Quella sera
Nel tuo abito a fiori
Mi parlavi del ragazzo italiano.
Ridevi
Fremente,
Ubriaca d'amore
Battevi il ritmo con la testa
Sognando di danzare con lui.
Poi ci fu
Un fremito
Un grido nell'aria
Tremò il negozio di fronte
Tremò la luce del lampione.
E da infinite finestre
I cuori degli ebrei
AssistetteroIncapaci
Alla tua perdizione.
Non feci in tempo a gridare,
Credevo di averti smarrita
E ti cercai
Fra i libri bruciati
Fra i brandelli di carne
Fra i pezzi di violino spezzato.
Ora voglio cercarti nelle foglie
Voglio cercarti nei fiori
Voglio cercarti
Fra le acque tranquille e lente
Del Giordano che tu amavi tanto
Sunday, January 22, 2006
Storie di aerei veloci
"Il mio compagno di banco Alberto Limentani mi faceva morire d'invidia nel 1948 (terza elementare di fronte alla cupola del Panteon) quando mi dava a bere che di notte lui correva in aereo a combattere in Israele e tornava la mattina con lo stesso aereo"
Quando veniva il mattino
Il suo giovane amico
Gli raccontava storie.
Nelle sue storie
Non c'erano draghi
Non c'erano fantasmi
Non c’erano lupi cattivi
E neppure orchi malvagi.
C’erano solo bambini
Che rischiavano la vita
Ogni notte
Per salvare Israele.
E lui, nel sentirle,
Morendo quasi d’invidia,
Sgranava gli occhi
Per lo stupore.
Erano storie di aerei veloci
Che atterravano in grande segreto
Nella valle di Armegheddon.
In quelle notti d'argento,
Il bene era portato in volo
da grandi angeliche ali
Per rinchiudere il male
In oscure caverne.
E lui, ansiosamente,
Attendeva l’alba
Per riascoltare in estasi
La storia delle notti di fuoco
Del suo eroico piccolo amico
Che si avventurava ogni notte
In imprese rischiose
Per salvare i bambini buoni.
Quando veniva il mattino
Il suo giovane amico
Gli raccontava storie.
Nelle sue storie
Non c'erano draghi
Non c'erano fantasmi
Non c’erano lupi cattivi
E neppure orchi malvagi.
C’erano solo bambini
Che rischiavano la vita
Ogni notte
Per salvare Israele.
E lui, nel sentirle,
Morendo quasi d’invidia,
Sgranava gli occhi
Per lo stupore.
Erano storie di aerei veloci
Che atterravano in grande segreto
Nella valle di Armegheddon.
In quelle notti d'argento,
Il bene era portato in volo
da grandi angeliche ali
Per rinchiudere il male
In oscure caverne.
E lui, ansiosamente,
Attendeva l’alba
Per riascoltare in estasi
La storia delle notti di fuoco
Del suo eroico piccolo amico
Che si avventurava ogni notte
In imprese rischiose
Per salvare i bambini buoni.
Wednesday, December 07, 2005
Due gabbiani innamorati
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si baciano al crepuscolo.
Contemplano l'orizzonte
Ubriachi di luce e di stelle.
Sognano l'amore
Sotto il cielo di Zion
E sentono nostalgia
Degli eterni giardini dell'eden.
Come era bello il sorriso
Che avevano sulle labbra!
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si baciano al crepuscolo
Come era triste il dolore
Che avevano nel cuore!
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si immergono alti nel cielo
Ricamando coi loro sospiri
Pini solitari e gelsi fioriti
Sigal
Lui bruno e lei rossa,
Si baciano al crepuscolo.
Contemplano l'orizzonte
Ubriachi di luce e di stelle.
Sognano l'amore
Sotto il cielo di Zion
E sentono nostalgia
Degli eterni giardini dell'eden.
Come era bello il sorriso
Che avevano sulle labbra!
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si baciano al crepuscolo
Come era triste il dolore
Che avevano nel cuore!
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si immergono alti nel cielo
Ricamando coi loro sospiri
Pini solitari e gelsi fioriti
Sigal
Saturday, November 26, 2005
Ma tu sei rimasta morta
Vestita con un abito a fiori
Pensavi che il mondo
Fosse bello
Sotto il cielo limpido e puro
Pensavi che i sospiri d’amore
Fossero eterni,
Ma sei’ rimasta morta,
Quella sera tu sei rimasta morta.
Sembravi un manichino nudo
Caduto dalla vetrina di fronte,
Avevi i capelli gelati,
Un pugnale di ferro nel cuore.
E un sorriso incredulo
Sulle tue labbra di fragola.
Cercai di affacciarmi
Ai tuoi occhi
Aperti per lo stupore
Del colore del miele
Ma tu sei rimasta morta
Con tante schegge nel petto.
Cercai di coprire
Il tuo pudore inerme
Con mani delicate
Ma tu sei rimasta morta
Lasciando nell’aria
Odore di sangue
E tanti coltelli nel cielo.
Vestita con un abito a fiori
Pensavi che il mondo
Fosse bello
Sotto il cielo limpido e puro
Pensavi che i sospiri d’amore
Fossero eterni.
