
E il volo delle gabbiane
Arriva la pace
Con un paniere pieno
Di melograni,
Di mille primavere.
La mia terra solitaria
Si veste da guerriera
E con fucile in mano
Marcia orgogliosa
Per realizzare un sogno
E nella lunga attesa
Legge
Canzoni di lutto
Lamenti per i morti.
Sunday, October 23, 2005
Sotto le luci verdi di Zola Predosa
Il 4 gennaio
Sua madre
Impeccabile
E profonda,
Ti inviò
Un telegramma
Azzurro.
E nel saperla uccisa
Ruscelli di sudore
Coprirono la tua schiena,
Mentre sugli archi
E sui ponti
Di Zola Predosa
Risuonarono urla
Di duro accento maschile.
Non volevi accettare
Non volevi vedere
Il sangue lento e tranquillo
Di un piccolo fiore reciso.
Sotto le luci verdi
Di Zola Predosa
Seicentotredici gridi
Risuonarono cupi
E ruppero il silenzio
Spezzando in piccoli pezzi
Le figure opache,
Bibbliche
E mitologiche
Dipinte nel seicento
Da Colonna e Mitelli
Sua madre
Impeccabile
E profonda,
Ti inviò
Un telegramma
Azzurro.
E nel saperla uccisa
Ruscelli di sudore
Coprirono la tua schiena,
Mentre sugli archi
E sui ponti
Di Zola Predosa
Risuonarono urla
Di duro accento maschile.
Non volevi accettare
Non volevi vedere
Il sangue lento e tranquillo
Di un piccolo fiore reciso.
Sotto le luci verdi
Di Zola Predosa
Seicentotredici gridi
Risuonarono cupi
E ruppero il silenzio
Spezzando in piccoli pezzi
Le figure opache,
Bibbliche
E mitologiche
Dipinte nel seicento
Da Colonna e Mitelli
Monday, October 17, 2005
E' arrivata la pioggia, yoreh si chiama
I miei occhi si sono aperti
Oggi 14 di tishrei
Al rumore della pioggia
Intrisa di limone.
La città sembra come cambiata
Io la guardo
Inquietamente
Dalla finestra
Poi indosso i miei sandali bibblici
Per sprofondare nella sabbia del mare.
Come è bella la pioggia
Quando sei viva
Quando la chiami per nome.
Quando gli alberi di eucalipto
Non spargono lacrime tempestose.
Ma quando sopraggiunge la morte
La pioggia ti inonda il viso.
Quando al tremor della sera
Ella ti appare
Con il suo volto acceso
Trascina fra le braccia
Ragazze bionde, rosse e brune
Che lanciano nell’aria
Fiori d’arancio
In un sussurro di gambe spezzate,
Di colli recisi.
Sembrano animali nuovi
Nati dal diluvio
Biondi, rossi e bruni
Avvolti in un sudario
Ricamato dalla solitudine
Immensa
Dell’uomo
I miei occhi si sono aperti
Oggi 14 di tishrei
Al rumore della pioggia
Intrisa di limone.
Oggi 14 di tishrei
Al rumore della pioggia
Intrisa di limone.
La città sembra come cambiata
Io la guardo
Inquietamente
Dalla finestra
Poi indosso i miei sandali bibblici
Per sprofondare nella sabbia del mare.
Come è bella la pioggia
Quando sei viva
Quando la chiami per nome.
Quando gli alberi di eucalipto
Non spargono lacrime tempestose.
Ma quando sopraggiunge la morte
La pioggia ti inonda il viso.
Quando al tremor della sera
Ella ti appare
Con il suo volto acceso
Trascina fra le braccia
Ragazze bionde, rosse e brune
Che lanciano nell’aria
Fiori d’arancio
In un sussurro di gambe spezzate,
Di colli recisi.
Sembrano animali nuovi
Nati dal diluvio
Biondi, rossi e bruni
Avvolti in un sudario
Ricamato dalla solitudine
Immensa
Dell’uomo
I miei occhi si sono aperti
Oggi 14 di tishrei
Al rumore della pioggia
Intrisa di limone.
Saturday, October 15, 2005
Il mio Giordano antico
Il mio Giordano antico
Sommerso nella penombra
Corre lento
E con mano trasparente
Trasforma
I gigli del Sharon
In tulipani rosa.
Il mio Giordano antico
Ha avuto come un fremito
Quella sera fatale
E le gabbiane sul mare
Hanno tracciato tremanti
Spirali di sospiri,
Agitando nel buio
Le loro grandi ali.
Il mio Giordano scende
lento
Verso il Mare del Sale
Incatenato ai ritmi
Di danza ellittica e circolare
Di mille ragazze cieche
Frementi sotto le gonne.
Il mio Giordano antico
Sommerso nella penombra
Corre lento
E con mano trasparente
Trasforma
I gigli del Sharon
In tulipani rosa.
Sommerso nella penombra
Corre lento
E con mano trasparente
Trasforma
I gigli del Sharon
In tulipani rosa.
Il mio Giordano antico
Ha avuto come un fremito
Quella sera fatale
E le gabbiane sul mare
Hanno tracciato tremanti
Spirali di sospiri,
Agitando nel buio
Le loro grandi ali.
Il mio Giordano scende
lento
Verso il Mare del Sale
Incatenato ai ritmi
Di danza ellittica e circolare
Di mille ragazze cieche
Frementi sotto le gonne.
Il mio Giordano antico
Sommerso nella penombra
Corre lento
E con mano trasparente
Trasforma
I gigli del Sharon
In tulipani rosa.
Wednesday, October 12, 2005
Nel cuore della notte mi assilla una domanda
Io cerco la mia patria infelice
la mia terra che brucia
E mi chiama per nome
Invitandomi a soffrire.
Non mi vergogno di amarla
La mia piccola patria sottile
Fatta di pietre
Di litorali e di sabbia,
Di stagioni,
Di pianto e di fiori.
Cancella la minaccia, oh mio d-o
Riportami il profumo e i fucili,
L’umidità del Giordano
E il vento.
