Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si baciano al crepuscolo.
Contemplano l'orizzonte
Ubriachi di luce e di stelle.
Sognano l'amore
Sotto il cielo di Zion
E sentono nostalgia
Degli eterni giardini dell'eden.
Come era bello il sorriso
Che avevano sulle labbra!
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si baciano al crepuscolo
Come era triste il dolore
Che avevano nel cuore!
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si immergono alti nel cielo
Ricamando coi loro sospiri
Pini solitari e gelsi fioriti
Sunday, June 21, 2009
Friday, June 12, 2009
Ninna nanna
Brezza nei viali
E il vento sul Carmelo
Grandi farfalle notturne
Dal cuore d’argento,
Stormi di uccelli nel cielo,
In lontananza
Il latrato dei cani
E tu che cantavi
Por farmi addormentare.
Sotto le stelle tremule
Del cielo distribuivi
Con la tua voce azzurra
Frammenti di luce
Alla penombra viva
Della mia culla.
Ricordo ancora ogni nota
Della tua ninna nanna
E le parole monotone
Che ripetevi:
Bayushky bayù, bayushky bayù
Sembravi eseguire un ordine
Come se tu ascoltassi
Le voci imperiose
Che scivolavano
Dal tuo sangue
Penetrando in me
Come spade di luce.
Triste e monotona
Vibrava nell’aria
La tua ninna nanna
E malinconica
Come il respiro dell’acqua, soave
Come il tremore delle foglie,
Semplice e patetica
Con quel suo ritmo slavo, un po’ obliquo,
Filtrato attraverso
Paesaggi lontani
Diaspore antiche e recenti
E bruciate
E ardenti.
Tristezza di culla
Nella mia terra tragica
Col ritmo lento
Pieno di acuto mistero
Bayushky bayù, bayushky bayù
E il vento sul Carmelo
Grandi farfalle notturne
Dal cuore d’argento,
Stormi di uccelli nel cielo,
In lontananza
Il latrato dei cani
E tu che cantavi
Por farmi addormentare.
Sotto le stelle tremule
Del cielo distribuivi
Con la tua voce azzurra
Frammenti di luce
Alla penombra viva
Della mia culla.
Ricordo ancora ogni nota
Della tua ninna nanna
E le parole monotone
Che ripetevi:
Bayushky bayù, bayushky bayù
Sembravi eseguire un ordine
Come se tu ascoltassi
Le voci imperiose
Che scivolavano
Dal tuo sangue
Penetrando in me
Come spade di luce.
Triste e monotona
Vibrava nell’aria
La tua ninna nanna
E malinconica
Come il respiro dell’acqua, soave
Come il tremore delle foglie,
Semplice e patetica
Con quel suo ritmo slavo, un po’ obliquo,
Filtrato attraverso
Paesaggi lontani
Diaspore antiche e recenti
E bruciate
E ardenti.
Tristezza di culla
Nella mia terra tragica
Col ritmo lento
Pieno di acuto mistero
Bayushky bayù, bayushky bayù
Tuesday, June 09, 2009
Thursday, June 04, 2009
sono forse sfacciata?
Martedì mattina, alle undici in punto in Israele le sirene hanno iniziato a suonare. Sapevo benissimo che si trattava di un’esercitazione e che nessun pericolo incombeva sulla mia bambina, ma quella sirena così anacronistica, banale e stridula mi ha gelato il sangue nelle vene.
(Seicentotredici cavalieri
Stanno arrivando dal mare
Per portarci nell’eden
Dove tremano i canti
Dove le arpe e i cembali
Risuonano allegri nell’aria,
Dove i sogni non piangono
E i singhiozzi restano
Prigionieri in gola.)