Pensavi che il mondo
Fosse bello
Sotto il cielo limpido e puro
Pensavi che i sospiri d’amore
Fossero eterni,
Ma sei’ rimasta morta,
Quella sera tu sei rimasta morta.
Sembravi un manichino nudo
Caduto dalla vetrina di fronte,
Avevi i capelli gelati,
Un pugnale di ferro nel cuore.
E un sorriso incredulo
Sulle tue labbra di fragola.
Cercai di affacciarmi
Ai tuoi occhi
Aperti per lo stupore
Del colore del miele
Ma tu sei rimasta morta
Con tante schegge nel petto.
Cercai di coprire
Il tuo pudore inerme
Con mani delicate
Ma tu sei rimasta morta
Lasciando nell’aria
Odore di sangue
E tanti coltelli nel cielo.
Vestita con un abito a fiori
Pensavi che il mondo
Fosse bello
Sotto il cielo limpido e puro
Pensavi che i sospiri d’amore
Fossero eterni.
Friday, November 25, 2005
Il vento nudo geme
Il vento nudo geme
Fuggendo dalle onde
Come se fosse uscito
Da un naufragio di sangue.
Spezza la schiena
Delle gabbiane bianche
Che singhiozzano in sogno.
E quando giunge l’aurora,
Vacillando,
Sulla riva del mare,
Le strade sembrano corde
Di un immenso violino
I negozi non respirano ancora
E i manichini nelle vetrine
Aprono gli occhi
Svegliati dallo spavento.
Stendono nella penombra
Mani di gelo
Mentre le viole e le rose
Fuggono dai balconi
Il vento nudo geme
Il vento nudo geme
Fuggendo dalle onde
Come se fosse uscito
Da un naufragio di sangue.
Spezza la schiena
Delle gabbiane bianche
Che singhiozzano in sogno.
E quando giunge l’aurora,
Vacillando,
Sulla riva del mare,
Le strade sembrano corde
Di un immenso violino
I negozi non respirano ancora
E i manichini nelle vetrine
Aprono gli occhi
Svegliati dallo spavento.
Stendono nella penombra
Mani di gelo
Mentre le viole e le rose
Fuggono dai balconi
Il vento nudo geme
Il vento nudo geme
Wednesday, November 16, 2005
Se il mio petto avesse vetrate di cristallo
Se il mio petto avesse
Vetrate di cristallo
Vedreste la mia terra
Ricoperta di gelsi,
Bagnata di acute passioni,
Vedreste cavalieri grigi,
Nobili e modesti
Consumarmi le labbra,
Vedreste gabbiane bianche
Che si risvegliano all’alba
Credendosi rose,
Credendosi alberi e fiumi.
E le vedreste
Baciare il vento
Nelle notti d’incenso.
Oggi l’anima mia
Si veste di tremore
Si adorna di pianto
E i sogni della notte
Già prigionieri in gola
Si aprono a passi lenti un varco
Fuggendo come fantasmi.
Cosa farei se non avessi il giorno
Se non avessi questa luce
Armoniosa
Che mi sento dentro
La notte e fuggita
Attorcigliandosi ai miei capelli
Baciando le mie cosce bianche
Sotto un lenzuolo azzurro
Ma prima di sparire
Ha voluto colpirmi alle spalle
E io ho tanta paura
Di morire qui sola.
Se il mio petto avesse
Vetrate di cristallo
Vedreste la mia terra
Ricoperta di gelsi,
Bagnata di acute passioni,
Vedreste cavalieri grigi,
Nobili e modesti
Consumarmi le labbra,
Vedreste gabbiane bianche
Che si risvegliano all’alba
Credendosi rose,
Credendosi alberi e fiumi.
E le vedreste
Baciare il vento
Nelle notti d’incenso
Vetrate di cristallo
Vedreste la mia terra
Ricoperta di gelsi,
Bagnata di acute passioni,
Vedreste cavalieri grigi,
Nobili e modesti
Consumarmi le labbra,
Vedreste gabbiane bianche
Che si risvegliano all’alba
Credendosi rose,
Credendosi alberi e fiumi.
E le vedreste
Baciare il vento
Nelle notti d’incenso.
Oggi l’anima mia
Si veste di tremore
Si adorna di pianto
E i sogni della notte
Già prigionieri in gola
Si aprono a passi lenti un varco
Fuggendo come fantasmi.
Cosa farei se non avessi il giorno
Se non avessi questa luce
Armoniosa
Che mi sento dentro
La notte e fuggita
Attorcigliandosi ai miei capelli
Baciando le mie cosce bianche
Sotto un lenzuolo azzurro
Ma prima di sparire
Ha voluto colpirmi alle spalle
E io ho tanta paura
Di morire qui sola.
Se il mio petto avesse
Vetrate di cristallo
Vedreste la mia terra
Ricoperta di gelsi,
Bagnata di acute passioni,
Vedreste cavalieri grigi,
Nobili e modesti
Consumarmi le labbra,
Vedreste gabbiane bianche
Che si risvegliano all’alba
Credendosi rose,
Credendosi alberi e fiumi.
