Friday, May 12, 2006

sul mare del sale

Nella luce obliqua del mattino
Nelle acque del mare del sale
Si bagna la ragazza
E un cherubino scende
Sulla superficie dell’acqua.
L’aria del mattino
Da' tremore alle spalle e ai fianchi
E Il desiderio sale sale
Fino alla radice del collo.
La ragazza si toglie il velo
E come un giunco si china
Come un fiore si apre.
Ma il maschio,
Che sempre comanda
Non vuole toccarla
Per non vederla svenire
Fra le viole del mare
Per non ferire
I suoi petali
Con i suoi baci d’amore.
Nella luce obliqua del mattino
Nelle acque del mare del sale
Si bagna la ragazza,
Come un giunco si china
Come un fiore si apre
E un cherubino scende
Sulla superficie dell’acqua

Saturday, April 22, 2006

Il dogma della pace

Quando la mia gabbiana
Fu assassinata la gente
Mise sigilli ai balconi
Per non turbare il dogma,
Il dogma della pace
Tanto lo sanno tutti
Che le gabbiane
Hanno il collo facile
Che si presta al bisturi
E a poco vale elevare proteste.
Il capo degli ebrei
Alle sette di sera
Attraversò la strada
Per soffocare i gridi
Per spegnere i sussulti.
Fu irremovibile
“Non ci sarà risposta” disse
“Dovete rispettare
Il dogma della pace”.
L’orchestra lontana
Drammaticamente lottava
Coi violini e le arpe
E sulla costa del mare
Gli assassini elevarono
Milioni di dita
In segno di vittoria.
La mattina seguente
Trovarono sulla spiaggia
Due piume bianche macchiate
Di sangue con la scritta:
“Seppellite metà del mio corpo
Nei boschi della Galilea
E l’altra metà
Sui pendii del Gilboa”

(Oh come sei bella! Come sei bella!)

Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
Oh città dolorosa e materna
Le tue spalle si stanno curvando
E il tuo cuore è senza speranza.
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
La nebbia sale e scende dai monti
Malinconica e vaga
Gli eucalipti sono già svegli
E gli abeti muovono
Languidamente i rami
Alzandoli verso il cielo come
Verdi braccia elevate
In una vana preghiera
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
Il vento converte in arpe
Le strade e i sentieri
E la città si sveglia
Ai suoni appassionati e vaghi
Di grandi cembali azzurri.
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro!
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!
La sua melodia è così grave
Che le viole nei campi
Tremano nervosamente
E le gabbiane sul mare antico
Seminano cascate di lacrime
Oh nuova tristezza del mattino
Tristezza acuta!
Venite, venite a vederla
La mia Gerusalemme d’oro
(Oh come sei bella! Come sei bella!)
Venite, venite a vederla
La sua tristezza immensa!

Wednesday, April 19, 2006

Il sei gennaio

Il sei gennaio si è chiuso,
Chiuso, si è chiuso per sempre
Il giglio del Sharon
E la brezza è fuggita
Tremando di paura.
La ragazza stupita
Ha chiesto protezione
alla luna alla luna
Cercando di difendersi
Dallo sguardo del cielo.
Le finestre si sono aperte
Per chiedere al vento al vento
Per chiedere all’aria e al mare
Il perchè del suo pianto.
Il sei gennaio ha perso
Perso, ha perso per sempre
Il suo vestito a fiori
Ha perso, perso, perso
Le sue scarpe italiane
Aiutatela a ritrovarli.
Ne ha ancora bisogno
Per ritrovare equilibrio.
“Quando morirò” mi ha detto
“Voglio che tutti lo sappiano.
Manda telegrammi azzurri
In Italia, Francia e Spagna
E uno a Zola Predosa
E nel telegramma scrivi
I miei trentasei gridi
I miei trentasei sussulti “.
Il sei gennaio si è chiuso,
Chiuso, si è chiuso per sempre
Il giglio del Sharon