Poi ci siamo sistemate nella camera di sicurezza, rifornita di tutte le comodità (radio, computer, acqua, candele e qualche biscotto , tre libri, un trenino con le rotaie e un vaso per fare la pipì in caso d’emergenza). Forse vi sembro patetica, ma non è così. Non credo sia sfacciataggine chiedere di vivere qui come si vive a Roma, Londra e Madrid, vivere in un mondo senza rifugi antiaerei, senza camere di sicurezza, senza maschere antigas. Vivere in un mondo in cui nessuno minaccia di cancellare il mio paese, un mondo in cui nessuno punti missili balistici contro le mie valli e colline, voglio vivere in un mondo in cui prima di entrare al supermercato nessuno sottoponga la carrozzina di mia figlia a controlli di sicurezza. Voglio vivere in un mondo in cui davanti al giardino d’infanzia il padre di mia figlia non si trasformi in guardia armata.
Sono forse sfacciata?
(Seicentotredici cavalieri
Stanno arrivando dal mare
Per portarci nell’eden
Dove tremano i canti
Dove le arpe e i cembali
Risuonano allegri nell’aria,
Dove i sogni non piangono
E i singhiozzi restano
Prigionieri in gola.)
Poi ci siamo sistemate nella camera di sicurezza, rifornita di tutte le comodità (radio, computer, acqua, candele e qualche biscotto , tre libri, un trenino con le rotaie e un vaso per fare la pipì in caso d’emergenza). Forse vi sembro patetica, ma non è così. Non credo sia sfacciataggine chiedere di vivere qui come si vive a Roma, Londra e Madrid, vivere in un mondo senza rifugi antiaerei, senza camere di sicurezza, senza maschere antigas. Vivere in un mondo in cui nessuno minaccia di cancellare il mio paese, un mondo in cui nessuno punti missili balistici contro le mie valli e colline, voglio vivere in un mondo in cui prima di entrare al supermercato nessuno sottoponga la carrozzina di mia figlia a controlli di sicurezza. Voglio vivere in un mondo in cui davanti al giardino d’infanzia il padre di mia figlia non si trasformi in guardia armata.
Sono forse sfacciata?
Gattina rossa di pelo
C'era una volta una gattina
Tutta rossa di pelo
Con graziose lentiggini
Ssparse qua e là.
Non andava pazza
Per gli altri gattini
Perché era molto snob,
Ma il miele le piaceva moltissimo.
Tutto il giorno correva sui campi
E nel vederla così veloce
Sua madre diventava
Letteralmente matta.
Annusava l'odore dei fiori
Accarezzava con gli occhi i mandorli
Ma soprattutto
Le piaceva moltissimo il miele.
Lo beveva avidamente
E poi si leccava le labbra.
Un giorno, quella sfacciata,
Andò da un leone
Anche lui tutto rosso di pelo
E gli chiese: "Signor leone, avrebbe un posto
Piccolo, piccolo nel suo cuore per me?"
E il leone le disse
"Ma tu cosa sai fare?"
Rispose la gattina:
"Io so fare molte cose:
So graffiare,
Innervosire,
Irritare
Ma soprattutto mi piace il miele
"Il leone rispose:
"Vattene, gattina!
Ho abbastanza guai
Anche senza di te.
E poi tu sei piena di miele
Che mi si appiccica al pelo,
Trovati un altro cuore".
"La prego"
Lo adulò la gattina
"Mio magnifico signore,
Mi lasci solo dormire
Un po' sulla sua schiena".
E il leone, gonfiando il petto
Le rispose seccato:
"Io sono un leone
E tu chi ti credi di essere?"
Tutta rossa di pelo
Con graziose lentiggini
Ssparse qua e là.
Non andava pazza
Per gli altri gattini
Perché era molto snob,
Ma il miele le piaceva moltissimo.
Tutto il giorno correva sui campi
E nel vederla così veloce
Sua madre diventava
Letteralmente matta.
Annusava l'odore dei fiori
Accarezzava con gli occhi i mandorli
Ma soprattutto
Le piaceva moltissimo il miele.
Lo beveva avidamente
E poi si leccava le labbra.
Un giorno, quella sfacciata,
Andò da un leone
Anche lui tutto rosso di pelo
E gli chiese: "Signor leone, avrebbe un posto
Piccolo, piccolo nel suo cuore per me?"
E il leone le disse
"Ma tu cosa sai fare?"
Rispose la gattina:
"Io so fare molte cose:
So graffiare,
Innervosire,
Irritare
Ma soprattutto mi piace il miele
"Il leone rispose:
"Vattene, gattina!