E le vedreste
Baciare il vento
Nelle notti d’incenso
Wednesday, November 02, 2005
la speranza cercatela
La speranza cercatela
Nella mia fronte,
Cercatela nel mio petto
Cercatela nel mio cuore,
Nel sangue sparso
Fra i rami spezzati,
Negli uliveti mossi dal vento
Negli infiniti toni grigi verdi
E azzurri della terra,
Nelle domande senza risposta.
Da questa tragica frontiera
Io percepisco il mondo
E nascondo la speranza
Nel mio giardino irreale
Di fantastica ampiezza
Un giardino immenso
Che contiene alberi e fiori
Gabbiane fatate e corvi
Esseri mai visti
Che attendono curiosi
Di assistere alla catastrofe
La speranza cercatela
Nella mia fronte
Cercatela nel mio petto
Cercatela nel mio cuore
Nella melodia di un canto
Nel ritmo monotono
Verde grigio di paesaggi
Avvolti nella nebbia.
La speranza cercatela nell’inarmonia
Nell’ossessionante ripetersi
Della stessa nota,
Nelle modulazioni tristi,
Avvolte nel mistero
Nell’enigma sempre vivo della vita
Nell’amore e nella morte
La speranza cercatela
Nella mia fronte
Cercatela nel mio petto
Cercatela nel mio cuore
Nella melodia di un canto.
Nella mia fronte,
Cercatela nel mio petto
Cercatela nel mio cuore,
Nel sangue sparso
Fra i rami spezzati,
Negli uliveti mossi dal vento
Negli infiniti toni grigi verdi
E azzurri della terra,
Nelle domande senza risposta.
Da questa tragica frontiera
Io percepisco il mondo
E nascondo la speranza
Nel mio giardino irreale
Di fantastica ampiezza
Un giardino immenso
Che contiene alberi e fiori
Gabbiane fatate e corvi
Esseri mai visti
Che attendono curiosi
Di assistere alla catastrofe
La speranza cercatela
Nella mia fronte
Cercatela nel mio petto
Cercatela nel mio cuore
Nella melodia di un canto
Nel ritmo monotono
Verde grigio di paesaggi
Avvolti nella nebbia.
La speranza cercatela nell’inarmonia
Nell’ossessionante ripetersi
Della stessa nota,
Nelle modulazioni tristi,
Avvolte nel mistero
Nell’enigma sempre vivo della vita
Nell’amore e nella morte
La speranza cercatela
Nella mia fronte
Cercatela nel mio petto
Cercatela nel mio cuore
Nella melodia di un canto.
Saturday, October 29, 2005
e noi ci arrendiamo alla vita
La nebbia sta salendo dall’acqua
E ingrandisce il paesaggio.
I gelsi già svegli,
Muovono languidi i rami
Riempendo l’atmosfera d’incenso.
Le tre ragazze
La bionda, la rossa e la bruna
Sembrano voler dirci qualcosa.
A Tel Aviv è già alba
E il loro sorriso sgomento
Si spegne lento
Nel tunnel assurdo
Di Hamman e Ahmadinejad
Di Saddam e di Hitler.
Quest’elegia
Questo giardino
Il mio giardino
Il mio mare
La mia bianca gabbiana
E noi tre
La bionda, la rossa e la bruna
Come piccoli
Direttori d’orchestra
Alterniamo le battute
Con calma
Con rassegnazione malinconica.
Questa vita
Questo dramma
Si apre il cammino
Con indomabile forza
Con chiarezza
Senza titubanze
E noi ci arrendiamo alla vita
Alla forza immediata e semplice
Dell’evidenza.
Nulla di più normale,
Di più esemplare,
Di più sano
Che questo nostro modo di essere
Questo nostro accettare
La seduzione irresistibile
Che ci riconcilia alla morte,
Alla distruzione
Di Hamman e Ahmadinejad
Di Saddam e di Hitler
La nebbia sta salendo dall’acqua
E ingrandisce il paesaggio
I gelsi già svegli
Muovono languidi i rami
Riempendo l’atmosfera d’incenso
Le tre ragazze
La bionda, la rossa e la bruna
Sembrano voler dirci qualcosa
E ingrandisce il paesaggio.
I gelsi già svegli,
Muovono languidi i rami
Riempendo l’atmosfera d’incenso.
Le tre ragazze
La bionda, la rossa e la bruna
Sembrano voler dirci qualcosa.
A Tel Aviv è già alba
E il loro sorriso sgomento
Si spegne lento
Nel tunnel assurdo
Di Hamman e Ahmadinejad
Di Saddam e di Hitler.
Quest’elegia
Questo giardino
Il mio giardino
Il mio mare
La mia bianca gabbiana
E noi tre
La bionda, la rossa e la bruna
Come piccoli
Direttori d’orchestra
Alterniamo le battute
Con calma
Con rassegnazione malinconica.
Questa vita
Questo dramma
Si apre il cammino
Con indomabile forza
Con chiarezza
Senza titubanze
E noi ci arrendiamo alla vita
Alla forza immediata e semplice
Dell’evidenza.
