Thursday, July 03, 2008

Ieri a Grusalemme

Una giovane donna sta guidando a pochi passi dall’ospedale dove medici ebrei curano ogni giorno bambini donne anziani arabi. Una donna sta guidando con la sua bambina di sei mesi in macchina. Siamo a Gerusalemme. Ieri. Quando vede l’assassino dirigersi contro la sua macchina, la donna getta la sua bambina dal finestrino per salvarla. Poi un bulldozer di 10 tonnellate la schiaccia. Una giovane donna getta dal finestrino la sua bambina di sei mesiUna giovane donna ebrea che ha imparato a fare quello che deve fare ogni donna ebrea che si rispetta. Gettarli dalla finestra per salvarli.“Lo consideriamo una reazione naturale” ha dichiarato alla stampa il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri.
Per loro, per quegli infami assassini la cosa è naturale. Naturale perchè per loro nulla può essere comparato all’ebbrezza causata dalla mattanza di ebrei.

Cala il crepuscolo
Sui tuoi occhi di piccola madre
In un silenzio metallico
Di bulldozer
E di rottami.
Gemono le foglie degli alberi
Mentre la morte
Lambisce
Il tuo corpo ormai pieno di buio.
Tu prima di gettarla nell’aria
Con voce lieve veloce
Il tuo testamento d’amore
In grande segreto le leggi:
“Che tante estati radiose
Guidino i tuo passi,
Bambina!”

Sunday, June 29, 2008

Padre, padre, tu credi tu credi negli angeli?

Sono stata da lui
Stanotte
Nella sua casa
Bianca a due piani
Sembrava vecchio e stanco
Attorno a lui tanti libri
Mummificati
Come bianche macerie
Di carta
Sembrava come assaggiare la morte.
“Padre, padre io sto soffocando
L’odore dei libri
Mi mozza il fiato
Lasciami aprir la finestra”.
Poi con voce limpida chiesi:
“Padre, padre
Tu credi
Tu credi negli angeli?
Credi che d-o governi il destino?”.
“Solo d-o è il tuo garante, Sigal”..
Poi sprofondò in un silenzio sapiente.
Ora guardo a luna bianca
Nel mio cielo vuoto di stelle
“Padre, padre
Tu credi
Tu credi negli angeli?

Thursday, June 26, 2008

Non volare, gattina sul prato

Non volare, gattina sul prato,
Non chiedere in prestito ali.
Il cielo è pieno di buchi
E tu hai un ala spezzata.
Non pensare a volare sui monti,
C’è ombra sui pini
E tanti esseri strani
Passan la vita tramando.
Non andar verso mondi lontani
Verso regni impossibili e nuovi
Dove gli occhi son morti
E sigillate le bocche.
Rimani sotto il tuo cielo
Punteggiato di stelle tremanti
Come fresche violette di luce.
Non volare al di là di quei rami
Lascia da parte i sospiri
E asciuga le lacrime nuove
In questo mondo possibile.
L’unico mondo che hai.
Non volare, gattina sul prato,
Non chiedere in prestito ali.
Il cielo è pieno di buchi
E tu hai un ala spezzata.

Tuesday, June 24, 2008

Chloris, perche' l'hai fatto?

Il ruscello recita
La sua canzone sull’erba
E il cammello pacifico
Contempla muto il paesaggio.
Due gatti un po’ pigri
Prendono il sole
Annoiati,
Mentre nel campo vicino
Due anemoni in attesa di aurore
Schiudono i petali al vento.
Un tempo non molto lontano
Le anemoni erano dee
Ma le carezze di Zefiro
Innamorato e violento
Le trasformarono in fiori.
Ora son solo presenza
Fugace senza speranza
E senza un domani. .
Ma il passato è passato
Non serve lamentarsi
Le cose che vanno
Non ritornano mai.

Tuesday, June 17, 2008

Sotto il livello del mare


Sotto il livello del mare
Nella valle tempestata di fiori
Ai piedi del monte Gilboa
Sono iniziate le manovre.
Un calore denso striscia
Lento in bocca, sui denti
Alla radice dei capelli
I carri armati smuovono la terra
In un mosaico di marroni
Di rossi e di gialli
Sulle vette dell’universo
Angeli soccorrevoli
In toni limpidi
Innalzano al cielo
La loro sacra melodia
E chiedono a d-o
Di risalire nel tempo
E di riprendersi
L’uomo.

Sunday, June 15, 2008

Oh, mia gabbiana spenta

Oh mia gabbiana spenta
Lascia ch’io canti
Il tuo sorriso di luna
Con parole che gemono alte
Seminando nel cielo d’estate
Ferite cristallizzate
E suoni acuti di nervi metallici.
Presto verrà l’estate
E i giovani del vicinato
Correranno gioiosi
Sulla tua spiaggia bianca
Per aprire le danze.
Ma nessuno vorrà danzare
Nessuno vorrà danzare
Perchè sei morta
Sei morta per sempre.
Ogni notte da allora
Il tuo sangue vien vacillando
E mi insegue furioso
Con tutta la morte addosso.
Ho portato sulla tua tomba
Il ragazzo di Zola Predosa
Che nel vedere
I tuoi occhi in penombra
In quella valle di sogno
Dove scoppiava il tuo riso
Di lussuria e di intelligenza,
Ha lanciato nell’aria
Stridenti urla maschili.
Oh mia gabbiana spenta,
Per me sei l’angoscia e l’ombra,
Non c’è calice che contenga
La mia pena impazzita
Nè alcun canto che spenga
Il ricordo di te.
Perchè sei morta
Sei morta per sempre.
Che d-o mi aiuti a scordarti.

Wednesday, June 11, 2008

La sera

Sotto i riflessi del crepuscolo
Moribondo
Affondo lentamente
Nella bocca profonda
Di un mondo che si scioglie.
Il pianoforte dice a Czerny
La sua monotonia
Mentre il sole cade svenuto
Sul verde dolce del mare.
Sotto le nubi vaghe
Si stende quieto il porto
E sopra il miele azzurro
Due barche sonnolente
Dondolano
Lentamente dondolano.
Poi tace la melodia
E solo accordi si fanno sentire
Gravi e solenni.

Tuesday, June 10, 2008

non vedrai grilli sull'erba

Lenzuoli bianchi ti ammantano
Amica di tempi lontani
Vieni, andiamocene
Prima che i rami gemano
E il rumore del fiume
Spenga il volo degli urli.
Non vedrai più la luce
Amica di tempi lontani
Né le nubi nel cielo.
Non vedrai grilli sull’erba
E il vento come una spada
Ti prenderà per mano
Forse è la mano di d-o.
Aspetta qualche minuto
Amica di tempi lontani
Lasciami guardare il sole
Io mi accontento di un raggio
Aspetta qualche minuto
Lasciami sfogliare un fiore
Lascia che io mi appoggi
Su spalle di maschio notturno
E senta violini che piangono
Trentasei gridi di musica

Monday, June 09, 2008

dove va, dove va la ragazza a quest'ora?

Una ragazza si bagna
Nell’acqua del sacro Giordano
I suoi occhi han grandi giardini
Pieni di meraviglie e di rose.
Raggi freschi d’aurora
Intrecciano viole e giacinti
Fra i suoi capelli di seta.
Un angelo tempostoso
Si avvicina per custodirla
E versa sulle sue cosce
Fiumi di latte e di miele.
Le pietre sulla sponda
E l’aria del mattino
Danno fuoco al suo riso
E tremore alle fragili spalle.
L’angelo tempestoso
La guarda con desiderio
Ma temendo di bruciarsi
Non vuole neppure toccarla.
Le mette ghirlande sul capo
E frecce d’oro vivo
Le lancia nel cuore.
E quando viene la notte
Carica di ombre e di gelo
Le cime diventano scure
Ma cosa fa’ cosi sola?
Dove va, dove va
La ragazza a quest’ora?

Sunday, June 08, 2008

Cos’è questo suono nell’aria?

Dopo una curva sulla strada per Gerusalemme, si eleva verso il cieloun nuovo ponte. Costruito In occasione del 60 compleanno di Israele il ponte si eleva a 120 metri di ed ha la forma di un’arpa, l’arpa di re David che Gerusalemme l’amava tanto.


Cos’è questo suono nell’aria
“Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia mano destra…” ?
La risposta è nel vento
Sopra le terre senz’acqua
All’entrata di Sion
In un deserto di rose e di pietre
Il vento increspato tocca
Le corde dell’ arpa
E sui tetti e sulle terrazze
Echeggiano suoni armoniosi.
Gocce di purezza annegata
Inseguono
In un silenzio sapiente
Il salmista giudeo
Per lasciare sulla sua carne
Leggere tracce di luce.
Cercano il re per le strade
Negli angoli e sulle torri
Mentre il vento in dono gli porta
Sigaliot e alfabeti.
Cos’è questo suono nell’aria “Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia mano destra…” ?La risposta è nel vento
Qual sarà il suo messaggio?
E’ l’armonia di Israele
Umile e malinconica
O l’arrogante avida
Insolente torre di Babele?
Cos’è questo suono nell’aria
“Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia mano destra…” ?
La risposta è nel vento

Sunday, April 06, 2008

Buon compleanno, Israele (versione definitiva)

Israele, Israele,
Pura erede
Della mia terra promessa
Come sei bella, Israele
Il giorno del tuo compleanno.
Sessanta sono i tuoi anni
E sessanta le bandiere
Che adornano le tue porte.
Israele
Mio eden,
La terra che d-o mi ha dato
L’unica terra che ho
Non ne ho altra al mondo.
Ferma le danze, Israele
E ascolta questa mia storia
E’ una storia interminabile
Antica di quattromila anni.
Ma sappi che io
Ti ho sempre amato
Per me sei stata da sempre
Il kodesh hakodashim
Dell’eterno desiderio
Di rinascere in te.
Dopo una lunga diaspora
Fatta di persecuzioni,
Di teste mozzate
Di roghi
Di ghetti
Di pogrom
E di stretti camini
Sono voluta tornare
Ed ho visto
L’aria del mare soffiare lenta,
Avvolta nel mistero.
Sembrava un mare nuovo e più vero,
Ma era il mio stesso mare, antico,
Affogato nella sua sabbia bianca.
Sono voluta tornare ai miei fiori,
Ai leoni, ai cervi
Alle gabbiane
Ai coralli nelle tenebre,
Agli olivi e ai sicomori
Alla mia lingua antica.
Sono voluta tornare
Alle mie arpe vive,
Al mio Giordano che avvolge
In interminabili spire sessuali
Le sponde del Mare del Sale,
Sono voluta tornare
A te, mia piccola patria sottile,
Fatta di pietre
Di litorali e di sabbia,
Di stagioni,
Di pianto e di fiori.
Israele
Mio eden,
La terra che d-o mi ha dato
L’unica terra che ho
Non ne ho altra al mondo.
Israele, mio piccolo eden
Dove le sere tremano
Sotto i cipressi
Avvolte da luce e ombra
Dove le donne vestite di bianco e di blu
Ricamano parole d'amore.
Dove denso scorre il miele
Ed il cedro dà frutti stupendi.
Dove il creatore e' un giardiniere
Che culla le sue creature
Con melodie d'amore.
Dove l'acqua scorre
Piena di luce e di sole,
Dove gli aranci sono
Eternamente in fiore,
Dove le voci hanno sempre
Un sapore di mare
E di limoni spremuti
Dove il Giordano
Ha odore di aranci
Mentre scende tranquillo e lento
Fino al mare del Sale,
Dove i cavalieri cavalcano
Allegri e pieni di desiderio,
Dove la vita entra
E non riesce ad uscire,
Dove le donne nascondono
Nei capelli fiori bianchi azzurri
Come la tua bandiera,
Dove nelle pianure
La luce gioca a dama
Con il verde dei prati,
Dove le ragazze sono sporche
Di baci e di sabbia
Dove gli innamorati regalano
Grandi cestini di fragole.
Israele
Mio eden,
La terra che d-o mi ha dato
L’unica terra che ho
Non ne ho altra al mondo
La mia bocca trema
Nel chiamarti per nome
Troppo lunga è stata l'attesa.
Il cuore si sparpaglia al vento
La voce si fa schiva
Nel chiamarti Eretz,
Nel chiamarti Israele.
Ti porto nel mio sangue
Dolce terra dei gigli,
Dei cardi e delle viole.
Moltiplica le tue porte, Israele
Prima eran
Teste mozzate
Roghi
Ghetti
Pogrom
E stretti camini
Ora sono i mostri al tritolo
A darti la caccia
Metti migliaia di guardie
E mille testardi fucili
A proteggere la tua penombra.
Costruisci un muro alto
Dalle rive di Eilath
Fino agli scogli del Libano
E non inginocchiarti
Di fronte ai domatori di rondini
Ai maestri degli usignoli
E soprattutto
Non dimenticare
Che i popoli della terra
Ti hanno regalato dolore
Ti hanno spezzato il cuore
Facendoti uscire dal petto
Lunghi singhiozzi.
Israele
Mio eden,
La terra che d-o mi ha dato
L’unica terra che ho
Non ne ho altra al mondo

