Thursday, March 31, 2005

Bayushky bayu'

Brezza nei viali
E il vento sul Carmelo
Grandi farfalle notturne
Dal cuore d’argento,
Stormi di uccelli nel cielo
In lontananza
Il latrato dei cani
E tu che cantavi
Por farmi addormentare
Bayushky bayu'
Bayushky bayu'

Sotto le stelle tremule
Del cielo distribuivi
Con la tua voce azzurra
Frammenti di luce
Alla penombra viva
Della mia culla
Ricordo ancora ogni nota
Della tua ninna nanna
E le parole monotone
Che ripetevi
Bayushky bayu'
Bayushky bayu'

Sembravi eseguire un ordine
Come se tu ascoltassi
Le voci imperiose
Che scivolavano
Dal tuo sangue
Penetrando in me
Come spade di luce
Bayushky bayu'
Bayushky bayu'

Triste e monotona
Vibrava nell’aria
La tua ninna nanna
E malinconica
Come il respiro dell’acqua,
Soave
Come il tremore delle foglie,
Semplice e patetica
Con quel suo ritmo slavo,
Un po’ obliquo,
Filtrato attraverso
Paesaggi lontani
Diaspore antiche
E recenti
E bruciate
E ardenti
Bayushky bayu'
Bayushky bayu'
Tristezza di culla
Nella mia terra tragica
Con il ritmo lento
Pieno di acuto mistero
Bayushky bayu'
Bayushky bayu'

I fiori non valgono nulla

I fiori non valgono nulla
Non valgono le valli e i monti
Le pianure non valgono
Quello che valeva
Se n'è andato per sempre.
Oh, gabbiana atterrita,
Vigilia senza domani,
Piccola principessa bianca,
Fiore spezzato del nulla.
Io ti avevo pregato
Di stare molto attenta
Ai cacciatori che sparano
Nascosti sotto le ali
Di un drago cattivo.
Anche tu lo sapevi
Che i fiori non valgono nulla
Se non riesci a vederli
Non valgono le valli e i monti
Se non hai gambe per correre
Che la luna non esiste
Se i tuoi occhi non la guardano.

Tuesday, March 29, 2005

la leggenda della gattina e del leone

C'era una volta una gattina
Tutta rossa di pelo
Con graziose lentiggini
Sparse qua e là.
Non andava pazza
per gli altri gattini
perchè era molto snob,
Ma il miele le piaceva moltissimo.
Tutto il giorno correva sui campi
E nel vederla così veloce
Sua madre diventava
Letteralmente matta.
Annusava l'odore dei fiori
Accarezzava con gli occhi
I mandorli
Ma soprattutto
Le piaceva moltissimoIl miele.
Lo beveva avidamente
E poi si leccava le labbra.
Un giorno, quella sfacciata,
Andò da un leone
Anche lui tutto rosso di pelo
E gli chiese"Signor leone, avrebbe un posto
Piccolo, piccolo
Nel suo cuore per me?"
E il leone le disse
"Ma tu cosa sai fare?"
Rispose la gattina:
"Io so fare molte cose:
So graffiare,
Innervosire,
Irritare
Ma soprattutto mi piace il miele
"Il leone rispose:
"Vattene, gattina!
Ho abbastanza guai
Anche senza di te.
E poi tu sei piena di miele
Che mi si appiccica al pelo,
Trovati un altro cuore".
"La prego"
Lo adulo' la gattina
"Mio magnifico signore,
Mi lasci solo dormire
Un po' sulla sua schiena".
E il leone, gonfiando il petto
Le rispose seccato:
"Io sono un leone
E tu chi ti credi di essere?"

non invocate la pace

Nel mio paese perduto
Abbiamo gettato
I candelieri al vento
E il dolore cammina
In un mondo spezzato.
Grigi manichini
Sfilano in lunga schiera
E le loro ombre affilate
Si allungano verso il cielo.
Ventiquattromila ragazzi
Che riempivano
Di luce le strade
Ora tristi manichini
Scortati dall'amore in lutto.
Il grido quella sera
Era un grido terribile
E nel ricordarlo i capelli
Mi si rizzano in capo.
Gettate i candelieri al vento
Io a voi chiedo soltanto
Di spezzare il silenzio
Di non invocare la pace
Una pace che semina
Solo tracce di sangue