Sunday, April 16, 2006

La principessa del nulla

Ricordo quando impaziente
Facevi a pezzi i libri di storia
E mi invitavi a correre
Ai piedi del monte Gilboa.
Volevi vivere in prima persona
Storie di principesse
Che si bagnavano il viso
Nell’acqua del ruscello
Sotto i raggi di luna.
Io ti seguivo curiosa
Indossando i miei sandali biblici
Avevo fretta di assistere
Alla lotta accanita
Di cavalieri con spade e piumaggio
Che facevano la ronda
Sulle colline brulle,
Sfidandosi collerici
Per conquistare il tuo cuore.
Tu quando li vedevi
Ti avvolgevi di brividi azzurri
Pensavi al groviglio di baci
Pensavi alla bocca di miele
Che si sarebbe unita
Dolcemente alla tua.
Alzavi scostumata la gonna
Per mostrare le cosce frementi
Al cavaliere stupito
Tremante di desiderio.
Nella valle solitaria
Ai piedi del monte Gilboa
Vivevi la tua fiaba reale,
Oh principessa scostumata,
E scoprivi il tuo seno bianco.
Alzavi senza pudore la gonna
Per mostrare al cavaliere azzurro
Le tue cosce di marmo.
O principessa del nulla
Ora la terra tocca
Il tuo pudore stupito
Di dolce ragazza ebrea
Con teneri polpastrelli

Saturday, April 15, 2006

Fermate il pianto

La morte la guarda gelida
Nascondendo nel pugno
Una piccola lama.
E vuole testardamente
Fermare
Alla radice del collo
Il grido della ragazza.
Mentre nel giardino dell’eden
Si perpetra il delitto,
La sera si affaccia timida
Sulla strada affollata
E non osa toccarla
Per non bruciarsi il cuore.
I venti abbracciati
Dormono
Ignari
Sulla montagna
E il fiume cade svenuto
Nelle braccia del mare.
La ragazza congiunge nell’aria
Le sue piccole mani
In una vana preghiera
E chiede di riavere
Il suo mondo perduto,
Di sentire ancora una volta
Il rumore dei giunchi
Di vedere con occhi vivi
Come si aprono i fiori

Fermate il pianto, vi prego.
Ho una buona notizia:
Al suo funerale giunsero
Decine di bianche gabbiane
Che le portarono in dono
Tanti chili di ali
Per insegnarle a volare.

Thursday, April 13, 2006

un giorno vedremo brillare solo stelle e comete

Le iene aspettavano
Pazienti
La morte della gabbiana
Sognando di tenere in bocca
Pezzi rosa delle sue ali.
La gabbiana mite
Piangeva a voce alta,
Tanto alta
Da spezzare il cuore.
Le iene le urlavano
Attorno
Nomi oscuri e parole
Mentre la loro saliva
Si riempiva di fiele.
In quella impari
Lotta
La gabbiana agitava
Nel vomito
Delicatamente il petto
Chiedendo pietà alla luna
Graffiando disperata
Il seno di sua madre.
Quando le infilarono
In cuore
L’ultimo chiodo di ferro
La gabbiana li guardò
Serena
Con il suo sguardo nudo
Perchè sapeva benissimo
Che nel mondo
Non esiste iena
Che possa
trasformarla in gelo
Un giorno succederà
Che le jene vivranno sole
Sguazzeranno per trentasei volte
Nella melma buia
E giaceranno inutili
nelle caverne oscure,
Noi vedremo brillare
Solo stelle e comete
E lunghi baci d’amore
Legheranno le nostre bocche
In un intreccio di luce

Tuesday, March 28, 2006

oggi andiamo alle urne

La principessa è prigioniera
Ha cinque catene alle braccia
E sta contemplando sognante
Il gruppo di cavalieri
Che custodiscono il muro.
Ora la vogliono uccidere
E la stan trascinando
Per i sentieri
E i campi di olivi.

Neppure l’erba dovrebbe
Accorgersi della sua solitudine.

La principessa è prigioniera,
Ha cinque catene alle braccia
Ora la stan portando
Sulle colline dorate
Mentre nell’aria risuonano
Accordi meravigliosi
Di monotonia rosa.

Neppure l’erba dovrebbe
Accorgersi della sua solitudine.

La principessa è prigioniera
In questa terra di latte e di miele
Coronata di nidi
Mentre il vento commenta
La melodia del suo cuore
E accoglie a braccia aperte
L’alba di un sogno di pace