Nulla di più normale,
Di più esemplare,
Di più sano
Che questo nostro modo di essere
Questo nostro accettare
La seduzione irresistibile
Che ci riconcilia alla morte,
Alla distruzione
Di Hamman e Ahmadinejad
Di Saddam e di Hitler
La nebbia sta salendo dall’acqua
E ingrandisce il paesaggio
I gelsi già svegli
Muovono languidi i rami
Riempendo l’atmosfera d’incenso
Le tre ragazze
La bionda, la rossa e la bruna
Sembrano voler dirci qualcosa
Tuesday, October 25, 2005
Ebbra di miele
Oggi sono ebbra di miele
Piena di tanti echi
Che cospirano vacillando
Sotto il mio abito a fiori
Scambiandosi
Lunghi interminabili baci.
Oggi mi sento viva,
Paradossalmente allegra
Non attendo la morte,
Parte pura degli abissi,
Non attendo la pace
In un deserto di sangue,
Ma guardo estasiata
Il sole
L’acqua e le viole
La vastità dei gelsi
L’ubriachezza del cielo.
E ascolto
Con delirante speranza
La voce misteriosa della terra.
Corro scalza sulla riva del mare
E guardo con passione il vento,
Le mie erranti gabbiane
Sottili
Assenti
E silenziose.
Oggi sono ebbra di miele
Paradossalmente viva,
Non attendo la morte,
Parte pura degli abissi,
Non attendo la pace
In un deserto di sangue.
Piena di tanti echi
Che cospirano vacillando
Sotto il mio abito a fiori
Scambiandosi
Lunghi interminabili baci.
Oggi mi sento viva,
Paradossalmente allegra
Non attendo la morte,
Parte pura degli abissi,
Non attendo la pace
In un deserto di sangue,
Ma guardo estasiata
Il sole
L’acqua e le viole
La vastità dei gelsi
L’ubriachezza del cielo.
E ascolto
Con delirante speranza
La voce misteriosa della terra.
Corro scalza sulla riva del mare
E guardo con passione il vento,
Le mie erranti gabbiane
Sottili
Assenti
E silenziose.
Oggi sono ebbra di miele
Paradossalmente viva,
Non attendo la morte,
Parte pura degli abissi,
Non attendo la pace
In un deserto di sangue.
La mia terra si veste da guerriera
La mia terra solitaria
Si veste da guerriera
E con fucile in mano
Marcia orgogliosa
Per realizzare un sogno
E nella lunga attesa
Legge
Canzoni di lutto,
Lamenti per i morti.
A passo lento
Estrae dagli abissi del mare
Raggi di pace
Irresistibile,
D’indomita purezza.
A ranghi serrati
I generali,
Con mani implacabili
Emettono voci di comando
Ma ecco che per vie segrete
Fra l’odore del cielo
E il volo delle gabbiane
Arriva la pace
Con un paniere pieno
Di melograni,
Di mille primavere.
La mia terra solitaria
Si veste da guerriera
E con fucile in mano
Marcia orgogliosa
Per realizzare un sogno
E nella lunga attesa
Legge
Canzoni di lutto
Lamenti per i morti.
Si veste da guerriera
E con fucile in mano
Marcia orgogliosa
Per realizzare un sogno
E nella lunga attesa
Legge
Canzoni di lutto,
Lamenti per i morti.
A passo lento
Estrae dagli abissi del mare
Raggi di pace
Irresistibile,
D’indomita purezza.
A ranghi serrati
I generali,
Con mani implacabili
Emettono voci di comando
Ma ecco che per vie segrete
Fra l’odore del cielo
E il volo delle gabbiane
Arriva la pace
Con un paniere pieno
Di melograni,
Di mille primavere.
La mia terra solitaria
Si veste da guerriera
E con fucile in mano
Marcia orgogliosa
Per realizzare un sogno
E nella lunga attesa
Legge
Canzoni di lutto
Lamenti per i morti.
Sunday, October 23, 2005
Sotto le luci verdi di Zola Predosa
Il 4 gennaio
Sua madre
Impeccabile
E profonda,
Ti inviò
Un telegramma
Azzurro.
E nel saperla uccisa
Ruscelli di sudore
Coprirono la tua schiena,
Mentre sugli archi
E sui ponti
Di Zola Predosa
Risuonarono urla
Di duro accento maschile.
Non volevi accettare
Non volevi vedere
Il sangue lento e tranquillo
Di un piccolo fiore reciso.
Sotto le luci verdi
Di Zola Predosa
Seicentotredici gridi
Risuonarono cupi
E ruppero il silenzio
Spezzando in piccoli pezzi
Le figure opache,
Bibbliche
E mitologiche
Dipinte nel seicento
Da Colonna e Mitelli
Sua madre
Impeccabile
E profonda,
Ti inviò
Un telegramma
Azzurro.
E nel saperla uccisa
Ruscelli di sudore
Coprirono la tua schiena,
Mentre sugli archi
E sui ponti
Di Zola Predosa
Risuonarono urla
Di duro accento maschile.