Ho abbastanza guai
Anche senza di te.
E poi tu sei piena di miele
Che mi si appiccica al pelo,
Trovati un altro cuore".
"La prego"
Lo adulò la gattina
"Mio magnifico signore,
Mi lasci solo dormire
Un po' sulla sua schiena".
E il leone, gonfiando il petto
Le rispose seccato:
"Io sono un leone
E tu chi ti credi di essere?"
Friday, May 15, 2009
L'eden che immagino io
L’eden che immagino io
E’ un eden pieno di fonti
E di sorrisi
Un eden pieno di mare,
E di luce e di arena.
Nell’eden che immagino io
Il male dorme svenuto
Sotto le stelle
E l’amore rotola allegro
In campi di fiori,
Lasciando piccole impronte
Di carezze e di baci.
Le rose in quel mondo
Non fuggono prese dal panico
E il sangue sotto la pelle
Scorre vivo e sereno.
Nell’eden che immagino io
Nessuno si chiude
In stanze sigillate
Temendo che
Le orme del male
Entrino dalle fessure.
E il sole scivola
Dolcemente nei boschi.
L’eden che immagino io
E’ un eden pieno di fonti
E di sorrisi
Un eden pieno di mare,
E di luce e di arena.
E’ un eden pieno di fonti
E di sorrisi
Un eden pieno di mare,
E di luce e di arena.
Nell’eden che immagino io
Il male dorme svenuto
Sotto le stelle
E l’amore rotola allegro
In campi di fiori,
Lasciando piccole impronte
Di carezze e di baci.
Le rose in quel mondo
Non fuggono prese dal panico
E il sangue sotto la pelle
Scorre vivo e sereno.
Nell’eden che immagino io
Nessuno si chiude
In stanze sigillate
Temendo che
Le orme del male
Entrino dalle fessure.
E il sole scivola
Dolcemente nei boschi.
L’eden che immagino io
E’ un eden pieno di fonti
E di sorrisi
Un eden pieno di mare,
E di luce e di arena.
Sunday, April 26, 2009
Fra palme e ulivi scorre il Giordano
Fra palme e ulivi scorre il Giordano
Ai lati ha due timide sponde
Una di pianto e l’altra di sangue.
Sulle sue acque non frecciano barche
Solo i sospiri remano fino al mar Morto.
Sono i sospiri di Ronit e Yonathan
Morto lui su un campo di grano,
lei sul nudo selciato.
Gli ulivi sono carichi di pianto
Alzano al cielo ondulato
Spirali di dolore muto.
Un pianto caldo come questa terra,
Che implora una pace bianca
Senza bersagli
Con tante sere
E tanti domani.
Le montagne ai lati
Guardano le acque
Rimaste sole nel deserto.
Ai lati ha due timide sponde
Una di pianto e l’altra di sangue.
Sulle sue acque non frecciano barche
Solo i sospiri remano fino al mar Morto.
Sono i sospiri di Ronit e Yonathan
Morto lui su un campo di grano,
lei sul nudo selciato.
Gli ulivi sono carichi di pianto
Alzano al cielo ondulato
Spirali di dolore muto.
Un pianto caldo come questa terra,
Che implora una pace bianca
Senza bersagli
Con tante sere
E tanti domani.
Le montagne ai lati
Guardano le acque
Rimaste sole nel deserto.
Thursday, April 23, 2009
due ali di usignolo
Sulla strada che porta a Zion
In un piccolo spazio nudo
Camminano due ragazzi
E sotterrano sotto le nubi
Due ali di usignolo.
Lui indossa un mantello bianco
Lei un abito a fiori,
Lui odora di pesca e limone
Lei di spezie orientali e di mirra.
Il vento svolta nudo
L’angolo della via
E un volo di grida lunghe
S’alza sui tetti di luce.
Nelle strade in penombra
Il male affila i coltelli
Mentre nell’aria risuonano
Bestemmie di iene e sciacalli.
I due ragazzi fuggono
Inseguiti lei dalle trecce
Lui dal suo bianco mantello.
“Quanti anni avete?” io chiesi.