Buon compleanno, Israele, versione corretta

Israele, Israele,
Pura erede
Della mia terra promessa
Come sei bella, Israele
Il giorno del tuo compleanno.
Sessanta sono i tuoi anni
E sessanta le bandiere
Che adornano le tue porte.
Israele
Mio eden,
La terra che d-o mi ha dato
L’unica terra che ho
Non ne ho altra al mondo.
Ferma le danze, Israele
E ascolta questa mia storia
E’ una storia interminabile
Antica di quattromila anni.
Ma sappi che io
Ti ho sempre amato
Per me sei stata da sempre
Il kodesh hakodashim
Dell’eterno desiderio
Di rinascere in te.
Dopo una lunga diaspora
Fatta di persecuzioni,
Di teste mozzate
Di roghi
Di ghetti
Di pogrom
E di stretti camini
Sono voluta tornare
Ed ho visto
L’aria del mare soffiare lenta,
Avvolta nel mistero.
Sembrava un mare nuovo e più vero,
Ma era il mio stesso mare, antico,
Affogato nella sua sabbia bianca.
Sono voluta tornare ai miei fiori,
Ai leoni, ai cervi
Alle gabbiane
Ai coralli nelle tenebre,
Agli olivi e ai sicomori
Alla mia lingua antica.
Sono voluta tornare
Alle mie arpe vive,
Al mio Giordano che avvolge
In interminabili spire sessuali
Le sponde del Mare del Sale,
Sono voluta tornare
A te, mia piccola patria sottile,
Fatta di pietre
Di litorali e di sabbia,
Di stagioni,
Di pianto e di fiori.
Israele
Mio eden,
La terra che d-o mi ha dato
L’unica terra che ho
Non ne ho altra al mondo.
Israele, mio piccolo eden
Dove le sere tremano
Sotto i cipressi
Avvolte da luce e ombra
Dove le donne vestite di bianco e di blu
Ricamano parole d'amore.
Dove denso scorre il miele
Ed il cedro dà frutti stupendi.
Dove il creatore e' un giardiniere
Che culla le sue creature
Con melodie d'amore.
Dove l'acqua scorre
Piena di luce e di sole,
Dove gli aranci sono
Eternamente in fiore,
Dove le voci hanno sempre
Un sapore di mare
E di limoni spremuti
Dove il Giordano
Ha odore di aranci
Mentre scende tranquillo e lento
Fino al mare del Sale,
Dove i cavalieri cavalcano
Allegri e pieni di desiderio,
Dove la vita entra
E non riesce ad uscire,
Dove le donne nascondono
Nei capelli fiori bianchi azzurri
Come la tua bandiera,
Dove nelle pianure
La luce gioca a dama
Con il verde dei prati,
Dove le ragazze sono sporche
Di baci e di sabbia
Dove gli innamorati regalano
Grandi cestini di fragole.
Israele
Mio eden,
La terra che d-o mi ha dato
L’unica terra che ho
Non ne ho altra al mondo
La mia bocca trema
Nel chiamarti per nome
Troppo lunga è stata l'attesa.
Il cuore si sparpaglia al vento
La voce si fa schiva
Nel chiamarti Eretz,
Nel chiamarti Israele.
Ti porto nel mio sangue
Dolce terra dei gigli,
Dei cardi e delle viole.
Ma attenta israele
Prima eran
Teste mozzate
Roghi
Ghetti
Pogrom
E stretti camini
Ora sono gli arabi a darti la caccia.
Moltiplica le tue porte, Israele
Metti migliaia di guardie
E mille testardi fucili
A proteggere la tua penombra.
Costruisci un muro alto
Dalle rive di Eilath
Fino agli scogli del Libano
E non inginocchiarti
Di fronte ai domatori di rondini
Ai nemici degli usignoli
E soprattutto
Non dimenticare
Che i popoli della terra
Ti hanno regalato dolore
Ti hanno spezzato il cuore
Facendoti uscire dal petto
Lunghi singhiozzi.
Israele
Mio eden
La terra che d-o mi ha dato
L’unica terra che ho
Non ne ho altra al mondo
,

Sunday, August 26, 2007

La ragazza e le formiche

Ho visto una ragazza
Col volto insanguinato
Seduta sul marciapiede
Che singhiozzava.
E mentre tutta la polvere
Di Eretz Israel
Riempiva l'anima sua
La ragazza contemplava
La bellezza inutile
Di piccole formiche
Che divoravano pezzi rosa
Di una gabbiana schiacciata
Dalle onde del male.
Allora d-o le pose nelle pupille
Un piccolo microscopio
Per aiutarla a capire
Che anche le formiche
Sono intense come il mare,
I rivoli di sangue
Sorprendenti come i boschi
E una gabbiana morta
E' ricca di melodie latenti,
Con centri nervosi
E tanti ramoscelli di sangue.
Che tutte le forme
Hanno una bellezza identica.
La ragazza non chiedeva pane
Ma solo la pietra preziosa
Di ogni giorno che passa.
Voleva essere padrona assoluta
Della realtà poetica
E essere esperta solo
Nei cinque sensi che aveva.
Voleva che la bellezza
Del mondo che vedeva
Si radicasse in metafore,
In pura poesia
Dipinta con acquarello.
Ho visto una ragazza
Col volto insanguinato
Seduta sul marciapiede
Che singhiozzava.
E mentre tutta la polvere
Di Eretz Israel
Riempiva l'anima sua
La ragazza contemplava
La bellezza inutile
Di piccole formiche
Che divoravano pezzi rosa
Di una gabbiana schiacciata
Dalle onde del male.

Saturday, July 07, 2007

Oh come canta la notte!

Oh come canta la notte!
Come canta la mia notte
Sulla riva del mare.
Vorrei svegliarmi domani
Con d-o che mi tiene per mano
Portandomi soavemente
In un mondo di pace.
Non voglio tutta la pace
Io mi accontento di un raggio
E di un sogno soltanto:
Mi basta guardare la luna
Che sparge nel cielo infinito
Trasparenti spessori di viole
Di anemoni e margherite.
Io mi accontento di poco
Mi basta un raggio di pace
Mi basta guardare la luna
Che copre con luce verde
La mia città dormiente.
Oh come canta la notte!
Come canta la mia notte
Sulla riva del mare.
Lasciatemi solo il mio sogno
In cui ogni notte mi appare
La pace
Misteriosa, trasparente
E bellissima.
Oh come canta la notte!
Come canta la mia notte
Sulla riva del mare.

Monday, July 02, 2007

In un silenzio d'ali

In un silenzio d’ali
Il giorno trema
E come un lampo guizza via
Per l’orizzonte.
Vertiginosamente pallida
E smorta in fronte
Io guardo
Un fiore azzurro
Solitario
Irresistibile
Raggio di sole
Convertito in fiore.
Da che abissi estrai tu la tua bellezza
O fiore solitario del Gilboa?

Thursday, June 21, 2007

A Magdi Allam

Nobile figlio di Hagar,
Vivevi in un rione
Pieno di aromi e di bambini
Sotto il volto secco del Cairo.
Era un gran vocio per le strade
Un sapore di spezie orientali
Di pane palpitante e di ceci,
Di sesamo e di baklaua
E di latte e di miele
Ti ribolliva il cuore.
Ma una mattina di giugno
Tutto prese fuoco
E dal suolo riarso
Gialli scorpioni uscirono
Dalle usanze indomabili,
Banditi faraonici
E generali dal cuore di pietra
Che invocavano
Il sangue dei bambini.
Oh nobile figlio di Hagar
Vieni, vieni a vedere
L’antico sangue oscuro
Che scorre per le strade.

Tuesday, June 19, 2007

Magdi, malinconico paladino

In risposta alla ignobile lettera di Gad Lerner, indirizzata a Magdi Allam

Ignora il latrato dei cani, Magdi
Ignora quel prodotto comunista,
Quel feretro triste
Che lento risale
Il fiume dei morti,
Quell’abito senz’anima
Che con la morte nelle ossa
Vuole scacciare
I gabbiani dal mare.

Magdi, malinconico paladino
Di un messaggio di vita,
Inseguito dalla infinita schiera
Di scarpe industriali
Grande fecondo e magnetico Magdi
Ls tua voce mi è giunta
Semplice e stellata
Semplice e lontana.

Saturday, June 16, 2007

Brezza ondulata nell'aria

Brezza ondulata
Nell’aria,
Brezza rossa
Sui ponti
E brezza obliqua
Di spade
Che sviene scontrandosi
Contro il selciato.
Occhi aperti
Nell’aria bruciata,
Bellezza vuota
Di nostalgie
E di sogni.
Come tremava il lampione!
D-o mio,
Come tremava il lampione
Quella notte
Sotto gli archi!
Brezza ondulata
Nell’aria,
Brezza rossa
Sui ponti
E brezza obliqua
Di spade
Che sviene scontrandosi
Contro il selciato.
Brezza rossa
Sui ponti
Brezza rossa
Sui ponti
E azzurra nel fiume sacro.

Wednesday, June 13, 2007

Dieci promesse d'amore

Dieci grida
E dieci fiumi di sangue
Dieci arpe
E dieci sogni
Senza speranza,
Senza speranza.
Una gabbiana impaurita
Inseguita da dieci scorpioni
Bussa a tutte le porte
Mentre la luna opaca
Spegne la luce verde
La notte la chiama tremando
E la gabbiana impaurita
Vola ai piedi del monte
Spargendo nell’aria e al vento
Odore di fiori recisi.
La luna col cuore spezzato
Nasconde sotto le palpebre
Dieci fucili inconcreti
E il cielo chiude la porta
Ai rumori acuti di guerra.
Dieci grida
E dieci fiumi di sangue
Dieci arpe
E dieci sogni
Senza speranza
Senza speranza
Senza speranza
Oh luna luna luna
Oh cielo cielo cielo
Accendete per lei
Dieci promesse d’amore.

Tuesday, June 12, 2007

La gabbiana si e' stancata

La gabbiana si è stancata
Di essere profetica
E quasi per abitudine
Piange sotto la luna.
Bianca gabbiana,
Viva lezione di vita
Sotto la luna dormiente
Tu lentamente voli.
Avvolta in un turbante
Di nebbia calda e di viole.
Casta gabbiana
Tu voli tranquilla
Per portarmi un cristallo
Imbevuto di risa
Di parole e di suoni
E chiudi le mie ferite
Sotto la luna dormiente.
Nell’aria d’estate
Spezzi in mille frantumi
L’azzurro del cielo,
Spettro di armonia
Di grida e di canti
E riempi di lacrime
Il Giordano
E il Mare del Sale.
Vieni per dirmi
Nelle notti oscure
Le tue parole infinite
Senza respiro nè labbra
E mi trascini nel cielo
Pieno di echi ,
Di grida
E di musica eterna.
La gabbiana si è stancata
Di essere profetica
E quasi per abitudine
Piange sotto la luna.

Saturday, June 09, 2007

Due alberi aspettano il sole

La nebbia copre in silenzio
La mia città dormente.
Con l’acqua alle caviglie
Due alberi aspettano il sole
E sotto il muro del tempio
Non si ode che il pianto.
Io voglio solo dormire
Il sonno delle viole
Con l’udito pieno di accordi.
Non voglio che mi ripetano
Che le bocche morte
Invocano sempre l’acqua.
Io voglio solo dormire
Il sonno delle rose
Non trascinarmi i ricordi
E lasciarli soli nel petto.
Io voglio solo dormire
Il sonno dei gigli bianchi
Con l’udito pieno di arpeggi
Non voglio che mi ripetano
Che i morti non hanno sangue.

Friday, June 08, 2007

La morte arriva sempre travestita da rosa

Gli alberi tessono il vento
Mentre le rose del campo
Lo tingono di profumo.
La morte arriva sempre
Travestita da rosa.
Mano di brezza notturna
Accarezza il viso alla luna
Mentre da campi occulti
Avanza lenta la morte.
Sul mio cammino grigio
Ho visto una rosa in fiore
Piena di luce e di vita
E di fragranza sottile,
Di nostalgia di tristezza.
La morte arriva sempre
Travestita da rosa.
Dai monti azzurri e verdi
Risuona un’eco sonora,
Eco di mani ineffabili
Sotto la luna perpetua
Gli alberi tessono il vento
Mentre le rose del campo
Lo tingono di profumo.
La morte arriva sempre
Travestita da rosa.