Saturday, March 25, 2006

Quindici viole

Quindici viole
E quindici ali,
Quindici grani d’arena,
Quindici grilli vivi
Nella mia mano.
Quindici onde,
E quindici in ghematria
Le lettere
del tuo nome.
Quindici giunchi nell’acqua
Quindici pesci nel mare
Quindici gelsi
E quindici bianche gabbiane
E quindici in ghematria
Le lettere
del tuo nome.
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Aspetta qualche minuto.
Io mi accontento di poco.
Lascia che prima io sfogli
Soavemente le viole
Che conti lentamente
I granelli d’arena,
Che dispieghi le ali
Sotto il mio cielo
Lascia che io senta
Per qualche minuto
Il canto del grillo
E veda le onde del mare.
Lascia ch’io veda il sole.
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Io mi accontento di poco:
Di quindici raggi di sole
Di quindici gocce di pioggia
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Mio è questo corpo
Mio questo sangue
Miei sono i sogni
E mie le gambe di marmo.
Lascia ch’io veda
Per qualche minuto
Il cavaliere azzurro.
Non sotterrarmi, oh mio d-o
Voglio vedere la luce,
Le nubi verdi e il vento
Le valli viola e i fiumi
I girasoli di fuoco
E il mio cavallo bianco.

Thursday, March 23, 2006

Mille ragazze danzano

Nella chiara pianura
Grandi nuvole verdi
Accarezzano il vento
E sotto il cielo terso
Scorre lentissimo il fiume.
Mille ragazze danzano
Nella città che freme
Nessuno riesce a fermarle
E gli arcieri del male
Non osano avvicinarsi.
I cavalieri azzurri
Stanno arrivando dal mare
Per portarle nell’eden
Dove tremano i canti
Dove le arpe e i cembali
Risuonano allegri nell’aria,
Dove i sogni non piangono
E i singhiozzi restano
Prigionieri in gola.
Mille ragazze danzano
E il loro cuore si apre
Come un immenso giglio.
Nella chiara pianura
Grandi nuvole verdi
Accarezzano il vento
E sotto il cielo terso
Scorre lentissimo il fiume

Il sangue cade dai monti

Il sangue cade dai monti
E gli angeli lo inseguono
Mentre la morte
Tinge
Di verde e di azzurro
Le bocche piene di luna
Delle ragazze morte.

Oh gabbianella delle mie vene
Tu ti sei persa per sempre
Quella sera
In una strada
Invasa
Da raggi di luce
Violenta,
Inseguita da mille
Scorpioni
Sporchi
Di giallo veleno.
Ti hanno rubato per sempre
La grazia dei movimenti
La tua spavalda allegria
Il tuo appetito di baci.
Oh gabbianella delle mie vene
Tu ti sei persa per sempre
Quella sera
Fra gli alberi di eucalipto
E ora la terra si sveglia
Versando fiumi di lacrime.
L’estate si avvicina
Con i ricordi
Con le pesche
Con l’uva
In un diluvio di viole
Di cannella
E di rosmarino
Ma da quando sei morta
Qui nessuno riesce a cantare

Il sangue cade dai monti
E gli angeli lo inseguono
Mentre la morte
Tinge
Di verde e di azzurro
Le bocche piene di luna
Delle ragazze morte.

Tuesday, March 07, 2006

Ho visto l'uomo e voglio cambiare pianeta

Venne un giorno dal mare
Una gabbiana bianca
Che seminava all’alba
Fresca esistenza
Sul dorso delle onde.
Cercando la vita
Volava verso i raggi
Di luce convertiti in fiori
Ma quando vide l’uomo
Volle dire addio
Ai fiori d’arancio e di mandorlo
Ai mirti ed alle viole,
Alle colline e ai fiumi.
“Ho visto l’uomo” mi disse
Bagnando le rive
Di lacrime tempestose
“E voglio cambiare pianeta”.
La gabbiana bianca,
Palpitante d’amore
Volle volare lontano
In cerca dell’eterno
Sorriso dei limoni.
Non voleva vedere
Sulle acque infuocate
Del tenero Giordano
Ragazze rosse e brune,
Fabbricate nel cielo
E ora trascinate
Sulla sabbia
Senza la vita dentro.
Una gabbiana bianca
Esasperata dal male,
Mi disse:
“Ho visto l’uomo
E voglio cambiare pianeta”.

Saturday, March 04, 2006

il sangue scorre lento

Il sangue scorre lento
Dissolvendo la vita
Nel totale silenzio
Del mondo

Siamo rimasti soli
Sotto l’attacco violento
Di scorpioni gelati
E nuvole di sangue
Graffiano
Le porte azzurre del cielo.
La primavera semina
Sulla cima dei tetti
Rumori di cicatrici,
Fremiti di cosce spezzate
Seppellite nei pozzi.
Lo scorpione trascina veleno
Sull’arena gialla
E l’acqua del Giordano
Fa germogliare brividi.
Dalle terrazze e dai muri
Feroci arcieri
Tagliano
Con grandi forbici
Le corde dell’arpa,
Spezzano i suoni acuti
Di violini e di cembali
E tentano
Con pugni chiusi
Di cancellare
L’infinita bellezza
Della vita che freme.
Rabbrividite e angosciate
Ragazze rosse e brune
Svengono per la paura
Con i bambini nel ventre
E cercano fessure
Per fuggire lontano.