Lei mi rispose: “Ne ho sedici”
Lui disse: “Diciotto”.
Quando giungerà il messia
Il loro sangue versato
Non piangerà per le strade
E gli angeli di zaka
Non attaccheranno con saliva di stelle
Le ali agli usignoli.
In un piccolo spazio nudo
Camminano due ragazzi
E sotterrano sotto le nubi
Due ali di usignolo.
Lui indossa un mantello bianco
Lei un abito a fiori,
Lui odora di pesca e limone
Lei di spezie orientali e di mirra.
Il vento svolta nudo
L’angolo della via
E un volo di grida lunghe
S’alza sui tetti di luce.
Nelle strade in penombra
Il male affila i coltelli
Mentre nell’aria risuonano
Bestemmie di iene e sciacalli.
I due ragazzi fuggono
Inseguiti lei dalle trecce
Lui dal suo bianco mantello.
“Quanti anni avete?” io chiesi.
Lei mi rispose: “Ne ho sedici”
Lui disse: “Diciotto”.
Quando giungerà il messia
Il loro sangue versato
Non piangerà per le strade
E gli angeli di zaka
Non attaccheranno con saliva di stelle
Le ali agli usignoli.
Wednesday, April 22, 2009
Oh amore dell'anima mia
O domatore di gabbiane,
Nemico delle iene,
O amore dell'anima mia
Stanotte ti ho aspettato
Su un letto di garofani
E il suono di mille cembali
Feriva l'aria attorno.
In un silenzio di mirti
Ho dimenticato la pace
Ho dimenticato la guerra
Abbandonandole sole
In lontananze deserte.
Stanotte ti ho aspettato
O amore dell'anima mia
Per tessere con te
Le delusioni del mondo
Inventare con te un domani
E chiamare a convegno
Tutte le onde del mare.
O domatore di gabbiane
Nemico delle iene,
Io ti cerco la notte
Per appoggiare il capo
Sul tuo petto di piume
Spegnere le voci
E accendere solo i suoni
Nemico delle iene,
O amore dell'anima mia
Stanotte ti ho aspettato
Su un letto di garofani
E il suono di mille cembali
Feriva l'aria attorno.
In un silenzio di mirti
Ho dimenticato la pace
Ho dimenticato la guerra
Abbandonandole sole
In lontananze deserte.
Stanotte ti ho aspettato
O amore dell'anima mia
Per tessere con te
Le delusioni del mondo
Inventare con te un domani
E chiamare a convegno
Tutte le onde del mare.
O domatore di gabbiane
Nemico delle iene,
Io ti cerco la notte
Per appoggiare il capo
Sul tuo petto di piume
Spegnere le voci
E accendere solo i suoni
Saturday, April 18, 2009
Aiutami tu a ritrovarlo
Oh terra dalle cisterne profonde
E il vento negli aranceti
Terra di morti
Sopra gli stagni
Portami fiori di mandorlo
Portami grappoli d’uva.
Nel mio paese perduto
Non voglio vedere pugnali
Che mi trafiggono il cuore
Voglio vedere
Orizzonti di luce
Piangere ed amare.
Ricordo che un giorno, correndo,
Ho smarrito i miei sandali biblici.
Chi mi aiuta a cercarlo
Il mio piccolo sandalo biblico?
Aiutami tu a ritrovarlo
O almeno ridammi
L’accento puro
Di quel primo sentire.
Il vero dolore sta altrove, Sigal
Soffoca il tuo urlo bianco
Non pensare ai violini
Senza corde
Ai pianoforti
Senza tasti
Pensa al groviglio di baci
Quando la sua bocca di miele
Si legherà
Dolcemente
Alla tua.
E il vento negli aranceti
Terra di morti
Sopra gli stagni
Portami fiori di mandorlo
Portami grappoli d’uva.
Nel mio paese perduto
Non voglio vedere pugnali
Che mi trafiggono il cuore
Voglio vedere
Orizzonti di luce
Piangere ed amare.
Ricordo che un giorno, correndo,
Ho smarrito i miei sandali biblici.
Chi mi aiuta a cercarlo
Il mio piccolo sandalo biblico?