Saturday, June 02, 2007

Israele è l’unico paese al mondo in cui i mandorli bianchi fioriscono in gennaio

Se vuoi boicottare Israele fallo pure. Ti voglio solo mettere in guardia sulle conseguenze, dato che potresti uscirne perdente
Controlla tutte le medicine che usi e verifica se molte di queste non sono di produzione israeliana. Se vuoi boicattarle fallo pure: la tua salute è un problema tuo.
Chiedi ai tuoi amici che soffrono di sclerosi multipla di ignorare la patente israeliana che può diagnosticare e curare la loro malattia.
Togli la speranza alle milioni di vittime di apoplessia di non usare lo strumento israeliano che consente loro di stimulare elettricamente i muscoli degli arti.
Chiedi alle mamme dei bambini che soffrono di problemi respiratori di non utilizzare il sistema israeliano di inalazione che consente loro di vivere una vita normale.
Ignora la ricerca dell’università Ben Gurion nel Negev che è riuscita a creare anticorpi capaci di neutralizzare il virus contagioso del vaiolo senza gli effetti concomitanti che ha l’attuale vaccino.
Fingi non ignorare le scoperte dei premi nobel in chimica Ciechanover e Herschko capaci di modificare il sistema immunitario.
Chiedi alle donne che devono subire l’isterectomia di non utilizzare il sistema Ex Ablate 2000 che offre un’alternativa non invasiva alla isterectomia.
Chiedi ai malati di Parkinson di rinunziare ai vantaggi delle ricerche del Centro medico Hadassah che elimina le manifestazioni della malattia tramite una tecnica di stimolazione de cervello.
Chiedi a milioni di persone di rinunziare al vaccino contro l’influenza.
Butta il tuo computer dalla finestra dato che gran parte dei sistemi operativi sono stati sviluppati dalla Microsoft-Israel, dato che la teconologia Pentium NMX chip è stata ideata dalla Intel Israele e che il microprocessore Pentium e il processore centrum sono stati totalmente sviluppati e prodotti in Israele.
Non usare il mail voice sviluppato nel 1996 da due ragazzini israeliani
Tieniti quindi la tua cagionevole salute e rinunzia al computer.
Ma le cattive notizie non finiscono qui. .Dovrai rinunziare anche al telefono cellulare dato che questa tecnologia è stata sviluppata da Motorola Israele da scienziati israeliani.
Ti senti insicuro? Ne hai tutti I motivi dato che la tua sicurezza poggia sull’inventività israeliana derivata dalla necessita’ di proteggere I nostri cittadini dal terrore palestinese da te incoraggiato.
Voglio inoltre ricordarti che Israele ha la più alta proporzione di laureati nel mondo
Voglio ricordarti che Israele pubblica riviste scientifiche nel rapporto di 109 ogni diecimila abitanti, che è la percentuale più alta del mondo.
Israele dopo gli USA deposita il più grande numero di patenti nel mondo.
Israele dopo gli USA ha la più alta concentrazione di società Hi-tech.
Israele ha il più gran numero di musei pro capita.
Israele è seconda nel mondo nella pubblicazione di libri.
Relativamente alla popolazione Israele assorbe il più gran numero di immigranti di qualsiasi nazione della terra.
Israele è l’unico paese al mondo in cui il numero di alberi è in continua crescita.
E per concludere voglio farti sorridere:
Israele è l’unico paese al mondo in cui se qualcuno ti chiama “sporco ebreo” vuole dire che devi farti un bagno.

Israele è l’unico paese al mondo in cui I conduttori di autobus e taxi conoscono Spinoza e Maimonide.

Israele è l’unico paese al mondo in cui non osi spettegolare in autobus in mandarino, russo, hindi, lituano, ungherese, polacco o rumeno per timore che qualcuno nell’autobus ti possa capire.

Israele è l’unico paese al mondo in cui una pisciona come me può essere invitata a parlare in parlamento
Israele è l’unico paese al mondo in cui i riservisti sono comandati da ufficiali, maschi e femmine, più giovani dei loro figli.
Israele è l’unico paese al mondo con Gerusalemme anche se i sinistri israeliani vorrebbero disertarla e consegnarla ai barbari.
Israele è l’unico paese al mondo in cui le madri imparano la lingua materna dai figli.
Israele è uno dei pochi paesi al mondo in cui il sole tramonta nel mar mediterraneo.
Israele è l’unico paese al mondo in cui scrittori famosi viaggiano in autobus.
Israele è l’unico paese al mondo in cui i graffiti sono in ebraico
Israele è l’unico paese al mondo in cui i mandorli bianchi fioriscono in gennaio, il rosso albero di giuda in marzo e lo zafferano in ottobre.
Israele è l’unico paese al mondo che ha il clima della California senza averne i terremoti.
Israele è l’unico paese al mondo in cui nessuno ha un accento straniero dato che quasi tutti ce l’hanno.
Israele è l’unico paese al mondo in cui gli insulti si dicono in russo o arabo perchè l’ebraico è una lingua sacra.
Israele è l’unico paese al mondo in cui per parlare con d-o fai una telefonata urbana.
Israele è l’unico paese che ho.

Sigal
Ispirata da Bereny e da Kishon

Wednesday, May 30, 2007

Assieme

Assieme
Abbiamo tessuto il vento,
Tinto i fiori del campo,
Abbiamo chiesto alle stelle
Di dare luce alla luna.
Abbiamo chiesto all’amore
Di domare le ombre
E far tornare la vita
Anche fra mille anni.
Assieme
Abbiamo ammirato paesaggi
Abbiamo visto gli amori,
I fremiti lontani
Che ci riempivano l’anima
Di viole e di diamanti.
Assieme
Abbiamo visto gli spettri
Di vite cancellate
Assieme
Abbiamo percorso
Tanti sentieri impossibili,
Su cui vedevamo passare
Eterne carovane mute.
Assieme
Volevamo essere
Intermediarie fra d-o e la natura
Assieme
Abbiamo visto gli astri
Passare nel silenzio muto
Verso il regno del nulla.
Tu hai scelto di andartene
Quella sera piena di spade.
Avevi i capelli di nebbia
E gli occhi di triste cristallo.
Assieme
Abbiamo tessuto il vento,
Tinto i fiori del campo,
Abbiamo chiesto alle stelle
Di dare luce alla luna.
Abbiamo chiesto all’amore
Di domare le ombre
E far tornare la vita
Anche fra mille anni.

Thursday, May 24, 2007

Gli alberi si baciano oggi

Gli alberi si baciano oggi
E la sorgente recita
Un canto eterno sull'erba.
I corvi un po' borghesi
Contemplano dall'alto dei pali
Le torri di rame e di bronzo
E indossano per l'occasione
Un abito da cerimonia.
Le ragazze buone
Spargono nell'aria di maggio
Piccole grida lascive,
Sollevano le gonne
Mostrando cosce di marmo
Ai cavalieri stupiti.
Sulla collina assolata
Il cimitero sembra
Un campo di margherite
E il silenzio è spezzato
Dal canto degli usignoli.
Attorno gelsi giganti
Pensierosi e dolenti
Contemplano l'orizzonte
Avvolto dal caldo hamsin
Carico di luce e di sole
Gli alberi si baciano oggi
E la sorgente recita
Un canto eterno sull'erba.

Saturday, May 19, 2007

Io e te con le ali spiegate

Ronit, voliamo
Io e te con le ali spiegate.
Forse avrei potuto salvarti
Se ci fosse stato tempo
Avrei potuto salvarti.
Ti avrei fermata,
Ti avrei tenuta sospesa,
Ti avrei portata in volo
Per mostrare al mondo
Il miracolo
Della tua esistenza.
Sulle mie spalle ti avrei portata,
Ti avrei sorretta.
Ma tu non hai avuto futuro
Quella cosa semplice che
Anche le jene fameliche hanno
E che a te è stata negata.
Ronit! Ronit!
Io resterò per sempre con te
E per sempre ti porterò sulle mie spalle
Qualunque fatica la memoria
Mi costringerà a sopportare
Ronit, voliamo
Io e te con le ali spiegate

Friday, May 18, 2007

Sopra le torri di rame e di bronzo

Sopra le torri di rame e di bronzo
Fluttua eterno lo spirito di d-o
La nebbia esce dall’acqua,
I gelsi sono svegli
E Ronit si avvia sola
Verso la pianura.
Poi si distende per terra
Come se prendesse il sole.
Io la guardo e le chiedo:
“Cosa fai qui?”
E lei mi dice: “Aiutami, Sigal, ti prego!
La morte vuol seppellirmi viva”.
Le case sono tristi e sognanti
Lo yarkon geme
E i prati recitano
Una melodia cosi’ grave
Che le rose e i cipressi
Nervosamente tremano.
Ronit vuol gridare.
Sul suo viso
Due lacrime d’argento
Io mi chino a baciarle
E quello che sento
E’ terrore puro,
Terrore di un sogno.
È scomodo stare qui distesa
Con un solo ricordo
A farmi compagnia
Sopra le torri di rame e di bronzo
Fluttua eterno lo spirito di d-o

Thursday, May 17, 2007

Oggi ho cercato il silenzio

Oggi ho cercato il silenzio
Sul mio guanciale.
Ho accarezzato la sponda del letto
E dietro ai vetri della finestra
Ho provato lo stupore
Della bellezza definitiva
E selvaggia
Che fluttua
Fra contrari equilibri.
Il vento rifiuta di uscire
Da un gruppo di eucalipti,
Poi si incammina indolente
Verso un paesaggio di
Agguati
Spargendo nell’aria
Un sapore di missili.
Nell’angolo più buio del cielo
Le nubi spaventate
Dal rumore dei tuoni
Cominciano a piangere
E gli alberi di gelso
Come presi dal panico
Gesticolano in preda al terrore.
I corvi sul palo elettrico
Danno l’allarme
E il cielo urla
A grande voce
invitando i ragazzi
Ad abbandonare subito il wadi
Oggi ho cercato il silenzio
Sul mio guanciale.
Ho accarezzato la sponda del letto
E dietro ai vetri della finestra
Ho provato lo stupore
Della bellezza definitiva
E selvaggia
Che fluttua
Fra contrari equilibri

Friday, May 11, 2007

Scorre la tristezza dai monti

Scorre la tristezza dai monti
Scorre la tristezza sui pini
E le parole vagano
Come sugheri
Sull’acqua del fiume.
Antichi rumori di nostalgia
Eco di voci amiche
Di corse sudate nei prati
Armonie di risa
Che giungono da lontano
Come correnti di ombre.
Ricordi imbevuti di pianto
Di torte alla fragola
E briciole di baci
Che cadevano sulla pelle
Come la pioggia fresca
Danza di astri
E sogni infantili
Ricoperti di muffa.
Scorre la tristezza dai monti
Scorre la tristezza sui pini
E le parole vagano
Come sugheri
Sull’acqua del fiume
Suoni sereni
Che definivano il tempo
E tanti ragazzi vivi
In un gruppo di cedri e limoni
Scorre la tristezza dai monti
Scorre la tristezza sui pini
E le parole vagano
Come sugheri
Sull’acqua del fiume.

Tuesday, May 08, 2007

Sulla strada che porta a Zion

Sulla strada che porta a Zion
In un piccolo spazio nudo
Camminano due ragazzi
E sotterrano sotto le nubi
Due ali di usignolo.
Lui indossa un mantello bianco
Lei abito a fiori,
Lui odora di pesca e limone
Lei di spezie orientali e di mirra.
Il vento svolta nudo
L’angolo della via
E un volo di grida lunghe
S’alza sui tetti di luce.
Nelle strade in penombra
Il male affila i coltelli
Mentre nell’aria risuonano
Bestemmie di jene e sciacalli.
I due ragazzi fuggono
Inseguiti lei dalle trecce
Lui dal suo bianco mantello.
“Quanti anni avete?” io chiesi.
Lei mi rispose: “Ne ho sedici”
Lui disse: “Diciotto”.
Quando giungerà il messia
Il loro sangue versato
Non piangerà per le strade
E gli angeli di zaka
Non attaccheranno con saliva di stelle
Le ali agli usignoli.

Thursday, May 03, 2007

Il tuo nome e' il mio segreto

La notte è appesa al cielo
Un po’ stupita.
L’orizzonte incenerito
Assume forme strane
Per stupire
La ragazza delicata,
Amica mia
Muta e lasciva,
Rosa pura e concentrata
Ma il suo nome è il mio segreto.
Un delirio di nardi
Inceneriti
Di viole
Decapitate
Invade il campo
E il cielo esulta
Nel vedere la sua carne
Trasformarsi in stelle.
Solo ora arriva l’eco di quel giorno
Non lontano del passato
Un passato inabitabile
Io la guardo
E canto l’ansia e la paura.
Oh ragazza delicata
Amica mia
Muta e lasciva
Rosa pura e concentrata
Il tuo nome è il mio segreto

Wednesday, May 02, 2007

Dove vai? Dove sei andata?

C’era un caldo hamsin
Il giorno in cui te ne andasti.
Ora un dolore bianco
Mi copre di raggi la nuca.
“Mi hai chiamato?” mi chiese mio padre,
Socchiudendo gli occhi.
Poi aggiunse, accarezzandomi il viso:
“Hai bisogno di me?”
Io dissi: “No, non ho bisogno di te”.
C’era un caldo hamsin
Il giorno in cui te ne andasti.
“Dove vai
Dove sei andata?” ti chiesi.
“Vado dove mi chiamano.
Lasciami sulla montagna
Piena di nubi e rugiada”.
“Non parlare cosi, ragazza
Sangue puro
E colore profondo.
Mio usignolo grigio
Tu non puoi più cantare
Sui rami dell’aria
Sulle arpe di pioggia”.
Ora un dolore bianco
Mi copre di raggi la nuca.