Non volevi accettare
Non volevi vedere
Il sangue lento e tranquillo
Di un piccolo fiore reciso.
Sotto le luci verdi
Di Zola Predosa
Seicentotredici gridi
Risuonarono cupi
E ruppero il silenzio
Spezzando in piccoli pezzi
Le figure opache,
Bibbliche
E mitologiche
Dipinte nel seicento
Da Colonna e Mitelli
Monday, October 17, 2005
E' arrivata la pioggia, yoreh si chiama
I miei occhi si sono aperti
Oggi 14 di tishrei
Al rumore della pioggia
Intrisa di limone.
La città sembra come cambiata
Io la guardo
Inquietamente
Dalla finestra
Poi indosso i miei sandali bibblici
Per sprofondare nella sabbia del mare.
Come è bella la pioggia
Quando sei viva
Quando la chiami per nome.
Quando gli alberi di eucalipto
Non spargono lacrime tempestose.
Ma quando sopraggiunge la morte
La pioggia ti inonda il viso.
Quando al tremor della sera
Ella ti appare
Con il suo volto acceso
Trascina fra le braccia
Ragazze bionde, rosse e brune
Che lanciano nell’aria
Fiori d’arancio
In un sussurro di gambe spezzate,
Di colli recisi.
Sembrano animali nuovi
Nati dal diluvio
Biondi, rossi e bruni
Avvolti in un sudario
Ricamato dalla solitudine
Immensa
Dell’uomo
I miei occhi si sono aperti
Oggi 14 di tishrei
Al rumore della pioggia
Intrisa di limone.
Oggi 14 di tishrei
Al rumore della pioggia
Intrisa di limone.
La città sembra come cambiata
Io la guardo
Inquietamente
Dalla finestra
Poi indosso i miei sandali bibblici
Per sprofondare nella sabbia del mare.
Come è bella la pioggia
Quando sei viva
Quando la chiami per nome.
Quando gli alberi di eucalipto
Non spargono lacrime tempestose.
Ma quando sopraggiunge la morte
La pioggia ti inonda il viso.
Quando al tremor della sera
Ella ti appare
Con il suo volto acceso
Trascina fra le braccia
Ragazze bionde, rosse e brune
Che lanciano nell’aria
Fiori d’arancio
In un sussurro di gambe spezzate,
Di colli recisi.
Sembrano animali nuovi
Nati dal diluvio
Biondi, rossi e bruni
Avvolti in un sudario
Ricamato dalla solitudine
Immensa
Dell’uomo
I miei occhi si sono aperti
Oggi 14 di tishrei
Al rumore della pioggia
Intrisa di limone.
Saturday, October 15, 2005
Il mio Giordano antico
Il mio Giordano antico
Sommerso nella penombra
Corre lento
E con mano trasparente
Trasforma
I gigli del Sharon
In tulipani rosa.
Il mio Giordano antico
Ha avuto come un fremito
Quella sera fatale
E le gabbiane sul mare
Hanno tracciato tremanti
Spirali di sospiri,
Agitando nel buio
Le loro grandi ali.
Il mio Giordano scende
lento
Verso il Mare del Sale
Incatenato ai ritmi
Di danza ellittica e circolare
Di mille ragazze cieche
Frementi sotto le gonne.
Il mio Giordano antico
Sommerso nella penombra
Corre lento
E con mano trasparente
Trasforma
I gigli del Sharon
In tulipani rosa.
Sommerso nella penombra
Corre lento
E con mano trasparente
Trasforma
I gigli del Sharon
In tulipani rosa.
Il mio Giordano antico
Ha avuto come un fremito
Quella sera fatale
E le gabbiane sul mare
Hanno tracciato tremanti
Spirali di sospiri,
Agitando nel buio
Le loro grandi ali.
Il mio Giordano scende
lento
Verso il Mare del Sale
Incatenato ai ritmi
Di danza ellittica e circolare
Di mille ragazze cieche
Frementi sotto le gonne.
Il mio Giordano antico
Sommerso nella penombra
Corre lento
E con mano trasparente
Trasforma
I gigli del Sharon
In tulipani rosa.
Wednesday, October 12, 2005
Nel cuore della notte mi assilla una domanda
Io cerco la mia patria infelice
la mia terra che brucia
E mi chiama per nome
Invitandomi a soffrire.
Non mi vergogno di amarla
La mia piccola patria sottile
Fatta di pietre
Di litorali e di sabbia,
Di stagioni,
Di pianto e di fiori.
Cancella la minaccia, oh mio d-o
Riportami il profumo e i fucili,
L’umidità del Giordano
E il vento.
Riportami i tuoi doni solenni
Gli alberi scuri e i miei sogni
Deliziosi come il miele.
Riportami la mia gabbiana bianca
Che mi svegliava ogni giorno
Per farmi rivedere
Il volto del deserto,
Il martirio e la pace
Che ne sarà di Israele?
Che ne sarà di Israele?