Aiutami tu a ritrovarlo
O almeno ridammi
L’accento puro
Di quel primo sentire.
Il vero dolore sta altrove, Sigal
Soffoca il tuo urlo bianco
Non pensare ai violini
Senza corde
Ai pianoforti
Senza tasti
Pensa al groviglio di baci
Quando la sua bocca di miele
Si legherà
Dolcemente
Alla tua.
Sunday, April 12, 2009
verso le sette di sera
Verso le sette di sera
Quando il cielo
Si copre di ombre
E il vento ricama tranquillo
La verde cresta dei monti,
Mollemente camminano
Due piccole donne innocenti,
Una vestita di luna
L’altra di verde e di viole
Dove vanno a quest’ora?
Dove vanno
Le due ragazze innocenti?
Due cavalieri le attendono
Con cesti pieni di baci
Dove si nasconde l’amore.
La notte giunge tranquilla
Carica di colli e di luna
Ma sotto le torri antiche
Si è nascosta la morte
Il sangue corre corre
Più veloce dell’aria e del vento
Dove vanno a quest’ora?
Dove vanno?
Quelle piccole inutili stelle
Che non danno più luce?
Che non danno più luce?
Quando il cielo
Si copre di ombre
E il vento ricama tranquillo
La verde cresta dei monti,
Mollemente camminano
Due piccole donne innocenti,
Una vestita di luna
L’altra di verde e di viole
Dove vanno a quest’ora?
Dove vanno
Le due ragazze innocenti?
Due cavalieri le attendono
Con cesti pieni di baci
Dove si nasconde l’amore.
La notte giunge tranquilla
Carica di colli e di luna
Ma sotto le torri antiche
Si è nascosta la morte
Il sangue corre corre
Più veloce dell’aria e del vento
Dove vanno a quest’ora?
Dove vanno?
Quelle piccole inutili stelle
Che non danno più luce?
Che non danno più luce?
Saturday, April 11, 2009
Iris del Gilboa
In cima al monte Gilboa
La luna sta morendo
Morendo
Morendo d’amore
Per lui,
Il piccolo fiore che cresce
Che cresce soltanto
In cima al monte Gilboa.
E’ un fiore indeciso e schivo,
Di giorno si veste di sole
Di notte indossa la luna
E quando la luna lo vede
Solleva con mano tremante
Il bordo della sua gonna
Per riflettere il fiore
Il suo fiore
Sulle sue curve e cosce
Di puro e chiaro cristallo.
E mentre la luna lo guarda
Languidamente piange
Versando su di lui
Piccole gocce e perle
Di tenera fresca rugiada.
In cima al monte Gilboa
La luna sospira sempre
Perché sta morendo
Morendo
Morendo d’amore
Per l’Iris del Gilboa
La luna sta morendo
Morendo
Morendo d’amore
Per lui,
Il piccolo fiore che cresce
Che cresce soltanto
In cima al monte Gilboa.
E’ un fiore indeciso e schivo,
Di giorno si veste di sole
Di notte indossa la luna
E quando la luna lo vede
Solleva con mano tremante
Il bordo della sua gonna
Per riflettere il fiore
Il suo fiore
Sulle sue curve e cosce
Di puro e chiaro cristallo.
E mentre la luna lo guarda
Languidamente piange
Versando su di lui
Piccole gocce e perle
Di tenera fresca rugiada.
In cima al monte Gilboa
La luna sospira sempre
Perché sta morendo
Morendo
Morendo d’amore
Per l’Iris del Gilboa
La principessa del nulla
Ricordo quando impaziente
Facevi a pezzi i libri di storia
E mi invitavi a correre
Ai piedi del monte Gilboa.
Volevi vivere in prima persona
Storie di principesse
Che si bagnavano il viso
Nell’acqua del ruscello
Sotto i raggi di luna.
Io ti seguivo curiosa
Indossando i miei sandali biblici
Avevo fretta di assistere
Alla lotta accanita
Di cavalieri con spade e piumaggio
Che facevano la ronda
Sulle colline brulle,
Sfidandosi collerici
Per conquistare il tuo cuore.