Tuesday, May 01, 2007

io guardo il bambino morto

La morte entra ed esce
Dai bar e dai negozi.
E nelle strade deserte
C’è odore di sale e di sangue
Dietro la mia finestra
Io guardo il bambino morto
Vedo gli alberi gialli
Trasformarsi in gabbiane.
Il silenzio è morso
Dall’abbaiar dei cani
E assomiglia
Ad una tela dipinta
A circoli concentrici
E grandi ellissi azzurre.
Lungo la via cavalcano
Strani personaggi
Da quale campo arrivano?
Sembrano maghi
Ma guardandoli da vicino
Son cavalieri in lutto
Coronati con rose di carta
Che cavalcano sonnolenti
In un labirinto di tombe.
Il violino a distanza
Strappa lacrime ai sogni,
Singhiozzi all’anima
E sotto le torri di bronzo
Trema la mia poesia
E canta
Canta
Canta.
Dietro la mia finestra
Io guardo il bambino morto
Mi vesto di freddo
E canto
Canto
Canto

Saturday, March 31, 2007

Soldati dal cuore d’argento

Soldati dal cuore d’argento
Cadono sulla sabbia
Sanguinando da mille ferite
Mentre la morte sfoglia
Con un sorriso
L’albero della vita.
Il loro sangue trema
Come un albero di coralli
E dita di muschio e di viole
Accarezzano il loro capo.
Soldati dal cuore d’argento
Cadono in campi di grano
Inciampano sul selciato
E grandi nubi si alzano
Sopra le torri d’oro.
Con l’aiuto della luna
Il vento muove il mare
Ma fra il rumore dell’onde
Suonano acuti i fucili.
Soldati dal cuore d’argento
So che andate a morire
E che fra pochi istanti
La morte verrà a cercarvi.
Oh soldati dal cuore d’argento
Dovete cospirare per vivere
Combattere per amare
Ma cosa sarebbe il mondo
Senza la luce armoniosa
Che profuma la nostra terra?
Cosa sarebbe l’uomo
Senza la sua libertà?

Wednesday, March 07, 2007

Introduzione

Il ricordo di chi è svanito nella follia della guerra fa dischiudere petali di inchiostro sulle sponde aride del silenzio e vuoti mal celati dai rovi consolanti delle ragioni. L’eco struggente delle passate dolcezze e dei volti di chi si è amato e di chi non c’è più ,si imprime nel mosaico degli istanti e dirotta i pensieri :“Oh, se tu fossi con me, Mia triste amica! Ho dimenticato di dirti Che i giovani del vicinato Ti attendono ancora Pieni di risa bianche. Per te ogni shabbat Indossano Camicie color di pesca E pantaloni di seta Ricamati d’argento”. Frasi , sorrisi ,carezze si adagiano come una volta sulla tela consunta degli occhi destando il dolore dal suo breve letargo:” Oh, mia triste amica Se tu fossi con me! Quante frecce lancerei Per fermare il tuo volo Per chiuderti le ali E tenerti per sempre Prigioniera nella mia gola”.Gerusalemme vive e vive il popolo di Israele tra gli splendori della propria ritrovata e mai tradita terra ,e questa consapevolezza di essere foglia tra le foglie di un unico immenso albero dalle profonde radici che ha vinto le insidie del tempo, è balsamo sulle cicatrici del cuore e svela orizzonti di speranza dando dignità nell’infinitezza della sabbia dell’essere alla finitezza delle proprie orme, all’appassire di ogni singola umana vicenda, agli istanti di sé dati al mondo, agli istanti di sé nel mondo:” La luce ti avvolge Oggi, Israele, Nel giorno della tua festa. E la tua bocca sorride Col sorriso del mare. Israele, Israele, Pura erede Della mia terra promessa La mia terra di sempre La terra che d-o mi ha dato. Le tue grandi radici Penetrano nella mia anima Mentre io pallida e azzurra Mi nutro di te”.Malgrado l’odio incombente del nemico, ogni giorno è occasione imperdibile per stupirsi e per saziarsi delle meraviglie del creato e così si rinnova intensa la commozione nell’osservare la sinfonia del divenire, il volo saggio e stanco di un gabbiano ,”i fiumi d’argento”, le “brune colline di maggio” .Ed è totale l’immergersi tra le onde dell’amore pur nella consapevolezza che non vi è rosa che possa essere colta senza sfiorarne le spine: “Amore mio solenne, Tu sei il kodesh ha kodashim Dell’eterno desiderio In cui vita e morte Si guardano E si abbracciano amiche, Dove regna grandioso Il tuo amore snervante. Portami il tuo calice vuoto Amore mio stupendo, Perché io possa versarvi La mia ansia arrogante”. L’autrice si abbandona fiduciosa ai galoppi indecifrabili dell’anima nelle praterie del sogno traducendone in versi il fascino ed al contempo la vertigine che ne discendono e guidando i sensi del lettore nelle sue scoperte tra i sentieri sempreverdi della fantasia, tra le note incantevoli dell’eros e delle sue intime verità.

Pietro Luigi Longo



A fronte del mare di odio in cui è immerso il piccolo stato di Israele, esiste un fiume altrettanto grande di dolcezza, di rispetto e di amore quasi “incondizionato”, che travolge in maniera irresistibile una parte sempre più numerosa dell’umanità, spingendola verso Sion. O meglio, verso le numerose differenti concezioni che di Sion ciascuno ha, ebreo e non ebreo (come chi scrive), laico, religioso, ateo, fedele o distaccato che sia.

Non è soltanto la fede, quindi, che spinge a credere che in qualche modo Israele sia il coronamento di un piano, di un pensiero, e sicuramente una realtà.
Israele avvolge tutto nella vita di molte persone, tutto abbraccia, trasporta, accoglie, spesso per cammini difficili e nuovi, che tendono spesso ad un ideale. Le fedi misurate di altre terre, oppure il fanatismo e la rabbia causate dalla perdita di grandezze d’un tempo, non sono per Israele; ma le sue grandezze – scienza, tecnica, medicina, cultura –, fedi e ampiezze di vedute, che assorbono e comprendono tutto, tutte ammissibili a tutto, fanno della risorta Sion il faro del Possibile a cui guardano in tanti nel mondo.

E Sigal Harari è una profetessa di questo sguardo d’amore che, come luce, tutto avvolge silente. Dammi il tuo petto squarciato Dalla solitudine invadente Concedimi le tue braccia di pace Illuminate dal sole invernale. Riempi di materia trasparente Il mio cuore che in te si è fuso. Come sei trasparente Oggi, o mia Gerusalemme! Oggi l’anima mia ti abita Con i suoi sogni

Israele migliora la natura, fa fiorire i deserti, li fa fruttificare; le sue scoperte scientifiche fanno piovere benedizioni e benessere su tutti coloro che non sono impegnati a boicottarne i prodotti e, talvolta, pure su questi. Ma questo il mondo non lo sa, o finge di ignorarlo.

Sigal canta quel pensiero originario, animata di una inestinguibile fede nell’Insieme. Quando tutto ci viene negato, terra, casa, parola, giustizia, pace e tranquillità, ci resta la fede in questo piano, racchiuso in Tempo e Spazio. Un piano che riecheggia nelle poesie di Sigal, nella loro freschezza, genuinità, passione, nelle immagini vertiginose. Un piano la cui mancanza porterebbe forse la sapienza e la ricchezza della vita a perdere di significato agli occhi di tanti. Qualcuno mi ha detto Che il Giordano grida la notte Perché non riesce a scordare L’azzurro Mediterraneo. Nel suo percorso d’amore Il Giordano scende Scivolando nella valle Verso il mare del Sale.


Ma cos’è Israele in Israele? E che cos’è Israele fuori di Israele?

Come si potrebbe rispondere a simili domande?

Chiunque o qualunque cosa sia Israele, non teme nei canti di Sigal di perseguire i sentieri dei sogni; non teme che questa pretesa realtà svanisca di sotto i piedi e le mani.

Il vero volto di Israele non è quello dipinto da numerosi prezzolati mass-media, opinion-makers e politicanti. In ogni momento il suo aspetto, le gioie, la parola, le case, i mestieri, i modi, gli affanni, i dolori, le follie, gli abiti, sono sotto gli occhi di tutti, senza mura ma solo cristallo. Basta aprire gli occhi e appare la vera anima di Israele, il suo corpo vero: lavoro, affari, botteghe, fattorie, industrie, centri di ricerca, moda, università, divertimento, voglia di vivere... e tanta sofferenza, ancora.

Chiunque sia e qualunque cosa sia Israele, è per Sigal la poesia, un sussurro accostato dalle sue labbra ai nostri orecchi, e diretto al cuore. Una volta aperti gli occhi sulla realtà di Israele, non si può amare nessuno di più. Oh, Occidente negligente e sciocco, da lungo tempo avresti dovuto accostarti a questa società libera e creativa, senza ciarlare d’altro se non di cosa fare insieme di buono per il mondo e per l’umanità!

I canti di Sigal possono essere, in qualche passo laceranti di tristezza, una tristezza che viene solo dal male che la sua amata terra è lasciata da sola ad affrontare. Ma quel dolore si fa luce dorata altrove, gioia, esplosioni di risa davanti alle promesse di un nuovo giorno. Non voglio vedere bambini Che eternamente cercano Le loro biglie di vetro Sotto l’ombra scura del male. Lasciatemi in questo campo Nel mio paese perduto Non voglio vedere pugnali Che ti trafiggono il cuore. Voglio vedere Orizzonti di luce Piangere ed amare

Molte cose avvolgono Sigal in una specie di mistero: il silenzio, la scrivania, l’espressione vivace e quella dolcissima, il grido tagliente e la carezza, e ancora la notte, la quotidianità, lo sguardo vivo, pieno ad un tempo di richieste e di timori che esse vengano esaudite; uno sguardo fiero e dolce, da imputata e giudice. Ma sono certo che davanti a Sigal si sta aprendo un cammino.



Carmine Monaco

Friday, February 09, 2007

La notte perde ogni pudore

La notte perde ogni pudore
E arriva per strade occulte.
Dietro ogni notte, si dice
Si nasconde una stella
E nidi di silenzio
Un’immensa gabbiana
Fa da stella alla luna
E il mare suona
Il suo tamburo d’argento.
Strada mortale
E sangue che scorre lento
Cielo di erbe e di fiori
Fucili e spade lucenti.
Umida nostalgia e sogni
Splendore adolescente
Che si oppone al male.
Piaghe di viole nei campi,
Dolore di antichi olivi
Che gemono tristemente
Nel silenzio della valle.
Luce di lirio e alberi
Che tessono il vento
Prati che cantano
L’angustia mortale
Di tante pupille
Senza orizzonti.
La notte perde ogni pudore
E arriva per strade occulte.
Dietro ogni notte, si dice
Si nasconde una stella
E nidi di silenzio
Un’immensa gabbiana
Fa da stella alla luna
E il mare suona
Il suo tamburo d’argento
Strada mortale
E sangue che scorre lento
Strada mortale
E sangue che scorre lento
Strada mortale
Strada mortale

Wednesday, February 07, 2007

Solevi baciare il vento

Solevi baciare il vento
Quasi senza sfiorarlo
E lungo le strade bianche
L’anima tua giocava
Sotto l’arco del cielo.
Quando sorgeva la luna
Agitavi nell’aria
I tuoi riccioli biondi
E il tuo seno si apriva
Come un immenso giglio.
Io mi affacciai ai tuoi occhi
Sbarrati nell’aria secca
E volli appoggiare la mano
Sulla bianca tua fronte
Ci furono scoppi
E piccoli pezzi di ferro
Come saette lanciati
Dal centenario odio
Di maghi dal volto coperto.
Lungo le strade urlanti
Come frecce salivano
I tuoi strazianti lamenti.
Io ti chiamai per nome
Ma non riuscii a svegliarti
Io non riuscii a svegliarti
Non riuscii a svegliarti
Ora sessanta fiori
Bianchi azzurri e rosa
Avvolgono le tue membra
E l’aria scura ricopre
I monti e le valli
Solevi baciare il vento
Quasi senza sfiorarlo
E lungo le strade bianche
L’anima tua giocava
Sotto l’arco del cielo.
Quando sorgeva la luna
Agitavi nell’aria
I tuoi riccioli biondi
E il tuo seno si apriva
Come un immenso giglio
Come un immenso giglio.