Riportami i tuoi doni solenni
Gli alberi scuri e i miei sogni
Deliziosi come il miele.
Riportami la mia gabbiana bianca
Che mi svegliava ogni giorno
Per farmi rivedere
Il volto del deserto,
Il martirio e la pace
Che ne sarà di Israele?
Che ne sarà di Israele?
Che ne sarà della mia povera
Non voluta terra,
Delle mia patria sottile,
Fatta di pietre,
Di litorali e di sabbia,
Di stagioni,
Di pianto e di fiori
Allontana la minaccia, oh mio d-o
E sui dolci pendii
Fa sgretolare il rancore.
la mia terra che brucia
E mi chiama per nome
Invitandomi a soffrire.
Non mi vergogno di amarla
La mia piccola patria sottile
Fatta di pietre
Di litorali e di sabbia,
Di stagioni,
Di pianto e di fiori.
Cancella la minaccia, oh mio d-o
Riportami il profumo e i fucili,
L’umidità del Giordano
E il vento.
Riportami i tuoi doni solenni
Gli alberi scuri e i miei sogni
Deliziosi come il miele.
Riportami la mia gabbiana bianca
Che mi svegliava ogni giorno
Per farmi rivedere
Il volto del deserto,
Il martirio e la pace
Che ne sarà di Israele?
Che ne sarà di Israele?
Che ne sarà della mia povera
Non voluta terra,
Delle mia patria sottile,
Fatta di pietre,
Di litorali e di sabbia,
Di stagioni,
Di pianto e di fiori
Allontana la minaccia, oh mio d-o
E sui dolci pendii
Fa sgretolare il rancore.
Friday, September 30, 2005
io non potrei vivere senza ricordarti
In questa lunga ,
Desolata estate
Il sole gronda fuoco
Ed io ad ogni istante
Sento la tua presenza.
E’ una presenza obliqua,
Strana e misteriosa,
Come se tu volessi
Impormi l’obbligo del ricordo.
Oh, Ronit , io non potrei vivere
Senza ricordarti.
Porto il tuo sorriso nel sangue
Ma non riesco a scordare
Quella sera strana
Quando ti sei ritirata
Umiliata e piangente
Nella terra riarsa,
Dove rimani in ozio
Nella tua tomba eterna.
A volte qui ritorni
Brusca
Nella notte
Come se tu volessi
Impormi l’obbligo del ricordo.
E mi riempi l’anima
Di lamenti notturni
Ricordo tutto di quella sera strana
Le finestre spaventate,
Pianoforti in delirio
I manichini sparsi,
Senza gambe e senza braccia,
E le scale gementi
E fu in quel momento
Che annegò il mio mondo.
Oh Ronit io non potrei vivere
Senza ricordarti .
In questa lunga, desolata estate
Sei arrivata spesso
Con i tuoi sandali biblici
Gridando tutta la notte,
Senza pudore.
E solo nel mattino
Sotto il sole cocente
Pian piano ti spegnevi.
Ricordo tutto di quella sera strana
Grida che silenziose uscivano
Da bocche spalancate
Canti spezzati in gola
Poi sei precipitata
Nella tua solitudine.
Ricordo tutto di quella sera strana
Le spade micidiali
Miriadi di esseri odiosi
Che t’hanno spezzato il collo,
Ciechi dispensatori del male
Che gustano la morte
Come un piatto prelibato.
L’aria quella sera
Sembrava attraversata
Da mille gabbiane di fuoco
Che si posavano altere
Nei tuoi capelli biondi
Oh Ronit io non potrei vivere
Senza ricordarti .
Desolata estate
Il sole gronda fuoco
Ed io ad ogni istante
Sento la tua presenza.
E’ una presenza obliqua,
Strana e misteriosa,
Come se tu volessi
Impormi l’obbligo del ricordo.
Oh, Ronit , io non potrei vivere
Senza ricordarti.
Porto il tuo sorriso nel sangue
Ma non riesco a scordare
Quella sera strana
Quando ti sei ritirata
Umiliata e piangente
Nella terra riarsa,
Dove rimani in ozio
Nella tua tomba eterna.
A volte qui ritorni
Brusca
Nella notte
Come se tu volessi
Impormi l’obbligo del ricordo.
E mi riempi l’anima
Di lamenti notturni
Ricordo tutto di quella sera strana
Le finestre spaventate,
Pianoforti in delirio
I manichini sparsi,
Senza gambe e senza braccia,
E le scale gementi
E fu in quel momento
Che annegò il mio mondo.
Oh Ronit io non potrei vivere
Senza ricordarti .
In questa lunga, desolata estate
Sei arrivata spesso
Con i tuoi sandali biblici
Gridando tutta la notte,
Senza pudore.
E solo nel mattino
Sotto il sole cocente
Pian piano ti spegnevi.
Ricordo tutto di quella sera strana
Grida che silenziose uscivano
Da bocche spalancate
Canti spezzati in gola
Poi sei precipitata
Nella tua solitudine.
Ricordo tutto di quella sera strana
Le spade micidiali
Miriadi di esseri odiosi
Che t’hanno spezzato il collo,
Ciechi dispensatori del male
Che gustano la morte
Come un piatto prelibato.
L’aria quella sera
Sembrava attraversata
Da mille gabbiane di fuoco
Che si posavano altere
Nei tuoi capelli biondi
Oh Ronit io non potrei vivere
Senza ricordarti .
Thursday, September 29, 2005
Biglietto di andata e ritorno
Ho voluto tornare ed ho visto
L’aria del mare
Soffiare lenta,
Avvolta nel mistero.
Sembrava un mare nuovo
E più vero,
Ma era il mio stesso mare,
Antico,
Affogato nella sua sabbia bianca.
Ho voluto tornare ai miei fiori,
Al sangue che geme cantando
La muta canzone
Di mille cavalieri morti.
Ho voluto tornare
Alle mie arpe vive
Ai coralli nelle tenebre,
Ai violini senza corde
Ai pianoforti muti,
Al mio Giordano che avvolge
In interminabili spire sessuali
Le sponde del Mare del Sale,
Per poi cadere svenuto
Sulle ali ferite delle gabbiane.