Tu quando li vedevi
Ti avvolgevi di brividi azzurri
Pensavi al groviglio di baci
Pensavi alla bocca di miele
Che si sarebbe unita
Dolcemente alla tua.
Alzavi sfrontata la gonna
Per mostrare le cosce frementi
Al cavaliere stupito
Tremante di desiderio.
Nella valle solitaria
Ai piedi del monte Gilboa
Vivevi la tua fiaba reale,
Oh principessa scostumata,
E scoprivi il tuo seno bianco.
O principessa del nulla
Ora la terra tocca
Il tuo pudore stupito
Di dolce ragazza ebrea
Con teneri polpastrelli.
Facevi a pezzi i libri di storia
E mi invitavi a correre
Ai piedi del monte Gilboa.
Volevi vivere in prima persona
Storie di principesse
Che si bagnavano il viso
Nell’acqua del ruscello
Sotto i raggi di luna.
Io ti seguivo curiosa
Indossando i miei sandali biblici
Avevo fretta di assistere
Alla lotta accanita
Di cavalieri con spade e piumaggio
Che facevano la ronda
Sulle colline brulle,
Sfidandosi collerici
Per conquistare il tuo cuore.
Tu quando li vedevi
Ti avvolgevi di brividi azzurri
Pensavi al groviglio di baci
Pensavi alla bocca di miele
Che si sarebbe unita
Dolcemente alla tua.
Alzavi sfrontata la gonna
Per mostrare le cosce frementi
Al cavaliere stupito
Tremante di desiderio.
Nella valle solitaria
Ai piedi del monte Gilboa
Vivevi la tua fiaba reale,
Oh principessa scostumata,
E scoprivi il tuo seno bianco.
O principessa del nulla
Ora la terra tocca
Il tuo pudore stupito
Di dolce ragazza ebrea
Con teneri polpastrelli.
Wednesday, April 08, 2009
Assieme
Assieme
Abbiamo tessuto il vento,
Tinto i fiori del campo,
Abbiamo chiesto alle stelle
Di dare luce alla luna.
Assieme
Abbiamo chiesto all’amore
Di domare le ombre
E far tornare la vita
Anche fra mille anni.
Assieme
Abbiamo ammirato paesaggi
Abbiamo visto gli amori,
I fremiti lontani
Che ci riempivano l’anima
Di viole e di diamanti.
Assieme
Abbiamo visto le rose
Piene di luce e di vita
E di fragranza sottile.
Assieme
Noi volevamo essere
Intermediarie fra d-o e la natura.
Assieme
Abbiamo visto la morte
Travestita da rosa
Che ci teneva per mano.
In quella sera piena di spade.
Tu avevi i capelli di nebbia
E gli occhi di triste cristallo.
Assieme
Abbiamo tessuto il vento,
Tinto i fiori del campo,
Abbiamo chiesto alle stelle
Di dare luce alla luna.
Abbiamo chiesto all’amore
Di domare le ombre
E far tornare la vita
Anche fra mille anni.
Abbiamo tessuto il vento,
Tinto i fiori del campo,
Abbiamo chiesto alle stelle
Di dare luce alla luna.
Assieme
Abbiamo chiesto all’amore
Di domare le ombre
E far tornare la vita
Anche fra mille anni.
Assieme
Abbiamo ammirato paesaggi
Abbiamo visto gli amori,
I fremiti lontani
Che ci riempivano l’anima
Di viole e di diamanti.
Assieme
Abbiamo visto le rose
Piene di luce e di vita
E di fragranza sottile.
Assieme
Noi volevamo essere
Intermediarie fra d-o e la natura.
Assieme
Abbiamo visto la morte
Travestita da rosa
Che ci teneva per mano.
In quella sera piena di spade.
Tu avevi i capelli di nebbia
E gli occhi di triste cristallo.
Assieme
Abbiamo tessuto il vento,
Tinto i fiori del campo,
Abbiamo chiesto alle stelle
Di dare luce alla luna.
Abbiamo chiesto all’amore
Di domare le ombre
E far tornare la vita
Anche fra mille anni.
... e la pace?
Con la stessa tranquillità
Con cui il polline dei fiori
Si affida al vento
Io mi affido alla guerra.