Il sangue scorre lento
Dissolvendo la vita
Nel totale silenzio
Del mondo.

Thursday, March 02, 2006

Presto torneranno gli alberi

Lo scorpione è in agguato
E lo scorpione, sapete,
È’ nemico del sole
Nemico dei pianoforti,
Attente, ragazze, attente!
Lo scorpione e’ distratto
E senza impallidire
Strappa le cosce di marmo
Dalla radice del corpo.
Ogni giorno trascina la morte
Sotto le finestre di casa
Fra archi e negozi
E liberamente corre
Al bar più vicino
Per farsi servire un bicchiere
Di lacrime in cerca di luce.
Ma presto, ne sono sicura,
Presto torneranno gli alberi,
Le gabbiane sul mare
Ritroveranno la luce
E timidamente il Giordano
Scorrerà fra gli ulivi
Sotto il cielo nitido e puro.

Wednesday, March 01, 2006

Le presi il bambino

Stanotte l’ho vista.
Nel suo abito a fiori,
E sui capelli biondi
Una pallida corona
Di aculei di luce purissima.
Fra le sue braccia
Stringeva un bambino.
“Dove vai?” le chiesi sconcertata.
“In un giardino”, mi disse “un giardino”.
Il vento scuoteva i rami
Del nostro gelso antico
Come fosse una mano.
“Un giardino?” le chiesi turbata.
Non riuscivo ad afferrare il senso.
Io, lì, sola con lei.
Con espressione vuota, stordita
Sollevò al petto il bambino
Che singhiozzava
E se lo strinse contro.
Io mi asciugai le lacrime
Per scacciare il ricordo.
Al di sopra dei tetti
Un fumo chiaro, diluito dal sole
Svaniva nei cunei del cielo.
Le presi il bambino
E lo chetai sussurrando
Parole d’amore.
“Vieni” gli dissi “ti porterò io
Negli eterni giardini dell’eden”

Friday, February 17, 2006

La sirena mugge

La sirena mugge
E il vento dal mare
Rastrella rabbioso
I bordi delle finestre
Corriamo in fretta
Nella stanza blindata.
E’ primavera sulla collina.
Mio padre mi guarda.
Ha un aspetto insolito
Il suo viso è avvolto
Da un pallore sedentario,
E un sorriso troppo ampio
Che non gli conoscevo.
Mia madre
Nel suo vestito chiaro
Lo guarda con occhi
Pieni di stupore.
Nella stanza blindata
La radio annuncia:
“Siamo sotto attacco
Di missili dall’Irak”.
Ventinove missili in tutto.
Io stretta a mia madre
La guardo
Con occhi spaventati
E toccando timidamente
Il braccio a mio padre
Gli chiedo:
“Che cos’è questa? È la guerra?”
“No, bambina, è un gioco,
Mettiti la maschera”

Sulla riva del fiume ballavamo la hora

Volevo guardarla,
Con avidità,
Perchè non si sciogliesse il ricordo,
Ma non potevo vederla:
L’avevano coperta
Con un bianco lenzuolo
Per non turbare
L’eterno suo isolamento,
La sua intimità col creatore.
Cercai di immaginarla viva
In una giornata di sole,
Quando il mare verde danzava
Ebbro sulla nostra spiaggia,
O in quelle sere di sogno
Quando sulla riva del fiume
Ballavamo la hora
E i suoi lunghi ricci biondi
Si dondolavano lenti
Sotto i rami d’ulivo.
Al suo funerale
Vidi alti cavalieri
Che seminavano lacrime
E profumi di mirto
Volevo guardarla,
Con avidità,
Perchè non si sciogliesse il ricordo.
La pioggia fuori della finestra
Sigillava con raffiche brevi
I bordi della mia finestra
E l’ultima luce del giorno
Si sfaceva nel crepuscolo.
Il suo viso sotto il lenzuolo
Sembrava tremare
Come se fosse sotto il mare
E macchie confuse indistinte
Turbinavano nel buio.
Cercai di immaginarla viva
In una giornata di sole
Quando il mare verde danzava
Ebbro sulla nostra spiaggia,
O in quelle sere di sogno
Quando sulla riva del fiume
Ballavamo la hora
E i suoi lunghi ricci biondi
Si dondolavano lenti
Sotto i rami d’ulivo
Volevo guardarla,
Con avidità,
Perchè non si sciogliesse il ricordo