Ho voluto tornare
Ed ho visto
Che qui è successo
Quel che succede sempre:
Sono morti quindici agnelli
E quindici gattine rosse
Sono state giustiziate.
Ho voluto tornare
Agli animali e ai torrenti
Ai miei compagni morti
In quella notte lontana,
Folle di gelsi
E di caldi rumori.
E ti canto Israele
Perchè ti sento fino al midollo
E non vorrei traslocare
Neppure sulle stelle.
Dentro di te non mi importa
Morire
Come non mi ha importato
Nascere.
Ascolto la natura
Sgranando gli occhi.
Ho voluto tornare,
Israele,
Curva dei miei sospiri,
In una carrozza di latte e di miele
Mentre le palme attorno
E gli olivi
Son diventati cicogne
E hanno iniziato a volare
L’aria del mare
Soffiare lenta,
Avvolta nel mistero.
Sembrava un mare nuovo
E più vero,
Ma era il mio stesso mare,
Antico,
Affogato nella sua sabbia bianca.
Ho voluto tornare ai miei fiori,
Al sangue che geme cantando
La muta canzone
Di mille cavalieri morti.
Ho voluto tornare
Alle mie arpe vive
Ai coralli nelle tenebre,
Ai violini senza corde
Ai pianoforti muti,
Al mio Giordano che avvolge
In interminabili spire sessuali
Le sponde del Mare del Sale,
Per poi cadere svenuto
Sulle ali ferite delle gabbiane.
Ho voluto tornare
Ed ho visto
Che qui è successo
Quel che succede sempre:
Sono morti quindici agnelli
E quindici gattine rosse
Sono state giustiziate.
Ho voluto tornare
Agli animali e ai torrenti
Ai miei compagni morti
In quella notte lontana,
Folle di gelsi
E di caldi rumori.
E ti canto Israele
Perchè ti sento fino al midollo
E non vorrei traslocare
Neppure sulle stelle.
Dentro di te non mi importa
Morire
Come non mi ha importato
Nascere.
Ascolto la natura
Sgranando gli occhi.
Ho voluto tornare,
Israele,
Curva dei miei sospiri,
In una carrozza di latte e di miele
Mentre le palme attorno
E gli olivi
Son diventati cicogne
E hanno iniziato a volare
Saturday, September 10, 2005
non voglio vederla cadere
La luna appare lenta
E la sua luce azzurra
Avvolge la mia terra,
La terra che d-o mi ha dato
L’unica terra che ho.
Ventiquattromila violini
Già rompono il silenzio.
Trecentosedici ragazze
Aprono il loro manto
Come gabbiane bianche.
Poi s’ode un grido,
Un altro grido ancora.
Correte, gabbiane, correte
Correte sulla spiaggia muta,
Correte sul Giordano
Correte sul mare verde.
Non lasciate passare la luna.
La luna ha tanti coltelli
E ventiquattromila fucili
Io non la voglio vedere
Non voglio vederla salire
Su per gli archi e per i muri
Su per le scale bianche.
Non voglio vederla cadere
Frustata dall’arido vento
Non voglio vederla inciampare
Sferzata dal chamsin
E la sua luce azzurra
Avvolge la mia terra,
La terra che d-o mi ha dato
L’unica terra che ho.
Ventiquattromila violini
Già rompono il silenzio.
Trecentosedici ragazze
Aprono il loro manto
Come gabbiane bianche.
Poi s’ode un grido,
Un altro grido ancora.
Correte, gabbiane, correte
Correte sulla spiaggia muta,
Correte sul Giordano
Correte sul mare verde.
Non lasciate passare la luna.
La luna ha tanti coltelli
E ventiquattromila fucili
Io non la voglio vedere
Non voglio vederla salire
Su per gli archi e per i muri
Su per le scale bianche.
Non voglio vederla cadere
Frustata dall’arido vento
Non voglio vederla inciampare
Sferzata dal chamsin
Friday, September 09, 2005
Chi porterà pace nel mondo?
Da dove arriverà il messia?
Chi dice arriverà dal mare
Chi dice arriverà dai monti.
Seicentotredici cavalieri
Vanno invocando il messia
E le loro ombre si allungano
Proiettandosi verso il cielo.
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire.
Tarderà a venire.
Seicentotredici cavalieri
Stanno cercando il messia
Dalle loro bocche rotonde
Escono bianchi singhiozzi,
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire
Tarderà a venire.
Seicentotredici cavalieri
Stanno cercando il messia
Sperano in un mondo migliore
Senza più guerre
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire
Tarderà a venire.
Seicentotredici cavalieri
Aspettano che l’unto di d-o
Spazzi via per sempre dal mondo
Il disordine e la follia.
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire.
Tarderà a venire.
Chi dice arriverà dal mare
Chi dice arriverà dai monti.
Seicentotredici cavalieri
Vanno invocando il messia
E le loro ombre si allungano
Proiettandosi verso il cielo.
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire.
Tarderà a venire.
Seicentotredici cavalieri
Stanno cercando il messia
Dalle loro bocche rotonde
Escono bianchi singhiozzi,
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire
Tarderà a venire.
Seicentotredici cavalieri
Stanno cercando il messia
Sperano in un mondo migliore
Senza più guerre
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire
Tarderà a venire.
Seicentotredici cavalieri
Aspettano che l’unto di d-o
Spazzi via per sempre dal mondo
Il disordine e la follia.
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire.
Tarderà a venire.
Wednesday, September 07, 2005
Io veglierò sulle rose
Sul mio balcone fiorito
Vidi due gabbiane ferite
Posarsi sulle mie rose,
Vidi petali incendiati
Cadere come svenuti
Dopo un bacio d’amore.
Le due gabbiane impudenti
Volevano rubare il profumo
Ai miei fiori rotondi.
Sul mio balcone fiorito
Vidi due gabbiane ferite
Una vestita di azzurro
L’altra di color arancione
Ah come sono belle
Le due gabbiane impudenti!