A nulla vale chiedersi
Cos’è la guerra.
Per me oggi la guerra
È La speranza di un domani
Che motivo avrei
Di disprezzarla, amico?
E la pace?
La pace arriverà
Forse domani,
Non temere,
Chissà dopodomani
E noi ci sveglieremo
Dal lutto
Senza sangue
E senza dolore.
Sarà una pace
Misteriosa
E trasparente
Bellissima.
E Pensosa
Umile
E mansueta
Serena
E Irresistibile,
Sarà una pace
Un po’ ferita e stanca
Ma cosa importa?
La cosa più importante è che respiri
Pace e guerra
Guerra e pace
Shalom umilchamah
Milchamah veshalom
Con cui il polline dei fiori
Si affida al vento
Io mi affido alla guerra.
A nulla vale chiedersi
Cos’è la guerra.
Per me oggi la guerra
È La speranza di un domani
Che motivo avrei
Di disprezzarla, amico?
E la pace?
La pace arriverà
Forse domani,
Non temere,
Chissà dopodomani
E noi ci sveglieremo
Dal lutto
Senza sangue
E senza dolore.
Sarà una pace
Misteriosa
E trasparente
Bellissima.
E Pensosa
Umile
E mansueta
Serena
E Irresistibile,
Sarà una pace
Un po’ ferita e stanca
Ma cosa importa?
La cosa più importante è che respiri
Pace e guerra
Guerra e pace
Shalom umilchamah
Milchamah veshalom
Wednesday, March 11, 2009
Dopo la luna e il vento
Il vento nudo geme
Fuggendo dalle onde
Come se fosse uscito
Da un naufragio di sangue.
La luna appare lenta
E la sua luce azzurra
Avvolge la mia terra,
L’unica terra che ho.
Non lasciate passare la luna.
La luna ha tanti coltelli
Io non la voglio vedere
Non voglio vederla salire
Su per gli archi e per i muri
Su per le scale bianche.
Ma quando giunge l’aurora,
Vacillando,
Sulla riva del mare,
Le strade sembrano corde
Di un immenso violino
I negozi non respirano ancora
E i manichini nelle vetrine
Aprono gli occhi
Svegliati dallo stupore.
Stendono nella penombra
Mani di gelo
Mentre le viole e le rose
Fuggono dai balconi
Il vento nudo geme
La luna appare lenta
Ma dopo la luna e il vento
Giunge sempre l’aurora.
Fuggendo dalle onde
Come se fosse uscito
Da un naufragio di sangue.
La luna appare lenta
E la sua luce azzurra
Avvolge la mia terra,
L’unica terra che ho.
Non lasciate passare la luna.
La luna ha tanti coltelli
Io non la voglio vedere
Non voglio vederla salire
Su per gli archi e per i muri
Su per le scale bianche.
Ma quando giunge l’aurora,
Vacillando,
Sulla riva del mare,
Le strade sembrano corde
Di un immenso violino
I negozi non respirano ancora
E i manichini nelle vetrine
Aprono gli occhi
Svegliati dallo stupore.
Stendono nella penombra
Mani di gelo
Mentre le viole e le rose
Fuggono dai balconi
Il vento nudo geme
La luna appare lenta
Ma dopo la luna e il vento
Giunge sempre l’aurora.
Saturday, February 28, 2009
amore furibondo, meraviglioso, segreto
Le gabbiane abbandonano il mare
E volano volano
Fra pietre, sterpi e serpenti,
Tavole della legge
E grotte di antichi profeti.
Le gabbiane si posano alte
Sui semafori e sulle torri
Poi come nuvola urlante
Volano in circoli sopra Israele
Le beccano gli occhi sul monte
Le gambe azzurre sul fiume
E le mangiano il cuore furiose
Furibonde e meravigliose.
Io le guardo e rimango stupita
Nel veder come tanta bellezza
Mi causi solo orrore.
E volano volano
Fra pietre, sterpi e serpenti,
Tavole della legge
E grotte di antichi profeti.