Monday, March 28, 2005

la morte l'ha sdegnata

La morte l’ha sdegnata
Lasciandola sulla strada
Sotto l’abside del cielo
Come molle mercanzia.
Prima si è chinata
Cercando di riconoscerla
Ha respirato i segreti
Di purezza e lussuria
E dal suo cuore ha sentito
Salire come un aroma
Poi l’ha guardata negli occhi
Ed in essi ha visto
Spaventosi contrasti
Di misticismo e sperma.
Ha posato le labbra
Sulla sua fronte
Con angustia infinita
Cercando di tentarla
Con delicate dita
La morte l’ha sdegnata
E dicendo oscenità
Non volle portarla con sè
Lasciandola smarrita
In uno spazio aperto
Come molle mercanzia

se quella notte...

Se quella notte
Fosse stata un sogno.
Se l’orologio di Tel Aviv
Si fosse fermato
La tua piccola morte
Non sarebbe avvenuta.
Ora, mia triste amica
Sei prigioniera
Nella grande pianura
E la tua luce
Si e impigliata fra i rami.
Se quella notte
Fosse stata un sogno
E l’aria avesse fermato
Il suo corso,
Ora tu saliresti le scale
Mostrandomi il tuo vestito nuovo.
Luce di oggi e di ieri
Cielo mortale triste
Gole senza voce
Giorni amari
Che bussano alle finestre
Gabbiane dipinte
Sul muro.
Se aveste visto
Con che grazia
Muoveva le gambe
Quale grande equilibrio era il suo
Sembrava una libellula d’oro
Con ali color di mela.
“Hai visto le mie scarpe nuove?
Le trovi belle anche tu?”
Luce di ieri e di oggi
Piccola morte
Cielo mortale
E l’odore del mare
“Hai visto il mio vestito nuovo
Lo trovi bello anche tu?”

Sunday, March 27, 2005

un giorno una gabbiana si vesti' da guerriera

Un giorno una gabbiana
Si vestì da guerriera,
Poi stanca dei comandi
Si mise a provare gonne
Scarpe di stile italiano
Collane di perle rosa.
Sebbene nella mano destra
Tenesse un bomba
In fondo lei voleva
Realizzare un sogno.
Voleva generali
Vestiti da cavalieri
Ufficiali sognanti
Che corressero verso il mare
Tenendola per mano
La gabbiana voleva
Confondere le ali
Fra i petali di rosa
Fra gelsomini azzurri
E non fra le ortiche
del nemico crudele.
Guardatela, se potete
Come se fosse
Una gabbiana pacifica,
Come se il male
Non si scontrasse col bene
E come se la terra
Fosse un eden azzurro
Pieno di irresistibile pace
E di indomita purezza.
Una gabbiana si vestì da guerriera
Ma sotto la fronte
Nascondeva un sorriso
Pieno di palpiti segreti
E di luce furiosa
La gabbiana si vestì da guerriera
Ma sotto il suo scudo
Tremava un palpito
In attesa che il bacio
Le arrivasse alla bocca
Qual è il mio cammino d-o, io non lo vedo.
E che succederà all'innocenza?

Il male gigantesco
Mi respira alla nuca
Pieno di orbite vuote.
Il bene si è nascosto
E mi insegue supino
Soffiando sulla fiamma sessuale
Con ritmo di acqua stagnante,
Intatto di emozioni.

Qual è il mio cammino d-o, io non lo vedo.
E che succederà all'innocenza?

Il mio canto primitivo
Narra piangendo
La storia di eventi,
Di tante vite perse.
Storie sonore
Fatte di gridi
Di amori non fecondati
Di nostalgie terribili
Amori nei quali fluttua
Una immensa tristezza

Qual è il mio cammino d-o, io non lo vedo.
E che succederà all'innocenza?

Mentre ascolto gli accenti dell'aria
Ho come un presentimento
Che il mio grido d'amore
Si scontri con tanti echi
Nelle tenebre del tempo
E che il miele di d-o
Anneghi in un silenzio
Ferito da mistici sguardi

Qual è il mio cammino d-o, io non lo vedo.
E che succederà all'innocenza?