Sembrano due cherubini
Carichi di luce ed ombra
Una si chiama Amarezza
La seconda si chiama Pena.
Dalle due ali ferite
Scendono ininterrotti
Sottili fili di sangue
E non c’è nessuno,
Nessuno nel mondo
Che porti cotone e bende.
Dove vanno le due gabbiane
A quest’ora della notte?
Quali cavalieri le attendono?
Quali mani ruberanno i profumi
Alle rose del mio balcone?
Vidi due gabbiane ferite
Posarsi sulle mie rose,
Vidi petali incendiati
Cadere come svenuti
Dopo un bacio d’amore.
Le due gabbiane impudenti
Volevano rubare il profumo
Ai miei fiori rotondi.
Sul mio balcone fiorito
Vidi due gabbiane ferite
Una vestita di azzurro
L’altra di color arancione
Ah come sono belle
Le due gabbiane impudenti!
Sembrano due cherubini
Carichi di luce ed ombra
Una si chiama Amarezza
La seconda si chiama Pena.
Dalle due ali ferite
Scendono ininterrotti
Sottili fili di sangue
E non c’è nessuno,
Nessuno nel mondo
Che porti cotone e bende.
Dove vanno le due gabbiane
A quest’ora della notte?
Quali cavalieri le attendono?
Quali mani ruberanno i profumi
Alle rose del mio balcone?
Thursday, September 01, 2005
E angeli neri volavano
Un cavaliere grigio
Montato sulla sua vespa
S’avvicina chiudendo gli occhi
E spalanca con mano verde
Sette piaghe d’amore.
E mentre lui la guarda
Il cuore trattiene il respiro
Gonfio di lingue azzurre,
Denso di desiderio.
“Com’è strano il tuo nome!
Sigal è un colore triste,
Un singhiozzo senza dolore,
Ma sotto il cielo di agosto
Fa nascere le viole”,
Sussurra il cavaliere.
Il cavaliere corre,
Corre,
Corre
Ha fretta di portarla
Nella sua casa bianca
Per offrirle
Un bicchiere di latte
E tanto dolce miele.
E mentre lei racconta,
La sua avventura strana,
Il sangue scorre lento,
Lento e denso sul selciato,
E geme una muta canzone.
“Sono morte quattro gabbiane
E cinque rondini azzurre
E angeli neri volavano
Con grandi cuori di marmo.
Guardate la ferita che scorre
Dalle ali fino al petto.
Sono morte quattro gabbiane
E cinque rondini azzurre”.
Montato sulla sua vespa
S’avvicina chiudendo gli occhi
E spalanca con mano verde
Sette piaghe d’amore.
E mentre lui la guarda
Il cuore trattiene il respiro
Gonfio di lingue azzurre,
Denso di desiderio.
“Com’è strano il tuo nome!
Sigal è un colore triste,
Un singhiozzo senza dolore,
Ma sotto il cielo di agosto
Fa nascere le viole”,
Sussurra il cavaliere.
Il cavaliere corre,
Corre,
Corre
Ha fretta di portarla
Nella sua casa bianca
Per offrirle
Un bicchiere di latte
E tanto dolce miele.
E mentre lei racconta,
La sua avventura strana,
Il sangue scorre lento,
Lento e denso sul selciato,
E geme una muta canzone.
“Sono morte quattro gabbiane
E cinque rondini azzurre
E angeli neri volavano
Con grandi cuori di marmo.
Guardate la ferita che scorre
Dalle ali fino al petto.
Sono morte quattro gabbiane
E cinque rondini azzurre”.
La notte fa piangere i sogni
Sulla spalliera del letto
Un angelo immenso mi guarda
E con bocca piena d’amore
Cerca la mia fronte bianca
Per depositarvi un bacio,
Per spegnere i singhiozzi.
E d-o che ci sta osservando
Raccoglie sotto il mantello
Le spirali di pianto
La nostra illusione di baci
Regalandoci in cambio
Rumori di luce e aurore
Fonti di desiderio.
Un angelo immenso mi guarda
E con bocca piena d’amore
Cerca la mia fronte bianca
Per depositarvi un bacio,
Per spegnere i singhiozzi.
E d-o che ci sta osservando
Raccoglie sotto il mantello
Le spirali di pianto
La nostra illusione di baci
Regalandoci in cambio
Rumori di luce e aurore
Fonti di desiderio.
Tuesday, August 30, 2005
non abbiate paura
Ho visto le nubi
Calpestare
Il mio abito a fiori.
Ma non abbiate paura
Esistono i colori
Cammineremo assieme
Sulle onde,
Sui rami,
Per le strade,
Senza paura.
Ho visto ammazzare
Ventimila colombe
Per far godere i malvagi
Ma non abbiate paura:
Esistono le parole
Cammineremo assieme
Sulle onde,
Sui rami,
Per le strade,
Senza paura
Ho visto scannare
Ventimila agnelli
Per saziare Amalek
Ma non abbiate paura:
Esistono i suoni
Cammineremo assieme
Sulle onde,
Sui rami,
Per le strade,
Senza paura
Calpestare
Il mio abito a fiori.
Ma non abbiate paura
Esistono i colori
Cammineremo assieme
Sulle onde,
Sui rami,
Per le strade,
Senza paura.
Ho visto ammazzare
Ventimila colombe
Per far godere i malvagi
Ma non abbiate paura:
Esistono le parole
Cammineremo assieme
Sulle onde,
Sui rami,
Per le strade,
Senza paura
Ho visto scannare
Ventimila agnelli
Per saziare Amalek
Ma non abbiate paura:
Esistono i suoni
Cammineremo assieme
Sulle onde,
Sui rami,
Per le strade,
Senza paura
Monday, August 29, 2005
La mia città ha un piccolo fiume
La mia città è densa
Di risonanze lontane
Di ritmi e di echi
La mia città ha un piccolo fiume
Che arriva fino al mare,
Quattromila gelsi
E cinquanta fontane.