Che ne sarà della mia povera
Non voluta terra,
Delle mia patria sottile,
Fatta di pietre,
Di litorali e di sabbia,
Di stagioni,
Di pianto e di fiori
Allontana la minaccia, oh mio d-o
E sui dolci pendii
Fa sgretolare il rancore.
la mia terra che brucia
E mi chiama per nome
Invitandomi a soffrire.
Non mi vergogno di amarla
La mia piccola patria sottile
Fatta di pietre
Di litorali e di sabbia,
Di stagioni,
Di pianto e di fiori.
Cancella la minaccia, oh mio d-o
Riportami il profumo e i fucili,
L’umidità del Giordano
E il vento.
Riportami i tuoi doni solenni
Gli alberi scuri e i miei sogni
Deliziosi come il miele.
Riportami la mia gabbiana bianca
Che mi svegliava ogni giorno
Per farmi rivedere
Il volto del deserto,
Il martirio e la pace
Che ne sarà di Israele?
Che ne sarà di Israele?
Che ne sarà della mia povera
Non voluta terra,
Delle mia patria sottile,
Fatta di pietre,
Di litorali e di sabbia,
Di stagioni,
Di pianto e di fiori
Allontana la minaccia, oh mio d-o
E sui dolci pendii
Fa sgretolare il rancore.
Friday, September 30, 2005
io non potrei vivere senza ricordarti
In questa lunga ,
Desolata estate
Il sole gronda fuoco
Ed io ad ogni istante
Sento la tua presenza.
E’ una presenza obliqua,
Strana e misteriosa,
Come se tu volessi
Impormi l’obbligo del ricordo.
Oh, Ronit , io non potrei vivere
Senza ricordarti.
Porto il tuo sorriso nel sangue
Ma non riesco a scordare
Quella sera strana
Quando ti sei ritirata
Umiliata e piangente
Nella terra riarsa,
Dove rimani in ozio
Nella tua tomba eterna.
A volte qui ritorni
Brusca
Nella notte
Come se tu volessi
Impormi l’obbligo del ricordo.
E mi riempi l’anima
Di lamenti notturni
Ricordo tutto di quella sera strana
Le finestre spaventate,
Pianoforti in delirio
I manichini sparsi,
Senza gambe e senza braccia,
E le scale gementi
E fu in quel momento
Che annegò il mio mondo.
Oh Ronit io non potrei vivere
Senza ricordarti .
In questa lunga, desolata estate
Sei arrivata spesso
Con i tuoi sandali biblici
Gridando tutta la notte,
Senza pudore.
E solo nel mattino
Sotto il sole cocente
Pian piano ti spegnevi.
Ricordo tutto di quella sera strana
Grida che silenziose uscivano
Da bocche spalancate
Canti spezzati in gola
Poi sei precipitata
Nella tua solitudine.
Ricordo tutto di quella sera strana
Le spade micidiali
Miriadi di esseri odiosi
Che t’hanno spezzato il collo,
Ciechi dispensatori del male
Che gustano la morte
Come un piatto prelibato.
L’aria quella sera
Sembrava attraversata
Da mille gabbiane di fuoco
Che si posavano altere
Nei tuoi capelli biondi
Oh Ronit io non potrei vivere
Senza ricordarti .
Desolata estate
Il sole gronda fuoco
Ed io ad ogni istante
Sento la tua presenza.
E’ una presenza obliqua,
Strana e misteriosa,
Come se tu volessi
Impormi l’obbligo del ricordo.
Oh, Ronit , io non potrei vivere
Senza ricordarti.
Porto il tuo sorriso nel sangue
Ma non riesco a scordare
Quella sera strana
Quando ti sei ritirata
Umiliata e piangente
Nella terra riarsa,
Dove rimani in ozio
Nella tua tomba eterna.
A volte qui ritorni
Brusca
Nella notte
Come se tu volessi
Impormi l’obbligo del ricordo.
E mi riempi l’anima
Di lamenti notturni
Ricordo tutto di quella sera strana
Le finestre spaventate,
Pianoforti in delirio
I manichini sparsi,
Senza gambe e senza braccia,
E le scale gementi
E fu in quel momento
Che annegò il mio mondo.
Oh Ronit io non potrei vivere
Senza ricordarti .
In questa lunga, desolata estate
Sei arrivata spesso
Con i tuoi sandali biblici
Gridando tutta la notte,
Senza pudore.
E solo nel mattino
Sotto il sole cocente
Pian piano ti spegnevi.
Ricordo tutto di quella sera strana
Grida che silenziose uscivano
Da bocche spalancate
Canti spezzati in gola
Poi sei precipitata
Nella tua solitudine.
Ricordo tutto di quella sera strana
Le spade micidiali
Miriadi di esseri odiosi
Che t’hanno spezzato il collo,
Ciechi dispensatori del male
Che gustano la morte
Come un piatto prelibato.
L’aria quella sera
Sembrava attraversata
Da mille gabbiane di fuoco
Che si posavano altere
Nei tuoi capelli biondi
Oh Ronit io non potrei vivere
Senza ricordarti .
Thursday, September 29, 2005
Biglietto di andata e ritorno
Ho voluto tornare ed ho visto
L’aria del mare
Soffiare lenta,
Avvolta nel mistero.