Friday, March 25, 2005

e d-o rimase silente

Camminavano due
Umili viole sognando
Una quercia virile.
Due bianche gabbiane volavano,
Due caste speranze tremavano
In quella notte lontana,
Piena di spasimi,
Di paesaggi umili
E casti,
Di aromi sereni,
Di ritmi emozionanti,
Da piccole perle
Di spuma d'amore.
E d-o che le guardava
si fece sangue
E depose sulla loro fronte
Parole di senso compiuto
E disse:
"Questa è la vostra strada".
Ma le gabbiane,
Troppo intente
A tessere ghirlande
Di allegria triste
Corone di tristezza
Bellissima,
Rimasero sorde al richiamo.
Poi giunsero gli arcieri
Con il capo coperto di nero,
Venuti da vicini villaggi
E attraversarono con spade
Il loro corpo di cristalli,
Di lune addormentate.
Sembravano astronomi antichi
Dal lungo manto nero
E un cappuccio a forma di cono
Intessuto di piccole stelle.
"Dove vanno gli arcieri?"
Chiesero a d-o le gabbiane.
"Perchè fanno piangere i sogni?
Perchè dalle loro bocche
Rotonde
E' uscito quel grido
Il grido di Allah akhbar?"

E d-o rimase silente.

Gocce d'amore, gocce di teneri baci

Ho bevuto la rugiada
Ho sentito la valle fremere
Alla vista dei gigli
Ma non riesco a volare
Perchè non possiedo ali.
Un saggio ieri mi ha detto:
“Da oggi devi imparare
A bere serena e tranquilla
Le gocce di rugiada
Le gocce di latte e miele.
Domani, dovresti saperlo,
Ne nasceranno altre.
Non essere triste
Perchè quelle gocce chiare
Ti parlano dolcemente
Narrandoti i misteri
Dei campi infiniti
dell’eden
Ogni goccia ha un sentiero
Diverso, bambina.
E i canti che tu ascolti
Sono diramazioni
Di un solo unico canto
Il canto del tuo creatore
Il canto di d-o.
Sono gocce d’amore
Gocce di teneri baci
Gocce di pace
Lo so, bambina mia cara,
che ti hanno spezzato le ali
Ma i baci li puoi dare,
Con il tuo corpo incendiato,
Al tuo tenero amante.
Pensa che il mondo
E’ un mondo di allegria
Pieno di usignoli
E di prati fioriti
Con enormi gabbiani
Che ti sono amici
E ti porteranno in volo
Mentre con i loro baci
Ti cureranno le fresche ferite”.
Io ora a voi chiedo
Di venire con me
Anche se non posso volare
Perchè non possiedo ali

Thursday, March 24, 2005

E’ Purim e Tel Aviv non dorme

Stasera sono triste.
Piango qualcosa
Che se n’è andato per sempre.
E’ Purim e Tel Aviv non dorme
Accarezzata da mille occhi gioiosi.
Ha un color verde
Scuro ed immenso
Suoni vaghi e appassionati
Ragazzi che corrono
Travestiti da Hamman l’atroce
E dalla dolce regina ebrea.
Le case tristi e sognanti
Guardano il cielo
Come se volessero narrarci
Qualcosa che hanno visto
Qualcosa di strano e violento.
Autobus, macchine e biciclette
Alberi che stanno piangendo
Con suoni metallici e duri
Muri che piangono
Lacrime di ferro,
Di castità
E di pudore
Stasera sono triste
Piango qualcosa
Che se ne andato per sempre
In un silenzio che sviene
Vestito di raso bianco

Wednesday, March 23, 2005

Il cielo ha sedotto il pianto

Il cielo ha sedotto il pianto
E l’ha portato lontano
Verso realtà impossibili,
Verso la luce azzurra.
Nel suo letto d’ospedale
Giace la giovane donna
Nuda di fiori
E priva di gambe
Ella è fuggita ora
Verso la luce perenne
E le sue gocce di sangue
Trafiggono l’aria impaurita.
A me è rimasto il mondo
A me è rimasto un cuore
A me è rimasto un amore
Addormentato
Sulle mie labbra
Oh cielo seduci il pianto
E lascia sul mio petto
Solo realtà possibili
Dove trionfa
L’impeto dei leoni
L’allegria eterna
Delle docili gazzelle
A me è rimasto il mondo
A me è rimasta la realtà
Attraversata da spade.