Per le sue strade
Cammina insicura
Una ragazza cieca,
Non certo di nascita,
Che sa ritrovare al buio
Le stagioni dell’anno,
Sa riconoscere il volo
Dei corvi e delle gabbiane
E li riconosce
Quando li sente cantare.
La ragazza cieca
Canta con loro,
Con la sua voce intrisa
Di palpiti d’amore,
Di quell’amore
Che quanto diventa poesia
E' l’unico amore
Che ha diritto a cantare.
Di risonanze lontane
Di ritmi e di echi
La mia città ha un piccolo fiume
Che arriva fino al mare,
Quattromila gelsi
E cinquanta fontane.
Per le sue strade
Cammina insicura
Una ragazza cieca,
Non certo di nascita,
Che sa ritrovare al buio
Le stagioni dell’anno,
Sa riconoscere il volo
Dei corvi e delle gabbiane
E li riconosce
Quando li sente cantare.
La ragazza cieca
Canta con loro,
Con la sua voce intrisa
Di palpiti d’amore,
Di quell’amore
Che quanto diventa poesia
E' l’unico amore
Che ha diritto a cantare.
Sunday, August 28, 2005
battiti del mio cuore impaurito
Voglio imparare a contare le stelle,
Scoprire come nascono i monti,
Capire perchè è chiara la notte
Sopra le tegole dei tetti.
Voglio vedere ogni giorno
L'aurora danzare nuda
Sopra i fiori del cardo,
Indagare perchè stanotte
Una ragazza azzurra
Si è immersa
nelle acque del fiume.
Voglio imparare a capire
Come si creano i fiumi
Come nascono le stelle
Come si aprono i fiori.
Sentire nel silenzio profondo
Il rumore delle ali di un passero
Scoprire come nascono i monti,
Capire perchè è chiara la notte
Sopra le tegole dei tetti.
Voglio vedere ogni giorno
L'aurora danzare nuda
Sopra i fiori del cardo,
Indagare perchè stanotte
Una ragazza azzurra
Si è immersa
nelle acque del fiume.
Voglio imparare a capire
Come si creano i fiumi
Come nascono le stelle
Come si aprono i fiori.
Sentire nel silenzio profondo
Il rumore delle ali di un passero
Saturday, August 27, 2005
Tu pensa solo a volare
Un sabato mattina,
Erano forse le undici e dieci,
Proprio all’ora in cui il sole
Lascia gli alberi
Senza le ombre,
Arrivò una bambina.
Io le dissi:
“Rugiada della mia vita,
Se tu lo vuoi
Potremo stare insieme
Fino alla fine dei tempi.
Oh, piccolo amore,
Acqua tiepida fra le mie braccia,
La casa che ti regalo,
Ha un giardino con sette palme
Due gelsi e una fonte,
Che attende per essere allegra
Che tu ti appoggi sul bordo.
Ma prima ascolta questa mia storia,
È una storia interminabile
E l’unico mio scopo
E’ spiegarti che
Hai scelto di vivere
In tempi duri e malvagi
Tempi di guerra, di massacri,
Di uccisioni di bimbi innocenti.
Sappi, piccola rugiada
Che a te è destinato
Un minuscolo paese
Dove sentirai ogni giorno
Minuscole voci
Di gente che litiga,
Che urla tremendamente.
Da lontano sembra che ridano
Ma se ti avvicini
Vedrai lacrime di sangue.
Non disperare,
Gli uomini che incontrerai
Saranno solo un po’ tristi
E spesso stanchi
E avranno tutti
Tanta voglia di volare
Come fa il corvo
Come fa la gabbiana.
Quale sarà il tuo destino
Non ci è dato sapere.
Forse sarai costretta
A rifugiarti in altri mondi
In altre piccole storie
In posti segreti,
Ma tu pensa solo a volare,
Non intrometterti
Tu pensa solo a volare
A contemplare il gelso
E ad appoggiare il tuo esile corpo
Sul bordo della mia fonte.
Erano forse le undici e dieci,
Proprio all’ora in cui il sole
Lascia gli alberi
Senza le ombre,
Arrivò una bambina.
Io le dissi:
“Rugiada della mia vita,
Se tu lo vuoi
Potremo stare insieme
Fino alla fine dei tempi.
Oh, piccolo amore,
Acqua tiepida fra le mie braccia,
La casa che ti regalo,
Ha un giardino con sette palme
Due gelsi e una fonte,
Che attende per essere allegra
Che tu ti appoggi sul bordo.
Ma prima ascolta questa mia storia,
È una storia interminabile
E l’unico mio scopo
E’ spiegarti che
Hai scelto di vivere
In tempi duri e malvagi
Tempi di guerra, di massacri,
Di uccisioni di bimbi innocenti.
Sappi, piccola rugiada
Che a te è destinato
Un minuscolo paese
Dove sentirai ogni giorno
Minuscole voci
Di gente che litiga,
Che urla tremendamente.
Da lontano sembra che ridano
Ma se ti avvicini
Vedrai lacrime di sangue.
Non disperare,
Gli uomini che incontrerai
Saranno solo un po’ tristi
E spesso stanchi
E avranno tutti
Tanta voglia di volare
Come fa il corvo
Come fa la gabbiana.
Quale sarà il tuo destino
Non ci è dato sapere.
Forse sarai costretta
A rifugiarti in altri mondi
In altre piccole storie
In posti segreti,
Ma tu pensa solo a volare,
Non intrometterti
Tu pensa solo a volare
A contemplare il gelso
E ad appoggiare il tuo esile corpo
Sul bordo della mia fonte.
Poi la chiamai e rimasi senza risposta
Un pomeriggio del mese di agosto
All’entrata al supermercato
Mi imbattei in una ragazza
Si chiamava Ronit.
Era come assente
E i suoi occhi
Erano volati via.
“Sei pallida” le dissi
“Dove stai andando?
Assomigli alla mia anima
Alla parola tristezza.
Perchè sei taciturna?
Mi sembri dolorosa
Come se tu fossi morta”.
