Luce untuosa di clinica
Yodio e cloroformio
Fuori neppure una voce
Solo un uomo si affaccia
Sulla corsia
Mai ci sarà al mondo
Una notte uguale a questa.
Notte di vetri
Di piedi staccati
Notte di sangue
Cristallizzato
Notte di mani
Gelate
Notte di sangue
Cieco.
Mai ci sarà al mondo
Una notte uguale a questa.
Un orchestra lontana
Drammaticamente lotta
Con violinisti impazziti
Con pianisti che uniscono
Pezzi di pianoforte
Smembrato.
Sulla costa del mare
Cantano gli assassini
Delle gabbiane bianche
E coloro che rubano
Le gambe alle ragazze.
Tuesday, October 13, 2009
Thursday, October 08, 2009
Una ragazza puo' essere bruna
Una ragazza può essere bruna
Una ragazza può essere rossa
Una ragazza può essere bionda
Ma mai deve essere morta.
La brezza ondulata è svenuta
Scontrandosi con la montagna
Quando sei morta.
Ora tu guardi la valle
Con gocce di rugiada
Negli occhi
E bocca di malinconia.
Quella sera
I lampioni tremarono
E tremò anche la strada
E mentre tu morivi
Gli eucalipti
Agitarono
Nervosamente
I rami.
Nell’ultimo tuo tramonto
Avvolta nella luce scura
Te ne sei andata
Per le strade d’argento
Di bronzo
E di rame
In un silenzio
Di castità
E di fiori.
Una ragazza può essere bruna
Una ragazza può essere rossa
Una ragazza può essere bionda
Ma mai deve essere morta
Una ragazza può essere rossa
Una ragazza può essere bionda
Ma mai deve essere morta.
La brezza ondulata è svenuta
Scontrandosi con la montagna
Quando sei morta.
Ora tu guardi la valle
Con gocce di rugiada
Negli occhi
E bocca di malinconia.
Quella sera
I lampioni tremarono
E tremò anche la strada
E mentre tu morivi
Gli eucalipti
Agitarono
Nervosamente
I rami.
Nell’ultimo tuo tramonto
Avvolta nella luce scura
Te ne sei andata
Per le strade d’argento
Di bronzo
E di rame
In un silenzio
Di castità
E di fiori.
Una ragazza può essere bruna
Una ragazza può essere rossa
Una ragazza può essere bionda
Ma mai deve essere morta
Monday, October 05, 2009
Fuggi, ragazza, fuggi
Dalla spiaggia di Eilath
Fino agli scogli del Libano
Erigerò un muro perpetuo
Perché la morte non possa
Infiggere il suo coltello
Fra i miei polmoni e il cuore.
Perchè la vita mi brucia
Perchè la vita mi tiene
Incatenata al collo
Fuggi, ragazza, fuggi
Lo sai che a nulla serve
Mettere grandi sbarre
A tutte le tue finestre.
La morte è trasparente
E passa attraverso i muri
Fuggi, ragazza, fuggi
Fuggi, fuggi.
Fino agli scogli del Libano
Erigerò un muro perpetuo
Perché la morte non possa
Infiggere il suo coltello
Fra i miei polmoni e il cuore.
Perchè la vita mi brucia
Perchè la vita mi tiene
Incatenata al collo
Fuggi, ragazza, fuggi
Lo sai che a nulla serve
Mettere grandi sbarre
A tutte le tue finestre.
La morte è trasparente
E passa attraverso i muri
Fuggi, ragazza, fuggi
Fuggi, fuggi.
Wednesday, September 30, 2009
Come e' bella la pioggia quando sei viva
I miei occhi si sono aperti
Oggi 12 di tishrei
Al rumor della pioggia
Intrisa di limone.
La città sembra come cambiata
E Io la guardo
Inquietamente
Dalla finestra.
Un angelo immenso mi guarda
E con bocca piena d’amore
Cerca la mia fronte bianca
Per depositarvi un bacio,
Come è bella la pioggia
Quando sei viva.
Ragazze rosse e brune
Sorridono alla vita
Lanciando nell’aria
Fiori d’arancio
In un orizzonte
Di vite spezzate,
Di colli recisi,
Di sostanze organiche
Raccolte nella polvere,
Di abiti strappati
Dalle onde dell’urto.