Tuesday, January 30, 2007

Come vorrei tornare ai miei giorni piu' belli

Come vorrei tornare
Ai miei giorni più belli
Quando correvo scalza
Nei campi di Beit Alfa.
Tutto fluiva lento allora
Nessuno aveva fretta
“Shalom shalom, amici”
Dicevo
“Domani pioverà
Avete visto la luna?”
Tutto fluiva lento allora
Nessuno aveva fretta
“Shalom shalom, amici”
Dicevo
“A casa mia la mamma
Sta preparando per noi
Una torta di fragole”.
Cosa è successo alla bimba
Che parlava con le stelle,
Che raccontava segreti
Alle gabbiane più belle,
si addormentava sicura
Nel giardino di casa
Stringendo fra le dita
Un sassolino bianco?
Come vorrei tornare
ai miei giorni più belli
quando correvo scalza
ai piedi del Gilboa
Tutto fluiva lento allora
Nessuno aveva fretta

Saturday, January 20, 2007

Iris del Gilboa

In cima al monte Gilboa
La luna sta morendo
Morendo
Morendo d’amore
Per lui,
Il piccolo fiore che cresce
Che cresce soltanto
In cima al monte Gilboa
E’ un fiore indeciso e schivo,
Di giorno si veste di sole
Di notte indossa la luna
E quando la luna lo vede
Solleva con mano tremante
Il bordo della sua gonna
Per riflettere il fiore
Il suo fiore
Sulle sue curve e cosce
Di puro e chiaro cristallo.
E mentre la luna lo guarda
Languidamente piange
Versando su di lui
Piccole gocce e perle
Di tenera fresca rugiada.
In cima al monte Gilboa
La luna sospira sempre
Perchè sta morendo
Morendo
Morendo d’amore
Per l’Iris del Gilboa

Saturday, January 13, 2007

sete di miele e di aurore

Avvolto in un verde mantello
Punteggiato di stelle e diamanti,
Di perle finissime il corpo,
Giunse ieri un angelo bianco,
Che coperto di luce e di sole
Decorava con risa le valli.
Mi guardò sorridendo
E spargendo nell’aria l’incenso,
Una stella lucente mi diede.
Passando lasciò sul sentiero
Un profumo di rose e limoni
Poi si perse
Si perse per sempre
Si perse per quelle montagne.
Ed io che lo vidi sparire
Ebbi sete di luce,
Sete di aromi e di risa,
Sete di nuove canzoni,
Di gelsomini e di viole,
Sete di miele e di aurore

Tuesday, January 09, 2007

Quando moriro'

Quando morirò, vi prego,
Aprite le mie finestre
Non lasciate che l’ombra
Invada crudele il mio letto.
Seppellite il mio corpo nell’aria
Perchè io veda la luna
E le gabbiane e gli scogli.
Quando morirò mettetemi
Il mio abito in seta profonda
Decorato di gigli e di rose.
Quando morirò lasciate
Che mi specchi nell’acqua
Che io possa vagare
Fra le braccia del vento,
Possa volare sui monti
Che io possa vedere
Le torri d’oro e di bronzo
E le barche sul mare.
Quando morirò lasciate
Che io insegua i miei sogni,
Che senta il rumore dell’acqua
I flauti azzurri e le arpe,
Lasciate che il mio cavaliere
Mi trovi allegra e serena
Sotto la luna bianca
E mi percorra tutta
Con le sue dita celesti.

Tuesday, January 02, 2007

Dove vanno a quest’ora?

Verso le sette di sera
Quando il cielo
Si copre di ombre
E il vento ricama tranquillo
La verde cresta dei monti,
Mollemente camminano
Due piccole donne innocenti,
Una vestita di luna
L’altra di verde e di viole
Dove vanno a quest’ora?
Dove vanno
Le due ragazze innocenti?
Due cavalieri le attendono
Con cesti pieni di baci
Dove si nasconde l’amore.
La notte giunge tranquilla
Carica di colli e di luna
Ma sotto le torri antiche
Si è nascosta la morte
Il sangue corre corre
Pià veloce dell’aria e del vento
Dove vanno a quest’ora?
Dove vanno?
Quelle piccole inutili stelle
Che non danno più luce?
Che non danno più luce?

Monday, December 18, 2006

mille anni fa'

mille anni fa' dai lidi italiani giunse sul mio Giordano un cavaliere fiorentino che volle vendermi vetri colorati. Io non avevo nulla da dargli in cambio e gli detti il mio cuore.

Baci macchiati di gigli
Versi di pura passione
Io vado alla ricerca
Del mio cavaliere stanco.
I monti si sono spenti
E un usignolo
Canta
Malinconico canta
In un gruppo di abeti lontani
Il mio cuore di seta
Di ruscelli e pini
Si è riempito di fiori
Gattini rossi e libellule
Di cavalieri e di sogni
E vuole fuggire lontano
Al di là dei monti
Al di là del mari
Molto vicino alle stelle
Per chiedere a d-o di
Ridarmi
La mia anima antica
Matura di leggende,
Di pogrom e di storia
E vetri colorati.

Sunday, December 17, 2006

Tanti morti giocano a dama

Echi di voci bruciate
Ricordi vuoti di pianto
Spettri di armonia
Circolare ed ellittica,
Fumo di grida e di canti
E un dolore sovrumano.
La luna chiude le palpebre
E si arrende supina al mio canto
Il diamante di stelle lontane
Fugge rapido dall’universo.
Prigionieri di nubi e di sfingi
Sul verde monte lontano
Tanti morti giocano a dama
Con turbanti di nebbia e di luce
E sorrisi impregnati di risa
Di parole e di chiari singhiozzi
Ed antiche innocenze perdute
Le gabbiane sul mare
Fanno l’acqua sonora con flauti
E gli alberi sembrano statue
Che piangono sotto la luna.
Echi di voci bruciate
Ricordi vuoti di pianto,
Spettri di armonia
Circolare ed ellittica,
Fumo di grida e di canti
E un dolore sovrumano

Tuesday, December 12, 2006

e quei camini

Gli arabi con in testa Ahmadinejad bramano una nuova Shoà e invocano l’annientamento dello stato degli ebrei. Ecco il messaggio che si percepisce dal convegno negazionista di Teheran che si conferma un’operazione di pura propaganda di odio anti-ebraico

Finestre aperte
Su campi inesistenti
E quei camini
Quei camini
Senza gente,
Quei bambini
Quei bambini
Quei bambini che son morti
Senza luce del ricordo.
Che dolore
Che dolore
Come è grande la mia pena
Nella notte della terra
Nel preludio della fine.
Tanti morti inesistenti
Senza luce del ricordo
Che dolore
Che dolore
Come è grande la mia pena
Come tante lune bianche
Son scomparsi i vostri nomi
E la morte si è fermata
Si è nascosta dietro ai monti
Che dolore
Che dolore
Come è grande la mia pena

O domatore di colombe

Cantico dei Cantici 1:7
Dimmi, o amore dell'anima mia,
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.

O domatore di gabbiane,
Nemico delle iene,
O amore dell'anima mia
Stanotte ti ho aspettato
Su un letto di garofani
E il suono di mille cembali
Feriva l'aria attorno.
In un silenzio di mirti
Ho dimenticato la pace
Ho dimenticato la guerra
Abbandonandole sole
In lontananze deserte.
Stanotte ti ho aspettato
O amore dell'anima mia
Per tessere con te
Le delusioni del mondo
Inventare con te un domani
E chiamare a convegno
Tutte le onde del mare.
O domatore di gabbiane
Nemico delle iene,
Io ti cerco la notte
Per appoggiare il capo
Sul tuo petto di piume
Spegnere le voci
E accendere solo i suoni

Saturday, December 02, 2006

La nebbia sta scendendo

La nebbia sta scendendo
Su torri d’oro e di bronzo.
Baciati dalla luna
Gli olivi sono stanchi
Di antiche profezie.
In questa notte chiara
Qualcosa li spaventa.
La nebbia scende lenta
Sul monte di Sion
Regalando alla morte
Molecole d’incenso.
La nebbia scende lenta
Sul giardino di gelsi
E graffia un po’ confusa
Il lontano orizzonte
Ma in questa notte
Gravida
Di miriadi di stelle
Fluttua
Eterno
Lo spirito di d-o

Thursday, November 30, 2006

Brezza allegra sui gelsi

Brezza allegra sui gelsi
E una grande luce
Che esce ridendo dagli occhi
Mirti di sale
E viole di bellezza
Con tanta vita dentro.

Due uomini pazzi
Con appetito di morte
Danzano urlando
Su un mucchio giallo
Di spenti scorpioni
E bocche piene di pietre.
Trascinano con grida acute
I teneri belati
Degli agnelli di d-o.
La luna
Bianchissima
E molto pallida
A ritmo lento raccoglie
Il rosso sangue svenuto.
E un angelo un po’ sudato
Che aveva imparato il mestiere
Nella città emiliana di Budrio
Lava con acqua ed unguenti
Le bruciature alle gambe.
La notte è lunga
Non vuole morire
E il sole scuro di tanti singhiozzi
Chiude le porte del cielo.


Brezza allegra sui gelsi
E una grande luce
Che esce ridendo dagli occhi
Mirti di sale
E viole di bellezza
Con tanta vita dentro

Wednesday, November 29, 2006

Sentiamoci amici

Sentiamoci amici
Per un momento,
Intimi,
Dimentichiamo
Le distanze
E fingiamo di essere
Io e te
Soli
In una piccola stanza
Fra quattro pareti bianche,
Dove le immagini
Come acqua di tormenta
Salgono polverizzate
Nell’aria
In tutte le direzioni
Come passeri spaventati
Dal tiro del cacciatore.
Io e te soli
In una piccola stanza
Fra quattro pareti bianche
Dove io con modestia
E semplicità ti dia
Quanto di più profondo
Mi vibra nel petto.
Io e te stretti,
In armonia
Nel silenzio sonoro
In cui geme la poesia
Che il vento commenta
Piangendo
In un profondo pentagramma
Senza chiave.
Io e te soli in una piccola stanza
Fra quattro pareti bianche

Monday, November 27, 2006

Aprite i tetti, spalancate le porte

Chi si nasconde
Chi singhiozza
Nel fondo della valle?
Aprite i tetti
Spalancate le porte
E lasciatela entrare
Quella ragazza
Quella ragazza
Perchè possa scaldarsi.

Per i monti e per le valli
Va cercando
Le gambe di marmo
Abbandonate nell’aria
Quella notte il suo petto
E le spalle
Erano rosse di sangue.

Chi si nasconde
Chi singhiozza
Nel fondo della valle?
Il rumore del fiume
Si spegne
Al rumore di guerra
Svegliati brezza
Svegliati luna
E raccogli sotto il tuo manto
I gemiti di una ragazza
Quella ragazza
Quella ragazza
Che va cercando
Le gambe di marmo
Abbandonate nell’aria

Thursday, November 23, 2006

Ho visto il suo corpo fuggire

Una ragazza dal viso dolce
Sta raccogliendo fiori,
Nella pianura.
Il vento molto galante
La prende per la vita
E vuole portarla lontano,
Ma la ragazza non sente.
Quattro cavalieri passano
Con abiti azzurri e verdi
E la invitano con voci allegre
A fuggire con loro
Ma la ragazza non sente.
E quando viene la sera
Passa una dama verde
Con mirti di luna e viole
“Vieni con me” le dice
E la ragazza la segue.
Ed io che le stavo vicino
Ho visto il suo corpo
Fuggire
Come dissolto
Mentre portava un tesoro
Alla morte.

Saturday, November 18, 2006

Ho sete

Le stelle si sono spente
La notte del diluvio
Stampandomi nella carne
L’eco di quelle grida,
Lasciandomi in dono
Solo
Intricate spire
Di inutile lussuria,
Mummificata,
Vuota di profezia,
Stanca di poesia.
Ma mi è rimasta la sete
Sete di aromi e di risa
Sete di nuove poesie
Sete del canto luminoso
Tranquillo
Verginale
Sognante.
Sete di capire
L’anima del vento
L’allegria delle valli
Di prima del diluvio.
Che posso fare per
Riavere la mia perduta
Innocenza?
Che posso fare per risentire
Il calore di sguardi ridenti,
Per riportare la luce alle fonti,
Rivedere la luna
Di prima del diluvio
Giocare a nascondino
Con le stelle infantili
E le nubi?

Thursday, November 16, 2006

preparate bare e sacchi di plastica

“Israele deve essere cancellato dalla faccia della terra. È una nazione di bestie senza alcun valore umano, è una disgrazia per il mondo moderno".
"Combatteremo contro il cosiddetto Israele. Lanceremo i nostri razzi e i nostri martiri sacrificheranno la loro vita molto all'interno delle nostre terre occupate: colpiranno a Giaffa, a Haifa e dentro Ashdod. La battaglia continuerà. Non abbasseremo il fucile. Tutti noi siamo martiri potenziali. Presto arriverà la nostra vendetta: preparate bare e sacchi di plastica".

“Ebrei, razza maledetta.
Preparate bare e
Sacchi di plastica”
Urlano gli scorpioni
E il figlio dell’uomo tace.
Sotto gli olivi il Giordano
Recita il suo canto
E le ragazze innamorate
Ricamano
Sentieri di seta
Che portano al cimitero.
La morte sparge
Nell’aria d’autunno
La sua eterna canzone
Piena di orbite vuote.
“Preparate bare presto sarete sepolti
Sotto i rami di gelso.
Le tombe vi guaderanno
Aprendo occhi di marmo”.
”Ebrei, nazione di bestie,
Preparate sacchi di plastica”
Sibilano i serpenti
E il figlio dell’uomo tace
Nascondendo un grottesco sorriso
Sul volto impietrito.
Escono i bimbi allegri
Dalle case
Spargendo nell’aria d’autunno
Le loro canzoni
E l’anima mia fugge
Senza soluzione
In un universo di alfabeti
Di libri e di parole
“Preparate bare esacchi di plastica”
Ripetono in coro i malvagi
E il figlio dell’uomo tace.
“Vi colpiremo con pugni chiusi
Ragazze innamorate
Bambini allegri
La tomba vi guarda
Con occhi molto aperti
“Preparate bare e sacchi di plastica”
Ripete il ritornello
E il figlio dell’uomo tace

Sigal

Tuesday, September 26, 2006

Istrice solitario

Sullo sfondo
Di vecchi olivi
Avevi gli occhi aperti
Affondati nell'ombra
E la luce
Si spegneva
Pian piano
Nei tuoi occhi
Di gazzella atterrita.
Istrice solitario
Tu mi ricordi Israele
Come Israele
Hai un cuore antico
Con valli e ruscelli
Un cuore che ride
E canta alla vita
Sullo sfondo
Di vecchi olivi.
Istrice solitario
D-o non ti lascia solo
È solo stanco delle tue grida
E si è addormentato.