Aveva occhi di luce
E il sorriso dell’acqua
Ed era dolce come
Le viole, gli ulivi
E i sicomori.
L’abbracciai
E le sorrisi.
Poi camminando per la strada
Scoppiai a piangere
Perchè mi resi conto
Che la ragazza
Era solo un fantasma.
Più tardi continuai a piangere
E lei mi ascoltava
Tremante.
Poi iniziai a parlare
Nella calura estiva.
Era una discussione tecnica
Sui metodi di sopravvivenza
Sui nomi magici
Sul legame
Fra i vari fonemi ebraici.
“Sapevi che matzpun,
Cioè coscienza ,
Ha la stessa radice di matzpen
Cioè bussola?”
Mi chiese.
“Sapevi che ebreo,
cioè ivrì
Ha le stessa radice di arabo,
Cioè aravì?”
Fino al calar della sera
Discutemmo di testi del talmud
Di inni
E di preghiere.
Poi ci sedemmo
In un locale affollato,
Fragrante di odori
Che mi ricordavano
I tempi dell’infanzia.
“Io sono convinta,
Che tu debba parlarne”
Le dissi infine
“Non è giusto che la tua morte
Sia stata vana”.
La sera era calata,
La strada affollata
E noi ci avviammo
Fianco a fianco
Mano nella mano
Verso casa.
Volevamo esplorare
L’angelo che produce vita
E non il demone
Apportatore di morte.
“Vieni, accendiamo la radio”
Mi disse entrando a casa,
“Forse ci siamo perse
Qualche innocente massacro.
Io ora devo andare,
Ma tu attenta, stai attenta, Sigal
Non lasciarti sedurre.
La morte sta girando
Con ardenti mani sudate
Per le strade.
Devi starne lontana.
Non lasciarti assediare dalle sue nere radici
A forma di unghie e di artigli”.
Poi la chiamai e rimasi senza risposta.
All’entrata al supermercato
Mi imbattei in una ragazza
Si chiamava Ronit.
Era come assente
E i suoi occhi
Erano volati via.
“Sei pallida” le dissi
“Dove stai andando?
Assomigli alla mia anima
Alla parola tristezza.
Perchè sei taciturna?
Mi sembri dolorosa
Come se tu fossi morta”.
Aveva occhi di luce
E il sorriso dell’acqua
Ed era dolce come
Le viole, gli ulivi
E i sicomori.
L’abbracciai
E le sorrisi.
Poi camminando per la strada
Scoppiai a piangere
Perchè mi resi conto
Che la ragazza
Era solo un fantasma.
Più tardi continuai a piangere
E lei mi ascoltava
Tremante.
Poi iniziai a parlare
Nella calura estiva.
Era una discussione tecnica
Sui metodi di sopravvivenza
Sui nomi magici
Sul legame
Fra i vari fonemi ebraici.
“Sapevi che matzpun,
Cioè coscienza ,
Ha la stessa radice di matzpen
Cioè bussola?”
Mi chiese.
“Sapevi che ebreo,
cioè ivrì
Ha le stessa radice di arabo,
Cioè aravì?”
Fino al calar della sera
Discutemmo di testi del talmud
Di inni
E di preghiere.
Poi ci sedemmo
In un locale affollato,
Fragrante di odori
Che mi ricordavano
I tempi dell’infanzia.
“Io sono convinta,
Che tu debba parlarne”
Le dissi infine
“Non è giusto che la tua morte
Sia stata vana”.
La sera era calata,
La strada affollata
E noi ci avviammo
Fianco a fianco
Mano nella mano
Verso casa.
Volevamo esplorare
L’angelo che produce vita
E non il demone
Apportatore di morte.
“Vieni, accendiamo la radio”
Mi disse entrando a casa,
“Forse ci siamo perse
Qualche innocente massacro.
Io ora devo andare,
Ma tu attenta, stai attenta, Sigal
Non lasciarti sedurre.
La morte sta girando
Con ardenti mani sudate
Per le strade.
Devi starne lontana.
Non lasciarti assediare dalle sue nere radici
A forma di unghie e di artigli”.
Poi la chiamai e rimasi senza risposta.
Wednesday, August 24, 2005
Ho tentato di custodirti
Siamo accerchiati
Da sciacalli e da jene,
Da unghie ed artigli,
Da schiuma rabbiosa
E da odio.
Avvolta in una camicia arancione
Sono giunta di notte
Per fermare
Il pauroso vessillo
Della morte,
Per zittire
La voce degli invasori
Urlanti
Lungo il fiume
In cui sguazza la pace.
Il loro grido di allah akhbar
Sembra un coro
Di pipistrelli ciechi
Caduti dallo spazio
Venuti per portarti
Nell’immota solitudine,
Per sigillarti nella morte.
Il pericolo viene
Dal mare
Viene dai monti,
Dilaga per strade
Divorate dal fuoco
E durerà fino alla fine dei tempi.
Immota ragazza
Ho tentato di custodirti
Sul mio gelso
Popolato di canti
Ho cercato di fermare il mare
Di mettere una barriera
Ai monti.
Ma il cielo ti ha percosso
E la tua testa altera,
Il tuo volto
Ora riposa con ferite
Che adornano
La tua fronte immota.
Non ti ho protetto
E ti ho lasciato cadere
Nel sonno del silenzio,
Piccola madreperla.
E tu per vendicarti
Mi hai lasciato
Solo spoglie stritolate
Cicatrici e ferite
Mutilate nell’aria
In un mondo che palpita e trema
E cerca disperato
Un fiume in cui
La pace rema serena
Verso il mare del sale.
Da sciacalli e da jene,
Da unghie ed artigli,
Da schiuma rabbiosa
E da odio.
Avvolta in una camicia arancione
Sono giunta di notte
Per fermare
Il pauroso vessillo
Della morte,
Per zittire
La voce degli invasori
Urlanti
Lungo il fiume
In cui sguazza la pace.
Il loro grido di allah akhbar
Sembra un coro
Di pipistrelli ciechi
Caduti dallo spazio
Venuti per portarti
Nell’immota solitudine,
Per sigillarti nella morte.