Sembrava un mare nuovo
E più vero,
Ma era il mio stesso mare,
Antico,
Affogato nella sua sabbia bianca.
Ho voluto tornare ai miei fiori,
Al sangue che geme cantando
La muta canzone
Di mille cavalieri morti.
Ho voluto tornare
Alle mie arpe vive
Ai coralli nelle tenebre,
Ai violini senza corde
Ai pianoforti muti,
Al mio Giordano che avvolge
In interminabili spire sessuali
Le sponde del Mare del Sale,
Per poi cadere svenuto
Sulle ali ferite delle gabbiane.
Ho voluto tornare
Ed ho visto
Che qui è successo
Quel che succede sempre:
Sono morti quindici agnelli
E quindici gattine rosse
Sono state giustiziate.
Ho voluto tornare
Agli animali e ai torrenti
Ai miei compagni morti
In quella notte lontana,
Folle di gelsi
E di caldi rumori.
E ti canto Israele
Perchè ti sento fino al midollo
E non vorrei traslocare
Neppure sulle stelle.
Dentro di te non mi importa
Morire
Come non mi ha importato
Nascere.
Ascolto la natura
Sgranando gli occhi.
Ho voluto tornare,
Israele,
Curva dei miei sospiri,
In una carrozza di latte e di miele
Mentre le palme attorno
E gli olivi
Son diventati cicogne
E hanno iniziato a volare
L’aria del mare
Soffiare lenta,
Avvolta nel mistero.
Sembrava un mare nuovo
E più vero,
Ma era il mio stesso mare,
Antico,
Affogato nella sua sabbia bianca.
Ho voluto tornare ai miei fiori,
Al sangue che geme cantando
La muta canzone
Di mille cavalieri morti.
Ho voluto tornare
Alle mie arpe vive
Ai coralli nelle tenebre,
Ai violini senza corde
Ai pianoforti muti,
Al mio Giordano che avvolge
In interminabili spire sessuali
Le sponde del Mare del Sale,
Per poi cadere svenuto
Sulle ali ferite delle gabbiane.
Ho voluto tornare
Ed ho visto
Che qui è successo
Quel che succede sempre:
Sono morti quindici agnelli
E quindici gattine rosse
Sono state giustiziate.
Ho voluto tornare
Agli animali e ai torrenti
Ai miei compagni morti
In quella notte lontana,
Folle di gelsi
E di caldi rumori.
E ti canto Israele
Perchè ti sento fino al midollo
E non vorrei traslocare
Neppure sulle stelle.
Dentro di te non mi importa
Morire
Come non mi ha importato
Nascere.
Ascolto la natura
Sgranando gli occhi.
Ho voluto tornare,
Israele,
Curva dei miei sospiri,
In una carrozza di latte e di miele
Mentre le palme attorno
E gli olivi
Son diventati cicogne
E hanno iniziato a volare
Saturday, September 10, 2005
non voglio vederla cadere
La luna appare lenta
E la sua luce azzurra
Avvolge la mia terra,
La terra che d-o mi ha dato
L’unica terra che ho.
Ventiquattromila violini
Già rompono il silenzio.
Trecentosedici ragazze
Aprono il loro manto
Come gabbiane bianche.
Poi s’ode un grido,
Un altro grido ancora.
Correte, gabbiane, correte
Correte sulla spiaggia muta,
Correte sul Giordano
Correte sul mare verde.
Non lasciate passare la luna.
La luna ha tanti coltelli
E ventiquattromila fucili
Io non la voglio vedere
Non voglio vederla salire
Su per gli archi e per i muri
Su per le scale bianche.
Non voglio vederla cadere
Frustata dall’arido vento
Non voglio vederla inciampare
Sferzata dal chamsin
E la sua luce azzurra
Avvolge la mia terra,
La terra che d-o mi ha dato
L’unica terra che ho.
Ventiquattromila violini
Già rompono il silenzio.
Trecentosedici ragazze
Aprono il loro manto
Come gabbiane bianche.
Poi s’ode un grido,
Un altro grido ancora.
Correte, gabbiane, correte
Correte sulla spiaggia muta,
Correte sul Giordano
Correte sul mare verde.
Non lasciate passare la luna.
La luna ha tanti coltelli
E ventiquattromila fucili
Io non la voglio vedere
Non voglio vederla salire
Su per gli archi e per i muri
Su per le scale bianche.
Non voglio vederla cadere
Frustata dall’arido vento
Non voglio vederla inciampare
Sferzata dal chamsin
Friday, September 09, 2005
Chi porterà pace nel mondo?
Da dove arriverà il messia?
Chi dice arriverà dal mare
Chi dice arriverà dai monti.
Seicentotredici cavalieri
Vanno invocando il messia
E le loro ombre si allungano
Proiettandosi verso il cielo.
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire.
Tarderà a venire.
Seicentotredici cavalieri
Stanno cercando il messia
Dalle loro bocche rotonde
Escono bianchi singhiozzi,
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire
Tarderà a venire.
Seicentotredici cavalieri
Stanno cercando il messia
Sperano in un mondo migliore
Senza più guerre
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire
Tarderà a venire.