Saturday, September 23, 2006

Seicentotredici cavalieri

Seicentotredici cavalieri
Coperti di luce verde
Corrono sulla collina
Decorando con risa
L’aria mansueta
D’autunno.
Ed io, che stavo
Dormendo
Il loro passo seguii
Per sentire l’odore d’incenso
E trasformare in parole
L’acqua della tristezza,
Per condensare con lettere
Piccole gocce di pianto.
Seicentotredici cavalieri
Coperti di luce verde
Corrono sulla collina
Trascinando con sé
Sotto bianchi mantelli
La pace
Pensosa
Umile
Mansueta
Serena
Seicentotredici cavalieri
Coperti di luce verde
Mi hanno portato stamane
Verso infiniti
Impossibili
Di pace fatta canto
Di miele di stelle.
D-o onnipotente
Perchè hai nascosto la pace?
Non vedi che sto morendo
Morendo
Morendo
D’amore per lei?

Monday, September 18, 2006

Oriana e' salita sui monti
In una citta' protetta
Dal profumo
Indicibile di d-o
Oriana, Oriana
Amara profetessa
Inascoltata e derisa
Oracolo avvilito
Ed umiliato
Dal sonno del silenzio
Dall’odore
Nauseabondo
Del male.
La prima cosa che vedesti
Quando sei nata
Furono piazze e ponti
Statue e giardini
Della tua Firenze
Ma col passare del tempo
Vedendo la libertא
Scricchiolare e gemere
Ferita
Nella fogna cittadina
Sei fuggita lontano
Superando la barriera
In cui abitava il dolore
L’angoscia le cicatrici
Gli artigli miserabili
Del male.
Poi hai voluto tornare
Per rivivere i profumi
Di allora
Per risentire gli accenti
Dei primi sorrisi d’amore.
Firenze ora attende
Che tu passi, Oriana
Con la tua voce forte
Amara profetessa
Inascoltata e derisa
Oriana e' salita sui monti
In una citta' protetta
Dal profumo
Indicibile di d-o

Sunday, September 17, 2006

Voglio dimenticare

Voglio dimenticare
Questo piccolo
Strano mondicello
Di teorie
Manifesti
Progetti
Bandiere bruciate
Forze dell’Unifil
Falsi profeti
Gole tagliate
E mani sporche
E guardarti, Gerusalemme,
Respirare il tuo splendore
Antico
Mia eletta
Città d’oro
E di rame
Dalle tue colline
D’argento
E verde scuro
Vedere come lenta
Sale la nebbia
Sugli olivi
Per le tue strade
Voglio vedere
Come trema il hamsin
Distribuendo incenso.
Gerusalemme,
Mia predestinata
Amante antica
Rotondo universo
Assoluto,
Integrazione
Sublime di d-o
Splendore lirico
Trasparente
Della materia
E della mia vita
Voglio dimenticare
Questo piccolo
Strano mondicello
Di teorie
Manifesti
Progetti
Bandiere bruciate
Forze dell’Unifil
Falsi profeti
Gole tagliate
E mani sporche
E guardarti, Gerusalemme!

Thursday, September 14, 2006

Yerushalaim

Yerushalaim
Yerushalaim
Aprimi le tue porte
Yerushalaim
Non temere gli uomini
Che hanno serpenti
In bocca
Veleno nelle parole.
Ci sono io
Amore mio solenne.
Amore mio stupendo.
Negli angoli più bui
Del mondo
Ho conosciuto
L’orrore
Di starti lontana,
Ora sono qui
E vorrei morire
Pronunciando
Il tuo nome.
Io non domando
Io voglio
Voglio
Respirare la tua aria
Dissolta nel miele
Addormentarmi
Ogni notte
Ai suoni
Delle tue arpe
Ebraiche
Col vento fresco
Sui tetti dorati
E col tuo viso
Sulla mia bocca.
Che lo sappia la luna
Che lo sappia il sole
Che io ti amo
Mia eterna
Città della Pace
Yir hashalom
Yerushalaim
Yerushalaim
Non piangere nel buio
Hai un avvenire di diamanti
Rive di amore ti attendono
Yerushalaim
Yerushalaim

Tuesday, September 12, 2006

Se solo potessi piangere

Se solo potessi piangere
La poesia uscirebbe urlando.
Stanotte sono riuscita
Ad accumulare l’oblio
E sulla riva del fiume
Li ho visti passare tutti:
Ventiquattromila
Ragazzi
Infradiciati nel buio,
Con le vene trafitte
E bocche di dolce miele
Se solo potessi piangere
La poesia uscirebbe urlando
La luce d’agosto
Distesa sull’acqua
Ha soffocato la vita
Sulle labbra di miele
Atteggiate a sorriso
Interrotto
Sommerso
Metafisico
Di ventiquattromila ragazzi.
Se solo potessi piangere
La poesia uscirebbe urlando
L’estate sta morendo
Non c’è più nessuno nei carri
Vuote sono le navi
E i campi di battaglia
Sono rimasti immersi
In sospiri ed in lacrime
La gente malinconica
E femminile
Si pone tante domande
Perchè?
Vogliono sapere
Perchè perchè.
Cellule di disperazione
Crepitano come foglie
Nelle profondità del petto
Se solo potessi piangere
La poesia uscirebbe urlando

Oh bianche gabbiane sul mare
Voglio affidarvi un compito:
Mutate il colore dell’acqua
Cambiate il sapore dei baci
Portate la simmetria
Ma soprattutto
Cacciate l’uomo
Dal mondo
Spartitevi fra di voi
Il mare e la terra
I fiumi ed i monti
Se solo potessi piangere
La poesia uscirebbe urlando

Saturday, September 02, 2006

La violenza sorda

La violenza sorda
Nella penombra
Non conosce sonno,
Non ci dà tregua
E noi, come
Passeri
Agonizzanti
Schiacciati dal silenzio
Del mondo
Continuiamo ad amare
La vita
E la giustizia!
Anime strane
Con vacillanti
Espressioni
Di agnelli
Al mattatoio
Cantiamo ancora
L’azzurro addormentato
Della poesia.
Sotto l’ellisse della luna
Cantiamo
L’amara freschezza
Del nostro millenario
Sangue.
Non importa se la rugiada
Del mattino fugge sconfitta
E la morte nascosta
Si affaccia alle nostre case
Per raggelarci
Noi ancora
Andiamo cercando
Il volto
Femminile di d-o
La shekhinnah.
La violenza sorda
Nella penombra
Non conosce sonno,
Non ci dà tregua

Friday, August 18, 2006

L’aurora sale e scende

L’aurora sale e scende
Per le scale
Del palazzo di vetro
Che nella nostra lingua
Si chiama
Collina senza speranza
Tel belò tikvà
L’aurora sale e scende
Ma nessuno l’accoglie
Perchè non c’è domani
Nè speranza possibile.
La tregua ha divorato
Abbandonato Israele
Che ormai ha già capito
Che non ci sarà paradiso
Ma amori senza frutti
E libertà di fango
Israele ha già capito
Di essere sprofondata
In una grande melma
Di deliberazioni e leggi
Lasciandosi alle spalle
Sangue stagnante nei campi
Luce di speranza sepolta
Con catene e rumori
In un impudico sfida
Di deliberazioni e leggi
In un naufragio di sangue
Ora giungono scorpioni
E rospi
Che cantano stonati
Alzando grandi vessilli
In segno di vittoria.
Il bimbo piange e guarda
Con la voce sgozzata
Con tanti buchi profondi
Nella sua fronte bianca
Mentre la terra esala
Solo rumori di morte
L’aurora sale e scende
Ma qui nessuno l’accoglie
Perchè non c’è domani
Nè speranza possibile.

Thursday, August 17, 2006

La morte passeggia sul fiume

La morte
Passeggia sul fiume
Con un assurdo seguito
Di illusioni già spente.
La morte festeggia ora
Con la stessa cadenza
Di ieri
E guarda passare d-o
Avvolto in una nube.
Il campo si lamenta
Con tanti occhi aperti
Che guardano la solitudine
Dei loro cuori di giglio.
Gli scorpioni del campo
Si sono mangiati la vita
Mentre la morte tesse
Con rapide mani
Le tele del mistero,
Per coprire i ragazzi
Dormenti
E poi riempire di muffa
I loro sogni infantili.
Ragazzi chiudete gli occhi
È ora di andarsene
Lasciate il vostro sentiero!
Troverete, ve lo assicuro,
Un luogo con tanta luce
In cui vedrete le stelle.
Ma tu mio d-o
Onnipotente
Sei sordo?
O grande mio d-o
Assonnato
Sei cieco?

Monday, August 14, 2006

Il mondo si e' rassegnato

In questo putrido giorno
Il mondo ha firmato una tregua
Abbandonando nel campo
Tanti soldati morti
Caduti lenti al suolo
Come foglie d’autunno.
Grandi uccelli neri
Guardano dall’alto
Immobili
Increduli
Un mondo rassegnato
Assediato dalla paura.
Contro tutta la vita
Il mondo si è rassegnato
Ed ha firmato una tregua

Saturday, August 12, 2006

Oggi è il 12 agosto

Oggi è il 12 agosto
Domani sarai seppellito.
Ricordi quella sera
Mentre camminavamo
Ridendo
Braccio sotto braccio?
Fu allora che tu mi mostrasti
Le stelle dell’orsa
Costellazione errante
Di sette piccole luci.
Fu allora che tu mi portasti
Nel tuo sogno di stelle
E mi conducesti verso
Primavere segrete.
Oggi è il 12 agosto
Ma l’odio
Miserabile
Vile
Non si è voluto fermare
Trascinandoti giù
Nel profondo infinito
Della miseria dell’uomo.
Ora la vita è fuggita
Dai calici del tuo petto
E corre ansiosamente
Verso mari puliti
Pieni di piccole lune
Che accarezzano il vento.
Verso praterie ridenti
Dove tremano i sogni
Dove c’è solo vita
Che arde scostumata,
Dove il pericolo cupo
Non scivola dai tetti
E la pace dilaga
Come un petalo
Nauseabondo
Oggi è il 12 agosto
Domani sarai seppellito.
Sei fuggito solo
Verso colline e fiumi
In un posto segreto
Dove i fiori
Non rovesciano lenti
Profumi di morte
Oggi è il 12 agosto
Domani sarai seppellito.

Thursday, August 10, 2006

Dolce ragazza schiva

Dolce ragazza schiva
Creazione viva,
Parola senz’eco
E senza risposta,
Nella mia vita tu vivi
Come il vento sul mare
Che incurva le ali
Delle gabbiane erranti.
Da quando tu sei andata
Gemono le foglie degli alberi
E il vento lieve avvolge
In spirali lentissime
I frutti del gelso antico.
D-o che creò le onde del mare
Le acque del Kinneret
Il monte del Gilboa
Creò la tua bocca di fragola
Che sorrideva allegra
Come un’ultima rosa.
Il mio cuore ti cerca
Cerca
Con nostalgia
La tua voce lieve.
Dolce ragazza schiva,
Definitiva come le viole,
Come il Giordano lento
E come il mare verde
Nel mio deserto tu vivi
Come l’ultimo fiore
Decapitato sull’acqua.
Dolce ragazza schiva
Insegnami la strada
Sull’arco della speranza

Wednesday, August 09, 2006

Da Teheran risuona

Da Teheran
Risuona
Il passo degli invasori .
Risuona, risuona
Attraversando fiumi
Sotto il vessillo pauroso
Del metafisico male.
Il passo dei mostri risuona
Da Teheran risuona
Risuona
Risuona nei fiumi
Ed al passaggio calpesta
Le viole,
La rugiada,
Le palme
Ed i cedri.
Non sarà amore il mio amore,
Non sarà sogno il mio sogno
Non sarà aria l’aria
Non sarà mare il mio mare
Finchè non sarà fermato
Il mostro di Teheran.
Colpo su colpo
Strato su strato
Le foglie della paura
Ricopriranno la terra
Siamo assediati da giorni,
Da mesi,
Da anni
Da mostri che io conosco
E gli ospedali
Le case
Le scuole
E gli uffici postali
Hanno finestre corrose dal pianto
A che servono i versi
Se spade amare ti esplorano
Da Teheran ti esplorano
E un rapace
Giunge ogni notte
A mordere i letti?
A che servono i versi se
I passi del mostro
Risuonano
Nelle valli
Nei fiumi
E nelle montagne?

Tuesday, August 01, 2006

Che motivo avrei di disprezzare la guerra?

Con la stessa tranquillita'
Con cui il polline dei fiori
Si affida al vento
Oggi mi affido alla guerra.
Che motivo avrei di disprezzarla
Che motivo avrei di disprezzare
Una guerra che mi permettera'
Domani
Di bere tranquilla
Le gocce di rugiada?
Se tu sapessi
Come mi sento infelice
Vedendo coi miei occhi
Le strane ferite dei
Bambini raccolti
Come inutile mercanzia
Sotto cumuli di calcinacci!
Ma la morte accerchia la mia casa
E a nulla vale chiedersi
Cos’e' la guerra.
Domani la guerra, non temere,
Si perdera' nella dimenticanza
Della pace
E se la vinceremo
Troveremo un filo
Che portera' ad un bosco
Dove si vede la vita.
Per me oggi la guerra
e' la speranza di un bacio
Nella tranquillita' del mio nido,
Che motivo avrei, amico,
Di disprezzare la guerra?