Sembrano animali nuovi
Nati dopo il diluvio
Come è bella la pioggia
Quando sei viva.
Oggi 12 di tishrei
Al rumor della pioggia
Intrisa di limone.
La città sembra come cambiata
E Io la guardo
Inquietamente
Dalla finestra.
Un angelo immenso mi guarda
E con bocca piena d’amore
Cerca la mia fronte bianca
Per depositarvi un bacio,
Come è bella la pioggia
Quando sei viva.
Ragazze rosse e brune
Sorridono alla vita
Lanciando nell’aria
Fiori d’arancio
In un orizzonte
Di vite spezzate,
Di colli recisi,
Di sostanze organiche
Raccolte nella polvere,
Di abiti strappati
Dalle onde dell’urto.
Sembrano animali nuovi
Nati dopo il diluvio
Come è bella la pioggia
Quando sei viva.
Friday, September 04, 2009
a Israele
Un angelo immenso la guarda
E con bocca piena d’amore
Cerca la sua fronte bianca
Per depositarvi un bacio,
Per spegnere i singhiozzi.
E d-o che la sta osservando
Raccoglie sotto il mantello
Le spirali di pianto
Regalandole in cambio
Rumori di luce e aurore
Non mi vergogno di amarla
La mia piccola patria sottile
Fatta di pietre
Di litorali e di sabbia,
Di stagioni,
Di pianto e di fiori.
Cancella ogni minaccia, oh mio d-o
Riportale il profumo e i fucili,
L’umidità del Giordano
E il vento.
Gli alberi scuri e i suoi sogni
Il volto del deserto,
Il martirio e la pace.
Che ne sarà di Israele?
Che ne sarà del mio piccolo nido
Cancella ogni minaccia, oh mio d-o
E sui dolci pendii
Fa sgretolare l’odio e il rancore.
E con bocca piena d’amore
Cerca la sua fronte bianca
Per depositarvi un bacio,
Per spegnere i singhiozzi.
E d-o che la sta osservando
Raccoglie sotto il mantello
Le spirali di pianto
Regalandole in cambio
Rumori di luce e aurore
Non mi vergogno di amarla
La mia piccola patria sottile
Fatta di pietre
Di litorali e di sabbia,
Di stagioni,
Di pianto e di fiori.
Cancella ogni minaccia, oh mio d-o
Riportale il profumo e i fucili,
L’umidità del Giordano
E il vento.
Gli alberi scuri e i suoi sogni
Il volto del deserto,
Il martirio e la pace.
Che ne sarà di Israele?
Che ne sarà del mio piccolo nido
Cancella ogni minaccia, oh mio d-o
E sui dolci pendii
Fa sgretolare l’odio e il rancore.
Saturday, August 08, 2009
Piccolo fiore nell'aria
Una giovane donna sta guidando a pochi passi dall’ospedale dove medici ebrei curano ogni giorno bambini donne anziani arabi. Una donna sta guidando con la sua bambina di sei mesi in macchina. Siamo a Gerusalemme. Quando vede l’assassino dirigersi contro la sua macchina, la donna getta la sua bambina dal finestrino per salvarla. Poi un bulldozer di 10 tonnellate la schiaccia. Una giovane donna getta dal finestrino la sua bambina di sei mesi. Una giovane donna ebrea che ha imparato a fare quello che deve fare ogni donna ebrea che si rispetta. Gettare sua figlia dal finestrino per salvarla.
Camminavo
Nel mese di luglio
Per le strade della città.
L’aria attorno aveva un colore
Indeciso
Ostinato.
Sui tuoi occhi di piccola madre
Cala lento il crepuscolo
In un silenzio metallico
Di bulldozer
E grigi rottami.
Gemono le foglie degli alberi
Mentre la morte
Lambisce
Il tuo corpo ormai pieno di buio.
Tu prima di gettarla nell’aria
Con voce lieve veloce
Il tuo testamento d’amore
In grande segreto le leggi:
“Che tante estati radiose
Guidino i tuo passi,
Bambina!”
Due mani d’amore
Depositano
Un piccolo fiore
Sul nudo selciato.
Io raccolsi
Quel fiore
Attanagliato
Dal panico
E lo guardai.