il cielo ha sedotto il pianto

Il cielo ha sedotto il pianto
E l’ha portato lontano
Verso realtà impossibili,
Verso la luce azzurra.
Nel suo letto d’ospedale
Giace la giovane donna
Nuda di fiori
E priva di gambe
Ella è fuggita ora
Verso la luce perenne
E le sue gocce di sangue
Trafiggono l’aria impaurita.
A me è rimasto il mondo
A me è rimasto un cuore
A me è rimasto un amore
Addormentato
Sulle mie labbra
Oh cielo seduci il pianto
E lascia sul mio petto
Solo realtà possibili
Dove trionfa
L’impeto dei leoni
L’allegria eterna
Delle docili gazzelle
A me è rimasto il mondo
A me è rimasta la realtà
Attraversata da spade.

Di' all'uomo di essere umile

Dì all’uomo di essere umile
Dì all’uomo che l’amore nasce
Con la stessa intensità
A tutti i livelli di vita.
Dì all’uomo che
Lo stesso ritmo
Che sostiene una foglia
Appassita nell’aria
Sostiene le stelle.
Dì all’uomo di non graffiare
La luna
Dì all’uomo
Che le parole della sorgente,
Nell’ombra
Le ripete con lo stesso tono
Il mare
Tutto è uguale nella natura.
Che motivo abbiamo
Di disprezzare i gabbiani
Che si accontentano
Solo di bere tranquilli
Le gocce di rugiada?
I gabbiani si travestono da amore
Da fiore da bacio da sguardo.
Vederli è come capire
L’ansia della pioggia
Che cerca la terra.
Che motivo abbiamo di disprezzarli?
La vita è umile e inquietante
Tutto è uguale nella natura

Saturday, March 19, 2005

Il mio corpo andrà alla tomba

Tremore di cielo,
Luce che spezza le ali
E il dolore della tristezza
Affondata nell’ombra.

Il mio corpo andrà alla tomba

Sogni disfatti
Come grandi sudari
Che si inseguono
Pensierosi contemplando
L’orizzonte.

Il mio corpo andrà alla tomba

Amore dolce e pulito
Nascosto sotto il pianto
Che guarda la nostalgia
Negli eterni giardini dell’ombra

Il mio corpo andrà alla tomba

Aria bianca dorme
Coperta dal silenzio
Che si scontra con l’eco,
Che si perde nei campi.

Il mio corpo andrà alla tomba

Ho sognato che il mio amore
Fosse un albero gigantesco
Che invece di darmi fiori
Mi ha dato ombre appassite.

Il mio corpo andrà alla tomba.

Non ho mai avuto un nido
Solo la melodia
Che singhiozza lontana
e piange la tristezza

Il mio corpo andrà alla tomba

Miele di stelle fatto di sorgenti
Buone e pacifiche, serene e soavi
Miele, parola di d-o, aldilà dell’infinito
Miele fatto parola
Regina suprema
Della mia vita.

Il mio corpo andrà alla tomba

Ascolto gli accenti dell’aria
E vedo la tristezza
Fuggire sopra le stelle
Che riempiono il Giordano
Di sottile cenere verde.

Il mio corpo andrà alla tomba

Thursday, March 17, 2005

spostati, stai oscurando il sole

La tua ombra priva
Le rane e i sassi
Delle stelle.
La tua ombra
Invia riflessi
Di buio
Alla luce nascente.
La tua ombra
Ci priva
Della nostra fantasia,
Ci priva della luce.
La tua ombra ferisce l'aria
Mentre il mattino, vedendoti,
Si veste di ghiaccio e di gelo.
I tuoi occhi immobili
Non sopportano i sogni
Nel petto degli uomini.
Che d-o ti salvi, amico.
Per te lo invocheremo
Affinchè la tua ombra
Non oscuri mai più il cielo.
E noi porremo ai tuoi fianchi
Piccoli sacchi di plastica
Per tenerti a galla
Sul mare salato.