Saturday, July 22, 2006

Non voglio vedere

Non voglio vedere
Il tuo sangue
Non voglio vederlo
Sparso
Con un lamento
Di agnello.
Stanotte, amor mio,
Ti ho sognato,
Ti ho sognato,
Mio bene
E nel mio sogno gemevo
Senz’acqua
E senza gabbiane.
Il tuo sangue
Bussava
Cantando
Ai vetri della finestra,
Il tuo sangue
Tingeva la strada
E il negozio di fronte,
Il tuo sangue
Scendeva dal monte
Lento
Lento
Lento
E due cherubini
Specialisti nei morti
Tingevano
Di bianco e di azzurro
Le tue labbra e i tuoi occhi.
Stanotte ti ho sognato
Ti ho visto vomitare
In una grande
Pozzanghera
Di secca agonia
E la luna lavava con acqua
Il tuo corpo bruciato.
Ma era solo un sogno
E i sogni non sono reali.
Ora vieni, mio bene
Io voglio lavarti
La polvere e il sudore
Voglio toccare con dita lievi
Le tue labbra vive.

Tuesday, July 18, 2006

in questa nuova aurora

Vento d’oriente
Caldo ed ardente
Imbevuto
Di fiori d’arancio
Portami semi
Di sguardi lontani
Tremanti
Di desiderio
E di muschio
Di baci prigionieri,
Che singhiozzano
Umili e teneri
Nella terra dei cedri.
E’ il 19 luglio
Ventitreesimo giorno
Del mese di tammuz
E una nuova aurora
Disegna con ali leggere
Carezze agli amanti.
Non vale lamentarsi
Meglio guardare la fonte
Che recita canti sull’erba
Dimenticando le pene
E come i rami di gelso
Alzare le braccia
Mendicando la luce
Invocando
Le aurore
E i crepuscoli
I baci e carezze
Dei teneri amanti.
Babele si sveglia
In questa nuova aurora
Del 19 luglio
Ventitreesimo giorno
Del mese di tammuz
Ma le viole rimangono viole
Le rose rose
L’amore amore
E la luce di d-o
Illuminerà
In eterno
Le vie della terra

Dalla terra dei cedri

Luce di oggi e di ieri
E luce di domani.
Prati mortali di luna,
Gelsi e sicomori,
Pura pazzia d’estate,
Splendore innocente
Di brezza
Di foglie
E di rugiada
E sangue sotto terra.
In questa calda estate
Del mese di tammuz
Dalla terra dei cedri
Arcieri incappucciati
Lanciano sfide alla morte.
Le lacrime sgorgano lente
Lente lente lente
Come un balsamo azzurro
E l’erba geme,
Geme geme geme
Nel prato del mio giardino

Thursday, July 13, 2006

ho dimenticato di dirti

Sopra le acque verdi
Passa una barca bianca
Come un fantasma
Passa
Al ritmo lento dei remi.
E’ la morte che avanza
Voluttuosamente
Avanza
In spaventosi contrasti
Trascinando con sè
Misticismo e lussuria
E labbra lontane
Fuggi, ragazzo, fuggi!
E’ la morte che avanza
Come un fantasma avanza
Al ritmo lento dei remi
Misticismo e lussuria
E labbra lontane
E io che non voglio
Non voglio
Non voglio seppellirti domani

Saturday, July 08, 2006

Erigero' un muro

Terra allegrissima,
Imperturbabile
Dove si bruciano
Le creature innocenti.
Prati amore
Luce e sabbia
E il Giordano ai miei piedi
Che scorre grave ed eterno.
Forma pura di bellezza
Luce obliqua
Senza sogni
E senza nostalgia.
Sicurezza finta
Immaginata
E singhiozzi d’argento
Che cercano d-o volando.
Un coro di ulivi
Chiede eternità al vento.
Dalla spiaggia di Eilath
Fino agli scogli del Libano
Erigerò un muro perpetuo
Fatto di acqua alta
E sotto il cielo infinito
Dimenticherò la vita.
Prati amore
Luce e sabbia
E il Giordano ai miei piedi
Che scorre grave ed eterno.

Friday, May 12, 2006

sul mare del sale

Nella luce obliqua del mattino
Nelle acque del mare del sale
Si bagna la ragazza
E un cherubino scende
Sulla superficie dell’acqua.
L’aria del mattino
Da' tremore alle spalle e ai fianchi
E Il desiderio sale sale
Fino alla radice del collo.
La ragazza si toglie il velo
E come un giunco si china
Come un fiore si apre.
Ma il maschio,
Che sempre comanda
Non vuole toccarla
Per non vederla svenire
Fra le viole del mare
Per non ferire
I suoi petali
Con i suoi baci d’amore.
Nella luce obliqua del mattino
Nelle acque del mare del sale
Si bagna la ragazza,
Come un giunco si china
Come un fiore si apre
E un cherubino scende
Sulla superficie dell’acqua

Saturday, April 22, 2006

Il dogma della pace

Quando la mia gabbiana
Fu assassinata la gente
Mise sigilli ai balconi
Per non turbare il dogma,
Il dogma della pace
Tanto lo sanno tutti
Che le gabbiane
Hanno il collo facile
Che si presta al bisturi
E a poco vale elevare proteste.
Il capo degli ebrei
Alle sette di sera
Attraversò la strada
Per soffocare i gridi
Per spegnere i sussulti.
Fu irremovibile
“Non ci sarà risposta” disse
“Dovete rispettare
Il dogma della pace”.
L’orchestra lontana
Drammaticamente lottava
Coi violini e le arpe
E sulla costa del mare
Gli assassini elevarono
Milioni di dita
In segno di vittoria.
La mattina seguente
Trovarono sulla spiaggia
Due piume bianche macchiate
Di sangue con la scritta:
“Seppellite metà del mio corpo
Nei boschi della Galilea
E l’altra metà
Sui pendii del Gilboa”

(Oh come sei bella! Come sei bella!)

Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
Oh città dolorosa e materna
Le tue spalle si stanno curvando
E il tuo cuore è senza speranza.
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
La nebbia sale e scende dai monti
Malinconica e vaga
Gli eucalipti sono già svegli
E gli abeti muovono
Languidamente i rami
Alzandoli verso il cielo come
Verdi braccia elevate
In una vana preghiera
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
Il vento converte in arpe
Le strade e i sentieri
E la città si sveglia
Ai suoni appassionati e vaghi
Di grandi cembali azzurri.
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
La sua melodia è così grave
Che le viole nei campi
Tremano nervosamente
E le gabbiane sul mare antico
Seminano cascate di lacrime
Oh nuova tristezza del mattino
Tristezza acuta!
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!

Wednesday, April 19, 2006

Il sei gennaio

Il sei gennaio si è chiuso,
Chiuso, si è chiuso per sempre
Il giglio del Sharon
E la brezza è fuggita
Tremando di paura.
La ragazza stupita
Ha chiesto protezione
alla luna alla luna
Cercando di difendersi
Dallo sguardo del cielo.
Le finestre si sono aperte
Per chiedere al vento al vento
Per chiedere all’aria e al mare
Il perchè del suo pianto.
Il sei gennaio ha perso
Perso, ha perso per sempre
Il suo vestito a fiori
Ha perso, perso, perso
Le sue scarpe italiane
Aiutatela a ritrovarli.
Ne ha ancora bisogno
Per ritrovare equilibrio.
“Quando morirò” mi ha detto
“Voglio che tutti lo sappiano.
Manda telegrammi azzurri
In Italia, Francia e Spagna
E uno a Zola Predosa
E nel telegramma scrivi
I miei trentasei gridi
I miei trentasei sussulti “.
Il sei gennaio si è chiuso,
Chiuso, si è chiuso per sempre
Il giglio del Sharon

Sunday, April 16, 2006

La principessa del nulla

Ricordo quando impaziente
Facevi a pezzi i libri di storia
E mi invitavi a correre
Ai piedi del monte Gilboa.
Volevi vivere in prima persona
Storie di principesse
Che si bagnavano il viso
Nell’acqua del ruscello
Sotto i raggi di luna.
Io ti seguivo curiosa
Indossando i miei sandali biblici
Avevo fretta di assistere
Alla lotta accanita
Di cavalieri con spade e piumaggio
Che facevano la ronda
Sulle colline brulle,
Sfidandosi collerici
Per conquistare il tuo cuore.
Tu quando li vedevi
Ti avvolgevi di brividi azzurri
Pensavi al groviglio di baci
Pensavi alla bocca di miele
Che si sarebbe unita
Dolcemente alla tua.
Alzavi scostumata la gonna
Per mostrare le cosce frementi
Al cavaliere stupito
Tremante di desiderio.
Nella valle solitaria
Ai piedi del monte Gilboa
Vivevi la tua fiaba reale,
Oh principessa scostumata,
E scoprivi il tuo seno bianco.
Alzavi senza pudore la gonna
Per mostrare al cavaliere azzurro
Le tue cosce di marmo.
O principessa del nulla
Ora la terra tocca
Il tuo pudore stupito
Di dolce ragazza ebrea
Con teneri polpastrelli

Saturday, April 15, 2006

Fermate il pianto

La morte la guarda gelida
Nascondendo nel pugno
Una piccola lama.
E vuole testardamente
Fermare
Alla radice del collo
Il grido della ragazza.
Mentre nel giardino dell’eden
Si perpetra il delitto,
La sera si affaccia timida
Sulla strada affollata
E non osa toccarla
Per non bruciarsi il cuore.
I venti abbracciati
Dormono
Ignari
Sulla montagna
E il fiume cade svenuto
Nelle braccia del mare.
La ragazza congiunge nell’aria
Le sue piccole mani
In una vana preghiera
E chiede di riavere
Il suo mondo perduto,
Di sentire ancora una volta
Il rumore dei giunchi
Di vedere con occhi vivi
Come si aprono i fiori

Fermate il pianto, vi prego.
Ho una buona notizia:
Al suo funerale giunsero
Decine di bianche gabbiane
Che le portarono in dono
Tanti chili di ali
Per insegnarle a volare.

Thursday, April 13, 2006

un giorno vedremo brillare solo stelle e comete

Le iene aspettavano
Pazienti
La morte della gabbiana
Sognando di tenere in bocca
Pezzi rosa delle sue ali.
La gabbiana mite
Piangeva a voce alta,
Tanto alta
Da spezzare il cuore.
Le iene le urlavano
Attorno
Nomi oscuri e parole
Mentre la loro saliva
Si riempiva di fiele.
In quella impari
Lotta
La gabbiana agitava
Nel vomito
Delicatamente il petto
Chiedendo pietà alla luna
Graffiando disperata
Il seno di sua madre.
Quando le infilarono
In cuore
L’ultimo chiodo di ferro
La gabbiana li guardò
Serena
Con il suo sguardo nudo
Perchè sapeva benissimo
Che nel mondo
Non esiste iena
Che possa
trasformarla in gelo
Un giorno succederà
Che le jene vivranno sole
Sguazzeranno per trentasei volte
Nella melma buia
E giaceranno inutili
nelle caverne oscure,
Noi vedremo brillare
Solo stelle e comete
E lunghi baci d’amore
Legheranno le nostre bocche
In un intreccio di luce

Tuesday, March 28, 2006

oggi andiamo alle urne

La principessa è prigioniera
Ha cinque catene alle braccia
E sta contemplando sognante
Il gruppo di cavalieri
Che custodiscono il muro.
Ora la vogliono uccidere
E la stan trascinando
Per i sentieri
E i campi di olivi.

Neppure l’erba dovrebbe
Accorgersi della sua solitudine.

La principessa è prigioniera,
Ha cinque catene alle braccia
Ora la stan portando
Sulle colline dorate
Mentre nell’aria risuonano
Accordi meravigliosi
Di monotonia rosa.

Neppure l’erba dovrebbe
Accorgersi della sua solitudine.

La principessa è prigioniera
In questa terra di latte e di miele
Coronata di nidi
Mentre il vento commenta
La melodia del suo cuore
E accoglie a braccia aperte
L’alba di un sogno di pace

Saturday, March 25, 2006

Quindici viole

Quindici viole
E quindici ali,
Quindici grani d’arena,
Quindici grilli vivi
Nella mia mano.
Quindici onde,
E quindici in ghematria
Le lettere
del tuo nome.
Quindici giunchi nell’acqua
Quindici pesci nel mare
Quindici gelsi
E quindici bianche gabbiane
E quindici in ghematria
Le lettere
del tuo nome.
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Aspetta qualche minuto.
Io mi accontento di poco.
Lascia che prima io sfogli
Soavemente le viole
Che conti lentamente
I granelli d’arena,
Che dispieghi le ali
Sotto il mio cielo
Lascia che io senta
Per qualche minuto
Il canto del grillo
E veda le onde del mare.
Lascia ch’io veda il sole.
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Io mi accontento di poco:
Di quindici raggi di sole
Di quindici gocce di pioggia
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Mio è questo corpo
Mio questo sangue
Miei sono i sogni
E mie le gambe di marmo.
Lascia ch’io veda
Per qualche minuto
Il cavaliere azzurro.
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Voglio vedere la luce,
Le nubi verdi e il vento
Le valli viola e i fiumi
I girasoli di fuoco
E il mio cavallo bianco.