Oh bambina dell’aria
Accompagna tua madre
Nel suo tragitto
Alle isole del cielo
Alla roccia di d-o
Al tumulto del sole
E non cercare i ruscelli di vita
Che scorrevano
Lenti
Nel seno di tua madre.
Camminavo
Nel mese di luglio
Per le strade della città.
L’aria attorno aveva un colore
Indeciso
Ostinato.
Sui tuoi occhi di piccola madre
Cala lento il crepuscolo
In un silenzio metallico
Di bulldozer
E grigi rottami.
Gemono le foglie degli alberi
Mentre la morte
Lambisce
Il tuo corpo ormai pieno di buio.
Tu prima di gettarla nell’aria
Con voce lieve veloce
Il tuo testamento d’amore
In grande segreto le leggi:
“Che tante estati radiose
Guidino i tuo passi,
Bambina!”
Due mani d’amore
Depositano
Un piccolo fiore
Sul nudo selciato.
Io raccolsi
Quel fiore
Attanagliato
Dal panico
E lo guardai.
Oh bambina dell’aria
Accompagna tua madre
Nel suo tragitto
Alle isole del cielo
Alla roccia di d-o
Al tumulto del sole
E non cercare i ruscelli di vita
Che scorrevano
Lenti
Nel seno di tua madre.
Sunday, August 02, 2009
Israele dorme
Israele dorme
Accarezzata
Dal mare
Qualcosa
Di radicale
In tutto lo splendore
Dell’essere.
D-o onnipotente
Proteggi la mia Israele
Posa
Sulle sue ali
Gocce di rugiada
Macchiate di lirica
Fa che mai abbia a percorrere
Strade grottesche
E senza soluzioni
Elimina ogni tristezza
Dai suoi occhi di miele
E colmala di infiniti
Possibili e impossibili.
E ti prego, d-o onnipotente
Offrigli anche
Tanti chili di pace,
Quintali di carezze e di baci
Fa che la mia Israele
Apra gli occhi
Solo su giardini fioriti
E urli sempre di gioia.
Accarezzata
Dal mare
Qualcosa
Di radicale
In tutto lo splendore
Dell’essere.
D-o onnipotente
Proteggi la mia Israele
Posa
Sulle sue ali
Gocce di rugiada
Macchiate di lirica
Fa che mai abbia a percorrere
Strade grottesche
E senza soluzioni
Elimina ogni tristezza
Dai suoi occhi di miele
E colmala di infiniti
Possibili e impossibili.
E ti prego, d-o onnipotente
Offrigli anche
Tanti chili di pace,
Quintali di carezze e di baci
Fa che la mia Israele
Apra gli occhi
Solo su giardini fioriti
E urli sempre di gioia.
Tuesday, July 28, 2009
Quando io sembro
Quando io sembro
Così triste e sognante
È perché il vento
Ha trasformato in violino la mia città
Servendosi delle strade
Come di grandi corde.
E’ perchè il mare ha suoni vaghi
E sembra avvolto
In un soave sortilegio
Di luce scura.
È perché il Giordano geme
Nel suo percorso assurdo
Che lo porta ad unirsi
Al suo mare verde.
È perché il mio spirito fluttua
Sulle torri d'oro e di rame
Della città della pace
Yerushalaim, ir shalom
E’ perchè la nebbia
Sale lenta dalle acque
E gli alberi già svegli
Muovono languidi i rami.
È perché l’aria intona arpeggi
Di vibrazioni ellittiche
Appassionate e tragiche.
È perché i peschi
Del mio giardino
Hanno lasciato cadere
I loro frutti di seta
E gli alberi del mio bosco
Trattengono il respiro
Riempendo l’atmosferaD’incenso.
Friday, July 17, 2009
Un giorno, un fatidico giorno
Un giorno, un fatidico giorno
Una gattina rossa di pelo
Prese a contorcersi
Dal dolore.
Non vorrei spaventarvi
Narrandovi la sua storia,
Vi metterei di cattivo umore.
La gattina, quel giorno fatidico
Fu aggredita da mille scorpioni
Che uscirono gialli gialli
Da oscuri nascondigli,
Mentre lei, ignara di tutto,
Mollemente adagiata sul prato,
Cantava le lodi di d-o.
Nessuno dei suoi amici
Si sarebbe immaginato
Un destino così crudele
Proprio a lei
Che si accontentava di poco
E del mondo non gliene importava:
Non leggeva neppure i giornali.