Seicentotredici cavalieri
Aspettano che l’unto di d-o
Spazzi via per sempre dal mondo
Il disordine e la follia.
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire.
Tarderà a venire.
Chi dice arriverà dal mare
Chi dice arriverà dai monti.
Seicentotredici cavalieri
Vanno invocando il messia
E le loro ombre si allungano
Proiettandosi verso il cielo.
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire.
Tarderà a venire.
Seicentotredici cavalieri
Stanno cercando il messia
Dalle loro bocche rotonde
Escono bianchi singhiozzi,
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire
Tarderà a venire.
Seicentotredici cavalieri
Stanno cercando il messia
Sperano in un mondo migliore
Senza più guerre
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire
Tarderà a venire.
Seicentotredici cavalieri
Aspettano che l’unto di d-o
Spazzi via per sempre dal mondo
Il disordine e la follia.
Ma la luna piangendo dice
Tarderà a venire.
Tarderà a venire.
Wednesday, September 07, 2005
Io veglierò sulle rose
Sul mio balcone fiorito
Vidi due gabbiane ferite
Posarsi sulle mie rose,
Vidi petali incendiati
Cadere come svenuti
Dopo un bacio d’amore.
Le due gabbiane impudenti
Volevano rubare il profumo
Ai miei fiori rotondi.
Sul mio balcone fiorito
Vidi due gabbiane ferite
Una vestita di azzurro
L’altra di color arancione
Ah come sono belle
Le due gabbiane impudenti!
Sembrano due cherubini
Carichi di luce ed ombra
Una si chiama Amarezza
La seconda si chiama Pena.
Dalle due ali ferite
Scendono ininterrotti
Sottili fili di sangue
E non c’è nessuno,
Nessuno nel mondo
Che porti cotone e bende.
Dove vanno le due gabbiane
A quest’ora della notte?
Quali cavalieri le attendono?
Quali mani ruberanno i profumi
Alle rose del mio balcone?
Vidi due gabbiane ferite
Posarsi sulle mie rose,
Vidi petali incendiati
Cadere come svenuti
Dopo un bacio d’amore.
Le due gabbiane impudenti
Volevano rubare il profumo
Ai miei fiori rotondi.
Sul mio balcone fiorito
Vidi due gabbiane ferite
Una vestita di azzurro
L’altra di color arancione
Ah come sono belle
Le due gabbiane impudenti!
Sembrano due cherubini
Carichi di luce ed ombra
Una si chiama Amarezza
La seconda si chiama Pena.
Dalle due ali ferite
Scendono ininterrotti
Sottili fili di sangue
E non c’è nessuno,
Nessuno nel mondo
Che porti cotone e bende.
Dove vanno le due gabbiane
A quest’ora della notte?
Quali cavalieri le attendono?
Quali mani ruberanno i profumi
Alle rose del mio balcone?
Thursday, September 01, 2005
E angeli neri volavano
Un cavaliere grigio
Montato sulla sua vespa
S’avvicina chiudendo gli occhi
E spalanca con mano verde
Sette piaghe d’amore.
E mentre lui la guarda
Il cuore trattiene il respiro
Gonfio di lingue azzurre,
Denso di desiderio.
“Com’è strano il tuo nome!
Sigal è un colore triste,
Un singhiozzo senza dolore,
Ma sotto il cielo di agosto
Fa nascere le viole”,
Sussurra il cavaliere.
Il cavaliere corre,
Corre,
Corre
Ha fretta di portarla
Nella sua casa bianca
Per offrirle
Un bicchiere di latte
E tanto dolce miele.
E mentre lei racconta,
La sua avventura strana,
Il sangue scorre lento,
Lento e denso sul selciato,
E geme una muta canzone.
“Sono morte quattro gabbiane
E cinque rondini azzurre
E angeli neri volavano
Con grandi cuori di marmo.
Guardate la ferita che scorre
Dalle ali fino al petto.
Sono morte quattro gabbiane
E cinque rondini azzurre”.
Montato sulla sua vespa
S’avvicina chiudendo gli occhi
E spalanca con mano verde
Sette piaghe d’amore.
E mentre lui la guarda
Il cuore trattiene il respiro
Gonfio di lingue azzurre,
Denso di desiderio.
“Com’è strano il tuo nome!
Sigal è un colore triste,
Un singhiozzo senza dolore,
Ma sotto il cielo di agosto
Fa nascere le viole”,
Sussurra il cavaliere.
Il cavaliere corre,
Corre,
Corre
Ha fretta di portarla
Nella sua casa bianca
Per offrirle
Un bicchiere di latte
E tanto dolce miele.
E mentre lei racconta,
La sua avventura strana,
Il sangue scorre lento,
Lento e denso sul selciato,
E geme una muta canzone.
“Sono morte quattro gabbiane
E cinque rondini azzurre
E angeli neri volavano
Con grandi cuori di marmo.
Guardate la ferita che scorre
Dalle ali fino al petto.
Sono morte quattro gabbiane
E cinque rondini azzurre”.
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