Thursday, March 23, 2006

Mille ragazze danzano

Nella chiara pianura
Grandi nuvole verdi
Accarezzano il vento
E sotto il cielo terso
Scorre lentissimo il fiume.
Mille ragazze danzano
Nella città che freme
Nessuno riesce a fermarle
E gli arcieri del male
Non osano avvicinarsi.
I cavalieri azzurri
Stanno arrivando dal mare
Per portarle nell’eden
Dove tremano i canti
Dove le arpe e i cembali
Risuonano allegri nell’aria,
Dove i sogni non piangono
E i singhiozzi restano
Prigionieri in gola.
Mille ragazze danzano
E il loro cuore si apre
Come un immenso giglio.
Nella chiara pianura
Grandi nuvole verdi
Accarezzano il vento
E sotto il cielo terso
Scorre lentissimo il fiume

Il sangue cade dai monti

Il sangue cade dai monti
E gli angeli lo inseguono
Mentre la morte
Tinge
Di verde e di azzurro
Le bocche piene di luna
Delle ragazze morte.

Oh gabbianella delle mie vene
Tu ti sei persa per sempre
Quella sera
In una strada
Invasa
Da raggi di luce
Violenta,
Inseguita da mille
Scorpioni
Sporchi
Di giallo veleno.
Ti hanno rubato per sempre
La grazia dei movimenti
La tua spavalda allegria
Il tuo appetito di baci.
Oh gabbianella delle mie vene
Tu ti sei persa per sempre
Quella sera
Fra gli alberi di eucalipto
E ora la terra si sveglia
Versando fiumi di lacrime.
L’estate si avvicina
Con i ricordi
Con le pesche
Con l’uva
In un diluvio di viole
Di cannella
E di rosmarino
Ma da quando sei morta
Qui nessuno riesce a cantare

Il sangue cade dai monti
E gli angeli lo inseguono
Mentre la morte
Tinge
Di verde e di azzurro
Le bocche piene di luna
Delle ragazze morte.

Tuesday, March 07, 2006

Ho visto l'uomo e voglio cambiare pianeta

Venne un giorno dal mare
Una gabbiana bianca
Che seminava all’alba
Fresca esistenza
Sul dorso delle onde.
Cercando la vita
Volava verso i raggi
Di luce convertiti in fiori
Ma quando vide l’uomo
Volle dire addio
Ai fiori d’arancio e di mandorlo
Ai mirti ed alle viole,
Alle colline e ai fiumi.
“Ho visto l’uomo” mi disse
Bagnando le rive
Di lacrime tempestose
“E voglio cambiare pianeta”.
La gabbiana bianca,
Palpitante d’amore
Volle volare lontano
In cerca dell’eterno
Sorriso dei limoni.
Non voleva vedere
Sulle acque infuocate
Del tenero Giordano
Ragazze rosse e brune,
Fabbricate nel cielo
E ora trascinate
Sulla sabbia
Senza la vita dentro.
Una gabbiana bianca
Esasperata dal male,
Mi disse:
“Ho visto l’uomo
E voglio cambiare pianeta”.

Saturday, March 04, 2006

il sangue scorre lento

Il sangue scorre lento
Dissolvendo la vita
Nel totale silenzio
Del mondo

Siamo rimasti soli
Sotto l’attacco violento
Di scorpioni gelati
E nuvole di sangue
Graffiano
Le porte azzurre del cielo.
La primavera semina
Sulla cima dei tetti
Rumori di cicatrici,
Fremiti di cosce spezzate
Seppellite nei pozzi.
Lo scorpione trascina veleno
Sull’arena gialla
E l’acqua del Giordano
Fa germogliare brividi.
Dalle terrazze e dai muri
Feroci arcieri
Tagliano
Con grandi forbici
Le corde dell’arpa,
Spezzano i suoni acuti
Di violini e di cembali
E tentano
Con pugni chiusi
Di cancellare
L’infinita bellezza
Della vita che freme.
Rabbrividite e angosciate
Ragazze rosse e brune
Svengono per la paura
Con i bambini nel ventre
E cercano fessure
Per fuggire lontano.

Il sangue scorre lento
Dissolvendo la vita
Nel totale silenzio
Del mondo.

Thursday, March 02, 2006

Presto torneranno gli alberi

Lo scorpione è in agguato
E lo scorpione, sapete,
È’ nemico del sole
Nemico dei pianoforti,
Attente, ragazze, attente!
Lo scorpione e’ distratto
E senza impallidire
Strappa le cosce di marmo
Dalla radice del corpo.
Ogni giorno trascina la morte
Sotto le finestre di casa
Fra archi e negozi
E liberamente corre
Al bar più vicino
Per farsi servire un bicchiere
Di lacrime in cerca di luce.
Ma presto, ne sono sicura,
Presto torneranno gli alberi,
Le gabbiane sul mare
Ritroveranno la luce
E timidamente il Giordano
Scorrerà fra gli ulivi
Sotto il cielo nitido e puro.

Wednesday, March 01, 2006

Le presi il bambino

Stanotte l’ho vista.
Nel suo abito a fiori,
E sui capelli biondi
Una pallida corona
Di aculei di luce purissima.
Fra le sue braccia
Stringeva un bambino.
“Dove vai?” le chiesi sconcertata.
“In un giardino”, mi disse “un giardino”.
Il vento scuoteva i rami
Del nostro gelso antico
Come fosse una mano.
“Un giardino?” le chiesi turbata.
Non riuscivo ad afferrare il senso.
Io, lì, sola con lei.
Con espressione vuota, stordita
Sollevò al petto il bambino
Che singhiozzava
E se lo strinse contro.
Io mi asciugai le lacrime
Per scacciare il ricordo.
Al di sopra dei tetti
Un fumo chiaro, diluito dal sole
Svaniva nei cunei del cielo.
Le presi il bambino
E lo chetai sussurrando
Parole d’amore.
“Vieni” gli dissi “ti porterò io
Negli eterni giardini dell’eden”

Friday, February 17, 2006

La sirena mugge

La sirena mugge
E il vento dal mare
Rastrella rabbioso
I bordi delle finestre
Corriamo in fretta
Nella stanza blindata.
E’ primavera sulla collina.
Mio padre mi guarda.
Ha un aspetto insolito
Il suo viso è avvolto
Da un pallore sedentario,
E un sorriso troppo ampio
Che non gli conoscevo.
Mia madre
Nel suo vestito chiaro
Lo guarda con occhi
Pieni di stupore.
Nella stanza blindata
La radio annuncia:
“Siamo sotto attacco
Di missili dall’Irak”.
Ventinove missili in tutto.
Io stretta a mia madre
La guardo
Con occhi spaventati
E toccando timidamente
Il braccio a mio padre
Gli chiedo:
“Che cos’è questa? È la guerra?”
“No, bambina, è un gioco,
Mettiti la maschera”

Sulla riva del fiume ballavamo la hora

Volevo guardarla,
Con avidità,
Perchè non si sciogliesse il ricordo,
Ma non potevo vederla:
L’avevano coperta
Con un bianco lenzuolo
Per non turbare
L’eterno suo isolamento,
La sua intimità col creatore.
Cercai di immaginarla viva
In una giornata di sole,
Quando il mare verde danzava
Ebbro sulla nostra spiaggia,
O in quelle sere di sogno
Quando sulla riva del fiume
Ballavamo la hora
E i suoi lunghi ricci biondi
Si dondolavano lenti
Sotto i rami d’ulivo.
Al suo funerale
Vidi alti cavalieri
Che seminavano lacrime
E profumi di mirto
Volevo guardarla,
Con avidità,
Perchè non si sciogliesse il ricordo.
La pioggia fuori della finestra
Sigillava con raffiche brevi
I bordi della mia finestra
E l’ultima luce del giorno
Si sfaceva nel crepuscolo.
Il suo viso sotto il lenzuolo
Sembrava tremare
Come se fosse sotto il mare
E macchie confuse indistinte
Turbinavano nel buio.
Cercai di immaginarla viva
In una giornata di sole
Quando il mare verde danzava
Ebbro sulla nostra spiaggia,
O in quelle sere di sogno
Quando sulla riva del fiume
Ballavamo la hora
E i suoi lunghi ricci biondi
Si dondolavano lenti
Sotto i rami d’ulivo
Volevo guardarla,
Con avidità,
Perchè non si sciogliesse il ricordo

Monday, February 13, 2006

Domani si sveglieranno in un mondo migliore

Conosco
Una ragazza bruna,
Una ragazza bionda
E una ragazza rossa.
Sono ragazze miti
Che sognano turbate
Incendi e desideri
Eccitazioni e baci.
Per loro hanno dipinto
Tre stanze di ospedale:
Un ospedale pieno di gridi
Di garza inzuppata di liquido
E gambe di marmo bianco
Servite in un vassoio.
Ragazze senza nome
Che guardano
Inquietamente
La strada
E lasciano cadere
Inutili piccole lacrime,
Pregne di nostalgie
E di angoscia.
In questo piccolo spazio
Al primo e al secondo piano
Le tre ragazze vivono
E guardano passare
Attraverso la grande finestra
La gente indaffarata.
Guardano la strada,
I negozi.
Le macchine,
I grattacieli di vetro
E si stringono una all'altra
Disorientate e sole.
Presto sarà tutto finito.
Domani si sveglieranno
In un mondo migliore.

Quando arriverà il maschiach?

Quando arriverà il maschiach?
Quando finiranno guerre,
Le sofferenze e le distruzioni?
Ci provarono gli Ittiti
Gli Assiri e i Filistei
Ci provarono gli Egiziani
E Mosé, arrabiatissimo,
Decise di portarci tutti
In una terra chiamata Canaan
Quarant’anni ci mise
Per superare pochi chilometri!
In quarant’anni avrebbe potuto
Approdare sui lidi d’Italia
Io l’avrei preferito.
Poi venne Roma e Tito,
Suo ineffabile figliolo
Che ci vestì da romani
Facendoci correre come pazzi
Sull’arena del Colosseo.
Ma la sfortuna più grande
Fu l’arrivo di quel rabbino
Che andava dicendo
A destra ed a sinistra
Di essere figlio di d-o
E trovò chi gli credeva.
Poi giunsero le crociate
Che dovevano liberare
I luoghi santi dagli arabi
Ma prima che riuscissimo
A pronunziare verbo
Iniziarono a giocare football
Con le nostre teste mozzate.
Poi l’ineffabile Torquemada,
Uomo molto brillante
Che si servì di noi Per illuminare
Le strade di Spagna.
Poi ci chiusero in quei posti
Che si chiamano ghetti
Ma anche qui
Quando nulla di meglio
Avevano da fare
Entravano per scannarci.
Poi gli zar che
Inventarono la parola pogrom
E con tipica fantasia slava
"I protocolli dei savi di Sion",
Infine, non tanto tempo fa’,
Nacque in Germania
Un imbianchino
Che sei milioni del popolo eletto
Fece passare per stretti camini.
Ora finalmente abbiamo una patria
E sono gli arabi che ci danno la caccia,
Assassinii, sequestri, accuse, attentati,
Bombe e tante altre specialità .
Ebbene, d-o onnipotente,
La mia pazienza è finita.
Non è ingratitudine la mia
Ma non ne posso più.
Mi avevi promesso il messia
L uomo che dovevi scegliere
Per redimere Israele
Per portare la pace.
Quando arriverà il maschiach?
Quando finiranno guerre
Le sofferenze e le distruzioni?

Sunday, January 22, 2006

Quella sera

Quella sera
Nel tuo abito a fiori
Mi parlavi del ragazzo italiano.
Ridevi
Fremente,
Ubriaca d'amore
Battevi il ritmo con la testa
Sognando di danzare con lui.
Poi ci fu
Un fremito
Un grido nell'aria
Tremò il negozio di fronte
Tremò la luce del lampione.
E da infinite finestre
I cuori degli ebrei
AssistetteroIncapaci
Alla tua perdizione.
Non feci in tempo a gridare,
Credevo di averti smarrita
E ti cercai
Fra i libri bruciati
Fra i brandelli di carne
Fra i pezzi di violino spezzato.
Ora voglio cercarti nelle foglie
Voglio cercarti nei fiori
Voglio cercarti
Fra le acque tranquille e lente
Del Giordano che tu amavi tanto

Storie di aerei veloci

"Il mio compagno di banco Alberto Limentani mi faceva morire d'invidia nel 1948 (terza elementare di fronte alla cupola del Panteon) quando mi dava a bere che di notte lui correva in aereo a combattere in Israele e tornava la mattina con lo stesso aereo"


Quando veniva il mattino
Il suo giovane amico
Gli raccontava storie.
Nelle sue storie
Non c'erano draghi
Non c'erano fantasmi
Non c’erano lupi cattivi
E neppure orchi malvagi.
C’erano solo bambini
Che rischiavano la vita
Ogni notte
Per salvare Israele.
E lui, nel sentirle,
Morendo quasi d’invidia,
Sgranava gli occhi
Per lo stupore.
Erano storie di aerei veloci
Che atterravano in grande segreto
Nella valle di Armegheddon.
In quelle notti d'argento,
Il bene era portato in volo
da grandi angeliche ali
Per rinchiudere il male
In oscure caverne.
E lui, ansiosamente,
Attendeva l’alba
Per riascoltare in estasi
La storia delle notti di fuoco
Del suo eroico piccolo amico
Che si avventurava ogni notte
In imprese rischiose
Per salvare i bambini buoni.