Da quel giorno la rossa gattina
Fu presa dalla paura
Ma siccome non era stupida
Si convinse che era possibile
Trovare direzioni
Molto più belle
Di quelle di prima.
Fu così che fece amicizia
Con una gabbiana
Che ogni notte la portava in volo
Nell'azzurro infinito del cielo.
Una gattina rossa di pelo
Prese a contorcersi
Dal dolore.
Non vorrei spaventarvi
Narrandovi la sua storia,
Vi metterei di cattivo umore.
La gattina, quel giorno fatidico
Fu aggredita da mille scorpioni
Che uscirono gialli gialli
Da oscuri nascondigli,
Mentre lei, ignara di tutto,
Mollemente adagiata sul prato,
Cantava le lodi di d-o.
Nessuno dei suoi amici
Si sarebbe immaginato
Un destino così crudele
Proprio a lei
Che si accontentava di poco
E del mondo non gliene importava:
Non leggeva neppure i giornali.
Da quel giorno la rossa gattina
Fu presa dalla paura
Ma siccome non era stupida
Si convinse che era possibile
Trovare direzioni
Molto più belle
Di quelle di prima.
Fu così che fece amicizia
Con una gabbiana
Che ogni notte la portava in volo
Nell'azzurro infinito del cielo.
Saturday, July 04, 2009
Iris del Gilboa
A coloro che hanno letto la mia poesia sull'Iris del Gilboa (come viene denominato dai botanici), voglio aggiungere un mio commento.
Il biblico monte Gilboa è un monte arido e brullo. Nella bibbia infatti si narra che David alla notizia della morte di Shaul e di Yonathan, figlio prediletto di Shaul, ai piedi del Gilboa, lanciò sul monte questo terribile anatema:
O monti di Gilboa, non più rugiada né pioggia sudi voi né campi di primizie,perché qui fu avvilito lo scudo degli eroi,lo scudo di Shaul (Samuel II, 1, 21)
Da allora il monte è deserto e nulla vi cresce, eccetto a primavera un fiore chiamato Iris del Gilboa, un fiore che cresce soltanto in questa zona in cui il deserto e la flora mediterranea si baciano. Noi israeliani, rispettosi della parola di David, non vi abbiamo mai piantato nulla.
Il biblico monte Gilboa è un monte arido e brullo. Nella bibbia infatti si narra che David alla notizia della morte di Shaul e di Yonathan, figlio prediletto di Shaul, ai piedi del Gilboa, lanciò sul monte questo terribile anatema:
O monti di Gilboa, non più rugiada né pioggia sudi voi né campi di primizie,perché qui fu avvilito lo scudo degli eroi,lo scudo di Shaul (Samuel II, 1, 21)
Da allora il monte è deserto e nulla vi cresce, eccetto a primavera un fiore chiamato Iris del Gilboa, un fiore che cresce soltanto in questa zona in cui il deserto e la flora mediterranea si baciano. Noi israeliani, rispettosi della parola di David, non vi abbiamo mai piantato nulla.
Friday, July 03, 2009
la luna sospira sempre
In cima al monte Gilboa
La luna sta morendo
Morendo
Morendo d’amore
Per lui,
Il piccolo fiore che cresce
Che cresce soltanto
In cima al monte Gilboa
E’ un fiore indeciso e schivo,
Di giorno si veste di sole
Di notte indossa la luna
E quando la luna lo vede
Solleva con mano tremante
Il bordo della sua gonna
Per riflettere il fiore
Il suo fiore
Sulle sue curve e cosce
Di puro e chiaro cristallo.
E mentre la luna lo guarda
Languidamente piange
Versando su di lui
Piccole gocce e perle
Di tenera fresca rugiada.
In cima al monte Gilboa
La luna sospira sempre
Perché sta morendo
Morendo
Morendo d’amore
Per l’Iris del Gilboa
La luna sta morendo
Morendo
Morendo d’amore
Per lui,
Il piccolo fiore che cresce
Che cresce soltanto
In cima al monte Gilboa
E’ un fiore indeciso e schivo,
Di giorno si veste di sole
Di notte indossa la luna
E quando la luna lo vede
Solleva con mano tremante
Il bordo della sua gonna
Per riflettere il fiore
Il suo fiore
Sulle sue curve e cosce
Di puro e chiaro cristallo.