Le gabbiane si posano alte
Sui semafori e sulle torri
Poi come nuvola urlante
Volano in circoli sopra Israele
Le beccano gli occhi sul monte
Le gambe azzurre sul fiume
E le mangiano il cuore furiose
Furibonde e meravigliose.
Io le guardo e rimango stupita
Nel veder come tanta bellezza
Mi causi solo orrore.
Thursday, February 26, 2009
seicentotredici cavalieri
Seicentotredici cavalieri
Coperti di luce verde
Corrono sulla collina
Decorando con risa
L’aria mansueta
di primavera
Io il loro passo seguii
Per sentire l’odore d’incenso
E trasformare in parole
L’acqua della tristezza,
Per condensare con lettere
Piccole gocce di pianto.
Seicentotredici cavalieri
Coperti di luce verde
Corrono sulla collina
Trascinando con sé
Sotto bianchi mantelli
La pace
Pensosa
Umile
Mansueta
Serena
Seicentotredici cavalieri
Coperti di luce verde
Mi hanno portato stamani
Verso infiniti
Impossibili
Di pace fatta canto
Di miele di stelle.
D-o onnipotente
Dove hai nascosto la pace?
Non vedi che sto morendo
Morendo
Morendo
D’amore per lei?
Coperti di luce verde
Corrono sulla collina
Decorando con risa
L’aria mansueta
di primavera
Io il loro passo seguii
Per sentire l’odore d’incenso
E trasformare in parole
L’acqua della tristezza,
Per condensare con lettere
Piccole gocce di pianto.
Seicentotredici cavalieri
Coperti di luce verde
Corrono sulla collina
Trascinando con sé
Sotto bianchi mantelli
La pace
Pensosa
Umile
Mansueta
Serena
Seicentotredici cavalieri
Coperti di luce verde
Mi hanno portato stamani
Verso infiniti
Impossibili
Di pace fatta canto
Di miele di stelle.
D-o onnipotente
Dove hai nascosto la pace?
Non vedi che sto morendo
Morendo
Morendo
D’amore per lei?
Wednesday, February 25, 2009
Quanti figli ha la morte?
Quando mi trovo davanti all’angosciante esplodere di atroci slogan antisemiti, a migliaia di volti contratti da un odio irrazionale, all’ondeggiare sempre più minaccioso di una folla eccitata dalle sue stesse menzogne, ai violenti rituali coi quali si invoca il sacrificio della mia gente, la paura si impadronisce di me e la tristezza mi assedia.
Pregna di mille segreti
Sulle rive dello Yarkon
La morte porta a passeggio
I suoi piccoli
Quanti figli
Quanti figli ha la morte?
Pregna di mille segreti
Sulle rive dello Yarkon
La morte porta a passeggio
I suoi piccoli
Quanti figli
Quanti figli ha la morte?
Monday, February 23, 2009
la faccia nascosta della luna
“se il problema fosse emigrare dove gli ebrei non sono mai stati perseguitati, dovremmo scegliere la luna “.
“Vieni vieni “ mi dice la luna
“In un mondo di sogni infiniti
Dove i monti son tristi e deserti,
ma nessuno nessuno ha paura”
“Vieni vieni “ mi dice la luna
“Dove gli alberi son senza frutti
e i vigneti non spillano vino,
ma nessuno nessuno ha paura”.
“Vieni vieni “ mi dice la luna
“Dove i prati son senza rugiada
ed i campi nebbiosi e fatati,
ma nessuno nessuno ha paura”.
“Vieni vieni “ mi dice la luna
sul mio lato che non si vede
perchè l’uomo non possa trovarti”.
“Vieni vieni “ mi dice la luna
“In un mondo di sogni infiniti
Dove i monti son tristi e deserti,
ma nessuno nessuno ha paura”
“Vieni vieni “ mi dice la luna
“Dove gli alberi son senza frutti
e i vigneti non spillano vino,
ma nessuno nessuno ha paura”.
“Vieni vieni “ mi dice la luna
“Dove i prati son senza rugiada
ed i campi nebbiosi e fatati,
ma nessuno nessuno ha paura”.
“Vieni vieni “ mi dice la luna
sul mio lato che non si vede
perchè l’uomo non possa trovarti”.
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