Il pericolo viene
Dal mare
Viene dai monti,
Dilaga per strade
Divorate dal fuoco
E durerà fino alla fine dei tempi.
Immota ragazza
Ho tentato di custodirti
Sul mio gelso
Popolato di canti
Ho cercato di fermare il mare
Di mettere una barriera
Ai monti.
Ma il cielo ti ha percosso
E la tua testa altera,
Il tuo volto
Ora riposa con ferite
Che adornano
La tua fronte immota.
Non ti ho protetto
E ti ho lasciato cadere
Nel sonno del silenzio,
Piccola madreperla.
E tu per vendicarti
Mi hai lasciato
Solo spoglie stritolate
Cicatrici e ferite
Mutilate nell’aria
In un mondo che palpita e trema
E cerca disperato
Un fiume in cui
La pace rema serena
Verso il mare del sale.
Tuesday, August 23, 2005
Aprite le finestre alla vita
Non sopporto l’orrore
Di quei tetti smembrati
Non sopporto il silenzio
Del dopo.
Tacciono ormai
Le voci dell’assedio.
Vorrei fuggire ma
La speranza di pace
Mi perseguita,
Mi morde alla nuca
Come un passero moribondo.
Domani verranno
I nuovi padroni .
Io stessa ho consentito
Che quella gente
Le usurpasse la casa,
La diseredasse della sua tomba,
Dopo averla uccisa
Con buchi profondi,
Offrendo al cielo solo
Il mio dolore arancione.
Quando l’hanno sotterrata,
Mi sentite?
Quando l’hanno sotterrata,
Sentii come se
Mi calpestassero il cuore.
Ma i morti sono morti
Èd è inutile
Sospirare per qualcosa
Che non merita
I nostri sospiri.
Sono tre anni che è morta
E io non voglio più piangere.
Il dolore va guardato in faccia
E a noi non resta altro
Che aprire le finestre alla vita.
Ma oggi, almeno oggi, vi prego
State in silenzio.
Non avete sentito?
Silenzio,
Vi ho detto, silenzio!
Di quei tetti smembrati
Non sopporto il silenzio
Del dopo.
Tacciono ormai
Le voci dell’assedio.
Vorrei fuggire ma
La speranza di pace
Mi perseguita,
Mi morde alla nuca
Come un passero moribondo.
Domani verranno
I nuovi padroni .
Io stessa ho consentito
Che quella gente
Le usurpasse la casa,
La diseredasse della sua tomba,
Dopo averla uccisa
Con buchi profondi,
Offrendo al cielo solo
Il mio dolore arancione.
Quando l’hanno sotterrata,
Mi sentite?
Quando l’hanno sotterrata,
Sentii come se
Mi calpestassero il cuore.
Ma i morti sono morti
Èd è inutile
Sospirare per qualcosa
Che non merita
I nostri sospiri.
Sono tre anni che è morta
E io non voglio più piangere.
Il dolore va guardato in faccia
E a noi non resta altro
Che aprire le finestre alla vita.
Ma oggi, almeno oggi, vi prego
State in silenzio.
Non avete sentito?
Silenzio,
Vi ho detto, silenzio!
Lasciate dormire l’aurora
Lasciate dormire l’aurora
Sotto le sue ciglia di seta,
Rubate i profumi ai fiori
Per portarglieli in dono.
Il sole si affaccia
Un po’ schivo
Con luce soave e tenue
E sui rami del gelso
Cantano gli usignoli.
Le gabbiane sul mare
Svengono per l’emozione
E schiere di bianchi cammelli
Corrono pazzi di gioia.
Il cuore mi corre nel petto
Come un passero perseguitato
E chiude ermeticamente
Le porte del ricordo:
I morti non meritano
I nostri sospiri d’amore.
Silenzio, vi prego, silenzio
Tenete lontana la tempesta
Legatela con mille catene,
Fate impallidire le ombre.
In questo giorno di festa
Siete tutti invitati
Con lo stesso sorriso di allora
Con la stessa fronte bianca.
Io canto e la mia voce sale
Come un ruscello
Impregnato di pioggia.
Lasciate dormire l’aurora
Sotto le sue ciglia di seta,
Rubate i profumi ai fiori
Per portarglieli in dono.
I morti non meritano
I nostri sospiri d’amore.
Sotto le sue ciglia di seta,
Rubate i profumi ai fiori
Per portarglieli in dono.
Il sole si affaccia
Un po’ schivo
Con luce soave e tenue
E sui rami del gelso
Cantano gli usignoli.
Le gabbiane sul mare
Svengono per l’emozione
E schiere di bianchi cammelli
Corrono pazzi di gioia.
Il cuore mi corre nel petto
Come un passero perseguitato
E chiude ermeticamente
Le porte del ricordo:
I morti non meritano
I nostri sospiri d’amore.
Silenzio, vi prego, silenzio
Tenete lontana la tempesta
Legatela con mille catene,
Fate impallidire le ombre.
In questo giorno di festa
Siete tutti invitati
Con lo stesso sorriso di allora
Con la stessa fronte bianca.
Io canto e la mia voce sale
Come un ruscello
Impregnato di pioggia.
Lasciate dormire l’aurora
Sotto le sue ciglia di seta,
Rubate i profumi ai fiori
Per portarglieli in dono.
I morti non meritano
I nostri sospiri d’amore.
Saturday, August 20, 2005
Chiamate i corvi, chiamate i rossi leoni
La luna stanotte
Non riesce a trattenersi
E un raggio di luce violetta
Fugge dai suoi crateri,
Proiettando nel cielo
L’istante della circoncisione,
Del patto fra il bimbo e d-o.
Raccoglie stille di sangue
In un calice d’oro
E gli angeli nel cielo
Gli danno il benvenuto.
Un sarto specialista
Cuce per il bambino
Un abito bellissimo
Ricamato di stelle e di fiori
Mentre un cammello bianco
Piange di commozione.