E mentre la luna lo guarda
Languidamente piange
Versando su di lui
Piccole gocce e perle
Di tenera fresca rugiada.
In cima al monte Gilboa
La luna sospira sempre
Perché sta morendo
Morendo
Morendo d’amore
Per l’Iris del Gilboa
Incubo
Nella gialla arena deserta
Mille scorpioni infuriati
Volevano darmi la caccia
Ma era solo un incubo
Ed al mio risveglio ho trovato
Il fremito delle tue braccia.
Ho visto il tuo manto vuoto
E la tua voce fuggire
Lasciandomi disorientata
Nell’incubo tu mi guardavi
Spiegandomi che tutto è finito
Lasciandomi imprigionata
Nel mio dolore di polvere.
Ma era solo un incubo
Ed al mio risveglio ho trovato
Il fremito delle tue braccia.
Nell’incubo tu mi dicevi
E’ giusto evitare il piacere
E’ giusto evitare la vita
E i nostri amori domani
Saranno coralli induriti
Ma era solo un incubo
ed al mio risveglio ho trovato
Il fremito delle tue braccia.
Mai ci sarà al mondo
Una notte simile a questa.
Notte di vetri,
Di piedi staccati,
Notte di sangue
Cristallizzato,
Notte di mani gelate
Notte di sangue cieco
Mai ci sarà al mondo
Una notte uguale a questa.
Un orchestra lontana lottava
Drammaticamente
Con violinisti impazziti
E sulla costa del mare
Cantavano gli assassini
Ma era solo un incubo
Ed al mio risveglio ho trovato
Il fremito delle tue braccia.
Mille scorpioni infuriati
Volevano darmi la caccia
Ma era solo un incubo
Ed al mio risveglio ho trovato
Il fremito delle tue braccia.
Ho visto il tuo manto vuoto
E la tua voce fuggire
Lasciandomi disorientata
Nell’incubo tu mi guardavi
Spiegandomi che tutto è finito
Lasciandomi imprigionata
Nel mio dolore di polvere.
Ma era solo un incubo
Ed al mio risveglio ho trovato
Il fremito delle tue braccia.
Nell’incubo tu mi dicevi
E’ giusto evitare il piacere
E’ giusto evitare la vita
E i nostri amori domani
Saranno coralli induriti
Ma era solo un incubo
ed al mio risveglio ho trovato
Il fremito delle tue braccia.
Mai ci sarà al mondo
Una notte simile a questa.
Notte di vetri,
Di piedi staccati,
Notte di sangue
Cristallizzato,
Notte di mani gelate
Notte di sangue cieco
Mai ci sarà al mondo
Una notte uguale a questa.
Un orchestra lontana lottava
Drammaticamente
Con violinisti impazziti
E sulla costa del mare
Cantavano gli assassini
Ma era solo un incubo
Ed al mio risveglio ho trovato
Il fremito delle tue braccia.
Sunday, June 21, 2009
Sotto il cielo di ZIon
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si baciano al crepuscolo.
Contemplano l'orizzonte
Ubriachi di luce e di stelle.
Sognano l'amore
Sotto il cielo di Zion
E sentono nostalgia
Degli eterni giardini dell'eden.
Come era bello il sorriso
Che avevano sulle labbra!
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si baciano al crepuscolo
Come era triste il dolore
Che avevano nel cuore!
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si immergono alti nel cielo
Ricamando coi loro sospiri
Pini solitari e gelsi fioriti
Lui bruno e lei rossa,
Si baciano al crepuscolo.
Contemplano l'orizzonte
Ubriachi di luce e di stelle.
Sognano l'amore
Sotto il cielo di Zion
E sentono nostalgia
Degli eterni giardini dell'eden.
Come era bello il sorriso
Che avevano sulle labbra!
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si baciano al crepuscolo
Come era triste il dolore
Che avevano nel cuore!
Due gabbiani innamorati
Lui bruno e lei rossa,
Si immergono alti nel cielo
Ricamando coi loro sospiri
Pini solitari e gelsi fioriti
Friday, June 12, 2009
Ninna nanna
Brezza nei viali
E il vento sul Carmelo
Grandi farfalle notturne
Dal cuore d’argento,
Stormi di uccelli nel cielo,
In lontananza
Il latrato dei cani
E tu che cantavi
Por farmi addormentare.