Ragazze che spargono lussuria vergine

L’altra sera al tramonto
Sono andata ad esplorare
Le carezze del cielo
Solitario.
Il mio cuore di seta
Si è riempito di luci
Di gigli e di miele.
I pini e gli abeti,
Chini sull’acqua,
Cantavano canti lontani
Seminando il seme terribile
E osceno
Del mio amore innocente.
L’altra sera al tramonto
Le ho viste volare
E ora scrivo la loro elegia.
Che misteriosi pensieri
Commuovono le cicogne!
Che ritmo di tristezza
Sognante agita le loro ali!
Le cicogne non sentono
Il terrore dell’ombra
Le ho sentite parlare
Il loro era un fluire
Pieno di musica.
D-o strappami dalla terra
D-o dammi orecchie capaci
Di ascoltare il loro canto.
Guardando il cielo pensavo:
Loro vanno
Ed io non ho cammino
Il mio dolore
Trascendentale,
Esistenziale
(Weltschmertz diceva mia madre)
Non è’ lo stesso loro dolore.
Loro cantano altissime
Melodie azzurre
Ed io ho saputo solo
Svelare loro
I miei segreti di malinconia,
Nella dolcezza tenue del tramonto.
Dolce era il loro linguaggio
Al mio cuore ferito
Dai loro sguardi.
Ho visto la speranza
Aprire gli occhi
Ed ho imparato da loro
Ad affrontare la morte,
Senza terrore, senza paura
Imparando a bere, felice,
La loro pioggia di silenzio
La loro profonda leggenda.

Wednesday, March 16, 2005

Sono Ronit, figlia di ebrei

“Sono Ronit
Figlia di ebrei
E quando sono nata
Sul mio petto brillava
Una bella rosa.
Mia madre ha aperto
Per me
Porte di allegria
E il fiume ai miei piedi
Scorreva grave
E profondo”.
“Non piangere”, disse il cavaliere,
“ perchè noi qui
Tesseremo per te
Ghirlande di malinconia “.
La fece sedere sull’erba
E le mise sul seno
Una fiore di fuoco rosso.
“E lui ti diede un bacio?”
Le chiesi curiosa
E lei mi rispose
“Mi diede mille baci”.
Poi aggiunse:
“Ora io muoio, amica
Io sto spirando”.
Ed io per calmarla
Le narrai la mia storia
Quando sul pino verde
Io vidi tante cicogne.
“Se le incontri” le dissi
“Nel mezzo del cammino
Di’ loro di stare attente
All’uomo molto cattivo.
Lascia che il cavaliere
Trascini l’ombra
Del tuo abito a fiori
E se ti chiede chi sei
Rispondi
Sono Ronit
Figlia di ebrei”

Tuesday, March 15, 2005

Amo il deserto azzurro

Le rose sono fuggite
Ma i cammelli pietosi
Raccolgono a ritmo di danza
La mia infanzia perduta.
Lascerò crescere
I miei capelli
Lascerò crescere
Due gambe di marmo
Rannicchiate fra le piante
Nascoste in un campo di fiori.
Gambe lunghe e capelli strani
Di un’anima sparsa nel vuoto
Rabbrividita e confusa
Sotto il rigido cielo
Della mia terra riavuta.
Io bevo acqua alle fonti
Amo il deserto azzurro
Grondante di storia antica
E bacio con passione
Cavalieri curvi sull’acqua
Fingendo di non vedere
Il nero venditore di morte
Che ingoia coi pugni chiusi
Pezzi di cuore ebreo.

Monday, March 14, 2005

Lui ora mi guarda da lontananze infinite

Uno stormo di gridi
Si agita nell’aria
È la città che piange.
Fatela tacere!
Voglio sentire il silenzio
Dove scivolano i fiori
Fatela tacere!
Non fate piangere i sogni
Lasciate che l’amore canti
Con un sapore di mare,
Con un profumo di cedro
Lasciatemi salire
Agli ultimi piani
Dove la notte è intima
Dove rimbomba il cielo
In cerca dell’aurora.
Lui ora mi guarda
Da lontananze infinite
E finge una collera dolce
Una collera amica
Vieni, mi dice,
Ti voglio regalare
Il bambino più bello.
La notte tesa risplende
Sui vetri colorati
Angeli con grandi ali
Mi cullano a ritmo uguale
Facendo invidia alla luna
Facendo invidia al fiume
Facendo invidia al mare.