La luna stanotte
Non riesce a trattenersi
E, spogliatasi dei suoi raggi,
Si mette nuda nel cielo
Cedendo il suo abito d’oro
Per coprire di luce bianca
Il bimbo circonciso.
Dai vicoli di Gaza
Escono gli scorpioni
Non imprecano come al solito
E dicono tutti in coro:
“ Lasciatelo dormire
Allontanatevi dalla sua casa
È il bimbo più bello
Che mai sia venuto al mondo”.
Vieni, ti voglio vedere
Il pericolo è passato
Io ti voglio vedere
Nel tuo biancore di luna.
Avvisate le rose
Avvisate i monti
Avvisate il Giordano
Avvisate la valle
Di Yizreael
Che ha visto me bambina
Correre coi piedi avvolti
Nei miei sandali biblici
Avvisate la città della pace
Chiamate le gabbiane
Chiamate i corvi
Chiamate i rossi leoni
Sono tutti invitati.
Fu in quel momento preciso
Che io capii di essere stata salvata
Anche se solo in sogno
Non riesce a trattenersi
E un raggio di luce violetta
Fugge dai suoi crateri,
Proiettando nel cielo
L’istante della circoncisione,
Del patto fra il bimbo e d-o.
Raccoglie stille di sangue
In un calice d’oro
E gli angeli nel cielo
Gli danno il benvenuto.
Un sarto specialista
Cuce per il bambino
Un abito bellissimo
Ricamato di stelle e di fiori
Mentre un cammello bianco
Piange di commozione.
La luna stanotte
Non riesce a trattenersi
E, spogliatasi dei suoi raggi,
Si mette nuda nel cielo
Cedendo il suo abito d’oro
Per coprire di luce bianca
Il bimbo circonciso.
Dai vicoli di Gaza
Escono gli scorpioni
Non imprecano come al solito
E dicono tutti in coro:
“ Lasciatelo dormire
Allontanatevi dalla sua casa
È il bimbo più bello
Che mai sia venuto al mondo”.
Vieni, ti voglio vedere
Il pericolo è passato
Io ti voglio vedere
Nel tuo biancore di luna.
Avvisate le rose
Avvisate i monti
Avvisate il Giordano
Avvisate la valle
Di Yizreael
Che ha visto me bambina
Correre coi piedi avvolti
Nei miei sandali biblici
Avvisate la città della pace
Chiamate le gabbiane
Chiamate i corvi
Chiamate i rossi leoni
Sono tutti invitati.
Fu in quel momento preciso
Che io capii di essere stata salvata
Anche se solo in sogno
Tuesday, August 02, 2005
Ho letto negli sguardi
Lungamente sono rimasta
A guardare,
Con curiosità insistente
La bontà infinita dell’islam,
Quello moderato, si sà,
Profondamente ancorato nel bene,
Affondato nella giustizia
Di gole tagliate
E colli recisi.
Ho visto strane cose in TV,
Oscure ed arcane,
Ho letto negli sguardi
Pensieri di morte
Diffusi nell’etere.
Lungamente sono rimasta
A guardare
Con curiosità insistente
La bontà infinita dell’islam.
Li sento ancora adesso
Gridare sui tetti,
Inneggiare alla morte
Di creature innocenti,
Sembravano esseri strani
Mostruosamente
Vestiti da umani.
Rivedo ancora oggi
Le loro labbra in TV
Assetate di odio
Un odio sostanziale,
Ricco di contenuto,
Mentre l’occidente
Percorre ipocrita
Il mondo
Senza ricordare
Di possedere un cuore
Di avere una mente.
E insiste a voler mettere il bene
In isolamento totale,
Non resiste alla tentazione
Di togliergli lo spazio vitale.
Uomini strani ho visto in TV,
Fasci di muscoli
Che l’unica cosa che soffrono
È sicuramente il solletico.
Prodotti duri
Con scarpe e giacca
E spesso anche cravatta.
Apro le braccia
E grido nel silenzio
Vorrei nascere sulle rive
Di un mondo diverso
E indossare un vestito
A fiori di purezza
Per distruggere il male,
Portarlo all’esaurimento.
Attorno a me
In ogni vicolo e strada
Scricchiola e geme la pace
La pace dell’islam buono
Quello moderato, si sà
Che gradualmente invade
Le città occidentali
Spalancate come prostitute
Che s’offrono per due barili
Al miglior offerente.
A guardare,
Con curiosità insistente
La bontà infinita dell’islam,
Quello moderato, si sà,
Profondamente ancorato nel bene,
Affondato nella giustizia
Di gole tagliate
E colli recisi.
Ho visto strane cose in TV,
Oscure ed arcane,
Ho letto negli sguardi
Pensieri di morte
Diffusi nell’etere.
Lungamente sono rimasta
A guardare
Con curiosità insistente
La bontà infinita dell’islam.
Li sento ancora adesso
Gridare sui tetti,
Inneggiare alla morte
Di creature innocenti,
Sembravano esseri strani
Mostruosamente
Vestiti da umani.
Rivedo ancora oggi
Le loro labbra in TV
Assetate di odio
Un odio sostanziale,
Ricco di contenuto,
Mentre l’occidente
Percorre ipocrita
Il mondo
Senza ricordare
Di possedere un cuore
Di avere una mente.
E insiste a voler mettere il bene
In isolamento totale,
Non resiste alla tentazione
Di togliergli lo spazio vitale.
Uomini strani ho visto in TV,
Fasci di muscoli
Che l’unica cosa che soffrono
È sicuramente il solletico.
Prodotti duri
Con scarpe e giacca
E spesso anche cravatta.
Apro le braccia
E grido nel silenzio
Vorrei nascere sulle rive
Di un mondo diverso
E indossare un vestito
A fiori di purezza
Per distruggere il male,
Portarlo all’esaurimento.
Attorno a me
In ogni vicolo e strada
Scricchiola e geme la pace
La pace dell’islam buono
Quello moderato, si sà
Che gradualmente invade
Le città occidentali
Spalancate come prostitute
Che s’offrono per due barili
Al miglior offerente.
Subscribe to:
Posts (Atom)