Monday, February 13, 2006

Domani si sveglieranno in un mondo migliore

Conosco
Una ragazza bruna,
Una ragazza bionda
E una ragazza rossa.
Sono ragazze miti
Che sognano turbate
Incendi e desideri
Eccitazioni e baci.
Per loro hanno dipinto
Tre stanze di ospedale:
Un ospedale pieno di gridi
Di garza inzuppata di liquido
E gambe di marmo bianco
Servite in un vassoio.
Ragazze senza nome
Che guardano
Inquietamente
La strada
E lasciano cadere
Inutili piccole lacrime,
Pregne di nostalgie
E di angoscia.
In questo piccolo spazio
Al primo e al secondo piano
Le tre ragazze vivono
E guardano passare
Attraverso la grande finestra
La gente indaffarata.
Guardano la strada,
I negozi.
Le macchine,
I grattacieli di vetro
E si stringono una all'altra
Disorientate e sole.
Presto sarà tutto finito.
Domani si sveglieranno
In un mondo migliore.

Quando arriverà il maschiach?

Quando arriverà il maschiach?
Quando finiranno guerre,
Le sofferenze e le distruzioni?
Ci provarono gli Ittiti
Gli Assiri e i Filistei
Ci provarono gli Egiziani
E Mosé, arrabiatissimo,
Decise di portarci tutti
In una terra chiamata Canaan
Quarant’anni ci mise
Per superare pochi chilometri!
In quarant’anni avrebbe potuto
Approdare sui lidi d’Italia
Io l’avrei preferito.
Poi venne Roma e Tito,
Suo ineffabile figliolo
Che ci vestì da romani
Facendoci correre come pazzi
Sull’arena del Colosseo.
Ma la sfortuna più grande
Fu l’arrivo di quel rabbino
Che andava dicendo
A destra ed a sinistra
Di essere figlio di d-o
E trovò chi gli credeva.
Poi giunsero le crociate
Che dovevano liberare
I luoghi santi dagli arabi
Ma prima che riuscissimo
A pronunziare verbo
Iniziarono a giocare football
Con le nostre teste mozzate.
Poi l’ineffabile Torquemada,
Uomo molto brillante
Che si servì di noi Per illuminare
Le strade di Spagna.
Poi ci chiusero in quei posti
Che si chiamano ghetti
Ma anche qui
Quando nulla di meglio
Avevano da fare
Entravano per scannarci.
Poi gli zar che
Inventarono la parola pogrom
E con tipica fantasia slava
"I protocolli dei savi di Sion",
Infine, non tanto tempo fa’,
Nacque in Germania
Un imbianchino
Che sei milioni del popolo eletto
Fece passare per stretti camini.
Ora finalmente abbiamo una patria
E sono gli arabi che ci danno la caccia,
Assassinii, sequestri, accuse, attentati,
Bombe e tante altre specialità .
Ebbene, d-o onnipotente,
La mia pazienza è finita.
Non è ingratitudine la mia
Ma non ne posso più.
Mi avevi promesso il messia
L uomo che dovevi scegliere
Per redimere Israele
Per portare la pace.
Quando arriverà il maschiach?
Quando finiranno guerre
Le sofferenze e le distruzioni?

Sunday, January 22, 2006

Quella sera

Quella sera
Nel tuo abito a fiori
Mi parlavi del ragazzo italiano.
Ridevi
Fremente,
Ubriaca d'amore
Battevi il ritmo con la testa
Sognando di danzare con lui.
Poi ci fu
Un fremito
Un grido nell'aria
Tremò il negozio di fronte
Tremò la luce del lampione.
E da infinite finestre
I cuori degli ebrei
AssistetteroIncapaci
Alla tua perdizione.
Non feci in tempo a gridare,
Credevo di averti smarrita
E ti cercai
Fra i libri bruciati
Fra i brandelli di carne
Fra i pezzi di violino spezzato.
Ora voglio cercarti nelle foglie
Voglio cercarti nei fiori
Voglio cercarti
Fra le acque tranquille e lente
Del Giordano che tu amavi tanto