Sotto le stelle tremule
Del cielo distribuivi
Con la tua voce azzurra
Frammenti di luce
Alla penombra viva
Della mia culla.
Ricordo ancora ogni nota
Della tua ninna nanna
E le parole monotone
Che ripetevi:
Bayushky bayù, bayushky bayù
Sembravi eseguire un ordine
Come se tu ascoltassi
Le voci imperiose
Che scivolavano
Dal tuo sangue
Penetrando in me
Come spade di luce.
Triste e monotona
Vibrava nell’aria
La tua ninna nanna
E malinconica
Come il respiro dell’acqua, soave
Come il tremore delle foglie,
Semplice e patetica
Con quel suo ritmo slavo, un po’ obliquo,
Filtrato attraverso
Paesaggi lontani
Diaspore antiche e recenti
E bruciate
E ardenti.
Tristezza di culla
Nella mia terra tragica
Col ritmo lento
Pieno di acuto mistero
Bayushky bayù, bayushky bayù
E il vento sul Carmelo
Grandi farfalle notturne
Dal cuore d’argento,
Stormi di uccelli nel cielo,
In lontananza
Il latrato dei cani
E tu che cantavi
Por farmi addormentare.
Sotto le stelle tremule
Del cielo distribuivi
Con la tua voce azzurra
Frammenti di luce
Alla penombra viva
Della mia culla.
Ricordo ancora ogni nota
Della tua ninna nanna
E le parole monotone
Che ripetevi:
Bayushky bayù, bayushky bayù
Sembravi eseguire un ordine
Come se tu ascoltassi
Le voci imperiose
Che scivolavano
Dal tuo sangue
Penetrando in me
Come spade di luce.
Triste e monotona
Vibrava nell’aria
La tua ninna nanna
E malinconica
Come il respiro dell’acqua, soave
Come il tremore delle foglie,
Semplice e patetica
Con quel suo ritmo slavo, un po’ obliquo,
Filtrato attraverso
Paesaggi lontani
Diaspore antiche e recenti
E bruciate
E ardenti.
Tristezza di culla
Nella mia terra tragica
Col ritmo lento
Pieno di acuto mistero
Bayushky bayù, bayushky bayù
Tuesday, June 09, 2009
Thursday, June 04, 2009
sono forse sfacciata?
Martedì mattina, alle undici in punto in Israele le sirene hanno iniziato a suonare. Sapevo benissimo che si trattava di un’esercitazione e che nessun pericolo incombeva sulla mia bambina, ma quella sirena così anacronistica, banale e stridula mi ha gelato il sangue nelle vene.
(Seicentotredici cavalieri
Stanno arrivando dal mare
Per portarci nell’eden
Dove tremano i canti
Dove le arpe e i cembali
Risuonano allegri nell’aria,
Dove i sogni non piangono
E i singhiozzi restano
Prigionieri in gola.)
Poi ci siamo sistemate nella camera di sicurezza, rifornita di tutte le comodità (radio, computer, acqua, candele e qualche biscotto , tre libri, un trenino con le rotaie e un vaso per fare la pipì in caso d’emergenza). Forse vi sembro patetica, ma non è così. Non credo sia sfacciataggine chiedere di vivere qui come si vive a Roma, Londra e Madrid, vivere in un mondo senza rifugi antiaerei, senza camere di sicurezza, senza maschere antigas. Vivere in un mondo in cui nessuno minaccia di cancellare il mio paese, un mondo in cui nessuno punti missili balistici contro le mie valli e colline, voglio vivere in un mondo in cui prima di entrare al supermercato nessuno sottoponga la carrozzina di mia figlia a controlli di sicurezza. Voglio vivere in un mondo in cui davanti al giardino d’infanzia il padre di mia figlia non si trasformi in guardia armata.
Sono forse sfacciata?
(Seicentotredici cavalieri
Stanno arrivando dal mare
Per portarci nell’eden
Dove tremano i canti
Dove le arpe e i cembali
Risuonano allegri nell’aria,
Dove i sogni non piangono
E i singhiozzi restano
Prigionieri in gola.)
Poi ci siamo sistemate nella camera di sicurezza, rifornita di tutte le comodità (radio, computer, acqua, candele e qualche biscotto , tre libri, un trenino con le rotaie e un vaso per fare la pipì in caso d’emergenza). Forse vi sembro patetica, ma non è così. Non credo sia sfacciataggine chiedere di vivere qui come si vive a Roma, Londra e Madrid, vivere in un mondo senza rifugi antiaerei, senza camere di sicurezza, senza maschere antigas. Vivere in un mondo in cui nessuno minaccia di cancellare il mio paese, un mondo in cui nessuno punti missili balistici contro le mie valli e colline, voglio vivere in un mondo in cui prima di entrare al supermercato nessuno sottoponga la carrozzina di mia figlia a controlli di sicurezza. Voglio vivere in un mondo in cui davanti al giardino d’infanzia il padre di mia figlia non si trasformi in guardia armata.
Sono forse sfacciata?
Gattina rossa di pelo
C'era una volta una gattina
Tutta rossa di pelo
Con graziose lentiggini
Ssparse qua e là.
Non andava pazza
Per gli altri gattini
Perché era molto snob,
Ma il miele le piaceva moltissimo.
Tutto il giorno correva sui campi
E nel vederla così veloce
Sua madre diventava
Letteralmente matta.
Annusava l'odore dei fiori
Accarezzava con gli occhi i mandorli
Ma soprattutto
Le piaceva moltissimo il miele.
Lo beveva avidamente
E poi si leccava le labbra.
Un giorno, quella sfacciata,
Andò da un leone
Anche lui tutto rosso di pelo
E gli chiese: "Signor leone, avrebbe un posto
Piccolo, piccolo nel suo cuore per me?"
E il leone le disse
"Ma tu cosa sai fare?"
Rispose la gattina:
"Io so fare molte cose:
So graffiare,
Innervosire,
Irritare
Ma soprattutto mi piace il miele
"Il leone rispose:
"Vattene, gattina!
Ho abbastanza guai
Anche senza di te.
E poi tu sei piena di miele
Che mi si appiccica al pelo,
Trovati un altro cuore".
"La prego"
Lo adulò la gattina
"Mio magnifico signore,
Mi lasci solo dormire
Un po' sulla sua schiena".
E il leone, gonfiando il petto
Le rispose seccato:
"Io sono un leone
E tu chi ti credi di essere?"
Tutta rossa di pelo
Con graziose lentiggini
Ssparse qua e là.
Non andava pazza
Per gli altri gattini
Perché era molto snob,
Ma il miele le piaceva moltissimo.
Tutto il giorno correva sui campi
E nel vederla così veloce
Sua madre diventava
Letteralmente matta.
Annusava l'odore dei fiori
Accarezzava con gli occhi i mandorli
Ma soprattutto
Le piaceva moltissimo il miele.
Lo beveva avidamente
E poi si leccava le labbra.
Un giorno, quella sfacciata,
Andò da un leone
Anche lui tutto rosso di pelo
E gli chiese: "Signor leone, avrebbe un posto
Piccolo, piccolo nel suo cuore per me?"
E il leone le disse
"Ma tu cosa sai fare?"
Rispose la gattina:
"Io so fare molte cose:
So graffiare,
Innervosire,
Irritare
Ma soprattutto mi piace il miele
"Il leone rispose:
"Vattene, gattina!
Ho abbastanza guai
Anche senza di te.
E poi tu sei piena di miele
Che mi si appiccica al pelo,
Trovati un altro cuore".
"La prego"
Lo adulò la gattina
"Mio magnifico signore,
Mi lasci solo dormire
Un po' sulla sua schiena".
E il leone, gonfiando il petto
Le rispose seccato:
"Io sono un leone
E tu chi ti credi di essere?"
Friday, May 15, 2009
L'eden che immagino io
L’eden che immagino io
E’ un eden pieno di fonti
E di sorrisi
Un eden pieno di mare,
E di luce e di arena.
Nell’eden che immagino io
Il male dorme svenuto
Sotto le stelle
E l’amore rotola allegro
In campi di fiori,
Lasciando piccole impronte
Di carezze e di baci.
Le rose in quel mondo
Non fuggono prese dal panico
E il sangue sotto la pelle
Scorre vivo e sereno.
Nell’eden che immagino io
Nessuno si chiude
In stanze sigillate
Temendo che
Le orme del male
Entrino dalle fessure.
E il sole scivola
Dolcemente nei boschi.
L’eden che immagino io
E’ un eden pieno di fonti
E di sorrisi
Un eden pieno di mare,
E di luce e di arena.
E’ un eden pieno di fonti
E di sorrisi
Un eden pieno di mare,
E di luce e di arena.
Nell’eden che immagino io
Il male dorme svenuto
Sotto le stelle
E l’amore rotola allegro
In campi di fiori,
Lasciando piccole impronte
Di carezze e di baci.
Le rose in quel mondo
Non fuggono prese dal panico
E il sangue sotto la pelle
Scorre vivo e sereno.
Nell’eden che immagino io
Nessuno si chiude
In stanze sigillate
Temendo che
Le orme del male
Entrino dalle fessure.
E il sole scivola
Dolcemente nei boschi.
L’eden che immagino io
E’ un eden pieno di fonti
E di sorrisi
Un eden pieno di mare,
E di luce e di arena.
Sunday, April 26, 2009
Fra palme e ulivi scorre il Giordano
Fra palme e ulivi scorre il Giordano
Ai lati ha due timide sponde
Una di pianto e l’altra di sangue.
Sulle sue acque non frecciano barche
Solo i sospiri remano fino al mar Morto.
Sono i sospiri di Ronit e Yonathan
Morto lui su un campo di grano,
lei sul nudo selciato.
Gli ulivi sono carichi di pianto
Alzano al cielo ondulato
Spirali di dolore muto.
Un pianto caldo come questa terra,
Che implora una pace bianca
Senza bersagli
Con tante sere
E tanti domani.
Le montagne ai lati
Guardano le acque
Rimaste sole nel deserto.
Ai lati ha due timide sponde
Una di pianto e l’altra di sangue.
Sulle sue acque non frecciano barche
Solo i sospiri remano fino al mar Morto.
Sono i sospiri di Ronit e Yonathan
Morto lui su un campo di grano,
lei sul nudo selciato.
Gli ulivi sono carichi di pianto
Alzano al cielo ondulato
Spirali di dolore muto.
Un pianto caldo come questa terra,
Che implora una pace bianca
Senza bersagli
Con tante sere
E tanti domani.
Le montagne ai lati
Guardano le acque
Rimaste sole nel deserto.
Thursday, April 23, 2009
due ali di usignolo
Sulla strada che porta a Zion
In un piccolo spazio nudo
Camminano due ragazzi
E sotterrano sotto le nubi
Due ali di usignolo.
Lui indossa un mantello bianco
Lei un abito a fiori,
Lui odora di pesca e limone
Lei di spezie orientali e di mirra.
Il vento svolta nudo
L’angolo della via
E un volo di grida lunghe
S’alza sui tetti di luce.
Nelle strade in penombra
Il male affila i coltelli
Mentre nell’aria risuonano
Bestemmie di iene e sciacalli.
I due ragazzi fuggono
Inseguiti lei dalle trecce
Lui dal suo bianco mantello.
“Quanti anni avete?” io chiesi.
Lei mi rispose: “Ne ho sedici”
Lui disse: “Diciotto”.
Quando giungerà il messia
Il loro sangue versato
Non piangerà per le strade
E gli angeli di zaka
Non attaccheranno con saliva di stelle
Le ali agli usignoli.
In un piccolo spazio nudo
Camminano due ragazzi
E sotterrano sotto le nubi
Due ali di usignolo.
Lui indossa un mantello bianco
Lei un abito a fiori,
Lui odora di pesca e limone
Lei di spezie orientali e di mirra.
Il vento svolta nudo
L’angolo della via
E un volo di grida lunghe
S’alza sui tetti di luce.
Nelle strade in penombra
Il male affila i coltelli
Mentre nell’aria risuonano
Bestemmie di iene e sciacalli.
I due ragazzi fuggono
Inseguiti lei dalle trecce
Lui dal suo bianco mantello.
“Quanti anni avete?” io chiesi.
Lei mi rispose: “Ne ho sedici”
Lui disse: “Diciotto”.
Quando giungerà il messia
Il loro sangue versato
Non piangerà per le strade
E gli angeli di zaka
Non attaccheranno con saliva di stelle
Le ali agli usignoli.
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